MELECHESH+KEEP OF KALESSIN+TRIBULATION+EMBRYO @ W.I.P. (23.5.2015). Musica di alto livello!
Una delle due tappe italiane del tour dei Melechesh con i loro supporter è al Work in Progress, a Padova. Un evento di prim’ordine con quattro bands semplicemente eccellenti, capaci di produrre uno spettacolo coinvolgente che ho potuto gustare dalla primissima fila, percependo le vibrazioni e condividendo le sensazioni con gli stessi musicisti.


(Depressive Illusion Records) L.A.C.K. è il sogno di una ragazzo, di una mente che vaga in qualche desolata landa innaturale, fatta di alberi di grafite e senza stelle in cielo, senza una luna ad indicarti la via. In due tracce inedite più una cover dei francesi Nocturnal Depression questa one man band mette in musica tutto lo struggimento e la decadenza di cui l’animo umano è capace,
(Gundriver Records) Chi lo sa se tra una decina d’anni non si parlerà del lontano 2015, quando nacquero i Gundriver… Questi Americani sanno proprio il fatto loro in ambito AOR e metal. Il loro debutto è un album spontaneo, rock fino al midollo. La voce è molto versatile, spaziando dal melodico all’aggressivo. La parte ritmica dà la giusta dinamicità, mentre la chitarra, come è ovvio
(Indie Recordings) Tornano i norvegesi Dunderbeist. A tre anni dall’ottimo e stranissimo “Songs Of The Buried” ripercorrono il loro brand non classificabile, lontano da ogni standard comune e facilmente decifrabile, questa volta cantando in lingua madre argomenti che ruotano attorno al concetto dell’ipocrisia umana. 

(AFM Records) Sono passati già diciannove anni da quando il progetto Iron Savior ha preso forma. Era infatti il 1996, quando Piet Sielck, leader della band Tedesca, unì le sue forze con Kai Hansen, leggenda vivente del power metal Teutonico, ricostituendo il nucleo originale degli Helloween. Nel 2001, Kai lascia la band, lasciando la direzione artistica al solo Piet, che
(Art Of Propaganda/Catatonic State) Ogni genere ha i suoi punti di riferimenti, i propri metri di paragone. In quel calderone dove si vanno a collocare tutte le band che “non fanno metal, ma vanno oltre” di sicuro uno dei cardini è rappresentato dai Tool. Nel bene e nel male quello che hanno rappresentato Maynard e
(Fast Break! Records) Dal New Jersey arrivano questi scalmanati animali da palco che ci propongono una commistione di hardcore e Thrash. Il piglio è quello dei migliori Obituary: ritmi lenti ma marziali, chitarre e basso pesantissimi e una voce urlata e insidiosa. Ascoltando tutto d’un fiato il platter si ha proprio la sensazione di immergersi nei sudici e poco rassicuranti bassifondi di una
(Ván Records) Secondo album per gli oscuri ed occulti italiani Caronte, i quali rimangono fedeli alle loro sonorità tetre ed inospitali, dando origine ad un doom/stoner possente, sporco e graffiante. Ogni canzone non è certamente concepita per la diffusione di massa, per la radio o per un allegro pomeriggio 












