BLUE DAWN – “Cycle Of Pain”
(Black Widow) Difficile una opportuna collocazione dei Blue Dawn, giunti al secondo lavoro. Prog? Doom? Metal? Rock? Alternative? O parliamo semplicemente di musica che esce dalla porta delle classificazioni per entrare nel vasto mondo della libertà espressiva? Certo, il territorio è quello del rock, ma è veramente vasto il range di influenze, idee e stili (altro…)
(Street Symphonies Records / Andromeda Dischi) Scatenati e fuori di testa. Elettrici. Trasudano potenza e rabbia. Sono al limite della stabilità chimica. Con loro si sente l’origine dello sleaze, del glam, dell’hard rock. Scaraventano indietro agli albori, ai primi anni ’80, mantenendo comunque certe ire e certe furie
(Heavy Psych / Goodfellas) Fumo. Gli occhi lacrimano, non si vede un accidente. Il fumo entra nel sistema respiratorio, intossicazione, allucinazione. Iniziano le visioni. Divaga la follia. Tutto assume colori diversi, brillanti, luminosi, accecanti. Psichedelia pura. Un EP che dura ben più di un EP. Un EP che si accoda ad una carriera che ha prodotto tre
(Steamhammer/Audioglobe) La storia è ben nota e ormai classica: una band seminale, inglese o tedesca, pubblica un paio di dischi all’inizio degli anni ’80, dischi che vengono ben apprezzati dal pubblico dell’epoca e lasciano intuire un radioso futuro…
(Clawhammer) Accattivanti e psichedelici, i Black Space Riders sono al terzo album e – per quel che mi riguarda in modo del tutto inaspettato – sono tedeschi: il loro space rock mi era in partenza sembrato molto british, ma a pensarci meglio ci sono sicuramente echi di quel rock acido teutonico inizio anni ’80 che poi si è evoluto, fra le altre cose, nell’industrial più sferragliante.
(Nuclear Blast Records) Decimo blasfemo comandamento. Cinque anni di abbandono, senza guida, cinque anni dopo l’evangelizzazione. Il leader Nergal ha dovuto combatter demoni molto potenti, ma nonostante tutto, nonostante l’attesa, ecco il ritorno della band che simboleggia la musica estrema polacca. Tornano i Behemoth, e
(Pulverised Records) Di recente ho parlato con Jonas Stålhammar (
(Planet Metal) Chicago è in fiamme! I Bones hanno un sound che devasterà quella città e le sue limitrofe. Death metal e crust che copulano in una registrazione fatta senza orpelli. La batteria è piena e non ovattata e le chitarre marciscono in riff agguerriti, massacranti, da sfinimento. Un sound crudo, arroventato. Bastardo, nel
(The Church Within Records) Eric Wagner probabilmente ne ha fatte di cose importanti nella vita e molti di noi ne conosciamo alcune, cioè gli album con i Trouble, doom band di Chicago. “Blackfinger” è qualcosa di supremo e forse una delle cose migliori che questo vocalist avrebbe potuto realizzare. Tuttavia i Blackfinger
(Hellthrasher Productions) Scorre a ripetizione “Incendium”. Ascolto un flusso sonoro che è un braccio del fiume Lete che deborda sulla terra. Il male in mezzo a noi. La sinistra e terribile certezza dell’inferno che si palesa alle orecchie dei comuni mortali. Burial Hordes, due album con Pulverised Records ed ora una terza
(Iron Shield Records) I tedeschi Backwater erano attivi a metà degli anni ’80: la loro burrascosa carriera li ha portati due volte a cambiare monicker e in parte stile, e oggi i nostri ritornano con il nome originale e un disco nuovo di zecca. Tuttavia, se cercate analogie con gli album di 30 anni fa, non potrete che restare delusi. “Arise” è un heavy/thrash rumoroso e potente, con
(High Roller Records) Forse non so neanche io perché mi piacciono così tanto i Blaze. I giapponesi non suonano esattamente il mio genere, ma il loro heavy metal rock, così secco, energico, ritmato, così capace di mettere d’accordo i defenders e i rockers mi ha incredibilmente colpito fin dall’esordio (e il vinile autotitolato, con la nave che si allontana in copertina, fa bella mostra di sé nella mia collezione
(High Roller Records) La High Roller Records ha iniziato quest’anno proponendo agli appassionati una serie di riedizioni ultracult. Avevo già manifestato i miei dubbi sui Serpent (
(Svart Records) Elementi dark wave in un rock moderno, intenso incalzante. Vagamente apocalittici, marcatamente decadenti, forse pessimistici… deviatamente punk. Coinvolgono, divertono, intrattengono. Voce pulita e quasi magica… ma tutto ciò che emerge da questo bel disco è un umore tetro, falsamente allegro, vicino al suicidio… un suicidio che viene esaltato, reso quasi trionfale.
