PIN-UP WENT DOWN – “B-Sides”
(Autoproduzione) Nato come progetto avant-garde metal di Alexis Damien, multistrumentista e compositore francese, costui si è affiancato Asphodel, voce stupenda, cantautrice e pittrice. Pochi anni dopo si unisce ai due anche il fratello pianista di Alexis, Nicolas. Semplicemente intitolato “B-Sides”, ma non è ben chiaro il motivo di questo titolo e che relazione abbia con il materiale contenuto, il quale è fatto di cinque pezzi decisamente attraenti. (altro…)
(Dead Beat Media) Il mercato discografico è saturo, quello metal anche di più, viste le tante sfaccettature, filoni e stili che il metal ha generato. In questo scenario c’è in giro un terrorista, uno che sovverte le regole, uno che in definitiva anziché fare un favore al mercato propone sempre nuovi prodotti, nuove release. Di conseguenza aiuta a far salire questa inflazione artistica e che ha risvolti economici evidenti… Rogga Johansson è costui e nell’anno appena trascorso ha tirato fuori album con i Paganizer,
(Miner Recordings) Parte un riff a razzo definibile thrash metal, ma molto veloce e quasi death metal. Il cantante, Stevan Milanković oppure è l’altro, Bojan Goluža, si ne hanno due i Putrid Blood, segue con le strofe le nervature delle chitarre. Micidiale. “Silovanje”, brano seguente è ancora thrash metal corrosivo e con impennate da paura. “For God’s Sake” ha un taglio thrash di natura old style, caratterizzato da un assolo iniziale. L’old style si ripete nel corso dei pezzi,
(Moonlight Records) “Wormhole Generator” parte con “Swirling Rings of Saturn” e in particolare con un riff che mi ha subito fatto pensare ai Kyuss. L’evoluzione del brano è dannatamente fluente, come una danza dalla musicalità ruvida e con una coda finale di inserti lisergici. “XXI Century Riots” propende per dei suoni più granulosi. Il pezzo ha un’andatura spigliata e mentre l’indicatore del tempo segnala quasi 9′ di canzone, sovviene una riflessione:
(AFM/Audioglobe) Temo siano in pochi, fra le nuove generazioni, a conoscere i Paradox: i tedeschi, fautori di uno speed/thrash che si è fatto sempre più feroce nel corso degli anni, sbucarono sul mercato nello stesso momento di Helloween e Blind Guardian, e forse solo la sfortuna e i continui cambi di line-up hanno impedito loro di eguagliare i più blasonati compagni. Dal 1986 ad oggi la band ha pubblicato soltanto sei dischi, compreso questo ultimo “Tales of the Weird”, che non sarà un capolavoro
(VIC Records) Propongo di non recensire più gli album di Rogga Johansson. Finiamola qui, basta! Annunciamone solo l’uscita e stop! Quanti album in cui lui suona escono in un anno? Ho perso il conto. Estenuante. Carve è stata una delle tante band nella quale Rogga ha messo mano. Due demo e due album incisi. Mentre i Paganizer si fermarono nei primi anni del nuovo millennio, Johansson insieme a Matte Fiebig (ex Paganizer, ex Ribspreader) e Andreas Karlsson (Paganizer, Another Life, Ribspreader)
(Forbidden Records)I Plutonian Shore esordiscono in questa propria fetta dello split, con l’intro esoteric ambient “To Open the Gate” e proseguono con cinque pezzi, tra cui “The Fifth Illusion” dei Rotting Christ. “A Thousand Eyes”, che segue l’intro, rivela un sound black metal tra primi Dimmu Borgir e Emperor prima maniera. Melodie ampie, gelide, synth che appoggiano il riffing e creano un epica malsana. Non male “The Beast and the Mirror”, un brano sempre dal sound ruvido ma con atteggiamento progressive.
