ABIGOR – “Supreme & Immortal Is The Art Of The Devil”
(Avantgarde Music) Gli austriaci Abigor non hanno bisogno di presentazione. Arrivati al ventesimo anno di attività, sono sempre stati fedeli alle loro convinzioni, concentrati sulle loro direzioni musicali a volte molto personali, ignorando completamente qualsiasi critica o aspettativa del pubblico. In attesa del prossimo album, il nono, che si intitolerà “Leitmotiv Luzifer”, la band ha voluto (altro…)
(Iron Bonehead) Sassonia. E’ da li che questo trio devoto alla devastazione tuona con un death metal corrotto, lascivo, potentissimo. “…Smouldering” fu un demo uscito nel 2012, un demo che dimostrò al pubblico che questa band aveva delle idee originali nel produrre un sound marcio, putrefatto. Ed ora grazie alla Iron Bonehead, sempre attenta a tutto ciò che in qualche modo rappresenta
(Autoproduzione) Interessante EP degli sloveni Armaroth, una giovane death metal band. Sound davvero pesante, ma scorrevole nonostante la sua durezza e un Filip Košnik che al microfono con il suo growl si destreggia con fare assassino. Ritmiche e rifffing spesso incollati, in simbiosi, per uno stile abbastanza americano, più o meno con sfumature Suffocation, Cannibal Corpse, Obituary.
(Moonlight Records) Aggressivi e brutali. Sono Italiani e devastano il mondo con il loro suono senza compromessi. Death metal, pieno di groove, pieno di momenti furiosi alternati a ritmiche concepite cinicamente per scatenare head banging letale. Rievocano un feeling che ricorda i tempi gloriosi di Sepultura e Pantera ed offrono nove tracce che annientano, nove tracce che disturbano
(Code666) Misteriosi. Progetto antico, risalente alla fine degli anni ’90. Un solo demo prodotto. Black metal, certo, ma di origini inconsuete: Portogallo. Comportamenti autodistruttivi, cose oscure, cose ignote, e dopo quel demo il progetto scompare. Tempi odierni: Angrenost (o meglio “aNgreNOST”) torna in vita. Era un duo, ora è un trio. Tre tetri personaggi, vittime dell’autodistruzione,
(Limb/Audioglobe) Vi piacciono i Dragonforce con ZP Theart alla voce? Allora comprate il debut degli Ascension. E la recensione potrebbe finire qui! Scherzi a parte, questi scozzesi sono a tratti davvero incredibilmente fedeli alle atmosfere dell’extreme power metal: si vedano ad esempio l’opener “Somewhere back in Time”, con tutti i trademark dragonforceiani
(Immortal Frost Productions) L’incanto prosegue, dopo ““Sin4tr4” (
(Ironclad Recordings) Sarà anche come scrive l’etichetta che i nord-californiani Armed For Apocalypse sono una band sludge (anzi un “sludgy four-piece”), ma credo sia vero quando la band rallenta, altrimenti siamo anche su dinamiche hardcore (in particolare con l’opener “The Starting Line Is a Trip Wire”, ma anche”Open Wound” ed altre ancora) e con le distorsioni possenti, grasse e un po’ cupe
(Autoproduzione) Sono sorpreso, veramente sorpreso, della direzione stilistica presa dagli emiliani Avelion, che due anni fa mi avevano inviato il loro primo ep “Cold Embrace”. Al power metal abbastanza classico dell’esordio si è sostituito, in questo 3-tracks autoprodotto, una proposta di profonda modernità, molto interessante ma a tratti confusionaria nel proprio labirintico sviluppo.
(Cruz del Sur/Audioglobe) Americani, al terzo disco (ma dobbiamo contare anche qualche ep e un dvd live), gli Argus ci presentano attraverso la Cruz del Sur il loro godibile heavy/doom metal di sostanza e d’impatto. “By Endurace we conquer” si apre su chitarre epiche che lasciano rapidamente il posto a un doom dai toni moderni (dove ‘moderno’ significa fine anni ’90); molto apprezzabile
(Pure Steel/Audioglobe) Fra le icone dello US Metal, gli Aska mancavano da sei anni sul mercato – almeno con un disco di inediti: qualche mese fa ho recensito “Nine Tongues” (
(ConSouling Sounds) Adoran prende vita con Aidan Baker (Nadja, Whisper Room, BBS, Caudal) e Dorian Williamson (Northumbria, Holoscene), i si cimentano con due lunghissime composizioni che sembrano un sludge-doom fatto da Scorn, Godflesh e Melvins, con la differenza che ad esibirsi c’è una batteria vera, quella di Baker, e un basso che sembra la parola di Dio nel giorno del giudizio.
