MASTERS OF DISGUISE – “Back with a Vengeance”
(Limb/Audioglobe) Tutte le informazioni sul progetto Masters of Disguise potete trovarle QUI, nella mia recensione all’ep apripista “Knutson’s Return”… mi resta da discutere dell’annunciato full-“length”, dieci brani di cui due già trattati nella sopracitata review. Che dire? Dalle premesse mi attendevo forse qualcosa di più, alla fine “Back with a Vengeance” è gradevole ma non sfonda. (altro…)
(Tenacity Music) Pochi anni di vita e un EP nel 2011 curato da Johann Meyer (Kandyss, Yverdoom, One Way Mirror, Kruger) e adesso il debut album che svela quanto i Make Me A Donut siano una formazione capace di produrre già buoni livelli musicali, fatti di djent-prog-cyber death metal. Strutture sonore frammentate, scolpite con decisione e precisione. Questa band sembra conoscere la
(Black Board Records) Ma che fa la Pure Steel Records? Non sa quanto lavoro abbiamo già noi poveri recensori? Perché allora girarci il promopack di un disco uscito ormai quattro anni fa? Scrivo comunque due righe per dovere di cronaca… I Medusa’s Child sono svizzeri e questo è il loro terzo full-“length” di heavy/power metal molto condizionato dai modelli degli anni ’90.
(Hollow Earth Records) Già dall’indefinibile copertina si può immaginare come gli sloveni Mothermound si dedichino a un metallo oscuro e violento: quello che non potevo sapere è che il loro sound è una mirabile commistione di più generi, che funziona decisamente bene nonostante qualche piccola lungaggine di troppo. Sotto questo nome la band è attiva soltanto da 4 anni, e
(Autoproduzione) Vi presento oggi un disco particolare, che poteva essere un capolavoro assoluto, ma non lo è… proprio per il suo anelito ad esserlo! Gli olandesi Magion sono al secondo full-“length” e ci propongono un power/gothic che porta all’estremo tutte le caratteristiche di questa musica… per farvi capire, è come se fossimo di fronte ai Dragonforce di questo (sotto)genere!
(Sound Age Productions) Di origine russa, ma di stanza a Darmstadt, in Germania, i Morok hanno atteso quasi dieci anni per pubblicare il loro primo full-“length”: che non a caso ha una gradevole patina vintage sopra di sé. La titletrack cresce lentamente per sfociare in una cavalcata pagan black primordiale; anche “The last Path” sa di foreste innevate e delle band della prima, irripetibile
(Cyclone Empire) Ed ecco che finalmente, in mezzo a tanti dischi fotocopia, la Cyclone Empire ti butta sul mercato un vero masterpiece! I tedeschi Mountain Throne giungono al debut dopo la solita trafila di demo ed ep, e trovo che la definizione di ‘ancient heavy metal’ che essi stessi danno alla propria musica sia indovinatissima! “Spirits of Fate”, la grintosa opener, mi ha ricordato
(Napalm Records) Una delle migliori band neo-metal che ci siano in circolazione. Continuo a pensarlo e a sostenerlo, nonostante i Monster Magnet siano sempre incollati dalla stampa specializzata come la band di “Powertrip” e per non parlare delle vicende extra musicali (droga) di alcuni dei singoli componenti. Non so voi, ma io “Mastermind” l’ho consumato in questi tre anni e adesso
(Autoproduzione / AAP) Questo sound è una fogna, un pozzo, una voragine apertasi nella terra. Questo sound è oscuro e assurdo. I Mörkö sono finlandesi e attivi da poco più di dieci anni. hanno realizzato già dei lavori, ma per quanto mi riguarda è la prima volta che li affronto e non smetto di staccarmi da “Itsensänimeävä”. Un album atrocemente oscuro, nero: è una notte fonda che piomba
(Comatose Music) La copertina di “The Blueprint for Blood Spatter” farebbe invidia a quelle dei Cannibal Corpse. L’immagine centrata, dall’alto, offre una visuale d’impatto su una scena orribile. Visivamente il ritorno dei Mortal Decay è da shock e doveva essere così visti i gli otto anni trascorsi in silenzio, o quasi. “The Blueprint for Blood Spatter” è il quarto lavoro degli Statunitensi, affrontato
(Blacksmith Records) “Dead Atmosphere” apre tenebrosamente questo EP dei tre deathers tedeschi Miseo. Sonorità molto robuste, possenti le distorsioni, fatte di vera roccia. Il cantato è un growl torbido (di Ferli Thielmann, anche chitarrista), ritmiche poderose e molto dinamiche (sono di Timo Claas, accompagnato dal basso di Andre Rink). I Miseo si rifanno alla scuola
(Argonauta Records) Markus Grönfors, finlandese, è l’unico musicista dietro a questo progetto di post metal/ambient interamente strumentale: “Ocean Heart” è un disco autunnale, freddo e distaccato, che convince proprio per la sua algidità. La titletrack è minimalista: solo una chitarra laconica densa di riverbero e qualche secco suono di piatti e tamburi.
