Foto, pensieri liberi, esperienze, storie, filosofie del metallo, retroscena della nostra passione e del nostro lavoro: concerti, musica, esperienze e non ultimi i libri.
DARK TRANQUILLITY @ Le Grillen (Colmar, Francia) 16.4.2018
Nel 1995 l’ascolto di “The Gallery” dei Dark Tranquillity fu una bellissima esperienza. Un album costellato da tecnica impeccabile, melodie supreme, bellissime. Prima ancora c’era stato il debut album “Skydancer” che molti, come me, scoprirono solo dopo il secondo lavoro. Il tempo ha poi visto gli svedesi crescere, evolversi e diventare supremi. Noi ci siamo affezionati sempre più a loro, approvando (altro…)
Non nascondo che amo i Dark Tranquillity. Sono uno della vecchia scuola, li seguo da una vita. Francamente, lavoro giornalistico a parte, avevo un po’ smesso di seguirli assiduamente nell’ultimo decennio, direi da dopo “Fiction”… un po’ perché c’è troppa musica in giro, un po’ perché in 10 anni hanno pubblicato solo tre album. Ma il mio amore disperato per una band che in passato ho visto dal vivo un sacco di volte è rinato in occasione della calata in penisola del 2016, in occasione del Metalitalia Fest (
Spedizione di Metalhead.it verso il Revolver Club. Sul palco un sacco di gente che -in un modo o nell’altro- è in contatto con la nostra redazione. Gli 























Inizio dalla fine, quando Steve “Lips” Kudlow mi spara l’assolo di “Born to Be Wild” a venti centimetri dalla faccia. Sono sul bordo del palco e quella canzone dei Steppenwolf è l’ultima in scaletta del concerto. Poco dopo i tre Anvil salutano tutti, non senza una foto di gruppo. Che concerto!
(Tsunami Edizioni) Sebastian Bach è a mio avviso l’icona della rock star per antonomasia. Ancor più di Axl Rose o Steven Tyler, il biondo cantante canadese racchiude tutti i pregi e difetti, vizi e virtù, dello show business; un sistema che in
Black metal. Death metal. Alternative metal. Heavy metal. Rock. Modern metal. Metalcore. Symphonic metal, black e pure death. Prog, post, pre, di qua, di là.
“Please take care of our fan!”. È questa la frase con la quale Christofer Johnsson mi ha salutato, congedandosi, la sera tardi del primo marzo 2018, dopo gli eventi della serata.
(Tsunami Edizioni) Pubblicato nel 2013 adesso Tsunami lo ripropone con due capitoli e due appendici aggiornate, due nuovi capitoli, una nuova appendice inedita, la discografia e filmografia rivisitate e una nuova copertina. Certamente un bene perché è probabilmente
Serata bella fredda quella che mi accompagna al Revolver di San Donà, un locale che pian piano sta stracciando la concorrenza con date sempre più interessanti. Si comincia con i Veins, aggiunti all’ultimo per un bill davvero dai nomi altisonanti. I Veins dicevamo… I capitolini sono freschi di un album molto più che buono targato 2017. La loro è stata una esibizione davvero ad alti livelli, considerando che dovevano aprire per dei pilastri in quanto ad esibizioni dal vivo. Certe loro tracce sembravano ricordare i Metallica più aggressivi, ma la vena decisamente death e i vari excursus di natura tecnica e melodica hanno creato un giusto equilibrio tra potenza e tranquillità che difficilmente si riconosce in modo così equilibrato specie in gruppi tanto giovani in termini di discografia ma anche anagraficamente parlando. 


Per coloro che, come me, appartengono alla generazione nata fra gli ultimi ’70 e i primi ’80, non si può prescindere dai Rhapsody. Li si può amare o odiare, questo è certo: ma non si può fare finta che “Legendary Tales” (1997) e “Symphony of enchanted Lands” (1998) non abbiano creato un nuovo modo di fare metal (o almeno, se proprio siete nemici della band, power metal). Quei due storici dischi, più ancora di quelli che seguirono, furono percepiti e accolti davvero come qualcosa di nuovo in un panorama 




Gli Accept sono in giro da una vita. Si sono formati nel ’76 ed il primo disco uscì nel ’79. Tranne lo zoccolo duro formato da Wolf Hoffmann e Peter Baltes, in questa band tedesca ci sono passati in molti, tra questi il mitico Udo, al tempo elemento chiave, specie quando assunsero il moniker attuale (prima si chiamavano Band X).