(I, Voidhanger Records) Per chi come me pensa che il black metal sia un genere chiuso su se stesso, esente da qualsiasi tipo di contaminazione, parlare di avantgarde black metal è come
(Punishment 18 Records) Una reissue. Che ci sarà mai da dire? Da dire, da raccontare, c’è una intera storia, un pezzo di vita. Questa cosa iniziò con un viaggio in treno e 12,000 Lire. Era l’anno 1991. Spesi quei soldi per entrare a vedere questa band (line up primo album) con i supporter dell’epoca (Jester Beast e Upset Noise). Ero un ragazzino, ascoltavo già del buon
(Bastardized Recordings) E ci risiamo… altra band clone degli stra-osannati In Flames… o forse no? Diciamo che pur nascondendosi sotto l’etichetta dell’Hardcore (a mio avviso un palliativo linguistico dove inserire di tutto) questi tedeschi han fatto proprio il sound svedese riarrangiandolo in chiave leggermente più orecchiabile e appunto, hardcore. La produzione è ottima, le partiture
(Autoproduzione) Se gli Anthrax avessero deciso di fare hard rock si sarebbero chiamati “Your Own Decline”. Questo gruppo modenese suona più metal che rock, anche se la debolezza per i palchi si può intuire fin dalle prime note. Nonostante sia un EP la qualità dei pezzi è mediamente alta e soprattutto spazia da canzoni più metal oriented (vedi “Delirium”) a tracce dal sapore decisamente
(ATMF) One man band norvegese, gli Arvas tentato di riportare il black alle radici, così come nacque decenni fa. Ecco allora tredici tracce (undici più le song di apertura e chiusura) che parlano di esoterismo e tematiche blasfeme. Per la cronaca il lavoro non suona esattamente come il classico mattone nero norvegese. Ci sono piuttosto rimandi agli Horna e alla scuola francese, anche se i riff
(Avantgarde Music) Dannatissimo black metal made in Italy. Poche divagazioni, pochi modernismi: semplicemente atmosfera tetra, impenetrabile con esaltazione totale della decadenza. Ma a differenza del filone black low-fi ed underground tipicamente sporco e devastato, gli Hornwood Fell propongono un’elevatissimo livello tecnico il quale oltre ad emergere nei riff
(ATMF) Una oscura mazzata di black con tratti atmosferici e divagazioni sinfoniche. È questo il secondo full length dei cileni Animus Mortis. Moltissima batteria, molto elaborata e devastante. Vocalist sofferto, non fantastico, ma decisamente inquietante, con quella parte remotamente baritona che accentua il feeling di inospitalità. Quaranta minuti che continuano a
(Svart Records) Crossover / rock’n’roll! Musica che viene dalla zona violenta della città, musica che prende i Cro-Mags e li mixa con del sano rocking punk! Dei Ramones accelerati, appesantiti e farciti con assoli metal. Potenza senza controllo, energia pulsante, chitarre elettriche completamente fuori controllo: un EP 7” che risveglia i morti, uccide i vivi, ringiovanisce
(Svart Records) Samu Salovaara dei doomster/deathster finlandesi Swallowed ha messo in piedi questa bestia, questo animale osceno e fuori controllo. Qui dentro c’è un power punk hardcore rocking black metal, pieno di amore per l’oscuro, adorazione di Satana e tonnellate di rock anni ’70. Registrato con potenza e resa, evidenziando alla perfezione gli strumenti,
(Svart Records) EP 7” della Svart Records, label finlandese eccentrica ed eclettico. I Forced Kill sono una band old school speed thrash metal. Puro revival. Puri suoni antichi. E pure il concetto di diffusione: dopo alcune cassette arriva questo vinile (praticamente non sono mai passati per il digitale…). Qui c’è alcol a fiumi. Scantinati sudici pieni di fumo. C’è roba vecchia:
Intensa serata al Locomotiv di Bologna. I gruppi sul palco sono senza definizione. Unici. Speciali. Non è metal in senso puro. Ma lo è in senso esteso. Non è black metal, ma forse le origini sono quelle. Non è prog, ma ne integrano tanto. È pura espressione artistica. Ed il Locomotiv è risultato essere la location perfetta per un simile evento.
(Vicisolum Productions) Ormai la Svezia è diventata la nuova culla del black metal. Marduk, Dissection, Watain… ora aggiungiamoci anche i The Ugly. Un po’ pittoreschi forse, questi ragazzotti (chi non lo è nel metal?) ma con tanta voglia di suonare del buon vecchio thrash & black come Satana comanda. Nove tracce che mischiano i sopracitati Marduk e il piglio degli
(Autoproduzione) Gran bella mazzata questo “Katharsis”, secondo album dei Brasiliani Slasher. Le radici del gruppo sono indubbiamente thrash metal, a cavallo tra la vecchia scuola (Testament in primis) e sonorità più moderne, con molte incursioni nel thrash Svedese alla The Haunted e nel death metal Statunitense, in particolare i Malevolent Creation. I brani sono 