(Pure Legend/Audioglobe) I Pertness mi sono sempre stati simpatici: quadrati, a tratti violenti, sempre fedeli al verbo dell’heavy/power metal tedesco degli eighties! Gli svizzeri continuano ad avere uno dei sound più duri e serrati della scena, e a dimostrarlo c’è già quel carrarmato della titletrack, tipologia di brano che raramente è stato mai proposto fuori dai confini germanici. “Farewell to the Past” giunge, molto stranamente, a ricordare alcune cose degli Amon Amarth,
(GlassVille Music) Detesto al gente insistente, soprattutto quando dai delle buone argomentazioni in risposta ad un rifiuto alle loro richieste. E’ stato il caso della GlassVille, alla quale ho dovuto ribadire per ben due volte che questi Paatos non c’entrano nulla con un sito che ha la parola “metal” nel nome. Niente da fare. Le insistenze sono aumentate e alla fine ho ceduto. Due righe per questa band si riescono a scrivere. I Paatos sono svedesi e al quinto album, come lo stesso titolo dichiara.
(Debemur Morti Productions) I Porta Nigra sono i tedeschi Gilles de Rais, chitarra e basso, e O., batterista e voce. Il duo si esibisce attraverso una dimensione sonora oscura, derivata sicuramente dal black metal ma loro non sono creature feroci, sembrano essere dei sacerdoti di un culto che celebra le sfumature post e avantgarde del genere.
(Graviton) Rieccoli, gli inglesi Pythia: una di quelle (poche) formazioni power/gothic che valga la pena ascoltare ancora alla fine del 2012! Tre anni dopo “Beneath the veiled Embrace” la band guidata dalla bella Emily Alice Ovenden è pronta a dare alle stampe il disco numero due, che supera sotto tutti gli aspetti il già riuscito predecessore. Ancora una volta, la cura per l’immagine e il dettaglio risulta maniacale, e la produzione è pulita
(Metalhit.com) Il vinile di questo lavoro ha avuto i natali in Svezia, presso la Blood Harvest Productions e adesso Metalhit lo ripropone in digipack. Parliamo del debut dei brasiliani Poisonous, seminale band death metal, caratteristica che si intuisce da quella copertina che per quanto possa essere un’accozzaglia di cose colpisce nel segno. Porta dentro di se un messaggio unico:
(Heart Of Steel Records /DEFOX Records) Credo esistano diverse dimensioni di valutazione. Ciascuna mostra le cose da un punto di vista completamente diverso, talvolta opposto alla precedente. Nella musica le dimensioni sono molteplici. Originalità. Abilità. Effetto. Alla fine, comunque, l’unica vera dimensione che conta è quella emozionale.
(Napalm/Audioglobe) Long live Paragon, long live heavy metal! Gli inossidabili tedeschi sono arrivati al decimo album e non una virgola del loro sound è cambiato rispetto agli esordi. E questo nonostante siano passati ben quattro anni dall’ultimo disco e lo storico chitarrista Martin Christian abbia abbandonato la formazione. Limitatezza di fantasia, dedizione al genere suonato, fedeltà ai defenders che dal lontano 1990 ne seguono le gesta?
(Discouraged Records) Due anni fa il debut album ed ora un nuovo album per i Plector, in modo da poter mettere in mostra il loro stile fatto di tanto thrash metal e di melodic death metal. La componente Bay Area è molto forte e ricopre per buona parte tutte le canzoni di “Punishment Day”, mentre il death metal sembra essere tra i due generi quello che spesso va ad aggiungersi al contesto.
(Dark Descent Records) Ecco un esempio di magistrale black/death metal che suona come un’ondata distruttiva e che raramente placa la propria violenza nei 37′ di musica che i Paroxsihzem infondono in questo debut album, enfasi delle tenebre e dell’esaltazione di una bestialità subdola. Ogni canzone possiede queste caratteristiche, oltre ad un drumming che sprigiona blast beat a raffica, mid-tempo a seguire e una doppia cassa
(Autoproduzione) La butto così, ma credo che al giorno d’oggi l’hardcore vero e proprio non esista più. Le poche cose rimaste sono confinate nel Do It Yourself, il resto che circola e che spesso è definito hardcore in realtà è un sound che è solo direttamente derivato o influenzato. Le band che si rifanno all’hc devono avere carattere ed esprimere la propria identità.
