Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
AMBERIAN DAWN – “Re-evolution”
(Encore Music/Plastic Head) Conosco bene gli Amberian Dawn, formazione finlandese di symphonic power metal come piace a me, secondo la più pura tradizione del paese scandinavo (Dreamtale, Altaria, Excalion sono le band più vicine quanto a sonorità). Per presentare la nuova cantante Capri, i nostri editano questa compilation (altro…)
(Massacre) Ascoltare un album degli Agathodaimon è qualcosa a metà tra un déjà-vu e un atto scontato. E’ dai tempi di “Blacken the Angel” che la band tedesca sforna album dove le prime canzoni sono dei fulmini che abbagliano e solleticano la bramosia di metallo maestoso dell’ascoltatore che si approccia, salvo poi
(Nordvis) Il black metal di questi svedesi mi garba. Ha quella giusta attitudine selvaggia e quell’odio indolente. Le tastiere che affiancano le chitarre sono leggere, non imponenti, non coprono troppo le melodie e aiutano a renderle seducenti. Tuttavia “Till Stilla Falla” possiede una batteria spesso sfalsata nei volumi
(Bakerteam Records) I Mechanical Swan di Carpi sono quattro musicisti, cioè un cantante, batteria e due chitarre, delle quali una presta il proprio musicista anche alle tastiere; alla fine la band delinea una sorta di rock-metal dalle sonorità moderne e dall’atteggiamento molto simile al power rock e a quelle forme rock
(Napalm/Audioglobe) I Lonewolf mi piacciono (l’ho già detto chiaramente
(Sepulchral Productions) Una visione del mondo senza speranza. Depressione. Black metal che ne assume le sembianze, trasformandosi in suoni profondi, atmosferici, pensierosi. Un album dal sound corrotto, malvagio, una sfumatura più tetra del nero più profondo. Drumming quasi dissonante su chitarre laceranti, ossessive,
(Rancore Records) Sono dei musicisti milanesi i Seditius e giocano a mischiare il rock con il blues, l’hard rock, l’alternative, lo stoner e cose simili. Sono percorsi stilistici prefissati, ma che si alternano secondo una logica e il gusto della band. L’EP propone atmosfere vivaci e nelle sette canzoni si avvicendano atmosfere nuove, per via
(Napalm/Audioglobe) “Wachstum über alles” è il singolo apripista per il prossimo album dei Saltatio Mortis, previsto nientemeno che per il 16 Agosto: il maxisingolo presenta il brano, critica corrosiva dell’economia mondiale di questi anni (il titolo significa pressappoco “Lo sviluppo al di sopra di ogni cosa”), in ben cinque
(Autoproduzione) Suoni. Nient’altro che suoni. E’ la mente umana che costruisce la differenza tra suono, rumore, musica. Ma essendo proprio la mente umana a classificare, confinare, una qualsiasi onda sonora dentro di una categoria, è certo che si tratta di una interpretazione sempre soggettiva, assolutamente
(Erga Editions) Un teatro del Metal. Deve essere l’idea fissa di questo strambo artista italiano (precisamente di Genova) che già nell’ormai lontanissimo 1980 (annus mirabilis) aveva intitolato il suo primo disco “Perseo Miranda and His Theatre “. Il disco infatti riprende le sonorità del Precedente “Firmament” del 2011, e il tratto
(Svart Records) Un’ora e venti. Tempo trascorso. Mi risveglio da un torpore, con un senso di angoscia. Tutto appare cambiato. Tutto è morto. Tutto è marcio. La luce è oscura, l’aria è tetra, l’atmosfera è opprimente. Un dio oscuro, una divinità oscena, uno spirito perverso. “Dakhmandal”, quarta opera dei misteriosi finlandesi
