Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

CROM – “Of Love and Death”

(Pure Steel-Audioglobe) Le splendide note del riff di “Reason to live” si diffondono dallo stereo: Crom è tornato! L’artista tedesco autore di “Vengeance”, il disco che ha dato nuova vita all’epic metal fondendo il sound di Bathory con quello dei Manowar e qualche tocco di power metal, si riaffaccia sul mercato con otto brani maestosi e potenti, stavolta meno aggressivi (come ben suggerisce il titolo) ma sempre coinvolgenti al massimo. (altro…)

Di |2023-01-03T12:22:29+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

HIGH SPIRITS – “Another Night”

(High Roller Records) Gli High Spirits di Chichago sono un’altra di quelle band che al giorno d’oggi… non dovrebbe esistere: merito della High Roller Records averli scoperti e lanciati sul mercato. “Another Night” è il primo disco ufficiale, dato che l’ellepì autotitolato di due anni fa raccoglieva semplicemente i due demo (altro…)

Di |2014-07-23T23:47:57+02:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

NEFACIO – “Lauf!”

(Necrothal Rec./Twilight) Il boia della città è morto, e il signore del luogo obbliga il di lui figlio Barbas a prenderne il posto: peccato che il nostro sia uno spirito libero che preferisce la musica alle esecuzioni capitali! Barbas farà quindi di tutto per sottrarsi all’ingrato compito, anche liberare i prigionieri che dovrebbe uccidere e scappare con loro… Questa, più o meno, la storia che sta alla base di “Lauf!” (“Corri!”), uno dei prodotti più originali e a suo modo divertenti che mi sia mai capitato fra le mani. Si tratta di un solo-project del bassista tedesco Baba Hail, che per l’occasione si fa aiutare da altri connazionali impegnati nello stesso genere, quel Mittelalter Rock del tutto ignoto qui da noi ma che spopola in Germania: anche se in questo caso la dimensione folk è ancora più pronunciata. “Lauf!” racconta per filo e per segno una storia, per cui abbondano gli intermezzi parlati e le parti recitate: la produzione è decisamente elementare, ma gli orribili suoni di batteria finiscono per essere del tutto funzionali all’atmosfera medievale del disco! Tutto è dominato dal basso pulsante dell’artista (in molti dei brani la chitarra è del tutto assente o riveste un ruolo assolutamente marginale), ma le composizioni si rivelano in ogni caso (e non capisco come!) fresche e godibili: “Nie mehr”, ad esempio, ha ben poco di metal ma un tiro folk invidiabile, mentre la titletrack, che racconta appunto la fuga dalla prigione, trascina anche gli ascoltatori più reticenti; anche “Der Weg” ha un coro che si fa cantare subito. E nel mezzo dell’album troviamo anche “Nefacio die Hymne”, la dimostrazione di come con i quattro accordi più elementari del mondo si possa comporre un emozionante brano folk metal con tanto di archi e cornamuse. Altra chicca è la vitale rilettura di “Ai vis lo Lop”, uno dei classici della canzone occitana medievale. Un cd di questo genere venderà al massimo cinque copie fuori dall’area europea che parla tedesco (solo la bonustrack “No more”, riproposizione di “Nie mehr”, è in inglese), ma se conoscete questa lingua e amate il Medioevo vi consiglio di accostarvi, in un mercato sempre più standardizzato, a un prodotto assolutamente fuori dagli schemi. Anche nelle sue clamorose quanto spontanee ingenuità.

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-11-27T19:24:27+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

FORGOTTEN TEARS – “Words to End”

(To React Records/Andromeda) In Italia il deathcore e le sue sfumature più melodiche hanno preso piede da qualche anno e spesso si riescono a sentire buoni prodotti. In questo caso si parla del buon debut dei Forgotten Tears, seguaci nostrani della suddetta corrente musicale, oltre ad essere anche ottimi esecutori. Bravi musicisti lo sono, ma è anche vero che eseguono al millesimo i canoni del genere, dimenticando magari di metterci qualcosa di proprio. Faust Quaggia è il cantante che…gorgoglia? ringhia? fa l’indemoniato? A dire il vero è difficile descrivere l’incredibile lavoro vocale che compie questo ragazzo con il suo timbro così gutturale e contemporaneamente graffiante. Le chitarre costruiscono schemi veloci nella modalità death/metalcore la quale risente di influenze svedesi e americane. I pezzi si muovono senza respiro, tra ritmiche fitte e i canonici pilastri del genere, ovvero i blast beats, i breakdowns e il groove. C’è qualche assolo davvero ben messo, ma se ne trovano pochi, e una batteria che non sbaglia nulla in questo sound che ha poche sbavature e cattura immediatamente l’attenzione. I pochi dubbi sono stati già espressi in apertura, resta da segnalare la presenza di Paolo Colavolpe, voce dei Destrage, nel brano “Thoughts Killed My Sleep” e il lavoro di copertina di Travis Smith, autore per Opeth e Katatonia.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-27T19:19:23+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

SVÖLK – “Svölk ‘Em All”

 

(Napalm Records) Nello stretto giro di poche settimane l’austriaca Napalm pubblica un nuovo album del genere stoner. A dire il vero è uno stoner definito True Norwegian Bear Metal, ovvero heavy metal, stoner e thrash e lo spirito delle camice di flanella – le ricordate?- dell’entroterra (altro…)

Di |2015-11-23T17:38:26+01:0026 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ERASE – “May I Sin?”

