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BACKYARD BABIES – “Four By Four”

by on Dic.01, 2015, under ALBUM, B

copBackyardBabies(Gain Music) Dopo oltre cinque anni di silenzio, torna l’energia creativa di questi rockers svedesi, nati quando il rock morì alla fine degli anni ’80. Una band tosta, una band di amici che vede un line up immutata dalla prima pubblicazione fino ad oggi. Questa stabilità nella formazione unita ad un’autoanalisi intelligente, ha fatto si che la band -dopo questa lunga pausa- abbia capito cosa piace… a loro, cosa piace … ai fans. Quindi “Four By Four” vuole essere una liberazione, una ribellione, uno sfogo… un disco che integra rock moderno sapientemente mescolato con quell’hard rock ottantiano, grintoso e sfacciato. Nove tracce, nove potenziali singoli. Nove hits da radio, capaci di coprire una gamma ampia di gusti i quali sono tutti racchiusi dentro la parentesi dell’hardrock tuonante, quello che può sfasciare sia un locale, che un’arena. “Th1rt3en Or Nothing” apre il disco, apre la testa, apre tutto: con quel drumming ansioso, quelle intense pause, quell’energia. Ti spari questa canzone a volumi pazzeschi, e dici “Cazzo, sono veramente tornati!”. Pulsante e lasciva “I’m on My Way to Save Your Rock’n Roll”, più vicina ad un rock moderno, mentre trovo intensa e coinvolgente “White Light District”: ottimi arrangiamenti, una chitarra magnetica, impostazione vocale attraente. Un po’ ballad, un po’ southern “Bloody Tears”: una canzone ricca di intensità, sia emotiva che musicale. Torna il rock sfacciato e vagamente punkeggiante con “Piracy” ed ancor di più con “Never Finish Anything”, una canzone sfacciata, un inno al contrario, una dichiarazione di (non) intenti estremamente divertente. Irresistibile la power ballad “Mirrors (Shall Be Broken)” dove il vocalist offre una performance di livello superiore. Diversa da tutto, inaspettata e meravigliosamente oscura la conclusiva “Walls”: una specie di blues decadente, fumoso, spacciato che gradualmente evolve verso un qualcosa di cinematografico, atmosferico e maggiormente tetro. Fare un album di hard rock (e dintorni) efficace, non è facile. È un genere impattante, devi colpire dritto sul muso in quanto ogni colpo di striscio è un colpo sprecato, buttato, inutile. Se poi hai sparato cazzotti in faccia per vent’anni senza sosta, allora è anche da valutare se quella voglia di fare a pugni ti sia rimasta, ancora calda, ancora pulsante. Nel caso dei quartetto svedese la voglia di trattare l’ascoltatore come un punchball è integra, l’energia è tornata, il gusto pure. Ed anche una sana voglia di far casino sembra intatta. Tutto funziona. Si ricomincia: praticamente una reincarnazione, una seconda vita!

(Luca Zakk) Voto: 7,5/10

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