(Autoproduzione) Un prog metal con influenze psichedeliche e vocals prevalentemente in screaming non è cosa che si senta tutti i giorni… onore quindi ai Barishi, del Vermont, che ci propongono oggi il loro debut. Peccato che sia impossibile derivare qualche notizia su di loro dal web… escono solo informazioni su una carta di Magic! “Holy Mountain” inizia su cori da
(Argonauta Records) Angoscia. Dolore. Sofferenza. Agonia. Elementi che in un certo contesto sono parte dell’amore, della passione, di un vero sentimento che trasuda dall’album di questa one man band slovena. Un’idea nata per puro interesse nello scrivere e creare musica, senza obiettivi di fama o gloria. Un’idea che canalizza i gusti deviati dell’artista incrociandoli con un chiaramente
(Autoproduzione) Black metal espresso nella forma pura. Purezza intesa come concetto di base, ricerca di una origine, di una radice, di una fedeltà ad una terra, ad una tradizione, a quella crudele fonte di ispirazione che è la natura stessa. Natura che rapisce e condanna dando il nome a questa band del Lazio, il nome di un vento glaciale, freddo e tagliente come il loro sound.
(Fire Was Born Rec.) Tra il 2012 e novembre scorso questa formazione del novarese ha realizzato diverse cose e in ultimo questo “Ascent”, il quale credo sia tacciato come un EP, ma gli otto pezzi raggiungono 34′ totali e io lo considererei quasi un album. Che suonino metalcore lo si capisce ampiamente dal monicker. Il metalcore in Italia sta attecchendo bene, nuove formazioni
(Mother Death Prod.) Italian Black Metal. Questo è il credo dei Black Faith. Abruzzesi, di Pescara, attivi da qualche anno e usciti lo scorso anno con questo imponente “Jubilate Diabolo”. Personalmente non sono un grande amante dei black metal del ceppo svedese e i Black Faith credono si avvicinino proprio a Marduk e un pochino a Black Funeral ultima età, anche per via di una influenza thrash
(Der Schwarze Tod) MetalHead ha già conosciuto i russi Bastion (
(Inverse Records) Secondo ep in due anni per i finlandesi Blind Secrecy, che pubblicano per Inverse Records: la band è però attiva fin dal 2006 con una bella sfilza di demo. Il loro progressive/melodic metal è moderno, e mantiene comunque molte delle caratteristiche del sound tipico dell’Europa del Nord: boombastico, abbastanza veloce, con in più una certa matrice classic heavy in sottofondo.
