Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
YEAR OF NO LIGHT – “Tocsin”
(Debemur Morti) Da Bordeaux, Francia, gli Year of no Light ci sottopongono il loro terzo full-“length”, che segue a una miriade di split e progetti minori: un sound oscuro, che si divide quasi equamente fra doom, post metal e drone, si riversa sull’ascoltatore da questo monolitico disco strumentale. Mai come in questo caso, credo sia inutile (se non addirittura fuorviante) descrivere (altro…)
(Mystic Production) Ritorno poderoso dei polacchi Armagedon, quattro anni dopo “Death Then Nothing”. La band viene da un passato lontano, seconda metà anni ’80, poi un lungo iato dal 1994 in poi e nella seconda metà degli anni 2000 gli Armagedon hanno imbracciato di nuovo i loro strumenti per suonare un death metal muscolare e dinamico, come è tipico delle band polacche, ma
(GlobMetal Promotions) Sono sempre attratto dalle realtà estranee al consueto contesto europeo, e così ho accolto con piacere la possibilità di scrivere due righe su questo ep di power metal russo cantato in lingua. Gli FS Projekt, sulle scene da circa due anni, ci offrono un symphonic metal tastierato e molto squillante, vagamente sullo stile degli Stratovarius o dei Fairyland, anche se la band
(Autoproduzione) Sulla scia di iniziative come quella della Misantrof Antirecords, l’artista e produttore triestino Peter Pahor mette sul mercato questo progetto musicale libero da copyright e quindi in totale free download. Ma per quanto il proposito sia lodevole, i dieci brani di questo “Metodo paranoico-critico”, al quale partecipano anche musicisti stranieri, appaiono abbastanza slegati
(Agonia Records) Sempre originali i francesi Glorior Belli, capaci di sviscerare l’essenza del black metal, e fonderlo con elementi espressamente sludge e doom, creando una distinta e personalissima idea di black’n’roll. Nonostante i molti membri della band, dal 2002 ad oggi, si tratta sostanzialmente della one man band di Billy Bayou, personaggio che principalmente si dedica a chitarra
(Autproduzione) Puro thrash metal con una vaga tendenza a Metallica ed anche con la voce, ma non è qualcosa proveniente dall’America bensì dalla Norvegia. Attivi già dal 2005, i Critical Solution optano per questo debut album lo stesso lavoro svolto per l’EP, “Evidence of Things Unseen” e cioè quello di affidarsi alla consolle di Andy La Rocque presso lo studio svedese Sonic Train.
“Io credevo di trovare la fortuna, forse sta lei per trovare me“
(Sub Pop) Cosa ha lasciato il grunge? Niente o poca roba. Ormai questa domanda è stucchevole e le risposte sono al pari pessime, perché si cimentano in spiegazioni, ricordi, analisi e opinioni di ogni tipo. Eppure questa domanda sorge ogni volta che qualcosa emerge dall’epopea grunge. Oggi è una ristampa, infatti la Sub Pop ripubblica l’EP di debutto
(Autoproduzione) In una giornata dove la mia mente è clinicamente defunta, dove nemmeno dosi massicce di anfetamine sembrerebbero destarmi, decido di dedicarmi all’EP degli Italiani (Milano) Ekpyrosis. Quattro tracce, meno di venti minuti… il giusto livello di impegno che la mia condizione catatonica è in grado di supportare. Ma non sono nemmeno
(Hells Headbangers) Con la massima sincerità scrivo che è la prima volta che ascolto i Nocturnal Graves, ma il nome della band australiana gira già da qualche tempo nell’underground e solo grazie a piccole pubblicazioni, seguite poi dal debut album “Satan’s Cross”, un lavoro con una copertina davvero graziosa. Il sound dei Nostri è vecchio stampo, underground nella sua attitudine
(Autoproduzione) Trio torinese dedito a un doom/stoner d’annata, i Firelord ci propongono oggi il loro primo full-“length” autoprodotto, un bell’esempio di cosa abbia da offrire il nostro paese su queste coordinate musicali. “Man of Mahyem”, che segue alla intro, ha una carica da metallo classico che si fonde ottimamente con l’approccio stoner: soltanto non mi piace l’effetto scelto
(Comatose Music) La copertina di “The Blueprint for Blood Spatter” farebbe invidia a quelle dei Cannibal Corpse. L’immagine centrata, dall’alto, offre una visuale d’impatto su una scena orribile. Visivamente il ritorno dei Mortal Decay è da shock e doveva essere così visti i gli otto anni trascorsi in silenzio, o quasi. “The Blueprint for Blood Spatter” è il quarto lavoro degli Statunitensi, affrontato
(Autoproduzione) Fumo. Tanto, tantissimo fumo. Gli occhi lacrimano, le narici sono dilatate, la mente divaga, viaggia, si allontana, vola, decolla, esplode. Queste sono le sensazioni che emergono ascoltando l’EP degli italiani Blood Red Water. Doom e sludge spinti a livelli di instabilità mentale, un virus sonoro che coinvolge e cattura la mente, mentre le vibrazioni generate sono in grado
(Hellprod) Gli storici brasiliani Grave Desecrator dividono questo 7” (in sole 300 copie) con i bavaresi Augrimmer, autori di un black metal stile Venom e Sodom. Dunque sonorità più regolari, ma soprattutto di segno black ‘n roll nella sostanza. “This Is How You Do It (With The Devil)” è una canzone che funziona, anche per via di una vaga e flebile radice punk nel riffing.
