Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
HIC IACET – “The Cosmic Trance Into The Void”
(Iron Bonehead) Si sa poco di questa entità proveniente dalla Spagna. Non si capisce bene se sono in tre o se si tratta di una one man band. Beh, poco importa: se è la musica a parlare allora siamo di fronte a del materiale molto valido. Considerando infatti che prima di questo album d’esordio c’è stato solo un EP datato 2012 (altro…)
(Apathia Records) Gli autori di “Hyperblast Super Collider” (
(Steel Gallery) La Grecia è ancora il santuario di certo heavy metal vintage, rimasto ai suoni e alle atmosfere degli eighties: che sia un bene o un male, signori, è così. I Bandemonic (
(Unholy Prophecies) A tre anni di distanza dal debutto “Reborn In Death”, gli Spagnoli Morbid Flesh tornano con questo EP di sano, classico e potente death metal di stampo Scandinavo. La pressoché totale mancanza di originalità è sopperita dalla convinzione con cui questi ragazzi distribuiscono le loro mazzate all’inerme ascoltatore.
(Autoproduzione) Il thrash metal è un genere che ha dentro qualcosa che comunica un assalto, continuo e sistematico. Energia, dinamismo, ostinazione, il tharsh metal comunica questo, oltre a essere una sana scarica di musica pompata di adrenalina. Qualcosa
(Moribund) Shatraug: oscuro personaggio finlandese che al black metal ha dato -e continua a dare- molto. Behexen, Black Stench, Drowning the Light, Foudre Noire, Horna, Necroslut, Sargeist… alcuni -non tutti- i progetti dove questo artista partecipa come chitarrista, bassista, tastierista, vocalist o addirittura come one man band. La
(Beyond Productions) Ammetto di non aver mai sentito parlare dei Siciliani Heretical. La band proveniente da Caltanissetta, è attiva dal 1996, e giunge al terzo album a distanza di tredici anni dal precedente “Ars Infera”, consegnandoci un capolavoro assoluto di musica estrema! La base di partenza è un black metal di matrice sinfonica,
(Discouraged Records) Arrivo in ritardo con il mio pezzo su questa band svedese. “In the Shadow of the Colossus” è stato pubblicato nel marzo dello scorso anno dalla Discorurged Records. Seconda release per questa band che mishia post metal, post hardcore, mathcore
(UDR) La storia parla chiaro: Uli John Roth lasciò gli Scorpions quanto non gli andava più la direzione che stava prendendo lo stile della band, uno stile incompatibile con la sua instancabile creatività, sempre lontana dalle direzioni commerciali imposte. Una base blues, una amore per Hendrix, uno stile personale. Ma le radici sono le radici. Per questa ragione il mitico chitarrista ha
(Bandcamp) Chi scrive ha una propria opinione riguardo le etichette. Il metal è un genere che negli anni ha assunto varie forme, ma ultimamente la tendenza è quella di creare dei sottogeneri nuovi che di inedito hanno veramente solo il nome. Ecco quindi che non
(Transcending Obscurity Distribution) E se i The Darkness fossero nati in India? Se la famiglia Hawkins fosse cresciuta imparando a suonare gli strumenti tradizionali indiani e ascoltando Hard Rock d’importazione? Probabilmente il risultato sarebbe questo lavoro. Ebbene si, esiste chi conosce la musica degli anni
(Dead Inside Records) Hard rock made in California: siamo alle origini, al fulcro del movimento, alla base assoluta. Ma dimentichiamoci i personaggi ottantiani, l’estremo, l’assurdo, il glam: i Six Gun Saints sono quattro ragazzi che sanno fare ottima musica, un ottimo hard rock ricco di groove, potente, intenso, curato. Hanno una venatura di sporcizia nel sound, quasi remotamente punk,
(Jolly Roger Records) I Darking sono il complesso di Agostino Carpo, chitarrista dei primi dieci anni di vita dei Domine: il secondo full-“length” della sua nuova creatura segue di ben cinque anni il debut “Son of Steel”, che sono andato a riprendere dai miei scaffali per prepararmi meglio alla recensione. E in “Steal the Fire”,
(FDA Rekotz) Giungono al terzo album i Tedeschi Arroganz, band nata nel 2008 e dedita ad un death metal vecchio stampo che talvolta sfocia nel black metal. Dopo una breve intro, l’apertura spetta a “One Death”, brano dall’incedere lento e solenne, stilisticamente affine ai Bolt Thrower, con alcuni passaggi vicini al doom tipici della band Inglese. Un
(Argonauta Records) Un criptico mix di sonorità estreme e avvolgenti atmosfere tetre, con marcate ispirazioni derivanti da black metal, post hard core e screamo senza dimenticare una tendenza capace di dipingere scenari privi di luce, materializzando ambienti ostili, angoscianti, asfissianti. La band è Italiana, ma ha registrato a Los Angeles e
(Spinefarm / Universal) I Venom si sono sempre caratterizzati per essere un trio scarno. Il loro sound, celebre e fondamentale per la musica metal, non ha mai brillato per architetture sonore particolari. Non un demerito questo e comunque la band resta un’icona. Senza dubbio.
(Revalve Records) Risiedono a Novosibirsk i Demon Project. Città siberiana, posta nel versante meridionale, quello che guarda dunque verso Kazakistan e Mongolia. Luogo lontano, perduto. “Revival” è il nuovo EP che i Demon Project incidono
(Sixsixsix Music) Ti fan salire la cattiveria ed il pessimismo questi Born Undead. Certo che con questo nome non ci si aspetta di sicuro di trovare del Glam, quindi via di batteria schiacciasassi, zero melodia e avanti con testi truculenti e malsani.