(Cruz del Sur/Audioglobe) “Judgment of the Dead” è il primo full-“length” dei Pagan Altar: ma nonostante risalga a esattamente trent’anni fa, questa è la prima volta che appare su cd e con la tracklist e la copertina volute dalla band. Per questo ‘evento’ dobbiamo ringraziare ancora una volta la Cruz del Sur, che dopo l’ep “The Time Lord” si è sobbarcata l’onere (e l’onore) di rendere disponibile sul mercato odierno anche questa perla
(Shadow Kingdom Records) Oscurità. Sensazioni depresse. Doom Metal allo stato puro. I Pale Divine arrivano al quarto capitolo, a oltre un decennio dalla prima release ufficiale. Lo fanno con un album imponente, completo, poderoso. Oltre un’ora di musica di qualità, estremamente ben suonata, molto ben registrata. Un album che conduce verso la giusta atmosfera con “Nocturne Dementia” una opener strumentale di ben sei minuti e mezzo,
(Pure Rock Records) Warrant. No, non quelli americani, quelli tedeschi. Speed Metal. Roba dura. E’ da questo passato che salta fuori Jörg Juraschek, voce e basso dei Warrant, voce e basso dei Punchline. U.D.O., mitica band tedesca. Altra roba dura, un pezzo di storia. E’ da questa storia che salta fuori Thomas Franke, batterista originale degli U.D.O., batterista dei Punchline.
(Sonic Attack) Ma quanto è meraviglioso il secondo disco dei polacchi Pathfinder? Non riesco a renderne conto quanto vorrei. Un album così pomposo, barocco, ingenuo (un concept sul metal come quinto elemento che costituisce l’universo!), altisonante e torrenziale di symphonic power metal non si vedeva, a mio giudizio, dai tempi di “Legendary Tales” dei Rhapsody o “Angels Cry” degli Angra. Non vi spaventino i paragoni,
(Autoproduzione) “.:Unique.Negligible.Forms:.” è un 7” che esce in versione limitata a 300 copie. Un breve atto e squisitamente concepito nel guazzabuglio di jazz-grind e avant-garde metal, ovvero una poltiglia funesta e confusionaria che da sempre caratterizza l’estetica dei novaresi Psychofagist. La band riversa tutto il proprio estro sui due lati di questo dischetto, con soli tre brani in totale.
(Bastardized Recordings) I romani Purification trovano il palcoscenico della Bastardized Recordings per questo nuovo lavoro. Era dal 2003, “Banging The Drums Of War”, che non se ne aveva uno nuovo. Andrea Campanelli, chitarrista, è l’ultimo rimasto del nucleo fondatore di questa band vegan straight edge, la quale ormai ha ben poco di quel sound appunto straight edge. La deriva stilistica è verso il thrash e il metal-hardcore, ma di quest’ultimo se ne sente poco.
(Eleven Seven Music/EMI) Credo che nemmeno questa volta i Papa Roach abbiano sbagliato in qualcosa. Sospetto che “The Connection” porterà di nuovo la band a vincere qualche disco di platino. Non è che l’album abbia poi in se qualche potenziale hit o canzoni memorabili e i ripetuti ascolti me lo hanno confermato, ma ha una linearità e quel suo di tenere tutto in ordine, senza sbavature e cali.
(Frontiers) Nono full “length” per i Primal Fear e nona bordata di inossidabile heavy/power metal tedesco: Scheepers, Sinner e compagni hanno ormai raggiunto da tempo uno standard invidiabile di qualità e professionalità sotto tutti i profili, per cui gli appassionati possono sempre acquistare a scatola chiusa. Certo, i nostri non volano più alto da tempo (a parere di chi scrive almeno da “Seven Seals”), ma fanno sempre il loro sporco lavoro di veterani del metallo tedesco. “Strike” è naturalmente ultraclassica – fino all’assolo, che fa stranamente pensare a suoni e ritmi di Luca Turilli!
(Pure Steel-Audioglobe) Molti dei defenders conoscono già Kevin Goocher, che ha avuto l’onore di cantare con gli Omen: i Phantom X, da Dallas, Texas, sono la sua nuova band, che con questo quarto album di onesto e potente US power metal si lancia all’attacco del mercato internazionale. I nostri, tra l’altro, hanno in programma fra meno di un mese un tour europeo che li porterà anche in Italia, per diverse date e in location peraltro inusuali (fra le quali Napoli e la Sardegna). Tre quarti del disco costituiscono un concept sul quale, purtroppo, noi recensori non abbiamo troppe informazioni!