(Limb/Audioglobe) I Masters of Disguise sono una nuova formazione tedesca composta da ‘vecchie volpi’ dell’underground, con alle spalle anni di esperienza (fra di loro ci sono l’attuale batterista dei Manilla Road, Andreas Neuderth, e il vocalist dei Roxxcalibur,
(Ektor/Sige) Questo non è uno split. Questa è una nuova esistenza. Un progresso culturale e sonoro unico. Due grandi attori. Da una parte gli americani Mamiffer, progetto di Aaron Turner degli Isis con l’ottima Faith Coloccia (musicista, fotografa, artista, nonché moglie di Aaron). Dall’altra gli emblematici (e prolifici) Circle, geniale progetto di avant-rock dell’underground Finlandese.
(Inverse Records) A volte mi chiedo quando finirà l’ondata di band metal provenienti dalla Finlandia. Come fanno, da un paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, a venire fuori tante formazioni? Il metal da quelle parti è sicuramente un genere mainstream, ma la produzione di così tanti dischi porta necessariamente sul mercato europeo anche le ‘seconde leve’… e credo sia il caso
(Pure Prog Records) Dopo la riedizione di “Behind”, recensita
(Autoproduzione) I genovesi Mind Enemies ci sottopongono il loro primo ep, un autoprodotto di quattro tracce che mescola in modo sapiente influenze e stili provenienti da mondi decisamente diversi. “Son of Silence”, infatti, che apre le danze, ha chitarre arcigne da progressive metal ma un approccio vocale molto più rockettaro, alla Soundgarden se non addirittura alla Nirvana – e direi che il mood
(Inverse Records) L’anno scorso questa giovane band finlandese ha iniziato a lavorare con il produttore Matias Meller a quello che sarà l’album di debutto. “Misty High” è il singolo che anticipa questo lavoro e presenta i Montage come una band dedita ad un hard rock di matrice seventies. La canzone è un sostenuto e piacevole rock intriso di sfumature blues da west coast e nel cui
(Ipecac Recordings) Essere davanti a tutti, sempre. I Melvins sono la tartaruga del paradosso di Zenone, sono la risata autoreferenziale e verso il mondo. I Melvins sono i Melvins. Per molti erano dei guru indisponenti del movimento grunge, ma anche “il lato metal del grunge”. I Melvins sono ciò che sono e questa volta per esserlo ancora Buzz Osborne e Dale Crover tirano dentro
(FDA Rekotz) La FDA Rekotz ci ricorda che questo è il dodicesimo album dei Master, ma che importanza può avere questo conteggio, visto che Paul Speckmann (fondatore) è sempre in giro a suonare, incidere, collaborare (di recente con R.Johansson
(SPV/Audioglobe) Non è passato troppo tempo – circa un anno e mezzo – da quando ho recensito (
(Autoproduzione) I Mantra sono una band francese che ha sviluppato un sound piuttosto particolare. Un metal progressive che è tale sia per il mutare del songwriting che per un utilizzo di scomposizioni ritmiche e del riffing. Una frammentazione musicale scorrevole che catalizza l’attenzione dell’ascoltatore e domina le otto composizioni, le quali si aprono con “Toward the Light”, dove
(Spinefarm Records) Michael è energia scatenata. Un rocker apparentemente immortale, che non può invecchiare, che non può riposare. Il mitico finlandese è semplicemente esplosivo ed inarrestabile e questo suo settimo disco solista propone un’esperienza infinita, una capacità di creare musica, di forgiare divertimento che è praticamente illimitata. Un album da sparare a volumi
(Invictus Productions) Oscuro. Letale. Malvagio. Ed anche così pieno di quel feeling rituale, un misterioso rituale ricco di tonalità tetre, malate, infettate di primordiale decadenza. Macabri e votati all’orrore i Manifesting, death metal band americana, debutta dopo un demo solo demo. Oscenità e malvagità concepita da Sepulcherous e Maw, il duo che dietro a questo progetto crea un muro
(Blood Harvest) Infezione e depravazione provenienti dal Cile. Questa potrebbe essere la descrizione dei Malignant Asceticism. Una storia recente: formati nel 2011. In archivio due demo e questo EP, rigorosamente 7”. Black metal? Death metal? La morte e l’oscurità ci sono entrambe, certo, e vengono pure elargite con generosità infernale; ma ci sono altre cose: c’è sesso, c’è
