MACTÄTUS – “Blot”
(Soulseller Records) No, non si tratta di un nuovo album dei blackster norvegesi Mactätus ormai silenziosi dal 2002. Si tratta invece del loro debut album, “Blot”, semplicemente un grande disco, un esempio di black metal ricco di atmosfera che nel 1997 mise in luce la band e che successivamente la portò a firmare con Napalm Records. Questa release è la riedizione di un lavoro ormai quasi introvabile (altro…)
(Eat Lead & Die) Dopo due EP che si sono seguiti nel giro di poco tempo e incentrati sulla figura dell’uomo, confluiti poi in “Album of Man”, ecco che i Monsterworks alzano il tiro e puntano a raccontare qualcosa che è supremo rispetto alla razza umana, la Terra. “Earth” racconta di come l’aggregazione di rocce minerali ha dato poi vita col tempo, un 4,5 miliardi di anni, ad una serie di batteri che prendono forme diverse
(OutlineRekordz) Se con “Farewell to Graveand” Martyr Lucifer ha creato un songwriting come un pittore utilizza la tavolozza dei colori, questo “Shards” è significativamente stato concepito attraverso “solo” tre identità della sua sensibilità di autore musicale. Martyr Lucifer ha in sostanza inciso tre EP, i quali sono stati racchiusi in un unico lavoro, appunto “Shards”. Formalmente è un album vero e proprio, ma
(Metal on Metal Records) Onesta formazione tedesca di heavy metal ultraclassico (e guardando la copertina direi che non potrebbe essere altrimenti), i Metal Law hanno pubblicato “Lawbreaker” nel 2008; grazie all’interesse della Metal on Metal Records questo disco torna sugli scaffali dei negozi completo di tre bonustracks.
(Bakerteam Records) I Mechanical Swan di Carpi sono quattro musicisti, cioè un cantante, batteria e due chitarre, delle quali una presta il proprio musicista anche alle tastiere; alla fine la band delinea una sorta di rock-metal dalle sonorità moderne e dall’atteggiamento molto simile al power rock e a quelle forme rock
(Autoproduzione) Make It Long ‘n Fast, detti appunto M.I.L.F., sono degli allegri e scanzonati hard-rockettari di Firenze. Non hanno quella sfrontata allegria alla Faster Pussycat, non sono i i Mötley Crüe, ma se questo concetto è banale tengo a precisare immediatamente che le band menzionate mi servono per indicare il fatto
(Fuel Records) E’ stato un po’ difficile assimilare questo lavoro dei toscani My Tin Apple e non perché l’album fosse brutto, ma possiede una gamma di idee e sonorità che, almeno per me, richiede qualche ascolto in più (e non è un problema, visto che di solito accade con tutti i lavori che gestiamo). E’ servita la giusta attenzione
(Pest Records) Esaltazione della tenebra. Blasfemia. Attacco diretto alle patetiche istituzioni religiose. Brutalità sonora che circonda questi concetti, che si materializza in un album di ottima qualità, un album di black metal in piena evoluzione, con idee intense, passione nell’esecuzione, ispirazioni che toccano i confini
(UDR/EMI) Al Jourgensen ci aveva provato pochi anni fa a sciogliere i Ministry, fu all’epoca di “The Last Sucker”, ma non andò così. Poco prima, nel 2003, Paul Barker, bassista e fido collaboratore di Al, lascia la band (con lui avrà in seguito degli attriti) e questa realizza “Houses of the Molé” e “Rio Grande Blood”, con Al
(Autoproduzione) Non si può negare che i messicani Mutum, con questo loro secondo album, abbiano fatto un ottimo lavoro: “Premonitions of War” si presenta come un concept sull’estinzione del genere umano, e vede la partecipazione anche di un coro e di un’orchestra (per un totale di ben sessanta musicisti aggiuntivi
(My Kingdom Music) Si rinnova il connubio tra l’italiana My Kingdom e gli olandesi Mortal Form. Il terzo album della band è una mistura letale di metal, anche se priva di sostanziali novità. Sound pulito e di granito che mischia elementi heavy metal, thrash e melodic death metal. “The Recknonig” si fa ascoltare ad alto volume
(Revalve) La bandiera sudista sullo sfondo del teschio contrasta con il logo della band. Il nome Morganha ha qualcosa che rimanda ai Sepultura e al thrash anni ’90. La bandiera non ha a che fare con il sound, al massimo con i temi guerrafondai dei testi, e i Sepultura un po’ si sentono nella band di Gubbio, ma alla lontana
(Indelirium Records) “Tomorrow Will Become Today” inizia con “Still Here” e quasi sembra avere a che fare con una versione riveduta, corretta e annacquata degli Agnostic Front! Nel proseguire poi odo reminiscenze NOFX e forse anche Sick Of it All. La band abruzzese (sono di L’Aquila) nella sostanza si rivolge
(Mausoleum) La formazione belga Max Pie, reduce da una certa esperienza live con Jon Oliva, registra il proprio secondo album negli studi del nostro Simone Mularoni dei DGM, che appare anche come guest guitarist in due tracce. Gli otto brani in scaletta sono quasi tutti molto lunghi, e in due casi si attestano addirittura attorno
(Cruz del Sur/Audioglobe) “Lucifer”: sei minuti di doom vintage, sporco di rock e di NWOBHM, oscuro, con un cantato declamante e ritmiche spesso guerriere. “Leviathan”: horror metal nella migliore tradizione del genere, con quel tocco teatrale che è la vera risorsa di queste sonorità. “Logos”: una marcia alienata e martellante
