Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DIFLEGER – “Dreamcatcher”
(Argonauta Records) Distorsioni. Distorsioni degli strumenti, dell’atmosfera, della percezione, del pensiero. Pura sperimentazione. Suoni corrotti, perversi, decadenti capaci di materializzarsi in una sensazione infernale, terribile, occulta, resa ancora più instabile e disperata dalle linee vocali estreme, un growl deviato e devastato da (altro…)
(Napalm Records) Cosa accadrebbe se i Children of Bodom dei bei tempi andati incontrassero i Dragonforce e decidessero di scrivere un disco insieme, senza rinunciare ciascuno ai trademark della propria musica? Probabilmente uscirebbe qualcosa di molto simile a “Kings among Men” dei Crimson Shadows.
(Autoproduzione) Dopo un paio di contatti casuali con l’est europeo, in Polonia deve essersi sparsa la voce che noi di MetalHead siamo bravissimi: e quindi ancora una volta dalla terra dell’Aquila bianca ci giunge un interessante debut per il quale, almeno al momento, abbiamo l’esclusiva in Italia! I Defying
(EveryDayHate) Venti minuti di inaudita violenza! Non saprei descrivere meglio questo debutto degli Spagnoli Disturbance Project, fautori di un grind core che richiama alla mente i primi Napalm Death, Lock Up, Terrorizer e Filthy Christians. Venticinque schegge impazzite suonate a velocità siderali senza, per questo risultare confusionarie. Il bagaglio tecnico dei musicisti è infatti elevato, il riffing è letale ma non caotico e ogni passaggio è ben comprensibile, mentre
(Nuclear Blast Records) C’è solo un modo per definire gli HammerFall: gloriosi. Gloriosi inteso come eroici, meritevoli dell’immortalità, consegnati all’eternità. Sono tornati dopo circa tre anni di silenzio discografico, dopo una pausa annunciata (il riposo -meritato- del guerriero?), più leggendari che mai! Non hanno perso assolutamente
(SPV) Che band strana. Idee chiare ma direzione imprecisa, non riconoscibile, fuori schema. Moderni, a volte. Antichi, più spesso. Tradizionali, quasi 70s…ma dannatamente grunge. Ma il loro grunge è -per quanto possa sembrare assurdo- di marcato stampo hard rock. Basta ascoltare la opener “Onus”: grunge, quasi
(Moribund Records) Mostruoso. Pochi mesi fa ho recensito l’ottimo “The Wood Is My Coffin”, ed ora un altro lacerante lavoro di questa iperattiva one man band siciliana. E’ un black metal lento, malato, pieno di sofferenza, ansia, depressione, esaltazione del lato oscuro della vita… e della morte; questo nuovo lavoro (il terzo nel 2014), composto da tre imponenti nuove tracce di
(Jolly Roger Records) Anche l’underground italiano ha dei segreti da svelare: la Jolly Roger Records rispolvera così il primo e (finora) unico full-“length” dei pescaresi Unreal Terror, uscito originariamente nel 1986 dopo un demo e un ep (quest’ultimo, dal titolo “Heavy and Dangerous”,
(Autoproduzione) A chiunque abbia visto il film, la copertina del debut dei Masthar non può che ricordare “Donnie Darko”: ma dato che i francesi suonano stoner, mi sembra che le atmosfere della loro musica siano abbastanza lontane da quelle della pellicola. “Masthar” è un disco breve, che va subito al sodo
(Lacerated Enemy Records) Debutto per gli Statunitensi Konkeror, band nata nel 2011 a Detroit (Michigan). Il genere proposto è un progressive death metal che richiama le sonorità dei Nocturnus per quanto riguarda l’utilizzo di alcuni effetti “spaziali”, solitamente messi verso la conclusione dei brani e che fungono da collante tra un pezzo e l’altro. Le canzoni poggiano su riffs di impostazione thrash ma frequenti sono le aperture melodiche e le fughe strumentali che richiamano alla memoria i Death post “Human”.