(SG Records) “Power Fusion” è proprio un album di fusion, cioè è un mélange di situazioni musicali tra jazz, blues, rock, spunti heavy. L’ideazione degli Angel And Demons è di Alex Stornello, chitarrista di provata esperienza e sapienza (è un docente), il quale si è affiancato Giorgio “JT” Terenziani, bassista per Absynth Aura
(Autoproduzione) Make It Long ‘n Fast, detti appunto M.I.L.F., sono degli allegri e scanzonati hard-rockettari di Firenze. Non hanno quella sfrontata allegria alla Faster Pussycat, non sono i i Mötley Crüe, ma se questo concetto è banale tengo a precisare immediatamente che le band menzionate mi servono per indicare il fatto
(Metal Nation) Ero già rimasto colpito dalla musica degli Stormzone (
(Sleazy Rider Records) Dopo tre album, e – pare – scontento dei continui cambi di lineup e direzione musicale, Brian J. Huebner ha voluto riprendere completamente il controllo della sua creatura Cold Colours, e pubblicare questo quarto full-“length” come se fosse un solo project, con un controllo artistico totale sul prodotto
(P2) Perdonate la sciocca ironia, ma una band che si chiama Extinction Protocol e che viene pubblicata da un’etichetta chiamata P2 è il massimo: deve essere un piano della nota Loggia Massonica! Stupidaggini a parte, questo quartetto della Pennsylvania è mostruosamente legato al brutal death metal da un sottile legame
(Ektro) Malati, sconvolti, devastati. Hanno un sound isterico, contorto, fuori da tutti gli schemi. Risultano melodici ma anche dissonanti. Hanno idee che mi ricordano gli album solisti di Vrangsinn, senza aver veramente nulla da compartire con l’artista norvegese. Suonano una specie di punk che è il post del post di se stesso.
(Nuclear Blast) Siamo di fronte all’inizio di quella che si rivelerà essere una vera e propria leggenda del death metal svedese. Parlando infatti di metal scandinavo non si possono bypassare gli Hypocrisy, creatura nata e cresciuta dalla mente del poliedrico e geniale Tägtgren; ben vent’anni ci separano dalle edizioni originali
(Fuel Records) E’ stato un po’ difficile assimilare questo lavoro dei toscani My Tin Apple e non perché l’album fosse brutto, ma possiede una gamma di idee e sonorità che, almeno per me, richiede qualche ascolto in più (e non è un problema, visto che di solito accade con tutti i lavori che gestiamo). E’ servita la giusta attenzione
(Autoproduzione) Stoner e hard rock. E’ questa la dichiarazione di intenti. E le influenze parlano chiaro: Black Label Society, Down, Pantera. Cosa mai può risultare da una simile idea musicale? Decisamente qualcosa di esplosivo, originale, molto personale. Gli Italiani Di’Aul arrivano con questo nuovo album, il secondo, e non
(Napalm Records) Sesto album per i Deadlock e consueta ondata di (pop) melodic metal. E’ curioso, ma ancora oggi ancora si utilizza per la band tedesca l’aggettivo “death”, ma bando al loro passato e valutiamo al netto della sostanza il loro presente. “The Arsonist” possiede canzoni sorrette da una gemellare andatura cavalcante
(Ektro) Si definiscono i re finlandesi dell’hard rock/death metal di matrice Lovecraftiana. Francamente di hard rock c’è poco, se non qualche accenno. Di death metal c’è decisamente una voce che comunque non raggiunge livelli estremi, sinceramente sono abituato a qualcosa di molto più appartenente all’oltretomba.