(Autoproduzione) Dannatamente pesanti. Sporchi. Trascinanti. Sono in quattro, vengono dalla Danimarca (anche se hanno componenti sparsi per mezza Scandinavia, Islanda compresa). Suonano uno stoner iniettato di sludge. Gridano nel microfono, voce sporca, a tratti estrema o growl. Propongono una produzione essenziale, chiara, potente, dove ogni corda del basso, quando pizzicata, emana vibrazioni viscerali e devastanti. Dall’heavy metal puro attingono riff massicci, ed il loro EP, purtroppo limitato a soli quattro pezzi, vi fa volare dalla sedia, fa esplodere le casse dello stereo.
(Cruz del Sur/Audioglobe) I fanatici della scena doom conoscono già “The Time Lord”: si tratta del lungo ep che presenta i brani più ‘antichi’ della formazione inglese, registrati fra il 1978 e il 1979 e presentati in passato in edizioni limitatissime su cassetta e vinile. Oggi la sempre meritoria Cruz del Sur ristampa questo oggetto di culto su cd, e spero che l’audacia venga premiata:
(Klonosphere/Season of Mist) Figli della Bretagna (Britanny), terra arcaica e affascinante, ma anche figli del melodic death metal svedese I francesi Pictured. Nuovo album fatto di melodia ma anche di spiccata aggressività, formulata attraverso un thrash metal di fondo (su tutti ascoltare l’attacco iniziale di “metal”) che si infonde in ogni singola canzone.
(Ipecac Recordings) “Laborintus II” è un’opera di Luciano Berio, grandissimo compositore italiano, tra i grandi della musica. Berio compose la partitura nel 1965 per i 700 anni della nascita di Dante Alighieri, con annessa parte testuale ispirata su un poema di Edoardo Sanguineti. Nel 1972 il compositore eseguì in Olanda “Laborintus II”, in occasione dell’Holland Festival.
(Misantrof ANTIRecords) Un sorriso infernale, bestiale. Un ghigno malvagio, ironico, derisione per il mondo intero, per il genere umano intero. Un inferno che attende con pazienza, banchettando, la fine di una umanità dannata, condannata, perduta. E nel frattempo il rock’n’roll delle origini suona, scuote, smuove, fa tremare. Un Rock’n’roll iniettato di sangue, di rabbia, di disgusto e repulsione.
(Pagan Records) Erano cinque anni che non si vedeva un nuovo album dei Pandemonium. Arriva dunque il momento per “Misanthropy”, con l’ausilio di Androniki Skoula (Chaosstar e con collaborazioni per i Rotting Christ) per alcune (fantastiche) inserzioni vocali femminili e i samples di Khorzon (Arkona e Mussorgski).
(Cyclone Empire) Un album incentrato sui miti di Cthulhu, ideati da H.P.Lovecraft, da parte di una band di death metal svedese old style, nata nel 2008 grazie a componenti dei Nominon, Reclusion, Thorium e altri. Loro sono i Puteraeon e sono al secondo album. Il missaggio è di Andy La Roque, sinonimo di qualità e in effetti “Cult Cuthulhu” ha un sound fresco, nitido, aggressivo e dannatamente death metal.
(Pure Steel/Audioglobe) Se amate l’us power metal più sporco e cattivo, alla Metal Church o anche alla primi Iced Earth, i Power Theory meritano certamente la vostra attenzione. La band della Pennsylvania sembra aver passato indenne un notevole cambio di formazione (due membri su quattro) e si presenta sul mercato con un secondo album più potente e violento che mai.
(Bleak Recordings/Division Records) Dal Portogallo ritornano i Process Of Guilt, i quali realizzarono l’album “Erosion” nel 2009 e ancor prima “Renounce”. La musica dei Process Of Guilt è un insieme di sludge, stoner e doom, di Neurosis e di ossessioni, di suoni compatti e possenti, di melodie maestose e di distorsioni granitiche.