MY DISTANCE “Tomorrow Will Become Today”
(Indelirium Records) “Tomorrow Will Become Today” inizia con “Still Here” e quasi sembra avere a che fare con una versione riveduta, corretta e annacquata degli Agnostic Front! Nel proseguire poi odo reminiscenze NOFX e forse anche Sick Of it All. La band abruzzese (sono di L’Aquila) nella sostanza si rivolge (altro…)
(Mausoleum) La formazione belga Max Pie, reduce da una certa esperienza live con Jon Oliva, registra il proprio secondo album negli studi del nostro Simone Mularoni dei DGM, che appare anche come guest guitarist in due tracce. Gli otto brani in scaletta sono quasi tutti molto lunghi, e in due casi si attestano addirittura attorno
(Cruz del Sur/Audioglobe) “Lucifer”: sei minuti di doom vintage, sporco di rock e di NWOBHM, oscuro, con un cantato declamante e ritmiche spesso guerriere. “Leviathan”: horror metal nella migliore tradizione del genere, con quel tocco teatrale che è la vera risorsa di queste sonorità. “Logos”: una marcia alienata e martellante
(Lion/Audioglobe) Quarto full-“length” in cinque anni per i Mastercastle dell’infaticabile Pier Gonella: stavolta alle pelli siede nientemeno che John Macaluso, uno dei drummer più quotati della scena power/hard rock. Questo “On Fire” propone la stessa miscela sonora che abbiamo ascoltato nei dischi precedenti: un power metal
(AFM/Audioglobe) Un altro inizio per i tormentatissimi Masterplan di Roland Grapow: dopo la fase con Lande (MK I), la breve ma interessante stagione con Di Meo (MK II), l’inatteso ritorno di Lande con conseguente ri-split (MK II ½?), i tedeschi ci riprovano con il nuovo singer Rick Altzi (MK III), dopo aver perso per strada
(Peaceville) Ritornano i My Dying Bride , anche se solo per un EP, e le folle adoranti si segnano con riverenza a questo nuovo verbo fatto in musica di una delle metal band britanniche più celebri. I My Dying Bride con “The Manuscript” segnano il solito rituale doom dalle tinte vivacemente epiche, malinconiche
(Autoproduzione) Ho pensato, dopo l’ennesimo ascolto di “Three Body Layers”, che effettivamente i Metalthrashfactory sembrano il clangore proveniente da un capannone industriale pieno di ferraglia in azione e che macina lavoro, caos, rumore, potenza. Non trovo gradevole questo nome,
(Limb/Audioglobe) I tedeschi Minotaurus hanno già una certa esperienza (tre album e due ep prima di questo, in ben 19 anni di attività), ma le nostre strade non si erano finora mai incrociate; segno sicuro che l’underground, soprattutto nel centro Europa, è un serbatoio praticamente inesauribile,
(Vic Records) Il 31 dicembre del 1984 la band underground Master sigla un contratto con la Combat Records, ovvero l’etichetta dei Death, Possessed e altri nomi. L’accordo prevede la pubblicazione di quello che sarebbe stato l’album d’esordio della band di Paul Speckmann. 
(Dust On The Tracks) Io non credo di aver incrociato prima d’ora questa band. Tra l’altro l’ultimo album è del 2008, ma i Moribund Oblivion esistono da diverso tempo e le pubblicazioni totali sono già tante e tali da essersi guadagnati una solida reputazione in Turchia, la band è infatti di Istanbul.
(Pure Steel Records) Non avevo mai sentito parlare dei Mayfair, band progressive metal austriaca attiva nel corso degli anni ’90 e recentemente risuscitata. E come quasi sempre in questi casi, arriva la Pure Steel Records a offrirci il back catalogue, in attesa di un nuovo disco di inediti: ecco questo doppio cd
(Tradecraft / Universal Music Enterprises) Ho ricevuto l’album dei Megadeth diversi giorni prima dell’uscita, ma ho intrapreso l’ascolto qualche giorno dopo di essa. Nel mentre e per puro caso son capitato in un forum nel quale qualcuno dichiarava di aver ascoltato “Super Collider” e di ritenerlo
(Atoproduzione) Per le band emergenti l’EP rappresenta solitamente un biglietto da visita, una manciata di canzoni, il più delle volte quattro, con le quali dare un’idea di ciò che si suona. I perugini Mass Crysis sono una band dedita al thrash metal anni ottanta puro e semplice, influenzato dai primi Megadeth,
(Season Of Mist) Sublime fusione tra death metal estremo, elettronica, concetti tribali ed costruzioni cinematografiche. Ma non solo: ci sono fattori sinfonici, industriali, avantgarde. E’ questa l’essenza degli olandesi TMDC, un essenza estremamente esplosiva, un’essenza che li rende unici,
(Autoproduzione) I Matricide sono una band death metal israeliana che nonostante la loro giovane età, come band hanno già potuto condividere il palco con i Down e i Behemoth. Il loro EP “We Are Alive” è un interessante lavoro di modern death metal che affonda le sue influenze in band come Meshuggah,
(My Graveyard Productions) Che MetalHead e i Martiria abbiano un rapporto privilegiato si è capito dal notevole numero di articoli che abbiamo dedicato alla band romana: recensione di “On the Way Back” (
