(Heavy Psych Sounds) Arriva questa tellurica espressione heavy psych-stoner, dell’ormai esperta band ligure Oreyeon. Dopo tre album e un EP ecco un nuovo full length colmo di fierezza, energia e un incedere sicuro venato da qualche buonissimo (altro…)
(Purity Through Fire) Ruvidi, misantropi e dannati Häxär, chitarra e batteria, e Askahex, voce, basso e violino. Quattro album in sei anni per onorare il black metal, con un atteggiamento un po’ scarno in fondo e fortemente raw, totalmente votato ai principi misantropici, epici e gelidi del (altro…)
(Massacre Records) Quarto full length per i Death Dealer, supergruppo costituito dall’ex Manowar Ross The Boss e da Stu Marshall dei Dungeon alle chitarre, al basso Mike Le Pond dei Symphony X, alla batteria troviamo Steve Bolognese, che con Ross fa parte della Ross The Boss Band, mentre alla voce c’è l’impressionante Sean Peck dei Cage. (altro…)
(Non Serviam Records) Ennesimo cambio di etichetta per il sesto album della formazione belga (trasferitasi in Olanda), il secondo con il nuovo cantante (credo il terzo o quarto nella storia di questa formazione), Jesse Peetoom (Aran Angmar, ex DunkelNacht). (altro…)
(code666) È un black metal diverso quello degli italiani Diespnea: è un black atmosferico. È un black che venera le tenebre tanto quanto la luce, quella del sole, quella della vita con tutti i suoi significati, la luce che domina la copertina dell’album, sicuramente con un’estetica decisamente inconsueta per un genere come questo. (altro…)
(Metal Blade Records) Otto dannatissimi anni per avere una nuova mostruosità, da una delle death metal band americane più amate. Lee Harrison, batterista, è stato fino a poco tempo fa l’unico membro originario dei Monstrosity. “È stato” perché Mark van Erp, bassista (altro…)
(Season of Mist) Brani quali “Lunga Vita Alla Necrosi” o “Il Veleno Della Natura” sono inquietanti; lo sono per i testi, in un chiarissimo italiano, tanto poetici quanto infinitamente decadenti, perversi e malati; lo sono per la voce assurdamente delicata di Erba del Diavolo… la quale è certamente in grado di risultare aggressiva, arrivando al growl… ma questa sua impostazione quasi innocente, così pulita, riesce a rendere l’intera esperienza dei brani ancor più malvagia, nefanda, inneggiante a un senso di malignità nefasto. (altro…)
(autoproduzione) Quando l’album “Tantric Love Charmers” si apre con la canzone “Butterfly Bolero”, si spalanca una dimensione dimenticata ma soave e quasi sognante. Tantric Love Charmers sono Stefano Diamanti, voce (noto anche per essere parte della prog (altro…)
(Blood Harvest Records) Album di debutto per Void Monuments, formazione con base a San Pietroburgo, con il chitarrista di origine ucraina e una devozione per l’old school death metal americano; dischi come “Altars Of Madness” dei Morbid Angel, il debutto eponimo dei Deicide e “Imperial Doom” dei Monstrosity devono essere stati il pane quotidiano per questi cinque ragazzi, visti i palesi omaggi alle band sopra citate; omaggi che si traducono in riff, quella parolina magica che, non mi stancherò mai di ribadirlo, molte formazioni death metal attuali tendono a trascurare in nome di tecnicismi sterili e fini a se stessi. (altro…)
(Subsound Records) Incalzante e irresistibile, il nuovo lavoro degli italiani KRÖWNN. Il disco è dichiaratamente ispirato al manga ‘Berserk’ di Kentaro Miura e ai videogiochi ‘Dark Souls’, ‘Bloodborne’ ed ‘Elden Ring’, convergendo in un viaggio tormentato tra sonno violato e innocenza disintegrata; videogiochi, manga o meno, questo sound è immensamente doom. (altro…)
(Dark Essence Records) Black celebrativo, puro black, black dalla Norvegia: due band, i Koldbrannn e i Tilintetgjort, entrambe con un brano inedito ed esclusivo. I primi propongono un’avvolgente e prepotente “Den Klandestine Kjerne”, canzone scritta per “Ingen Skånsel’”, una delle prime, poi non inclusa nella tracklist definitiva e conservata per altre occasioni… come questa. (altro…)
