(Autoproduzione) Qualche anno fa, un disco come quello dei Varus si sarebbe definito di ‘battle metal’: non so perché l’etichetta sia caduta in disuso, ma a me piace utilizzarla ancora per designare quel sound che Turisas, Ensiferum e Wintersun hanno creato all’inizio degli anni 2000. I tedeschi, al loro secondo album, fatto di otto brani spesso abbastanza lunghi, sparano subito il pezzo da novanta: “The Awakening”, che si sviluppa su nove minuti. Dopo una intro da soundtrack il brano parte velocissimo su coordinate Wintersun, forse con un uso maggiore dei synth (che a tratti ricordano il vecchio viking) e del piano (importante in tutto il break): la magniloquenza a tratti epica è dunque resa più duttile e dinamica. Cambia del tutto registro la finntrolliana “Tränk Dein Herz” (‘Annega il tuo cuore’), ma è solo una breve pausa: la titletrack si colloca a metà strada fra gli Ensiferum (per l’afflato epico) e gli Equilibrium (per il growling di Konstantin e i momenti etnici). L’altro brano di una certa lunghezza (ancora nove minuti) è al centro della tracklist: “Ein Liebwohl” (‘Un Addio’) ha un andamento solenne, di nuovo molto alla Equilibrium per i passaggi larger than life, fluviali e coinvolgenti. Arriva a passaggi black “Wandel der Zeit” (‘Lo scorrere del Tempo’), si chiude con due brani che variano ancora il contesto: “The Ministrels Chant” contiene uno scopertissimo omaggio ai Jehtro Tull, mentre la conclusiva “Die letzte Schenke” (‘L’ultimo Dono’) è come degli Alestorm appena più estremi. Bravi i germanici a mescolare molte cose nel loro sound!

(René Urkus) Voto: 7,5/10