WITCH KING – “Voice Of The Ossuary”
(Blood Harvest) Debut album per Witch king, formazione statunitense in circolazione dal 2008. La proposta musicale della band proveniente dal Rhode Island è un black/death violento ed efferato, sulla scia di acts come Arch Goat e Blasphemy. Non sembra esserci (altro…)
(AFM Records) Ho adorato “Hymns For The Broken” alla follia, una vera e propria resurrezione per un gruppo dato ormai già per morto e sepolto. Una rinnovata vena creativa continuata in buona parte con il successivo “The
(Supreme Chaos Records) Ironico titolo per il secondo album degli italiani The Ossuary. Se il precedente album, “Post Mortem Blues”, aveva anch’esso una ironia tetra proprio già dal titolo, questo nuovo lavoro un po’ si ribella a quella corrente che vede, con fascino, tutto ciò che proviene dal nord: morte, gelo, demoni,
(Vicisolum Productions) Ritornano dopo quasi dodici anni dal precedente album “Testify My Victims” gli svedesi Carnal Forge, band scioltasi nel 2010 per l’insofferenza del chitarrista Jari Kuusisto verso il music business. Un
(Iron Bonehead) Gli svizzeri Dakhma si sono evoluti parecchio dall’ultimo lavoro, aggiustando il tiro e raggiungendo una maturità compositiva che salta subito all’occhio per le sue peculiarità. Nello specifico, il suono si è fatto molto più rituale e la complessità
(Century Media) Disco coinvolgente, emozionale, avvolgente. Il settimo album dei finlandesi Swallow the Sun è pura poesia, puro sogno. Quel cantato feroce, che assomiglia alla voce harsh degli italiani In Tormentata Quiete specie quando si affianca alla voce femminile, riesce ad
(Century Media) Un album rock, un rock molto vintage. Un album strano. Se lo ascoltate con attenzione, nonostante l’apparenza, vi renderete conto che qui non c’è lo strumento rock per antonomasia… infatti non c’è nessuna chitarra! Synth,
(Black Lodge Records) Per quanto mi riguarda, gli svedesi A Canorous Quintet sono il perfetto esempio di band che ha raccolto molto meno di quanto seminato. Non riesco a capire come mai, la meritata buona accoglienza da
(Nordvis) Erik Gärdefors si spinge oltre, oltre quel folk black espresso con il suo progetto Grift il quale l’anno scorso ci ha regalato il bellissimo “Arvet” (