(Peaceville Records) Insieme a “Tolling 13 Knell” la Peaceville ristampa in CD e vinile anche “Buried in Time” (in giugno/luglio), due storici album dei nostrani Mortuary Drape. Band di culto perché nasce nel decennio ’80 sfornando alcuni demo e arrivando ad un concreto album in studio negli ani ’90,
(Revalve Records) Semplicemente un piccolo diamante nero. Una gemma opaca. “Double Black” segna il ritorno di una band, pisana, che ormai padroneggia bene le atmosfere legate al doom/gothic, a scenari dark e incrostati da sporadici elementi psichedelici. Con un nuovo cantante, Valerio Voliani
(Punishment 18 Records) Quando è partita “It happened Tomorrow”, ho pensato inizialmente di aver sbagliato disco: muro di chitarre heavy/thrash, voce leggermente filtrata, assolo molto acido… ma siamo sicuri che si tratti dei Mesmerize che conosco io? Gli stessi di quel piccolo capolavoro di metallo classico
(Mortal Music) E venne il momento di “Album of Man”. Dopo aver pubblicato due EP “Man :: Instincts” (
(Ektro Records) Allucinazioni trasformate in musica, una musica che opprime, deprime, annienta. Suoni post metal, divagazioni sludge, concetti acidi e psichedelici, teorie drone. I finlandesi Mother Susurrus arrivano al debutto con questo full length imponente, diviso in cinque monumentali tracce che arrivano anche a toccare
(Blind God Records) La band americana Morgengrau sembra tracciare un percorso all’inizio dell’album, il quale però non è poi rispettato nei fatti. L’opener “Extrinsic Pathway” è un prodotto a metà tra una specie di speed/thrash metal molto asciutto, piacevolmente scorrevole nella sua andatura.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Per quanto rispetti il lavoro dei Master di Paul Speckmann, non ho mai fissato per bene nella mente “Faith Is in Season”. E’ stato il quarto album, cinque anni dopo “Collection of Souls” (un signor disco) e quattro anni prima “Let’s Start a War”. Era il 1998 e il death metal, come sempre corposo nelle sonorità
(Noiseheadrecords) Una storia stupenda. Pervasa dalla tristezza, e ricca di speranza. E’ questo che racconta la musica proposta in questo album interamente strumentale, altamente emozionale, del bassista dei Solid Vision, Lucio Manca. Un progressive metal, che a tratti mi ricorda i lavori di Derek Sherinian,
(Maple Metal Records) Memorain, ovvero come costruire un super-gruppo ex novo. La band di origine greca arriva al quarto album (uscito lo scorso anno) con l’ausilio di Steve DiGiorgio al basso, Gene Hoglan alla batteria, Ralph Santolla (Deicide, Obituary e altri) ad una delle due chitarre e Chris Valagao (Zimmers Hole,
(Autoproduzione) “Inhuman Execution” è sporcizia letale, violenza istintiva e sfrontata. E’ un album assassinato da queste caratteristiche che spingono il sound verso un death metal estremo, a tratti brutal e con sciagurate variazioni e blast beat che fronteggiano i limiti estremi del grindcore.
(Autoproduzione) Ho già avuto modo (
(Crucial Blast) Dietro il nome Mors Sonat si nasconde Mories (Gnaw Thir Tongues ma anche Aderlating, Cloak Of Altering, De Magia Veterum Infamy) e l’australiano Nekrasov (altro autore di cose black noise e rumorismi di ogni sorta). Una release da annunciare come
(Napalm Records) “Battle March” che apre questo nuovo album dei Mortillery, giustifica e spiega, in modo esaustivo quella copertina così retrò, forse dozzinale, dannatamente equivoca nel sembrare qualcosa tra heavy, thrash e speed metal. In effetti i canadesi capitanati da Cara
(Collectors Dream Records) Credo che i vostri soldi li possiate spendere altrove. E se li avete già spesi per “Southern Rock Masters” nel 2008, non ha proprio senso spenderli di nuovo per avere la stessa identica cosa, con una copertina leggermente differente. Ennesima mossa commerciale,
(Ripple Music) I Mothership sono un’odierna ed onesta band americana di hard rock e rock blues stile anni ’70. “Mothership” mette in mostra un trio, fondato dai due fratelli Kells e Kyle Juett (ovvero chitarra e voce e basso e voce, rispettivamente), completa la batteria di Judge Smith.
(My Graveyard/Masterpiece) Chi segue MetalHead sa bene che i miei generi preferiti sono quelli classici (con ridotte e occasionali puntate nell’estremo); fino a qualche anno fa, pur possedendo ben più di un migliaio di dischi, non avevo idea di cosa fosse lo stoner solo perché non era nato nel corso degli anni ’80,
(Peaceville Records) Tanti anni fa i Mysticum firmarono per l’etichetta di Euronymous, cioè la Deathlike Silence Productions, ma a seguito della sua morte per mano di Varg Vikernes, cioè il fondatore di Burzum, “In the Streams of Inferno” rimase senza le cure di un’etichetta per tre anni e solo nel 1996
(Avantgarde Music) Metastasi necrotica di qualsiasi barlume di speranza. L’apice della decadenza e della depressione. Morte. Poi la risurrezione concepita per predicare nuova morte, nuova oscurità. Tornano Sargatanas e Cernunnus, gli oscuri sacerdoti che diedero un’anima dannata