(Ripple Music) Forse è questa l’incarnazione più diretta dei Kyuss, grazie alla presenza di Mr John Garcia, appunto un ex della storica band stoner. Garcia affiancato da Dandy Brown (Orquesta Del Desierto) al basso, Mike Callahan (Earshot, Disengage) e David Angstrom (altro…)
(Century Media Records) Non è un nuovo album, non è il successore di “Die Urkatastrophe”. Sembra una compilation, ma non lo è nemmeno. Forse un EP. Più o meno. Ci sono due nuovi brani e una nuova versione di altri. Ma è il significato di “Soldatenschicksale” che dovrebbe far aprire gli occhi, far riflettere sulle tematiche trattate da questa band tedesca, ovvero la prima guerra mondiale… una sola delle interminabili guerre che hanno segnato la storia dell’umanità. (altro…)
(InsideOut Music) Dopo oltre un decennio, per l’esattezza tredici anni, torna — quasi di sorpresa — il modern progressive degli australiani Karnivool. È il loro quarto lavoro, concepito dopo tanto tempo trascorsi a suonare ovunque, Download e Hellfest compresi, oltre che in studio (ben sette anni, a quanto sembra): “In Verses”, un disco intenso e brillante, anche se offre progressioni oscure; musicalmente complesso, contorto, ricco di dettagli: un lavoro subito coinvolgente, ma capace di regalare profonde emozioni a ogni successivo ascolto. (altro…)
(Audio-To-Go Publishing Ltd.) Cercare di catalogare la musica di Damien Cain è un’impresa perdente in partenza. Nato in Germania nel 1970, ma da anni stabilitosi in Irlanda, Damien Cain riesce a coniugare malinconia e potenza attraverso generi musicali che spaziano dal rock alternativo al gothic, passando per atmosfere celtiche e spruzzate metal più o meno moderne. (altro…)
(InsideOut Music / Sony Music) È il sedicesimo disco di questa immensa band prog internazionale, la cui line-up comprende anche l’italiano Alberto Bravin, attuale frontman della Premiata Forneria Marconi, artista entrato nei Big Big Train in occasione del precedente album, in seguito alla morte prematura di David Longdon. (altro…)
(Soulseller Records) Il black/death metal esposto con suoni affatto levigati e con qualche leggera imperfezione, cosa che rende il tutto più cattivo e veritiero. Gli Ensanguinate per questo loro secondo album – il precedente “Eldritch Anatomy” è stato recensito (altro…)
(Soulseller Records) Il nuovo album degli In Aeternum intitolato “…of Death and Fire”, è una sintesi e manifesto degli elementi che possono definire il black/death metal. L’album infatti vede scorrere tra i pezzi soluzioni sia death che black metal nonché elementi thrash metal, con molteplici cambi (altro…)
(Nadir Music) Crystal Sun è un progetto musicale nato dalla mente di Ale Moz, per molti anni bassista dei Detestor: un progetto che Ale non ha potuto completare a causa del cancro che l’ha portato via il 16 luglio 2024, all’età di cinquant’anni. (altro…)
(Xtreem Music) Il carrarmato svedese forgiato col death metal nazionale e conosciuto come Paganizer, si rimette fieramente in marcia per la quattordicesima volta. Il combo capitanato da Rogga Johansson, infaticabile chitarrista, cantante e autore per numerose altre band, propone “As Mankind Rots”, opera che identifica al meglio l’identità stilistica della band. Gli scandinavi restano (altro…)
(autoprodotto) Debutta questa band italiana, nata nel cuore della Sardegna. Una band in circolazione da tempo, una band che ha percorso chilometri, vissuto tra furgoni, tende, backstage e palchi. Una band con gavetta, con esperienza. Con passione. Il nocciolo duro è un duo, il vocalist Mario Fancello e il chitarrista Andrea Ledda, ma per andare in giro servono gli altri musicisti, serve essere una vera band, ed ecco che sembrano stabili anche i tizi della divisione ritmica, ovvero Andrea Burattin alla batteria e Nicola Ceccato al basso. (altro…)
(Heavy Psych Sounds) Momenti di eleganza, attimi di mistero, un’intensità divorante e pesantezza. Intarsi di magia e striature di suoni. I Lord Elephant sono l’essenza di un sound superiore. (altro…)