(Buil2Kill Rec./Audioglobe) Gli Erase sono di Alessandria e hanno una storia recente. “May I SIn?” è il debut album che segue l’EP inciso nel 2009 e testimonia la tendenza del gruppo a fondere i percorsi moderni del metal, ovvero il melodic metal-thrascore, il deathcore e alcune derive nu metal. Dunque, parlare degli Erase significa esaminare quello che è un crossover, un aggregato contemporaneo di riff poderosi, dinamici e melodici, accompagnati da un cantato pulito/ringhiante e un drumming di buona sostanza. Complice una produzione che esalta i suoni, nella quale tutti i singoli dimostrano personalità ed è questa la loro carta vincente: essere disinvolti e sicuri dei propri mezzi, pur non dimostrando nulla di diverso dalla scena metal contemporanea che li ha espressi. Da notare che i pezzi sono scritti e arrangiati da tutti e quattro i musicisti. “No More Life” è molto vicina al thrash  e con una fase centrale estremamente trascinante, “I Can’t Believe in Nothing” combina il pathos del cantato con quello nella cadenza dei riff. “Lover” (un ottimo brano) è la coagulazione di un groove granitico con l’aggiunta di accorgimenti che ricordano (ma alla lontana) il metal dei Nine Inch Nails. Purtroppo nel susseguirsi dei brani in scaletta, la struttura dei pezzi si rivela (quasi) sempre la stessa: incipit con solido riff e la batteria a scandire il tempo in 4/4, anteprima riff del tema principale, bridge e poi il ritornello, di seguito le chitarre sviluppano pian piano un contrappunto e dopo la metà tutto si ripete all’incontrario. Una cornice che dopo pochi ascolti diventa nota. Come anche il puntuale downtempo cadenzato che succede al ritornello dei pezzi. Però, mi chiedo, si può muovere questa tipo di critica solo alla band di Alessandria oppure è questo un modello ampiamente usato da molti? Almeno, gli Erase, non hanno l’aspetto di quelli che eseguono i pezzi come da manuale e “May I Sin?” suona con ferocia e melodia contemporaneamente. Tutto quanto di buono possa avere “May I Sin?” gli Erase lo devono solo a loro stessi.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-26T14:31:45+01:0026 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

IRON SAVIOR – “The Landing”

(AFM-Audioglobe) Dopo “Megatropolis”, che ormai risale a quattro anni fa, gli Iron Savior di Piet Sielck finalmente tornano sul mercato: ecco quindi “The Landing”, che come è consuetudine per la band assume temi e colori legati alla fantascienza. Il pensiero, in casi come questi, corre sempre a “Somewhere out in Space”, ma il sound degli Iron Savior è come di consueto più roccioso e con un occhio di riguardo per il metallo classico. La formazione che incide, stavolta, è la stessa di “Condition Red”, del 2002, una delle migliori prove di sempre dei questa formazione. Il disco scorre via veloce, volendo essere cattivi potremmo parlare di “routine”: “The Savior” fonde un riff granitico con un ritornello molto melodico, mentre “Starlight”, se non fosse per la voce rude di Sielck, starebbe benissimo su un qualunque disco anni ’90 dei Gamma Ray. Di “Heavy Metal never dies” ne abbiamo tutti sentite a milioni, mentre in “Hall of the Heroes” il basso pulsante e le keys spaziali si intersecano che è un piacere. Anche “R. U. ready” propone il solito songwriting, energico ma senza sorprese; la power ballad “Before the Pain” sancisce di fatto la conclusione di un disco semplice, come dieci anni fa ne uscivano a centinaia, ma che oggi appare da una parte datato e dall’altra quasi una rarità! Non possiamo certo parlare di un capolavoro, ma chi segue la band da tempo lo apprezzerà, e in ogni caso fa piacere sapere che gli Iron Savior sono ancora in pista nonostante il tracollo della Dockyard 1.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-25T08:54:42+01:0025 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

ELM STREET – “Barbed Wire Metal”

(Massacre-Audioglobe) Va bene quando un gruppo è simpatico e suona true heavy metal, ma che fare quando in un disco di 37 minuti non c’è neanche un passaggio che non sia già sentito in decine di altri dischi? L’esordio degli australiani Elm Street, che nelle foto promozionali mi si svelano come giovanissimi, soffre naturalmente di questo difetto: riff, impostazione vocale, cori pacchiani, assoli e quant’altro danno una sgradevole impressione di riciclato, e a quel punto non basta l’attitudine (o come diavolo vogliate chiamarla) per convincere un povero metallaro a spendere più o meno 15 euro per un disco che, in sostanza, già possiede! Posso comunque dirvi che la titletrack è lanciata a mille, che “Elm St’s Children” è figlia illegittima di “Kings of Metal” e che “Heavy Metal Power” è invece più Helloweeniana. Vogliamo aggiungere che “Merciless Soldier” è così Judas Priest da fare spavento? Non credo sia necessario. Forse questi giovanotti devono solo crescere e acquisire un loro stile, tutto qui. Li aspettiamo con il secondo album.