(Fog Foundation) Mi trovo proprio a Matera, patria del polistrumentista Drakhen, mentre rifinisco la mia recensione di “The Battle will never end”, il secondo disco della one-man-band Bloodshed Walhalla. Una formazione che mi sta simpatica per tanti motivi: perché suona puro viking metal in Italia, e anzi in Sud Italia
(Autoproduzione) Estremi, molto estremi. Quel pizzico di sana e irriverente follia compositiva, mostrata tra strutture estreme, molto estreme, e improvvise variazioni tematiche, con melodie inaspettate. I The Senseless tritano le viscere, come lame che girano alla stregua della pale di un elicottero. Un sound che gioca
(Mausoleum Records) A metà tra i Motörhead e l’hard rock e senza possibili alternative. I Nitrovolt sono questo: energia e ribellione, sfrontatezza e serrata esplosività. Lemmy è sullo sfondo e forse anche i Mötley Crue e gli AC/DC e tutto viene rivitalizzato e messo insieme e cucito con cura. “Pay the Price”, opener dell’album, è
(Autoproduzione) Per Fredrik Asly, in arte Pellek, è un giovane vocalist norvegese che, nel suo paese, si è fatto notare con l’apparizione a programmi televisivi dedicati ad artisti emergenti. Canta inoltre nei Damnation Angels, band che ho recensito
(GCM Factory/Alka Record Label/Black Widow Records) E’ un lavoro controverso questo “Love, Lust and Revenge”. La band ha un nome che mi fa pensare a cose goth-punk, nonostante abbia alle spalle già un discreta attività discografica fatta di due album e due EP. “Love, Lust and Revenge” possiede si qualcosa di decadente
(Raw Lines / New Model Label) Esplosivi, rumorosi, scatenati. Sei rocker Italiani che con una carica energetica travolgente mettono insieme questo divertentissimo album che trova origini stilistiche nel punk e nel rock scandinavo. L’effetto sonoro è quello di una band dal vivo, una grande jam session, ma sotto si nota un lavoro
(Pest Records) Esaltazione della tenebra. Blasfemia. Attacco diretto alle patetiche istituzioni religiose. Brutalità sonora che circonda questi concetti, che si materializza in un album di ottima qualità, un album di black metal in piena evoluzione, con idee intense, passione nell’esecuzione, ispirazioni che toccano i confini
(Autoproduzione) Chitarrista della band death metal Neurosphere, il giovane Marco De Francesco si cimenta, e devo dire con ottimi risultati, nella produzione di un disco strumentale in cui lascia il proprio estro libero da ogni freno di sorta. Ho già scritto in passato (e non sono certo l’unico a pensarla così) che i dischi dei guitar
(Revolution Harmony) Una canzone con Serj Tankian (System Of A Down), Ihsahn (Emperor), un assolo di Devin Townsend, la produzione e composizione del giornalista britannico Ray Holroyd, poi il chitarrista Stefan Loh (We Claimed Sentience Once), la voce addizionale dell’inglese Abbie Johnson, il missaggio di Rohan Onraet
(Svart Records) Stoner. Tutto si aggira su uno stoner pesante, ciclico, imponente. Da questa base gli svedesi Goatess costruiscono la loro musica, le loro idee, lasciando libera la loro ispirazione. È proprio da questa base che nascono le imponenti divagazioni psichedeliche, le tetre invasioni doom, le godibili ispirazioni ai primi
(Non Stop Music) Strano destino, quello degli Excelsis: svizzeri come gli Eluveitie, suonano lo stesso genere degli Eluveitie e sono anche nati diversi anni prima di loro (nel ’96), ma non hanno conseguito il successo ormai planetario dei loro compagni nel folk/power/death metal. Certo, questa situazione è giustificata
(Vertigo) Arriviamo tardi. Tardissimo. Un po’ perché sono state scritte e dette fin troppe parole. E noi le abbiamo lasciate correre. Un po’ perché si parla di una band essenziale, reunion o meno che sia, e noi di Metalhead ci siamo presi il nostro tempo. Crediamo non abbia più alcun senso discutere sul senso o meno di
(UDR/EMI) Al Jourgensen ci aveva provato pochi anni fa a sciogliere i Ministry, fu all’epoca di “The Last Sucker”, ma non andò così. Poco prima, nel 2003, Paul Barker, bassista e fido collaboratore di Al, lascia la band (con lui avrà in seguito degli attriti) e questa realizza “Houses of the Molé” e “Rio Grande Blood”, con Al