(Masked Dead Records) Dopo l’EP “Stryx Strega Strygae”, gli Strega ne presentano un secondo. In “Mors Mortiys Morte” la band risulta un po’ acerba negli arrangiamenti e, in parte, nella produzione; tuttavia, questo modo di suonare, segnato dall’heavy metal più classico e con spunti black metal a destra e a manca, dà vita a un connubio tanto eccentrico quanto riuscito. L’uso di tastiere che, in certi tratti, hanno un voluto carattere alla Goblin rende il tutto ancora più sopra le righe. Gli Strega hanno creato un proprio concept di natura fantasy e addirittura una lingua inventata, l’arrakyan. Sono aspetti che caratterizzano ulteriormente il prodotto, ma è la musica ad avere il peso maggiore. I brani sono tre: “Mors Mortiys Morte”, dal carattere più progressivo del lotto; “Inna! Ulthar!”, una sorta di canto di guerra che non funziona; e “Aar-Y-Mhana De Vek_Nah”, un pagan o viking metal rivisto al ribasso. Se “Mors Mortiys Morte” si presenta interessante per la capacità di fondere gli stili, nonostante un arrangiamento ancora acerbo, “Inna! Ulthar!” è un guazzabuglio di soluzioni che stanca già dopo un minuto. “Aar-Y-Mhana De Vek_Nah” è un altro pezzo che racconta gesta valorose ed epiche, ma con tastiere deboli e melodie che sommano heavy metal e altri elementi senza arrivare a una soluzione davvero uniforme. La band punta su più registri vocali e ci si augura che in futuro riesca a gestirli con maggiore ordine e pulizia. L’EP si pone come un atto sopra le righe e, in maniera un po’ teatrale, diventa un modo per rompere gli schemi abituali. L’intento è apprezzabile ma, nonostante ciò, sovrapporre talvolta più idee e stili non è di per sé un valore. Dipende da come lo si fa e la band potrebbe riuscirci meglio.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10