(Renato de Filippis) Voto: 5/10

Di |2011-11-27T20:22:29+01:0025 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

MÖTLEY CRÜE – “Greatest Hits”

(Eleven Seven Music) Il motivo dichiarato di questa raccolta è di voler riportare, dopo una breve assenza (l’ultimo album è del 2008) il marchio Mötley Crüe nel mercato discografico, ma insieme alla riedizione dell’intero catalogo della band. L’idea è quella di replicare in CD il formato grafico degli album originali, con 16 pagine di booklet, presentandoli però anche in versione vinile da 180g. La riedizione interessa gli album “Too Fast For Love, “Shout at the Devil”, “Theatre of Pain”, “Girls Girls Girls” e “Dr Feelgood”. Il resto, ovvero “Mötley Crüe”, “Generation Swine”, “New Tattoo” e “Live: Entertainment or Death” avranno una dimensione standard e solo in CD. L’iniziativa quindi è a 360°, per la gioia dei fans che ancora oggi osannano il nome dei losangeleni, i quali dopo un lungo silenzio nel 2008 si ritrovarono per registrare “Saints of Los Angeles”. Questa release non è assolutamente indispensabile a chi conosce pezzi come “Dr.Feelgood”, “Home Sweet Home” e “Primal Scream”, si rivela interessante invece per chi non ha mai sentito canzoni come “Girls Girls Girls”, “Shout at the Devil”, “Sick Love Song”, “Looks That Kill” e “Too Young to Fall in Love”. I pezzi sono stati scelti con cura, ma attenzione: magari si potrebbe puntare verso uno degli album rimasterizzati e approfondire così il discorso Mötley Crüe a chi non l’ha mai fatto.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-24T08:27:28+01:0024 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

NEMESEA – “The Quiet Resistence”

(Napalm Records) Piccola digressione, prima di cominciare: cosa regge in mano Manda Ophuis? E’ per caso la spada laser della saga di Guerre Stellari? Sciocchezze a parte, gli olandesi Nemesea marcano il terzo album e continuano a definirli, gli stessi della Napalm, alternative rock. Personalmente potrebbe anche andare, ma occorre metterci vicino anche l’aggettivo symphonic, altrimenti come definire pezzi come “Whenever” e “Stay With Me”. Nel senso che le tastiere e synth di Lasse Dellbrugge sono decisamente dense e contrastano con le robuste chitarre – ma distorte con un banco effetti che personalmente rivedrei- di Hendrik Jan de Jong. La Ophuis ha una grande voce (e un distinto tasso erotico, personale opinione) e la propria interpretazione dei pezzi è davvero buona. Sono queste le sostanziali caratteristiche di “The Quiet Resistence”. La semi-ballad “If You Could” è uno degli apici di questo lavoro, seguito da “Say”, indebitata con gli Evanescence, “Rush” e la strumentale e futuristica “2012”. Una delle prime impressioni che si ricavano da questo album è che i Nemesea siano andati maggiormente verso un sound personale, rispetto ai primi due lavori, dagli esiti abbastanza derivativi. La Ophuis ha una grande voce, il tastierista sembra molto più capace rispetto agli altri tre, ma i Nemesea ci provano a tenere i piedi in due scarpe: alcune canzoni hanno un incipit decisamente pop rock, perchè poi sviluppino chitarroni fragorosi e atmosfere cyber proprio non si capisce. Oppure tutto si spiega con la volontà di fondere il commerciale con l’essere alternativi. Decidetevi!

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-22T20:13:54+01:0022 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

MARTYR LUCIFER, ” ho già pronti dei demo per un disco e mezzo”

Martyr Lucifer è stato un membro di Opposite Sides, Hortus Animae e Space Mirrors. L’idea di sviluppare autonomamente un album gli girava nella testa da tempo. Concepito inizialmente con un aspetto più dimesso, ha poi preso forma nel tempo anche grazie al contributo di altri musicisti di un certo spessore. Cosa è  “Farewell to Graveland” lo spiega lo stesso Martyr Lucifer. (altro…)

Di |2015-04-09T01:45:28+02:0022 Novembre 2011|Categorie: INTERVISTE, M|Tag: |

WITHIN YOUR PAIN – “Ten Steps Behind”