(Autoproduzione) I Broken Fate sono una band come tante altre. Una storia breve, fatta già di qualche pubblicazione di piccola portata e una serie di concerti, oltre ad uno scioglimento durato appena un anno. Una storia che prosegue arrivando ad una nuova pubblicazione e non al debut album, quello che ti fa sentire più adulto e cresciuto come band, come musicista, come momento
(Darker Than Black / Merchant Of Death) Il black metal più oscuro e tenebroso si espande nelle composizioni di questo mini album dei Black Altar di Shadow. Atmosfere solenni ma ammantate di diabolicità, create da chitarre forti e solenni, insieme a blast beat che divampano e si sviluppano come fiamme vive. “Suicidal Salvation” è davvero un fuoco che brucia tutto, incenerisce
(Steamhammer / SPV) Gli israeliani Betzefer tengono fiducia al proprio sound, strutturato su alcuni punti fondamentali e imprescindibili: groove metal e hard ‘n roll, oltre a linee vocali un pochino alla Phil Anselmo che imita Chuck Billy! Immaginate un po’ cosa possa essere. Semplice, Avital Tamir, appunto il singer della band. Tutto ciò si traduce in pezzi dall’alta densità melodica,
(Eleven Seven Music) A metà novembre i Buckcherry sono stati in Italia per qualche data e poco prima è stato pubblicato appunto questo “The Best of”, raccolta celebrativa per l’esplosiva band hard/street rock americana, attiva da almeno quindici anni. I Buckcherry figurano stabilmente nelle zone alte delle classifiche di Billboard ogni volta che si presentano con una release, album
(Autoproduzione) Fumo. Tanto, tantissimo fumo. Gli occhi lacrimano, le narici sono dilatate, la mente divaga, viaggia, si allontana, vola, decolla, esplode. Queste sono le sensazioni che emergono ascoltando l’EP degli italiani Blood Red Water. Doom e sludge spinti a livelli di instabilità mentale, un virus sonoro che coinvolge e cattura la mente, mentre le vibrazioni generate sono in grado
(The Perfect Hoax) Questo split è dell’aprile scorso. I Barren Womb sono una formazione norvegese e partecipano allo split con due pezzi. La band suona un noise-hardcore e si mette ben in mostra con la semplice, diretta e densa, anche per via di un basso pronunciato, “Visual AIDS”. Molto più complessa schizofrenica e quasi noise/mathcore “Deal or no Krokodil”.
(AFM/Audioglobe) Ho recensito “The final Journey” (
(Underground Symphony/Audioglobe) Che Maurizio Chiariello e la sua Underground Symphony non sbaglino un colpo è una cosa che ho imparato da tempo. E ho anche imparato, sempre anni fa, che non si giudica il libro (o il disco) dalla copertina. Quella del debut dei Black Inside, piuttosto fumettistica, poteva infatti rivelare un album di symphonic power; ma i napoletani offrono invece un sound
(Listenable Records) Ecco a voi da Sheffield una nuova ventata di metal ‘n roll. I Black Spiders suonano in modo assordante infilando il rock ‘n roll nei loro pezzi dall’attitudine tra hard rock, stoner e punk-rock. Sound esplosivo, energetico, allegro e spensierato. Approcci mordenti e ricchi di adrenalina, con tanti riff infuocati che scorrono. I pezzi sono micidiali, pungenti.
(More Hate Productions) I russi Bog-Morok sono una consolidata realtà dell’Est Europa. All’attivo hanno diverse pubblicazioni e questa nuova lascia da subito capire a chi non li conosce di cosa si occupino. Industrial molto fruibile, personalmente lo definirei anche un pochino commerciale (in alcuni momenti), pur non volendo intendere questo termine in modo discriminatorio o comunque sminuire
(Autoproduzione) Sarà un caso, ma di recente tutte le formazioni a tre si stanno rivelando sempre ottime realtà. Del resto i trio nel rock e nel metal hanno spesso piazzato ottimi illustri (Motörhead, Cream, Jimi Hendrix Experience, Venom e via dicendo). I Buioingola sono chitarra e voce, basso, batteria e samples, provenienti da città come Lucca, Pisa e La Spezia. Il sound è un impasto
(Soulseller Records) La mia mente si è letteralmente abbandonata all’ascolto di questo album. Un album che cattura, rapisce, possiede. Un rock magnificamente occulto. Un metal che sfiora diversi territori, partendo da ottime basi doom in stile Hour Of 13. Ma queste sono forse descrizioni da cartella stampa, create tanto per piazzare il CD in un determinato reparto del negozio; la realtà
(Pure Underground) Devo certamente lodare la Pure Underground Records, sub-label della gloriosa Pure Steel: nel suo rooster entrano ovviamente band di classico heavy metal, che non si propongono certo di cambiare il mercato, ma ciascuna di esse ha qualcosina di ‘speciale’, per cui non ci viene mai presentata la solita solfa! Così, dopo act come i Javelin o i Wolfs Moon, arrivano oggi
(The Oath) Pioggia e tuoni. Elementi poderosi della natura che aprono e chiudono questo debutto dei norvegesi Blodsgard. Pioggia intensa che bagna un monumento, quel monumento fatto di inutili corpi umani (senza vita?) che si ammassano nel disperato, quanto insensato, tentativo di raggiungere un inesistente paradiso, una luce ingannevole, elevandosi da una terra fredda, ostile,