HELLBRIGADE FEST, sul palco i Morgoth!
HELLBRIGADE FEST 5th- Edition
NIHIL productions è lieta di annunciare la quinta edizione dell’HELLBRIGADE FEST che si terrà l’8 novembre al Circolo Colony di Brescia. Come headliner della serata ci saranno i tedeschi MORGOTH (Century Media) da qualche anno riformati, e in grande forma, presenti in tutti i migliori festival d’Europa. Non potevamo farci sfuggire l’occasione per averli in Italia per la prima volta, nella loro carriera, per un unica ed imperdibile data! Chi non ricorda album come “ODIUM” e “CURSED”? Beh, nella loro performance infuocata ci sarà spazio per vecchi classici e nuovi brani che saranno presenti sul nuovo album che è ora in preparazione! Ad accompagnarli ci saranno gli storici ELECTROCUTION che oltre a proporre brani storici del mitico “Inside The Unreal” ci spacceranno le ossa proponendoci brani tratti dal nuovo album “Metaphysincarnation” (GoreGo Records/Aural Music). Ad accompagnare questi due mostri sacri del Death Metal ci saranno band italiane di tutto rispetto come i già rodati Lunarsea, Synodik, No More Fear, Haddah, Resumed, Deatherapy e Under The Ocean; spesso presenti in sede live nei migliori fest e palchi italiani che sapranno riscaldare l’audience del Circolo Colony di Brescia.


(Nordvis Produktion) Immenso. Un album immenso. Certo, non è nuovo, non c’è un nuovo lavoro del duo svedese, ma “gli inni alla rovina” è un disco favoloso il quale ora, grazie alla Nordvis, riceve nuova vita, nuova visibilità, nuovo packaging, nuova booklet, una bonus track ed anche la
(Blastasfuk Grindcore) Non potevano trovare un titolo migliore per descrivere la loro proposta, gli statunitensi Pretty Little Flower, band votata alla devastazione sonora totale. Il loro sound unisce il grind core di Terrorizer, Filthy Christians e Lock Up al thrash di matrice slayeriana, risultando molto
(Pesanta Urfolk) Difficile valutare questo lavoro. Oltre mezz’ora di non musica o di quasi musica. Solo atmosfera e sensazioni, niente altro. Forse si tratta di una release mostruosamente geniale, forse una cosa eccessivamente scadente. Non lo so, non lo saprò mai… anche se l’ascolto riesce a catturarmi, coinvolgermi, interessarmi. Questo lavoro 



(Shadow Kingdom Records) Doom e decadenza. Decadenza sporca, malata, travolgente. I finlandesi Cardinal Folly (fino al 2007 si chiamavano The Coven) arrivano così al secondo album con una line up stravolta, tranne -ovviamente- per il leader, il mastermind, il bassista e vocalist M.
(Moribund Records) C’è molto mistero attorno agli statunitensi Empire Auriga. Poco si sa dei tre artisti che compongono la band (i quali usano stage names destabilizzanti, ad esempio “90000065B”), e lunga è stata la gestazione -l’agonia- che ha portato a questo secondo lavoro, considerando che il primo risale al 2006. Il genere è molto difficile da
(Iron Bonehead) Black metal persistente, rovente, letale. Ma anche mistico, intenso, magico. Il mini LP 12” degli americani Gnosis Of The Witch è una rivelazione, una condanna, un rituale. Sono un duo, esistono dall’anno scorso e questo è il loro secondo EP. Sanno mescolare genialità scandinava, malvagità americana e 



(UDR) Spesso, parlando di bands storiche, tendiamo ad abusare di definizioni come “mito o “leggenda”; ci sono, invece alcuni artisti per cui questi termini vanno addirittura stretti, meritandosi lo status di icone. Mi riferisco a personaggi come Lemmy Kilmister, Ozzy Osbourne e Alice
(The Ajna Offensive) Misteri della scandinavia, della Svezia in questo caso. I Mortuus si formano, come duo, nel 2003. Ma solo nel 2007 arriva il debutto. Poi il silenzio. Ed ora, dopo sette biblici anni, giunge il secondo album, questo enigmatico “Grape of the Vine”. Un album che trasuda black metal riflessivo, quello più



(The Earsplit Compound / Battleground Records) Sono due band recenti. Circa cinque anni di attività ciascuna. Un full length, alcuni demo o splits. La prima si dedica ad uno sludge pesante, anticristiano. La seconda si orienta verso un doom brutale, con massicce influenze black. Sono
(Dead Beat Media) Debutto discografico per i Cropsy Maniac, con questo mini album contenente cinque brani, tra i quali la cover di “Dawn In The Rotting Paradise” degli Haemorrage, per un totale di dieci minuti di violenza musicale in cui thrash, brutal death e grind si mescolano, creando un 