(To React Records) E’ il secondo album dei Within Your Pain, questo “Ten Steps Behind”. La band si conferma ancorata a idee che riprendono in grossa dose i breakdown e lo stile mosh, soluzioni che tentano di diversificare i Within Your Pain dall’immenso calderone metalcore dal quale provengono. La produzione ruvida ci risparmia ogni laccatura possibile, in modo da proporre un sound più selvaggio. Non ci sono rivoluzioni stilistiche in “Ten Steps Behind”, anzi qualche recupero da autori metalcore di grido è in vista, in particolare “This Quiet Silence”, tanto Soilwork. C’è anche qualcosa di interessante come “Traitor”, un breve e virulento esempio di death metal imbastardito dall’hardcore, “No Dream We Can Trust In”, “Sometimes Fuck is the Only Word” (grande titolo!) e le sue evoluzioni ritmiche. Parlando di evoluzioni c’è da segnalare la fase centrale, in stile jazz, di “Ghost of Myself” che s’incastona perfettamente in quei basamenti ritmici giganteschi e lenti. Lo slow down è un pezzo forte della band, ma nelle fasi veloci al tendenza al metalcore di marca svedese rischia di esporli all’essere scontati. Riassumendo, i Within Your Pain hanno registrato un album con luci e zone meno illuminate, ma offrono tre quarti d’ora devastanti.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2012-11-22T13:05:22+01:0022 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

CORONATUS – “Terra Incognita”

(Massacre-Audioglobe) Fin dall’album d’esordio “Lux noctis”, i tedeschi Coronatus hanno avuto due caratteristiche fisse: la passione per i titoli in latino e due front ladies ad alternarsi dietro il microfono. Anche per questo quarto album la tradizione è rispettata nonostante i cambi di line up: al momento le linee vocali sono (altro…)

Di |2015-12-07T02:31:47+01:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

OZ – “Burning Leather”

(AFM-Audioglobe) Manca ancora qualcuno nella lista dei comeback dagli eighties? Credo ormai di no, e intanto possiamo aggiungere i finlandesi Oz, fondati nel 1977, autori fra il 1982 e il 1991 di cinque album e svariate altri prodotti minori, poi naturalmente scioltisi a causa dell’invasione grunge e oggi di nuovo in pista con questo “Burning Leather”. Il disco, dal titolo scontatissimo e dalla copertina ancor più prevedibile, contiene alcuni inediti e le nuove registrazioni dei classici della band, resi più fruibili per le ultime generazioni. “Dominator” è scanzonata e fracassona quanto basta per stamparsi subito in testa;“Let sleeping Dogs lie” è altrettanto classica e ingenua, mentre “Seasons in the Darkness” è l’unico mid-tempo cadenzato e di spessore dell’album. Dopo la blasfemia di “Turn the Cross upside down”, il pezzo simbolo e più famoso di questa formazione, abbiamo i ritmi molto catchy di “Gambler” e quelli da stadio di “Enter Stadium” (chi l’avrebbe mai detto). Non manca il rombo di un motore in “Total Metal”, ma in fin dei conti i 43 minuti di “Burning Leather” non hanno molto di più da dire rispetto alle centinaia di uscite di un settore, quello dell’heavy metal classico, che ormai si è saturato come negli anni passati è successo al power, al black e al death. Per i consueti nostalgici.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-21T19:47:29+01:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, O|Tag: |

WITHIN TEMPTATION – “The Unforgiving”

(Sony-BGM) C’erano una volta i Within Temptation, i musicisti olandesi che, in modo a tratti più originale dei Nightwish, avevano rinnovato dall’interno il gothic metal portandolo ad abbracciare il power. “The Unforgiving” è il loro quinto full-“length” e si distanzia ben quattro anni da “The Heart of Everything”: in mezzo un quantitativo impressionante di singoli, ep, dvd, live album (addirittura due!) che dovrebbe già insospettirci. (altro…)

Di |2023-10-18T13:33:53+02:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

AUTUMN – “Cold Comfort”

(Metal Blade) Quinto album per la band di Groningen e diventa un piacere ritrovare la meravigliosa voce di Marjan Welman (con trascorsi negli Aeon e subentrata a Nienke de Jong già nel precedente album). Lo si avverte, questo (altro…)

Di |2018-04-10T16:05:18+02:0021 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

STORMZONE – “Zero to Rage”

copstormzone(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Nel terzo album degli Stormzone si sente ancora una volta in modo chiaro l’indomabile anima irlandese che vivifica la band: questo rende particolarmente interessante l’hard rock venato di metal offerto nelle dodici tracce di questo “Zero to Rage”. Le melodie e i cori iniziali di “Where we belong” hanno un che di epico e, diciamocelo, il brano è molto debitore di certe cose degli Iron Maiden migliori. Accattivante il ritornello della titletrack, mentre abbiamo hard rock classico e grintoso in “This is our Victory” e “Last Man fighting”. Decisamente atipica nella tracklist la breve e 100% metal “Uprising”, il cui incisivo ritornello “Exist to destroy” vi sarà difficile da dimenticare. Bello e pesante, sempre sul versante metal del disco, il riff di “Fear Hotel”; ancora meglio “Empire of Fear”, che quasi si ferma per poi ripartire in velocità. Il vero capolavoro di “Zero to rage” è però “Jester’s Laughter”, con un impianto doom da fare invidia ai Black Sabbath. Solo due i difetti del disco: la banale “Voice inside my Head” e l’eccessiva lunghezza di alcuni brani. Può piacere a un vasto pubblico.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2013-08-05T15:03:36+02:0020 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