(Lion/Audioglobe) Quarto full-“length” in cinque anni per i Mastercastle dell’infaticabile Pier Gonella: stavolta alle pelli siede nientemeno che John Macaluso, uno dei drummer più quotati della scena power/hard rock. Questo “On Fire” propone la stessa miscela sonora che abbiamo ascoltato nei dischi precedenti: un power metal
(AFM/Audioglobe) Un altro inizio per i tormentatissimi Masterplan di Roland Grapow: dopo la fase con Lande (MK I), la breve ma interessante stagione con Di Meo (MK II), l’inatteso ritorno di Lande con conseguente ri-split (MK II ½?), i tedeschi ci riprovano con il nuovo singer Rick Altzi (MK III), dopo aver perso per strada
(Peaceville) Ritornano i My Dying Bride , anche se solo per un EP, e le folle adoranti si segnano con riverenza a questo nuovo verbo fatto in musica di una delle metal band britanniche più celebri. I My Dying Bride con “The Manuscript” segnano il solito rituale doom dalle tinte vivacemente epiche, malinconiche
(Autoproduzione) Ho pensato, dopo l’ennesimo ascolto di “Three Body Layers”, che effettivamente i Metalthrashfactory sembrano il clangore proveniente da un capannone industriale pieno di ferraglia in azione e che macina lavoro, caos, rumore, potenza. Non trovo gradevole questo nome,
(Limb/Audioglobe) I tedeschi Minotaurus hanno già una certa esperienza (tre album e due ep prima di questo, in ben 19 anni di attività), ma le nostre strade non si erano finora mai incrociate; segno sicuro che l’underground, soprattutto nel centro Europa, è un serbatoio praticamente inesauribile,
(Vic Records) Il 31 dicembre del 1984 la band underground Master sigla un contratto con la Combat Records, ovvero l’etichetta dei Death, Possessed e altri nomi. L’accordo prevede la pubblicazione di quello che sarebbe stato l’album d’esordio della band di Paul Speckmann. 
(Dust On The Tracks) Io non credo di aver incrociato prima d’ora questa band. Tra l’altro l’ultimo album è del 2008, ma i Moribund Oblivion esistono da diverso tempo e le pubblicazioni totali sono già tante e tali da essersi guadagnati una solida reputazione in Turchia, la band è infatti di Istanbul.
(Pure Steel Records) Non avevo mai sentito parlare dei Mayfair, band progressive metal austriaca attiva nel corso degli anni ’90 e recentemente risuscitata. E come quasi sempre in questi casi, arriva la Pure Steel Records a offrirci il back catalogue, in attesa di un nuovo disco di inediti: ecco questo doppio cd
(Tradecraft / Universal Music Enterprises) Ho ricevuto l’album dei Megadeth diversi giorni prima dell’uscita, ma ho intrapreso l’ascolto qualche giorno dopo di essa. Nel mentre e per puro caso son capitato in un forum nel quale qualcuno dichiarava di aver ascoltato “Super Collider” e di ritenerlo
(Atoproduzione) Per le band emergenti l’EP rappresenta solitamente un biglietto da visita, una manciata di canzoni, il più delle volte quattro, con le quali dare un’idea di ciò che si suona. I perugini Mass Crysis sono una band dedita al thrash metal anni ottanta puro e semplice, influenzato dai primi Megadeth,
(Season Of Mist) Sublime fusione tra death metal estremo, elettronica, concetti tribali ed costruzioni cinematografiche. Ma non solo: ci sono fattori sinfonici, industriali, avantgarde. E’ questa l’essenza degli olandesi TMDC, un essenza estremamente esplosiva, un’essenza che li rende unici,
(Autoproduzione) I Matricide sono una band death metal israeliana che nonostante la loro giovane età, come band hanno già potuto condividere il palco con i Down e i Behemoth. Il loro EP “We Are Alive” è un interessante lavoro di modern death metal che affonda le sue influenze in band come Meshuggah,
(My Graveyard Productions) Che MetalHead e i Martiria abbiano un rapporto privilegiato si è capito dal notevole numero di articoli che abbiamo dedicato alla band romana: recensione di “On the Way Back” (
(Peaceville Records) Insieme a “Tolling 13 Knell” la Peaceville ristampa in CD e vinile anche “Buried in Time” (in giugno/luglio), due storici album dei nostrani Mortuary Drape. Band di culto perché nasce nel decennio ’80 sfornando alcuni demo e arrivando ad un concreto album in studio negli ani ’90,
(Revalve Records) Semplicemente un piccolo diamante nero. Una gemma opaca. “Double Black” segna il ritorno di una band, pisana, che ormai padroneggia bene le atmosfere legate al doom/gothic, a scenari dark e incrostati da sporadici elementi psichedelici. Con un nuovo cantante, Valerio Voliani
(Punishment 18 Records) Quando è partita “It happened Tomorrow”, ho pensato inizialmente di aver sbagliato disco: muro di chitarre heavy/thrash, voce leggermente filtrata, assolo molto acido… ma siamo sicuri che si tratti dei Mesmerize che conosco io? Gli stessi di quel piccolo capolavoro di metallo classico
(Mortal Music) E venne il momento di “Album of Man”. Dopo aver pubblicato due EP “Man :: Instincts” (
(Ektro Records) Allucinazioni trasformate in musica, una musica che opprime, deprime, annienta. Suoni post metal, divagazioni sludge, concetti acidi e psichedelici, teorie drone. I finlandesi Mother Susurrus arrivano al debutto con questo full length imponente, diviso in cinque monumentali tracce che arrivano anche a toccare
(Blind God Records) La band americana Morgengrau sembra tracciare un percorso all’inizio dell’album, il quale però non è poi rispettato nei fatti. L’opener “Extrinsic Pathway” è un prodotto a metà tra una specie di speed/thrash metal molto asciutto, piacevolmente scorrevole nella sua andatura.