(Revalve Records) Symphonic metal dalle terre del padovano, quello degli Afterlife. Il poetico titolo di questo debut album rimarca appunto l’aggettivo sinfonico, ma esclude la natura progressive, e direi anche gothic, che si palesa nelle composizioni. Un progressive per nulla estremo o chiuso in forme complesse, anzi è il dinamismo del songwriting a mettere in evidenza questa
(Crucial Blast) Detesto valutare male un album, ma non vado mai contro la mia etica o le mie opinioni, pur volendole sempre mettere in discussione. Adoro Adam Wright della Crucial Blast, la sua politica editoriale di estremismo sonoro, inteso come contaminazione di generi (death, black, metal in generale ed elettronica) che si perdono in cose ambient, dark e via dicendo. E’ davvero ammirevole, ma questa volta con gli Acturay e “The Reality Is, the Dream Is Dead” ci resto davvero deluso. Un ammasso di suoni, tipo
(Cruz del Sur/Audioglobe) Atteso spasmodicamente da tutti i cultori del metallo epico a 360°, “The white Goddess” è il secondo full-length dei bavaresi Atlantean Kodex. Non stupisca che una band con un solo disco all’attivo sia riuscita a catalizzare così tanto l’attenzione degli appassionati: accanto all’ottimo “The golden Bough”, i Kodex hanno infatti pubblicato diversi ep e live (spesso in edizione limitatissima… dove ‘limitatissima’ significa anche 15 copie!) che gli hanno fatto acquisire lo status di culto assoluto.
(Blood Harvest) I tre australiani denominati Altars si cimentano nel debut album, dopo aver vivacchiato su piccole release per alcuni anni. “Paramnesia” è un death metal pesante, scandito, molto dinamico nel riffing e prima ancora nelle trovate dei ritmi della batteria. Il sound è cavernoso, in sintonia con alcune cose degli anni ’90 e infatti alcuni passaggi risentono di ascendenze doom, soprattutto per le atmosfere decadenti, nere, marce. Nonostante ciò la possenza del sound è enorme, come un muro sonoro spesso
(Nuclear Blast) Gli Ashes Of Ares sono Matt Barlow (cantante ed ex Iced Earth), Freddie Vidales (chitarra e basso, ex Iced Earth) e Van Williams (batterista, ex Nevermore), un super-trio, personalità importanti e di spessore che hanno fatto sound celebri. “Ashe of Ares” è un album da non prendere sottogamba, non è stato facile scriverne, visto il calibro artistico di chi lo ha realizzato, in Florida al Morrisound con Jim Morris (Iced Earth, Kamelot, Morbid Angel) e a dirla tutta ho dovuto impiegare molti ascolti
(MRR Records) Intenso. Profondo. Lo stile di Amadeus Awad è caldo, ricco di sentimenti, una sublime miscela di stili che riescono a far convergere ispirazioni occidentali con cultura medio orientale, il tutto con sapienza, carisma, efficacia. Dopo il fantastico “Time Of The Equinox” ed in attesa della pubblicazione della nuova opera “The Book Of Gates” alla quale partecipano diversi ospiti quali Russell Allen, Amanda Sommerville, Timo Tolkki e Kevin Moore, esce inaspettato questo enigmatico EP.
(Ex-Tension) Il post metal dei francesi Aeris è qualcosa di indecifrabile perché poggia su pezzi totalmente strumentali, i quali giocano con umori o percorsi a volte tortuosi che si ripiegano su se stessi a causa di un certo tasso progressive e ascendenze jazz. Un sound atipico, molto personale che pronuncia melodie ma anche atmosfere oscure. L’album è diviso in tre parti, “Flame” e “Richard Horizon Robot”, di tre pezzi ciascuno, e “Captain Blood”, un solo brano. La prima composizione del primo trittico, “Fire Theme”, sebbene
(High Roller Records) Ecco qui, doveva succedere prima o poi: ho appena finito di ascoltare per la terza volta un album di classic heavy metal, e non ho provato NIENTE. I centoquindici minuti totali che ho passato con i canadesi Axxion sono scivolati su di me senza lasciare alcuna traccia. La band, del resto, non è esente da diversi difetti: la prestazione del singer Dirty D. Kerr mi pare abbastanza stentata, come se chiedesse continuamente troppo
(Massacre/Audioglobe) Gli Arven attirarono l’interesse del pubblico metallaro due anni fa, con il debut “Music of Light”, per un fattore relativamente estraneo alla loro perizia musicale: per 5/6 la band è infatti composta da donne, compresa quella Anastasia Schmidt che si era già fatta notare, qualche tempo fa, negli Elvenpath. Con questo secondo disco, la Massacre punta su questo accattivante fattore
(Autoproduzione) Gli Amaze Knight sono una band torinese fautrice di un progressive metal complesso e abbastanza vario: “The Key” è il loro disco d’esordio e naturalmente, secondo i canoni del genere, si tratta di un concept! Sono soltanto cinque i pezzi in scaletta, ma il minutaggio totale si aggira attorno ai 50 minuti, quindi fate i vostri conti… “Imprisoned (Shadow’s Past)” si apre su evoluzioni alla EL&P