AGINCOURT – “Angels of Mons”

(High Roller Records) Gli inglesi Agincourt sono un’altra di quelle band di heavy metal classico che, fondate nell’era del grunge (per la precisione nel 1991) hanno dovuto attendere vent’anni per giungere al debutto. L’album è stato pubblicato come autoproduzione nel marzo di quest’anno e viene oggi riproposto dalla High Roller Records nel consueto limitatissimo vinile. “Edge of Paradise” offre subito il sound più british che si possa immaginare: sono in particolare le linee vocali, anche nella successiva “Going insane”, a portarci alla fine dei ’70. Un minimo di velocità in più in “Captured King” e “Queen of the Night”, ma il sound resta molto omogeneo. Più d’atmosfera il mid-tempo “Come with me”, in rapido crescendo “This Life”: il disco sfocia nella solida traccia autotitolata conclusiva. NWOBHM primordiale riservata ai soliti, pochissimi puristi duri a morire.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-20T14:31:44+01:0020 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

ENCOFFINATION – “O’ Hell, Shine In Thy Withed Sepulchres”

(Selfmadegod Records) I californiani Encoffination hanno realizzato diverse pubblicazioni nel giro di pochi anni, dimostrandosi una band attiva al contrario del loro sound asfissiante, statico e mortuario. Autori di un death/doom molto oscuro e sulfureo, riassumono bene il loro concetto di metal tombale anche attraverso la copertina che riprende un’opera di Juan De Valdes Leal. Il duo Elektrokutioner alla batteria e Ghoat alla voce, basso e chitarra, non sono il massimo della novità e insistendo su una lentezza decadente e poco dinamica si rendono ripetitivi. Tuttavia le distorsioni di Ghoat sono roboanti e ruvide, facendo da ottimo contrasto al gutturale e basso growling del cantato. I pezzi sono abbastanza lunghi e questo determina un certo senso di claustrofobia. Addirittura, alzando i volumi, si riesce a percepire il rumore di fondo negli amplificatori! Sono tutti elementi che giocano a sfavore di una buona valutazione degli Encoffination, ma la dose di stile ruvido e approssimativo, insomma undergound, in contrasto col tentativo, oggettivamente non riuscito, di rendere i pezzi strutturati, produce una discreta presa e dona all’album mezzo voto in più. Se qualcuno è attratto da riff cadenti e cimiteriali e con un sound pestlienziale, forse troverà interessante la release.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-18T16:44:52+01:0018 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

ANATHEMA – “Falling Deeper”

(Kscope Music) Secondo chi scrive, gli Anathema hanno già detto quanto potevano dire, quindi valutare ora un nuovo album di rivisitazioni, dopo “Hindsight” del 2008, diventa eccessivo per il sottoscritto. Riconosco ai Cavanagh di essere stati abili a evolversi, definendo un sound in continua progressione e al giorno d’oggi lo stile degli Anathema è un dato di fatto. Pur riconoscendo alcuni debiti stilistici verso i Pink Floyd, ma in particolare verso David Gilmour e ad alcune correnti psych-rock dell’ultimo decennio, sempre a giudizio di chi scrive queste righe. Attingono da “Crestfallen”, con la titketrack e “Everwake”, il loro meraviglioso EP dei primordi e poi da “Serenades”, “Petecost III”, “The Silent Enigma”. Rivisitazioni docili, sognanti, espressive ma, nella sostanza, poco differenti dalle originali oppure banalmente riarrangiate orchestralmente: perchè a volte diventa banale mettere i pezzi semplicemente in mano ad un parterre di musicisti classici. I nuovi Anathema che guardano in faccia i vecchi, ma con momenti di incertezza, “Alone” e “Everwake” (con Anneke Van Giersbergen) sono simili alle versioni precedenti, “Crestfallen” ritrova un robusto rifacimento di archi, perde la voce dell’allora singer Darren J. White, ma segna un buon risultato alla fine. Poi c’è “J’ai Fait une Promesse”, rivista anche lei con l’orchestra: il risultato è struggente, ma provate a dire che l’originale abbia di meno rispetto a questa versione sinfonica del 2011. Anche “They Die” è stata scorporata di ogni qualsiasi distorsione e lasciata ad una rivisitazione di pianoforte e orchestra. “Sleep in Sanity” invece mostra più elementi tipici degli ultimi Anathema. In conclusione le idee ci sono, ma alcuni risultati sono discutibili. Gli Anathema restano una band di rispetto, ma non è questo “capriccio” che si sono concessi a offrirgli altra gloria. Magari lo faranno i fans più stretti.