(Sliptrick Records) Il campanilismo musicale è qualcosa che non interessa a chi scrive, ma avere a che fare con “The Decline of the Human Race”, significa trovarsi di fronte a una sana e sacrosanta scarica bastarda e infame di deathcore italiano, fatto in maniera eccellente.
(Frontiers Record) Il corvo nero è tornato. Jorn Lande. Uomo senza riposo, senza limite. Jorn si è imposto sulla scena dagli inizi anni 90 grazie ad una voce fantastica ed un atteggiamento dannatamente e purissimamente metal e da allora è rimasto ad altissimi livelli. Ma Jorn è multiforme: Jorn è Ark, è Masterplan, Jorn è solista, un progetto che ormai ha
(Limb Music) Per i pisani Vexillum, “Unum” è certamente il disco della maturità. Inutile dire che, da buon appassionato di power metal, seguo la band dagli ingenui (ma sempre godibili) inizi di “The Wandering Notes”, l’ho apprezzata con “The Biouvac” (recensito
(Pitch Black Records) Mi ricordo bene degli Holy Dragons, questi terroristi kazaki che conobbi in occasione del precedente disco “Zerstörer” (recensito
(Napalm Records) Prendete Bathory. Aggiornatelo all’età dei Turisas, degli Ensiferum, dei Wintersun. Considerate anche formazioni come gli Equilibrium e i Moonsorrow. E non dimenticate le vette del pagan black, cioè i Thyrfing, i Manegarm e i Kampfar.
(Spider Rock) Possiamo parlare di una scena prog/power metal a Roma? Dalla capitale provengono i Kaledon, i Dragonhammer, i Noveria, gli Embrace of Disharmony, i Mindcrime… e sto parlando soltanto delle band che ho recensito negli ultimi mesi! All’elenco possiamo certamente aggiungere anche i Nexus Opera,
(Medusa Crush Recordings) Gli split sono spesso delle entità accessorie, utili solo a farsi pubblicità grazie a chi fondamentalmente compra il disco per “l’altro lato”. Ma non è questo il caso. Siamo di fronte infatti ad un prodotto più che pregevole per più motivi. Primo: i gruppi in questione sono validi. I
(Svart Records) Che strana band i Witch Mountain. Deliziosamente strana. “Mobile of Angels” è la loro quarta fatica, il terzo con la fantastica Uta Plotkin al microfono. Si dedicano mente e corpo al doom, quello tetro, inquietante, musica e stregoneria legati in maniera indissolubile… e curano completamente ogni aspetto della vita della band,
(Iron Bonehead) Ci sono giornate in cui maledici il mondo e vorresti vederlo bruciare. Giorni in cui tutti si fanno i maledetti fattacci propri e tu invece te ne vai a lavorare, ingabbiato nel meccanismo dei turni festivi… In questo tipo di giornate ti senti nero, incazzato e vorresti qualcuno al tuo fianco, ma
(Kaotoxin Records) Nell’attesa di un nuovo disco gli inglesi Eye of Solitude, una delle formazioni più interessanti di death/doom metal della scena attuale, pubblicano un ep che… è lungo più di molti dei full-“length” in circolazione! “Dear Insanity” dura infatti circa 49 minuti e,
(Iron Bonhead) Sono mille gli esemplari di questo 7” che racconta di una band del Texas che suona un death metal sepolcrale e torbido. Chitarre dalle distorsioni zanzarose, voce fatta di un growl profondo e torvo, gutturale. Variazioni melodiche e strutturali piuttosto classiche.
(Blood Harvest) EP di debutto per gli Statunitensi Ghoulghota, quartetto dedito ad un death metal che affonda le proprie radici nei primi anni ’90. I due brani che compongono questo 7” sono malsani, marci, lontani da tecnicismi e produzioni ultra moderne, preferendo un approccio più crudo anche nella produzione, grezza e
(Avantgarde Music) Intossica la musica degli svizzeri Darkspace giunti al quarto immenso lavoro. “Dark 4.18”, “Dark 4.19” e “Dark 4.20”: le tre traccie, tutte lunghissime (totale oltre un’ora) che diffondono il male, la dispersione del cosmo senza fine, la definizione dell’oscurità stessa; come sempre titolo anonimo,
(UDR) Pochi artisti hanno lasciato un segno importante nella musica metal come Randy Rhoads. Il chitarrista Statunitense ha marchiato a fuoco il mondo dell’hard & heavy con i suoi riffs taglienti e gli assoli melodici di ispirazione classica. Nato nel 1957, a sedici anni fonda la sua prima band che di li a poco prenderà
(Rocksector) Ecco il ritorno di un’altra vecchia gloria del metallo britannico! Gli Avenger, di Newcastle-upon-Tyne, ci dovevano un disco di inediti da praticamente 30 anni (“Killer elite” è del 1985), e questo “The Slaughter never stops” ce li restituisce in buona forma, anche se dediti a sonorità molto più
(Autoproduzione) Myrkagav è il progetto solista di Lars Jensen, polistrumentista norvegese che dal 2003 ha allineato diverse produzioni minori e un full-“length”. Qui ci occupiamo del suo nuovo singolo, che racconta la storia di un uomo maledetto da una strega e degli sforzi della moglie per salvarlo. Il brano
(Nuclear Blast) Dove eravamo rimasti? Ah si, “At the Edge of Time”, cinque anni or sono. I Blind Guardian non lasciano mai niente al caso, e state pur certi che se tanto è passato dall’ultima fatica in studio dei tedeschi non si tratta certo di pigrizia. Siamo forse di fronte al platter con la gestazione più lunga