(Saadi Saati (SS-0°1)/A Pesanta Urfolk Imprint) Può capitare che tra le varie etichette, agenzie e promoter vari con i quali si collabora arrivino proposte non propriamente metal. Nei limiti del possibile si tenta di dare spazio a queste pubblicazioni, ma il tempo
(Autoproduzione) Su questo EP c’è tutto il necessario per farsi del male: una voce possente, che sembra uscita dalla più fetida catacomba. Chitarre pesanti e taglienti. Riff massacranti con isterici cambi di tempo, dove tutti gli strumenti hanno uno solo scopo: fucilare l’ascoltatore con sfuriate cadenzate e letali, senza mai dimenticare un groove crescente che trasforma la furia in canzoni costruite con intelligenza e malvagia lucidità, sempre supportate da un drumming intenso, ricco di inserti di una doppia cassa
(UDR) Difficile giudicare gli Annihilator. Difficile giudicare un genio come Jeff Waters. Ma veramente trovo difficile capire questo “Feast”. Feast, banchetto, un banchetto di musica thrash riciclata, già sentita. Certo, ci sono i riff di Jeff, i suoi assoli fulminei, la sua tecnica. Ma il risultato di questo nuovo lavoro, il quattordicesimo, mi lascia spiazzato, confuso. Deluso. Certo, l’album è ben registrato, ben suonato,
(Horror Pain Gore Death Prod.) Il Canada è una nazione che ha lo speed metal nel sangue e da questa tradizione arrivano gli esordienti Armifera, appunto canadesi, che registrano questo debut album forte di un netto tasso “nitroglicerinico”. La NWOBHM che si staglia sullo sfondo, le poderose tendenze thrash che si palesano (soprattutto Metallica, Exodus, Kreator e Death Angel) e una certa propensione
(Pulverised Records) Altro passo in avanti. Definitiva maturità per questa band tedesca, autodefinitasi creatrice del genere “Trip Rock”. Musica profonda, ricercata. Viaggio psicologico che corre lungo gli oltre cinquanta minuti di musica ricca di intensità, di comunicazione, di sentimenti. Spesso riflessivo, spesso basato
(W.T.C. Productions) Un nuovo album degli Acherontas è un nuovo giro turistico, ma all’inferno. Una passeggiata sulfurea, dannata, maledetta, segnata dal male latente del Regno di Sotto e dall’epica di miti ancestrali. Mostruoso il sound dei greci, sempre potente e scorrevole come un fiume di lava che si lancia a valle
(Autoproduzione) Con tre album in sei anni i polacchi Animations tracciano un loro percorso stilistico che per alcuni è fatto di progressive metal, mentre per me è definibile come tale solo se lo si intende come un crossover di generi, cioè la fusione di più direzioni di stile le quali creano un sound muscolare
(Suicide Records/Give Praise Records) Musica dalla quale salta fuori la radice Entombed della loro versione hardcore e chitarre dal fragore roboante, thrash/death metal ma con un piglio crust che va ad infettare questo sound energico e tumultuoso. Gli Age Of Woe sono di Gotheborg e non di Stoccolma, come gli Entombed, ma
(Scarlet/Audioglobe) Gli Angels of Babylon sono uno dei tanti progetti di Rhino, batterista di manowariana memoria: da notare la particolarità per cui la band ha una line-up per i concerti americani e una per quelli europei (il solo drummer suona in entrambe)! “Thundergod” è il secondo album di questa formazione, il primo
(Black Widow Records) Come suonerebbe la musica anni ’70 se fosse scritta con i canoni stilistici moderni? Ovvio, certe cose devono restare: le copertine piene di colori creati sotto l’effetto degli acidi. Organi e piani classici nell’impostazione e nel suono. Ma l’ascoltatore moderno, l’equivalente moderno dell’ascoltatore anni
(Metal Blade/Audioglobe) Sono sicuro che questa recensione farà arrabbiare qualcuno… ma andiamo con ordine. Sono un discreto fan degli Amon Amarth, forse mi sono perso qualche uscita ‘minore’ ma i loro full-length li conosco tutti, e il vinile dell’ultimo “Surtur rising” sta in bella mostra nella mia collezione.
(Encore Music/Plastic Head) Conosco bene gli Amberian Dawn, formazione finlandese di symphonic power metal come piace a me, secondo la più pura tradizione del paese scandinavo (Dreamtale, Altaria, Excalion sono le band più vicine quanto a sonorità). Per presentare la nuova cantante Capri, i nostri editano questa compilation
(Massacre) Ascoltare un album degli Agathodaimon è qualcosa a metà tra un déjà-vu e un atto scontato. E’ dai tempi di “Blacken the Angel” che la band tedesca sforna album dove le prime canzoni sono dei fulmini che abbagliano e solleticano la bramosia di metallo maestoso dell’ascoltatore che si approccia, salvo poi