(Alberto Vitale) voto: 6/10

Di |2011-11-18T16:40:53+01:0018 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

AA.VV. – “Reborn in Sleaze: A Tribute to Dave Lepard”

coplepard(Street Symphonies) Dave Lepard è stato il fondatore, cantante e chitarrista ritmico dei Crashdïet. L’idea di questo tribute di frabbricazione italiana, visto che è la Street Symphonies Records che ha messo in piedi la cosa, tenta di raffigurare un ricordo del musicista, ma anche dell’artista nel senso più ampio. (altro…)

Di |2016-09-11T12:21:49+02:0016 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM, V|Tag: |

TALES OF DELIRIA – “Beyond the Line”

(To React Records) L’ascolto del nuovo album dei Tales of Deliria tramuta in certezza il sospetto che in Italia ci sia in giro una schiera di musicisti in grado di misurarsi con la scuola di Göteborg. “Beyond the Line” non è la release dell’anno (altro…)

Di |2018-03-27T17:36:17+02:0016 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

HERESIARCH – “Hammer of Intransigence”

(Dark Descent) Breve e coinciso questo lavoro dei newzelandesi Heresiarch. Solo sei pezzi votati ad un death-grind semplice e di marca europea nello stile. “Hammer of Intransigence” è dunque un EP che prova a dare un volto a questi spietati estremisti del metal, i quali hanno assemblato un sound solido ma irruento, ovvero a metà da una profonda essenza death metal e laceranti e caotiche bordate di grindcore. Ne esce fuori un death metal più che brutale, perché accelera in più occasioni come hanno fatto i Carcass, per fare un esempio. La velocità si fa sentire, ma cede il passo alla calma (per modo di dire) al primo brano, ovvero una intro, e alla lenta taratura del tempo della conclusiva “Intransigent”. Non resta che aspettare qualcosa di più appena gli Eresiarch realizzeranno il loro primo album.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-17T08:50:55+01:0016 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

FASTWAY – “Eat Dog Eat”

(SPV-Audioglobe) Era dal 1990 che “Fast” Eddie Clarke, storico chitarrista dei primi Mötorhead, non pubblicava un album del suo progetto hard rock Fastway (rimesso in piedi nel 2007 dopo un lunghissimo split): il momento propizio lo ha oggi spinto a questa release non indispensabile, che senza il blasonato nome in copertina avrebbe stentato ad emergere dal mare delle uscite similari. Sicuramente non è tutto da buttare: salviamo i toni solari di “Fade out”, l’accattivante ritornello di “Sick as a Dog”, i vaghi accenni Whitesnake di “Freedom Song” e i toni quasi blues di “Love I need”. Ma sull’altro piatto della bilancia ci mettiamo “Dead and gone”, nella quale male si coniugano la parte acustica e quella elettrica, e le banali “Leave the Light on” e “On and on”. Ci si lamenta tanto di dischi power o black che suonano tutti uguali, ma pur non seguendo al 100% la scena hard rock ho sentito mille volte brani come gli ultimi due citati! “Eat Dog eat” è un disco a suo modo moderno, che ha ben poco da spartire con la precedente discografia della band… probabilmente piacerà più alle nuove leve che ai vecchi fan del chitarrista.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-15T20:24:01+01:0015 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

MY BLACK LIGHT – “Human Maze”

(Massacre Records) I My Black Light sono italiani e poco tempo fa si dedicavano a suonare pezzi dei Within Temptations, poi è arrivato questo primo album sul quale la Massacre pone il proprio sigillo; inoltre la band è stata anche in giro a suonare con i Leaves’ Eye di Liv Kristin. Suonano un gothic moderno ma privo di lustrini o inutili pomposità. “Human Maze”, a mio parere, si pone in evidenza per due elementi principali: la voce della Monica Primo e le tastiere di Rodolfo Coda Bertetto, i quali poi sono i padrini di questo progetto musicale. La Primo (sulla quale, in fase di promozione, la Massacre ha da subito posto l’accento) ha una voce sottile, quasi soave, ma in continuo divenire nel seguire l’andamento della musica. Musica non eccessivamente orchestrale, con qualche cenno di elettronica e con le chitarre che sorreggono l’impianto melodico dei pezzi ritmando con assoluta precisione. Le sei corde di Emanuele Rossi concedono anche dei buoni spunti solisti. I My Black Light sono una band da calderone, ma il pregio di volersi esporre con proprie idee non lo si potrà negare. Per esempio, la scelta di includere “Ti Sento” dei Matia Bazar e ridurla ad una perfetta orchestrazione tra synth e riffing metal, e con una voce adeguata per un brano della Ruggiero,  dimostra che i My Black Light hanno una marcia in più rispetto a tante uscite nel genere gothic. Brani come “Inner World”, davvero ottimo, e “Being Human”, con il suo tocco progressive, alzano l’asticella dei valori. Asticella che va verso l’alto anche grazie alla pronuncia inglese perfetta, un particolare che se trascurato spesso ammazza le canzoni, le quali la gente magari non le traduce ma le ascolta e certe cose le sente. Insomma, stupiscono per la loro bravura e sicurezza e probabilmente faranno ancora meglio di “Human Maze”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-13T14:49:01+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