(Century Media Records) La storia del black metal non può esistere senza di loro. Forse il black metal continua a perseverare, a esistere, solamente per il fatto che questa band esiste ed è in attività, quasi come un leader oscuro, una guida di dannazione spirituale, una torcia di fuoco nero che ogni altra band devota a questo genere deve seguire. Sono quarant’anni di storia, di mistero, di pagine di cronaca, di avvicendamenti nella formazione… forzati o meno. (altro…)
(Nuclear Blast Records) Album intenso e intelligente per i danesi Møl, i quali giungono al terzo full length. Blackgaze, post black e un tocco consistente di modernità, quasi pop: un mix strano, quasi inconcepibile, eppure efficiente e molto potente. Brani laceranti, travolgenti, che parlano di sogni. (altro…)
(Apollon Records) Dietro una bellissima copertina, appare incredibile la resa sonora che questi debuttanti concentrano in meno di quaranta minuti di musica. Il trio di Stavanger, in Norvegia, cattura l’attenzione con musica affascinante, musica attraente, melodie geniali, hook superlativi e linee vocali irresistibili della frontwoman Sarah Hestness. (altro…)
(ROAR) Attivi da oltre vent’anni, ma con una carriera discografica iniziata seriamente nel 2020, i norvegesi Course of Fate sono stati paragonati a band quali Queensrÿche, Pink Floyd, Dream Theater, Soen e Pain of Salvation, con due dischi — precedenti a questo — che la stampa ha accostato a capolavori come “Operation: Mindcrime”, “Scenes from a Memory” e perfino “The Wall”. (altro…)
(Blood Blast Distribution) Tanto schietti e scatenati quanto moderni. Tanto groove metal quanto elettronici. Con i tedeschi Dagger Threat non ci si annoia: brani brevi (raramente oltre i tre minuti / tre minuti e mezzo), carichi di potenza, farciti di breakdown, di cambi di tempo, che confermano il loro esaltante mix di hardcore, groove, death e nu metal. (altro…)
(Club Inferno Ent.) I Noirnoise potrebbero riscuotere un consenso trasversale tra gli amanti del rock. Il loro retroterra musicale, che emerge attraverso le canzoni del nuovo album “Plant Resilience”, porta in dote l’alternative rock, il grunge, l’hard rock, elementi (altro…)
(Avantgarde Music) Dissonanti. Sperimentali. Maledettamente sulfurei. Una galassia di atmosfere estremamente inospitali. Il black metal degli italiani Gorrch non è per tutti. Anzi, forse è per pochi, pochi eletti, pochi devoti, poche menti brillanti nella loro nebbiosa visione di un mondo che sta crollando sotto il suo stesso peso. (altro…)
(DiSTAT Records) Skaraborg è in Svezia ed è la città nella quale sono nati i Wolfbrigade, Asta Kask e Anti Cimex. Da questa culla della rabbia e protesta spuntano anche i Bödel, un quartetto con alla voce Leya che non arriva a venti anni di età. Questi quattro matti (altro…)
(Art Of Melody Music & Burning Minds Music Group) Brillanti, melodici, intensi ma mai troppo heavy: dopotutto il loro territorio è palesemente l’AOR, il Westcoast, con quello sound à la Toto… cosa naturale, visto che gli italiani Mindfields nacquero proprio come tribute band dei Toto, tanto che il moniker stesso richiama l’album della band americana uscito nel 1999. (altro…)
(BLKIIBLK Records) Ci sono due modi per approcciarsi al diciassettesimo album dei Megadeth, lavoro auto intitolato e caratterizzato da una copertina dove prevale il bianco, quasi in contrapposizione agli amici/rivali Metallica, il cui album eponimo è universalmente conosciuto come il ‘Black Album’. Il primo approccio è quello di considerare “Megadeth” semplicemente come l’ultima fatica della band statunitense, con un bilanciamento tra episodi thrash in linea con i precedenti ottimi lavori “Dystopia” e “The Sick, The Dying… And The Dead!” e i mid-tempo tipici degli album degli anni ’90 come “Countdown To Extinction”, “Youthanasia” e “Cryptic Writings”, con qualche richiamo a episodi recenti come “Th1rt3en” e “Super Collider”, bollandolo come un album ben fatto, suonato in maniera impeccabile nel tipico stile dei Megadeth. Il secondo approccio è quello di considerare “Megadeth” come l’epitaffio discografico di una band che, nelle sue varie incarnazioni, ha marchiato in maniera