ARHYTHMIA, sulla ice bucket challenge
La metal band Arhythmia, con un post sulla sua pagina ufficiale Facebook, espone il proprio pensiero in merito al fenomeno che in questi giorni è diventato virale in tutto il web : “ice bucket challenge”.
Il quintetto sardo invita band e fans a partecipare concretamente ad iniziative a favore della ricerca, scegliendo di pubblicare uno screenshot della donazione a favore dell’AISLA
( http://www.aisla.it ), in alternativa al classico video della “doccia fredda”.
Il post della band : https://www.facebook.com/arhythmiaofficial/photos/a.438137047007.221687.38189032007/10152687114722008/?type=1&theater
“NOI METALLARI SPORCHI ROZZI E CON LA PAURA DELL’ACQUA.
#ICEBUCKETCHALLENGE
Chi l’ha fatto con nobili intenti, chi per sfida, chi per puro divertimento, chi solo per un po’ di visibilità. Non importa.
Quello che conta è che un’iniziativa come #ICEBUCKETCHALLENGE abbia fatto parlare di qualcosa come la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Ora che di “docce fredde” ne abbiamo visto abbastanza, sarebbe ora di passare ai fatti.
Noi non possiamo offrire molto, ma possiamo invitare tutte le band amiche ( e non ) e i nostri fans a fare una donazione come abbiamo fatto noi, non importa “quanto”…… fatela!
Oggi è per la SLA domani sarà per un’altra di quelle malattie che quando colpiscono……… sono docce davvero fredde.”
Pagina ufficiale Arhythmia : https://www.facebook.com/arhythmiaofficial?fref=ts
(Autoproduzione) Non facciamo finta di niente, spesso l’heavy metal è una somma di stereotipi. Serve il riff fatto in un certo modo, il ritornello da pugno al cielo, l’assolo al posto giusto… anche le foto promozionali, il booklet e la copertina devono rispettare determinati parametri, altrimenti
(UDR/Steamhammer) Strano disco, quello che mi ritrovo fra le mani. Per come la leggo nelle note promozionali, la storia è più o meno questa: affascinato dai temi del film “Scintilla”, uno sci-fi horror di produzione britannica, Bill Byford avrebbe contattato Andy Sneap per la formazione di un ‘supergruppo’
(Massacre Records) Dai recessi della mia memoria recupero il nome dei Crystal Eyes: sono certo di avere da qualche parte un loro disco di diversi anni fa… da uno degli scaffali più datati estraggo infatti “Chained”, del 2008. Lo riascolto e mi pento di averlo trascurato in questi anni. Dopo sei anni di silenzio, dunque, gli svedesi tornano sul mercato con questo “Killer”, full-“length” numero 7 della loro discografia: il loro heavy/power metal grintoso e ben bilanciato si
(Music Solutions Agency) Secondo album per i Messicani The Meatfuckers, nati nel 2006 e fautori di un brutal death metal con testi incentrati sul porno, sadomasochismo e depravazioni assortite. Dopo diversi cambi di formazione, numerosi concerti soprattutto nell’hinterland di Guadalajara ed aver aperto per i Cannibal Corpse, nel 2008 la band realizza il debut album “Gangbang From Hell”; dopo altri avvicendamenti e concerti, il gruppo arriva registra nel 2012 
(Pure Steel) I Project Terror sono la nuova band di Ronnie Stixx, che sicuramente molti di voi ricorderanno come ex singer dei Vicious Rumors: di “Conquistador” si parlava già da un po’ di tempo, perché ricordo che qualche brano cominciò a circolare che era, forse, ancora il 2011. Naturalmente è facile immaginare
(SixSixSix Music) Skiddaw è un duo black metal inglese formato da Razakel, voce e batteria, e Dominus, chitarra, basso e tastiere. I due provengono da esperienze con band black metal del proprio paese, come Baalberith e Ulfarr. Meno di un anno ed ecco la prima pubblicazione per questi valorosi alfieri del black pagano, ruvido, primevo e bilanciato tra fasi veloci e meno. Una intro epica, accattivante, seguita da tre brani e nei quali “Skiddaw Towers”
(CVLT Nation) La CVLT Nation presenta il quarto volume della serie di cover compilation e questa volta tocca ai Joy Division, con il celebre album “Unknow Pleasures”. A cimentarsi in queste rivisitazioni, per altro ben fatte, sono state dieci band* cioè tante quante le canzoni che compongono l’album. Significative le sonorità dei Theologian, create in una zona di confine tra elettronica e noise, per “Candidate”,