DESCENDING – “New Death Celebrity”

(Massacre Records) I greci Descending hanno un sound davvero potente e d’impatto, del resto hanno registrato insieme a Fredrik Nordström (uno che ha un curriculum di produzione che va dagli At the Gates, ai Rotting Christ e passando per i Dark Tranquillity, Dimmu Borgir e Opeth) presso i Fredman Studios (In Flames e altri). Un lavoro ben confezionato, con una cover di Seth Siro Anton, ma incapace di nascondere le derive verso i Soilwork e un death/thrashcore di marca svedese. Questo significa i canonici breakdown, le canoniche ripartenze, il canonico cantato duale e tanti altri canoni rispettati! Specificamente di loro si può affermare che Nick Vell dietro i tom è un pazzesco picchiatore, che Jon Simvonis ha una bella voce, che Noir al basso non riesce a suonare una nota che non doppi le chitarre o la batteria e che le chitarre fanno poco per dimostrare di saper fare di più. Si rivelano piacevoli i brani “The Energy”, una devastazione totale, “Path to Healing” e “Shared Planet”. “New Death Celebrity” ha la capacità di deludere ogni aspettativa già prima della sua metà. Gli amanti del genere saranno in grado di scovarci dei lati positivi in questi dieci pezzi, ma al momento è possibile dichiarare che i Descending devono assolutamente fare di meglio.

(Alberto vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-11-13T14:41:57+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

HATE SQUAD – “Katharsis”

(Massacre Records) Meno male che gli Hate Squad si sono rifatti vivi per proporre del death metal solido e senza eccessi o concessioni al melodic, il quale negli ultimi tempi pare voglia travolgere il genere. (altro…)

Di |2018-12-19T21:44:33+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

HEARTLESS – “Five Bullets in Your Heart”

(autoproduzione/Atomic Stuff) Gli Heartless tentano di aprirsi un varco nella scena musicale italiana grazie a questo mini autoprodotto, il quale include cinque pezzi abbastanza variegati nell’insieme. L’iniziale “Baby Maybe Somebody” è un rock imperniato su un riff articolato e dall’essenza settantiana. E’ “Heartless” a mostrare il retroterra punk/hard rock, grazie a riff scatenati e poi spezzati da un intermezzo semi-G ‘n’ R e Mötley Crüe, il quale di seguito esplode in una forma decisamente più heavy. “Stelen by Summer” germoglia in un delicato arpeggio, si sviluppa acusticamente e ha un’atmosfera che ricorda gli High Tide o comunque i pezzi acustici del rock britannico tra i ’60 e i ’70. “The End of the Summer” ha un incipit ipnotico e soave, ma il passo è ceduto all’hard rock, anche in questo caso abbastanza settantiano, con un lungo assolo di chitarra che percorre gran parte della struttura del pezzo. La quinta song è “Rock n Roll Dirty Dream”, nella quale i quattro riprendono quota tra le vette dell’hard rock in stile californiano, con l’idea di un assolo di batteria nella porzione finale del brano. “Five Bullets in Your Heart” è un lavoro che se avesse avuto l’assistenza di un produttore o di una mano esperta, probabilmente avrebbe sottratto qualche passaggio superfluo. Gli Heartless pare abbiano dentro un discreto bagaglio formativo e tanta, ma tanta energia da veicolare. Questo lavoro si ascolta piacevolmente, ma non si riesce a passare su qualche eccesso di troppo: per esempio l’assolo di chitarra in “The End of the Summer” a tratti è pretenzioso, l’assolo di batteria di “Rock n Roll Dirty Dream” è decisamente lungo e sposta i connotati del brano. Allo stesso tempo però l’idea di dilatare i pezzi, a mo di lunghe session nello stile rock ’60 /’70, non è cosa da tutti. Gli Hertless vanno seguiti perchè hanno delle idee, ma necessitano di sostegno in studio.