(Art of Propaganda) Brutalità melodica che tuona dall’Austria. Il moniker -enigmatico- Harakiri For The Sky, nasconde due amici, JJ che si occupa di testi e voce (è anche la mente dietro gli Austriaci Karg, black metal ambientale) e MS (dei Bifröst, sempre Austriaci) , la mente centrale, il compositore e colui che cura tutti gli strumenti. Sono al
(Autoproduzione) Lo so, non è la prima volta che litigo con un disco doom o sludge… però, a mio modesto parere, per suonare questo genere serve criterio. Ripetere lo stesso riff (o peggio la stessa nota!) per un quarto d’ora NON E’ fare musica. Chiudere i brani con tre minuti di riverberi e feedback dell’amplificatore
(Suspiria Records) Full Length di debutto per Bloodhunter, band Spagnola attiva dal 2008, ma con una formazione stabile solo dal 2012, anno in cui cominciano a scrivere i brani che formeranno il loro primo demo “The First Insurrection”, uscito nel 2013 il quale fa ben capire che direzione assumerà il loro sound che pesca molto dal death metal, soprattutto per quanto riguarda la voce growl della singer Diva Satanica o alcune accelerazioni molto brutali controbilanciate da parti più
(Moribund Records) Secondo blasfemo album per i black metallers americani (Pennsylvania) Pact. Il loro black sembra una malvagia ed accurata evoluzione di un death metal tecnico ed estremamente brutale. In un certo senso ricordano i Marduk e pure qualcosa dei 1349 o Dark Funeral, e questo per la furia espressa, quella viscerale fonte di odio che emerge durante l’ascolto
(Mighty Music) Se volete un po’ dell’heavy metal più caciarone, basilare e divertente, quello strettamente imparentato con il rock, quello da mettere su durante un lungo viaggio in auto, o per una festa alcolica con gli amici, allora potete rivolgervi tranquillamente al bassista svedese Lou Siffer e alla sua allegra compagnia di Howling Demons. Per il loro secondo disco, gli scandinavi allineano tredici pezzi che praticamente mai superano i tre minuti (per cui tutto il disco
(Ipecac Recordings) Cosa ci si poteva aspettare dal primo album solista di Buzz Osborne, mente illuminata dei Melvins? Un album fatto esclusivamente con voce e chitarra acustica. Stop, fine. Niente di più. Uno dei musicisti più versatili della scena rock americana si disintossica delle distorsioni, della chitarra elettrica, del grunge, rock, stoner, nois e tutto il resto e si mette a recitare come uno svalvolato Nick Drake!
(Get this Right Records) Dopo i due dischi con la Nuclear Blast, l’ultimo dei quali datava al 2010, si erano un po’ perse le tracce dei pirati del New Jersey: eccoli finalmente riapparire con un 7’’ limitato a 500 copie, con quattro brani rapidissimi per un totale di appena sette minuti di musica. Naturalmente non dovete aspettarvi niente più e niente meno che una tempesta di thrash inarrestabile, anche se dai miei
(autoproduzione) Sostanzialmente a cavallo tra il sano e schietto hard rock, e quel rock bluesy derivante dallo stile degli AC/DC. Ed il tutto con un pizzico di follia, che arriva a toccare pure piccoli accenni rap. E’ questa la proposta dei debuttanti MACH22, band che emerge da Philadelphia, con nel curriculum la vittoria di un concorso che li ha visti suonare sul palco con Slash. E
(Hells Headbangers) I Profanatica sono agli albori della scena (mai troppo sviluppata) black metal americana. Nati da elementi degli Incantation, la band ha poi creato una serie di pubblicazioni dai primordi degli anni ’90 ad oggi. “Thy Kingdom Cum” è il terzo album in studio e rappresenta un black metal contaminato dalle primissime forme del death metal, ma il tutto con un taglio dozzinale, ruvido, estremamente sporco e sommamente ripetitivo negli schemi compositivi.
(Autoproduzione) Non facciamo finta di niente, spesso l’heavy metal è una somma di stereotipi. Serve il riff fatto in un certo modo, il ritornello da pugno al cielo, l’assolo al posto giusto… anche le foto promozionali, il booklet e la copertina devono rispettare determinati parametri, altrimenti
(UDR/Steamhammer) Strano disco, quello che mi ritrovo fra le mani. Per come la leggo nelle note promozionali, la storia è più o meno questa: affascinato dai temi del film “Scintilla”, uno sci-fi horror di produzione britannica, Bill Byford avrebbe contattato Andy Sneap per la formazione di un ‘supergruppo’
(Massacre Records) Dai recessi della mia memoria recupero il nome dei Crystal Eyes: sono certo di avere da qualche parte un loro disco di diversi anni fa… da uno degli scaffali più datati estraggo infatti “Chained”, del 2008. Lo riascolto e mi pento di averlo trascurato in questi anni. Dopo sei anni di silenzio, dunque, gli svedesi tornano sul mercato con questo “Killer”, full-“length” numero 7 della loro discografia: il loro heavy/power metal grintoso e ben bilanciato si