(autoprodotto) Stai venendo a me per scoprire la verità nascosta della tua carne. E’ questa frase (l’originale in inglese, da “The Well”), che mi ha colpito e -forse- rivelato il significato de “Il Tempio Del Dolore”. Una frase che riporta direttamente all’essenza, a quel black metal che esplora il mistico, l’umano, il carnale, il mortale… sempre legato
(Pure Rock Records) Gli inglesi Overdrive appartengono a quel nutrito gruppo di band che stamparono un singolo (o magari un album) in piena esplosione NWOBHM e poi scomparvero nel nulla, riapparendo soltanto in periodi successivi. Il 45 giri dei nostri si chiamava “On the Run” e
(Moribund) Seconda uscita discografica, dopo l’Ep “Darkness Is Rising” del 2013 per Provocator, one man band Slovena creata da Hellscream, fondatore del progetto Bleeding Fist. Il genere proposto è un death/black metal primordiale con tematiche profondamente anticristiane, come si evince da titoli come “Unholy Rape Of The Holy Whore” o “Black Star Of Lucifer”, oltre alla title track. Musicalmente, Hellscream pesca a piene mani
(Shadow Kingdom Records) Pescando nell’underground ancora sommerso, la Shadow Kingdom Records recupera il primo e unico disco (datato 1986) dei Powerlord, band dell’Oklahoma il cui batterista Bob Gurley suonò, per un singolo show, con dei giovanissimi Slayer.
(Nuclear Blast) Ritorno discografico per gli Accept, band leggendaria di importanza fondamentale per tutto l’heavy metal, soprattutto per quello tedesco grazie ad albums come “Metal Heart” o “Restless And Wild”, quest’ultimo aperto da quella “Fast As A Shark che da sola ha inventato il power/speed metal tedesco ripreso poi da Grave Digger,
(Spinefarm Rec./Universal) Acidi, come sempre. Sperimentali e perduti, come sempre. Cosa mai è cambiato negli Electric Wizard dal lontano album omonimo di esordio ad oggi? Si, cambi di formazione. Allora erano un trio Jos e gli altri, poi le cose sono andate in modo diverso. Lo stile? Bah, francamente no. L’elettricità che serpeggia nei loro pezzi e la lisergica attitudine restano qualcosa che nelle diverse stagioni della loro esistenza sono sempre apparse. Sia in
(Autoproduzione) Originari di Bordeaux, i Heboïdophrenie debuttano nella scena death metal con un album potente e articolato nelle sue strutture, nelle quali si intravedono cose dei Bolt Thrower e Cannibal Corpse in egual misura. Meno di quaranta minuti concentrati in potenza, sprigionata da un riffing pieno, solido, sorretto da un basso veloce e una batteria che scandisce colpi decisi, divisi tra blast beats sparpagliati e mid-tempo ben diffusi, cinti da una doppiacassa
(Napalm Records) Un sound estremamente personale da parte di questi danesi. Le fondamenta sono marcatamente stoner, heavy stoner, ma ciò che riescono a produrre merita -a pieni voti- la definizione di “alternative”; c’è molto feeling blues e questo dettaglio completa il cerchio, 

Serata particolare quella che vede coinvolti i Testament, band leggendaria del thrash metal. Il contesto in cui si sono esibiti è la festa di Radio Onda D’Urto, una sorta di fiera all’insegna della musica, con svariate bancarelle, punti ristoro ed esibizioni live delle più svariate estrazioni. Bastava spostarsi di qualche metro e si passava dal metal sul palco principale alla musica afro, con tanto di suonatori di bongo e danze africane. Chiaramente, visti gli ospiti d’eccezione, gran parte del pubblico era li per vedere la band del gigantesco Chuck Billy, tanto che già ben prima dell’inizio del concerto, la folla era già assiepata sotto il palco.
(Spiritual Beast) Da buon appassionato di symphonic power metal, nel corso degli anni non ho mai perso un’uscita dei Derdian: sono particolarmente legato al debut, uno di quegli ultimissimi esempi della golden age of power metal che si andava, inesorabilmente, spegnendo;
(Autoproduzione) I danesi Machine, dopo un full-“length” nel 2011, testimoniano di essere ancora in pista con questo 7’’ di circa un quarto d’ora, per 4 brani di dark rock dotato di buono stile. A dire il vero, “Black Feathers” mi ha ricordato in qualche passaggio i Puddle of Mudd (!), ma questo 