(Alberto Vitale) voto: 6/10

Di |2011-11-12T15:47:39+01:0012 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

LORD VOLTURE – “Never cry Wolf”

(Rock’n’Growl) Sono simpatici, gli olandesi Lord Volture: hanno una immagine molto curata non esente da quel minimo di ironia indispensabile in contesti true/heavy metal. “Never cry Wolf” è il loro secondo album e succede a “Beast of Thunder”, dell’anno scorso; la band dichiara di suonare puro US metal ma personalmente sento nel sound diverse influenze di chiara matrice centroeuropea. I nostri sparano subito la titletrack: metallo classico molto onesto e arrembante, ma il brano è inutilmente lungo e questo sarà il problema di tutto il disco, i cui pezzi superano spesso i sei minuti senza che la loro natura giustifichi questa perdita di immediatezza. “Wendigo” funziona molto meglio appunto perché si mantiene sui quattro minuti e non ha momenti morti. Ben riuscita anche la più serrata e thrasheggiante “Korgon’s Descent”, anche se c’è sempre quel fraseggio in più che affatica il brano; a tratti dissonante “Necro Nation”, mentre alla fine il disco si risolleva un po’ con il toccante episodio acustico “Brother” e con la cavalcata conclusiva “The Wolf at your Door”. Un disco che poteva sfondare, ma forse i Lord Volture hanno solo bisogno di maturare un altro po’.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-10T11:26:52+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

SLINGBLADE – “The unpredicted Deeds of Molly Black”

(High Roller Records) Qualche mese fa fui folgorato dall’ep d’esordio degli svedesi Slingblade, che fra i tanti gruppi “true” di quest’epoca di revival dimostravano davvero quel tocco magico in più. Il loro sound fra heavy metal inizio anni ’80 e hard rock ritmato risultava convincente sotto ogni aspetto: peccato allora che, alla prova del full-“length”, i nostri mostrino ancora un po’ di incertezze nel songwriting, generando qualche brano un po’ stiracchiato. “The Nature of Evil” si apre su arpeggi cristallini: il sound è secco ma incredibilmente invitante, e la voce di Kristina Karlsson molto ispirata. “Back to Class” e più avanti “Slasher on the Loose” recuperano riff e idee dai due brani del singolo pubblicato qualche mese fa; in particolare, la seconda è una sorta di remake di “Can’t get enough”. Di “Tie her to the Cross” piace in particolare la linea vocale, mentre “Reverend’s Daughter” incorpora elementi speed (o proto-speed, anche se il disco è scritto nel 2011!). La lunga “This Dream will end” lascia lo spazio maggiore per cupe divagazioni chitarristiche, mentre la conclusiva “Give back what you borrow” poteva essere più incisiva. Basta poco per giungere al capolavoro: sono certo che il secondo album scuoterà tutto il mondo metallico. Disponibile in cd e in lp limitato a 500 copie; peccato non sapere nulla del concept che lega i testi.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:26:03+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ZANDELLE – “Shadows of the Past”

(Pure Steel-Audioglobe) Notevole operazione di recupero da parte della onnipresente Pure Steel Records: questo “Shadows of the Past” degli statunitensi Zandelle presenta infatti, con una nuova registrazione, quattro brani dal primo ep omonimo, sei dal debut del 1998 “Shadows of Reality”, due nuovi brani e una cover; e il cd bonus, udite udite, ripresenta i primi dieci pezzi nella propria versione originale. Per i recensori c’è a disposizione in ogni caso soltanto il primo disco. “Ecstasy” è un inizio molto oscuro (c’è addirittura una intro d’organo), ma comunque in linea con l’US metal più ortodosso. Sullo stesso registro la successiva “Medieval Ways”: per gli appassionati di queste sonorità gli Zandelle sono sempre un cavallo vincente, e offrono un sound solido e compatto, senza sorprese ma molto apprezzabile. Inattesa ma ispiratissima la ballad “Angel”; dopo la cavalcata “Darkness of the Night” abbiamo una vera e propria incursione nell’horror metal (se esiste!) con “Soul of Darkness”, nella quale trovano posto cori gregoriani e accenni di screaming, e con “Queen Witch”, più cadenzata e pregna d’atmosfera. Si fanno notare ancora la progressione strumentale di “Crimson Rain” e le accelerazioni speed di “Unleashed” (uno dei due brani inediti, datato 2006); si chiude con una convincente riproposizione di “Bad Boys”, naturalmente degli Whitesnake. Per chi si è perso gli originali e per chi vive dell’US metal più vicino al power.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-10T11:24:59+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, Z|Tag: |

SCREAMER – “Adrenaline Distractions”

(High Roller Records) Chiamiamolo, se volete, heavy’n’roll: una definzione di questo tipo credo si adatti molto bene alla musica degli Screamer, il cui sound si colloca da qualche parte fra i Motorhead e i primissimi Iron Maiden. “Can you hear me” è metallo senza tempo che mi ha ricordato molto quello di un’altra formazione culto, gli olandesi Powervice. Brani come “Rising” o la traccia autotitolata procedono in velocità senza troppi pensieri, con i loro ritmi elementari e coinvolgenti. Dalle parti di un rock primordiale, invece, pezzi come “Keep on walking”, che richiamano invece i compagni di etichetta Slingblade. Si arriva fino allo speed in schegge come “All lover again”. Per quaranta minuti di svago: disponibile sia in cd che in lp.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:22:57+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |
Torna in cima