(Suspiria Records) I Mutant Squad sono un’ottima band, lo avevo già scritto (
(UDR Music) Qualsiasi parola detta o scritta per illustrare ciò che sono i Motörhead è inutile. Fiato sprecato, inchiostro buttato. I Motörhead sono i Motörhead. Sono forse l’unica cosa per la quale abbia senso costruirci attorno una religione, religione che sarebbe l’unica a venerare divinità e culti che esistono davvero. Lemmy, dio assoluto della trinità Motörhead è una autentica
(Autoproduzione) Non male l’idea dei texani Mahogany Hand Grenade, che colpiscono anche per il monicker: il loro debut è un ep di prog strumentale intervallato e come ‘riempito’ da sample parlati di personalità storiche del Novecento. Non saprei spiegarvi bene come, ma devo dire che in questo modo la musica risulta meno ‘pesante’ (il progressive senza voci non è certo pop da classifica) e acquista un inatteso brio. È un dedalo pieno di spigoli quello della titletrack, mentre “Trouble for Trouble”
(Blood Harvest) Nuova idea di Cazz Grant (Crucifer, Infernal Hatred, ex Cromlech e via dicendo), anzi non del tutto nuova, visto il demo del 2011 (nel quale figuravano Craig Smilowski, ex-Immolation, ex-Goreaphobia, Rellik, e il bassista Matt Dwyer, Rellik e appunto Cazz “The Black Lourde of Crucifixion” Grant). Masada è anche Chris Milewski, basso e chitarre, Grant è ovviamente voce e batteria. “Hideous Rot” è un mini album (che esce in CD, vinile e cassetta) il quale propone un death metal tirato, veloce,
(Tradecraft/Universal) Avete mai assistito ad un live dei Megadeth? Io purtroppo si. Purtroppo perché quel giorno, a Roma, la band si fermò dopo appena 40′, forse meno, a causa di un continuo bersagliare i quattro con oggetti, una “simpatica” idea che era iniziata da prima con i supporters Corrosion Of Conformity. Mustaine e soci non rintronarono sul palco. Di recente ho guardato su un comodo divano e con schermo con tanti pollici da sembrare un cinema e con un sistema audio da fantascienza,
(Inverse Records) Esordienti dalla Finlandia, i Magna Vice ci sottopongono un concept prog di quasi 70 minuti legato alla vicende di un veterano di guerra tormentato dai propri ricordi. E direi che, al di là di tutto, i sette brani di questo debut sono un po’ prolissi: va bene che il progressive richiede tempi lunghi, ma in questo caso essi non sembrano pienamente giustificati dalla struttura delle canzoni. “Temple of Sin” ha un sound pieno e potente che ha subito richiamato nella mia mente i Rainbow
(Massacre/Audioglobe) Due anni fa mi sono entusiasmato per “Ravenlord” (recensito
(Devils Clause Records) Merciless Terror è una realtà di Nottingham attiva da pochi anni, ma in compenso ha realizzato diverse pubblicazioni prima di questo debut album. Da segnalare in formazione la presenza, da quest’anno, di Michael Brush ex Hellbastard alla batteria. Il sound è aggressivo, con mid-tempo che spesso spuntano fuori nella marea di riff rovinosi, quasi alla Asphyx, Slayer e Destruction, oltre a cadenze dei compatrioti Bolt Thrower. Il death metal della band inglese è selvaggio, veloce (anche ben registrato),
(Massacre/Audioglobe) Ho simpatia per i MessengeR, perché mentre i maestri del true metal continuano a coprirsi di ridicolo, loro e i Majesty (fra gli ‘imitatori’ più fedeli) ci credono ancora senza patetismi e con una foga innocente quanto genuina. Due anni fa ho recensito il precedente “See you in Hell”
(13th Planet Records/AFM) Saltiamo a piè pari ogni discorso riassuntivo e biografico sui Ministry (state leggendo in internet, dunque vi sarà facile cercare e capire chi sono) e veniamo direttamente a quello che rappresenta “From Beer to Eternity”. Parliamo del presente, anzi partiamo dal 22 dicembre del 2012, quando Mike Scaccia, chitarrista, muore per un attacco cardiaco a Dallas, durante uno show