(Music Solutions Agency) Secondo album per i Messicani The Meatfuckers, nati nel 2006 e fautori di un brutal death metal con testi incentrati sul porno, sadomasochismo e depravazioni assortite. Dopo diversi cambi di formazione, numerosi concerti soprattutto nell’hinterland di Guadalajara ed aver aperto per i Cannibal Corpse, nel 2008 la band realizza il debut album “Gangbang From Hell”; dopo altri avvicendamenti e concerti, il gruppo arriva registra nel 2012
(Pure Steel) I Project Terror sono la nuova band di Ronnie Stixx, che sicuramente molti di voi ricorderanno come ex singer dei Vicious Rumors: di “Conquistador” si parlava già da un po’ di tempo, perché ricordo che qualche brano cominciò a circolare che era, forse, ancora il 2011. Naturalmente è facile immaginare
(SixSixSix Music) Skiddaw è un duo black metal inglese formato da Razakel, voce e batteria, e Dominus, chitarra, basso e tastiere. I due provengono da esperienze con band black metal del proprio paese, come Baalberith e Ulfarr. Meno di un anno ed ecco la prima pubblicazione per questi valorosi alfieri del black pagano, ruvido, primevo e bilanciato tra fasi veloci e meno. Una intro epica, accattivante, seguita da tre brani e nei quali “Skiddaw Towers”
(CVLT Nation) La CVLT Nation presenta il quarto volume della serie di cover compilation e questa volta tocca ai Joy Division, con il celebre album “Unknow Pleasures”. A cimentarsi in queste rivisitazioni, per altro ben fatte, sono state dieci band* cioè tante quante le canzoni che compongono l’album. Significative le sonorità dei Theologian, create in una zona di confine tra elettronica e noise, per “Candidate”,
(autoprodotto) Stai venendo a me per scoprire la verità nascosta della tua carne. E’ questa frase (l’originale in inglese, da “The Well”), che mi ha colpito e -forse- rivelato il significato de “Il Tempio Del Dolore”. Una frase che riporta direttamente all’essenza, a quel black metal che esplora il mistico, l’umano, il carnale, il mortale… sempre legato
(Pure Rock Records) Gli inglesi Overdrive appartengono a quel nutrito gruppo di band che stamparono un singolo (o magari un album) in piena esplosione NWOBHM e poi scomparvero nel nulla, riapparendo soltanto in periodi successivi. Il 45 giri dei nostri si chiamava “On the Run” e
(Moribund) Seconda uscita discografica, dopo l’Ep “Darkness Is Rising” del 2013 per Provocator, one man band Slovena creata da Hellscream, fondatore del progetto Bleeding Fist. Il genere proposto è un death/black metal primordiale con tematiche profondamente anticristiane, come si evince da titoli come “Unholy Rape Of The Holy Whore” o “Black Star Of Lucifer”, oltre alla title track. Musicalmente, Hellscream pesca a piene mani
(Shadow Kingdom Records) Pescando nell’underground ancora sommerso, la Shadow Kingdom Records recupera il primo e unico disco (datato 1986) dei Powerlord, band dell’Oklahoma il cui batterista Bob Gurley suonò, per un singolo show, con dei giovanissimi Slayer.
(Nuclear Blast) Ritorno discografico per gli Accept, band leggendaria di importanza fondamentale per tutto l’heavy metal, soprattutto per quello tedesco grazie ad albums come “Metal Heart” o “Restless And Wild”, quest’ultimo aperto da quella “Fast As A Shark che da sola ha inventato il power/speed metal tedesco ripreso poi da Grave Digger,
(Spinefarm Rec./Universal) Acidi, come sempre. Sperimentali e perduti, come sempre. Cosa mai è cambiato negli Electric Wizard dal lontano album omonimo di esordio ad oggi? Si, cambi di formazione. Allora erano un trio Jos e gli altri, poi le cose sono andate in modo diverso. Lo stile? Bah, francamente no. L’elettricità che serpeggia nei loro pezzi e la lisergica attitudine restano qualcosa che nelle diverse stagioni della loro esistenza sono sempre apparse. Sia in
(Autoproduzione) Originari di Bordeaux, i Heboïdophrenie debuttano nella scena death metal con un album potente e articolato nelle sue strutture, nelle quali si intravedono cose dei Bolt Thrower e Cannibal Corpse in egual misura. Meno di quaranta minuti concentrati in potenza, sprigionata da un riffing pieno, solido, sorretto da un basso veloce e una batteria che scandisce colpi decisi, divisi tra blast beats sparpagliati e mid-tempo ben diffusi, cinti da una doppiacassa
(Napalm Records) Un sound estremamente personale da parte di questi danesi. Le fondamenta sono marcatamente stoner, heavy stoner, ma ciò che riescono a produrre merita -a pieni voti- la definizione di “alternative”; c’è molto feeling blues e questo dettaglio completa il cerchio,
(Spiritual Beast) Da buon appassionato di symphonic power metal, nel corso degli anni non ho mai perso un’uscita dei Derdian: sono particolarmente legato al debut, uno di quegli ultimissimi esempi della golden age of power metal che si andava, inesorabilmente, spegnendo;