
(Metal Blade Records) I Six Feet Under sono sempre stati una band divisiva: adorata in modo viscerale da un considerevole numero di fan, derisa e schernita alla stregua di una parodia da altrettanti detrattori. Come spesso capita, la verità si colloca nel mezzo, perché, se è vero che la band capitanata da Chris Barnes ha sfornato alcuni ottimi lavori a inizio carriera, con il tempo ha cominciato a pubblicare opere che definirei imbarazzanti, come i vari “Graveyard Classics”, e con il cantato di Chris Barnes orientato sempre più verso scream gracchianti e fastidiosi che hanno inficiato anche album musicalmente più che buoni, come “Nightmare Of The Decomposed”, primo disco con l’altro ex Cannibal Corpse Jack Owen, artefice principale della rinascita della formazione di Tampa. Dopo i notevoli segnali di miglioramento rilevabili nel successivo “Killing For Revenge”, Chris e soci si presentano finalmente in forma smagliante, sciorinando una prova decisamente convincente, a partire proprio dal ritrovato growl profondo e mortifero del buon Chris, sostenuti da riff old school, tra Obituary e Cannibal Corpse, passando per Autopsy, ricollegandosi quindi agli esordi della band stessa. Come dichiarato da Jack Owen, “Next To Die” era inizialmente concepito come un disco veloce, tipicamente death/thrash, ma poi Chris avrebbe suggerito di tenere metà di quei pezzi, aggiungendone altri più lenti, groovy e pesanti, creando quindi un bilanciamento tra brani lenti e sulfurei e altri votati alla pura aggressione. L’opener “Approach Your Grave” è doomy, estremamente cupa, dal riff cantilenante e inquietante. “Unmistakable Smell Of Death” ci riporta ai fasti dei Cannibal Corpse d’annata, con i quali Jack e Chris hanno contribuito a inventare il brutal death metal. Tra gli highlights non può mancare l’efferata “Naked And Dismembered”, con chitarre impazzite e blast beat, il tutto condito da un testo malatissimo tipico di Barnes, il quale cita nuovamente il suo passato cantando ‘Your smashed in face, caused by a hammer’. I Six Feet Under se ne sono sempre fregati delle mode, delle critiche e di quello che la gente pensa di loro, continuando con coerenza e menefreghismo lungo la loro strada, e già questo è un motivo per apprezzarli. Se poi si ripresentano con un album ispirato e ottimamente suonato come “Next To Die”, un amante del brutal death old school come me può solo essere felice.
(Matteo Piotto) Voto: 8/10




