CLAUDIO SIMONETTI’S GOBLIN, il 31 ottobre al Locomotiv di Bologna
Comunicato stampa
Rocknrolla Eventi presenta: GOBLIN – Claudio Simonetti live
Una notte speciale sul palco del LOCOMOTIV CLUB Bologna: i Goblin di Claudio Simonetti, oltre che celebrare i 45 anni di Profondo Rosso, eseguiranno uno show con i classici della loro discografia e i brani tratti dal nuovo album. (altro…)
(Massacre Records) Producono riff poderosi i Godsnake e incastonati in pezzi alquanto snelli. La band di Amburgo è autrice di un thrash-groove-heavy metal e mette in bella mostra un ottimo cantante, Torger, che offre tono vocale e linee canore alla James Hetfield. L’ascoltatore arrivato alla fine dell’album, ha la sensazione di essere stato investito 

(Ashen Dominion) Dodicesimo album per la one man band ucraina, nella quale Astaroth Merc infonde sonorità parzialmente vicine ai primissimi Cradle Of Filth, ai Covenant oltre a un canovaccio sonoro definibile avant-garde ma soprattutto pesantemente influenzato
(Casus Belli Musica / Beverina Productions) Full length d’esordio per tre devoti alla fiamma nera. Ovvero Asbath e Blind Idiot God dei Darkestrah, con Nameless Enemy, tutti di stanza a Lipsia. I tre costruiscono un suonare che rievoca il black metal norvegese della prima ora, come Burzum e Darkthrone, nonché Satyricon, e in parte quello
(Cherry Red Records) Quando la band Hawkwind non può ritrovarsi nella totalità dei suoi elementi per questioni logistiche, era già successo nel 2012 e allora pubblicò l’ottimo “Stellar Variations”, diventa appunto ‘Light Orchestra’, cioè la sua versione alleggerita! Accade nuovamente e a causa del ‘carnivorous’ che anche il meno avvezzo a
(Fastball Music) è questo il primo album per i tedeschi ‘=fudge=’, sulla scena dal 2012 e con alle spalle un EP nel 2014 e una canzone per un film intitolato “Bittersweet Revenge” nel 2015. I tedeschi suonano dell’heavy metal contemporaneo, dunque non dai tratti old style, nel quale trovano posto i sintetizzatori e una generale
(Metal Blade Records) Un’occasione persa. Questo è stato il mio primo pensiero dopo l’ascolto di questo diciassettesimo album dei Six Feet Under. Avevo apprezzato molto il loro precedente lavoro “Torment”, un disco che in qualche modo riavvicinava la band capitanata da Chris Barnes , dopo una serie di dischi deludenti ed altri inutili