indelebile gli ultimi quarant’anni di storia della musica metal. Una sorta di celebrazione, un greatest hits composto da inediti, dove ogni brano rispecchia una fase della carriera della formazione capitanata dal leggendario Dave Mustaine; ecco che, considerato da questo punto di vista, “Megadeth” assume un significato diverso, diventando il sunto di una storia che si chiude con il finale da brividi di “The Last Note”, dove Mustaine recita le parole ‘I Came, I Ruled… And Now I Disappear’. Dal punto di vista prettamente musicale, l’album presenta episodi thrash, come l’opener “Tipping Point”, che apre il disco esattamente come si era concluso il precedente, tra riff veloci e taglienti, grandissimi assoli e un bellissimo rallentamento centrale. “Let There Be Shred” è una brutale dimostrazione di eccellenza tecnica da parte di Dave e del nuovo chitarrista Teemu Mäntysaari, forse il chitarrista più vicino ai virtuosismi di un certo Marty Friedman che la band abbia avuto, tanto che sono convinto che, se fosse arrivato qualche anno prima, ne avremmo ascoltate delle belle, senza nulla togliere al magnifico lavoro svolto dal predecessore Kiko Loureiro. “I Don’t Care” rispolvera quell’attitudine punk che ha caratterizzato Dave nelle fasi più tossiche, come “So Far, So Good… So What?”, o ancor più su “The Craving”, grande disco purtroppo sottovalutato del progetto M.D.45, una sorta di versione punkeggiante dei Megadeth. “Puppet Parade” richiama i migliori momenti di metà anni ’90, perfetta e riuscitissima via di mezzo tra “Almost Honest” e “Angry Again”, mentre “Made To Kill” suona come una “Take No Prisoners” se fosse stata composta per “Dystopia”, candidandosi a essere uno dei migliori brani dell’album e riportandoci al thrash puro, duro e crudo. “Obey The Call” ricorda in qualche modo “New World Order” per come è costruita: mid-tempo roccioso che richiama l’era di “Youthanasia”, con un’accelerazione thrashy nel finale. “I Am War” è oltremodo ruffiana, richiamando episodi mainstream ma non per questo meno riusciti come “A Secret Place” o “Have Cool, Will Travel”. “The Last Note” è l’apice in quanto a pathos, l’ultima canzone in ordine cronologico scritta da Mustaine ad apparire in un disco dei Megadeth, e già questo fa emozionare un fan devoto come il sottoscritto… Se poi il pezzo è anche un piccolo capolavoro, tra chitarre acustiche, grandi assoli e un testo toccante, allora l’emozione si taglia con il coltello. Un disco che si conclude con “Ride The Lightning”, brano al quale Dave aveva partecipato in fase di composizione, quindi da non considerarsi tanto una cover, quanto la chiusura di un cerchio e un modo di riappacificarsi con un passato per il quale ha sofferto molto dal punto di vista umano, ma dal punto di vista artistico quella rabbia ha permesso la nascita dei leggendari Megadeth. Quarantatré anni di carriera in cui Dave, coadiuvato da svariati sodali, ha sfornato almeno tre capolavori e una manciata di album di grande spessore artistico. Grazie di tutto, Dave Mustaine!
(Magnetic Eye Records) Nella lunga serie di tribute proposti negli ultimi anni dalla Magnetic Records c’è stato nell’appena trascorso 2025 anche spazio per due tribute ai Nine In Nails. Nello specifico un Best Of e il succitato tributo all’album più importante (altro…)
(Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group) Trio al debutto, ma supportato da una manciata di ospiti di altissimo livello (bassisti in primis): i Mayhem Mavericks nascono dalle ceneri degli Alchemy e si sentono più forti che mai nel proporre il loro hard & heavy melodico, a tratti glam o sleaze, ma molto AOR, con un gusto melodico incredibile, chitarre e tastiere sublimi, il tutto dominato da linee vocali perfette e da brani che invitano a cantare, a lasciarsi andare. (altro…)
(Osmose Productions) Mortheos riemerge con il secondo album realizzato con il nome di Sanctvs. Membro di alcune band black metal della scena canadese (Atramentus, Gevurah e altre), il musicista aveva precedentemente pubblicato nel 2019 l’album (altro…)