(Bakerteam Records) Band interessante, gli Inner Shrine. Ricordo ancora il loro debut, che acquistai ormai quindici anni fa (!) assieme a “Champion Eternal” dei Domine (uscivano entrambi per la Dragonheart): il death cupo degli esordi ha lasciato il posto a uno space/post metal con diverse puntate nell’estremo e comunque un grande tasso di originalità. “Black Universe”, infatti, ha dei
(Blast Head Records) Debut album sfornato con un’energia e una padronanza esecutiva davvero niente male, per i giovani americani Eternium. Nonostante ciò il symphonic black metal della band del Missouri ricorda vagamente le sonorità dei Cradle Of Filth, epoca “Vempire” e “Dusk…”. Non c’è un Dani alla voce e la cosa è di per se un bene, altrimenti l’effetto fotocopia
(AFM Records) Incrocio per la prima volta questa band australiana e vengo immediatamente colpito da come le ritmiche sono vivaci e diversificate nei pezzi, ma anche dalle chitarre che tingono assoli espressivi, densi, estremi ma ricchi di melodie. La band è l’espressione di un death/thrash melodico ma molto tenace, estremo, tirato al massimo nelle velocità e nella forza.
(This Is Core Music) Al di là dei nomi del nome inglese della band e dei vari musicisti, i Cry Excess sono italiani, di Torino, e sono nati da pochissimo tempo; nonostante ciò sembrano ben curare la propria immagine e tentano di affermarsi con questo sound aggressivo ed energico (quella copertina lo dichiara da subito), ovvero un misto di alternative metal e metalcore dalla temperatura
(Indie Recordings) “Delusions Of Grandeur” potrebbe chiamarsi “IV” in quanto è il quarto lavoro dei norvegesi Sahg che hanno abituato il loro pubblico con nomi di album asettici, semplici numeri romani progressivi. Ma il nuovo lavoro meritava un titolo più complesso, un titolo descrittivo: un concept album che parla di un uomo vittima della delusione dei suoi sogni di grandezza, di
(Autoproduzione) Il fatto che i Dormant Ordeal siano polacchi lo si capisce da “Cypress Mourning”, prima canzone che dopo l’intro apre le ostilità di questo “It Rains, It Pours”. La canzone svela subito la scuola estrema di quella nazione in tutta la sua brutale e lucida forza, anche se cenni di Morbid Angel e Suffocation non mancano a questo sound corposo e devastante. Furia micidiale
(Autoproduzione) Questa band aostana è giunta al primo album dopo una manciata di cose fatte in studio e live. I Ragestorm nel tempo si sono creati una discreta reputazione e pare anche buoni riscontri della critica, di quella più ‘blasonata’. “The Thin Line Between Hope and Ruin” è un’adrenalinica elaborazione melodic death metal. Sonorità tipo At The Gates e
(Spider Rock Prom.) Kiara Laetitia era la cantante degli Skylark e adesso si presenta in veste solista, attraverso un quattro pezzi di matrice power rock/AOR. Le sonorità di “Fight Now” ricordano molto il rock potente e melodico degli anni ’80, eppure non trovo una patina di ‘anzianità’ in questi brani, bensì un concreto atto classico e tradizionale per un rock-hard rock dall’alto tasso melodico.
(The Perfect Hoax) Questo split è dell’aprile scorso. I Barren Womb sono una formazione norvegese e partecipano allo split con due pezzi. La band suona un noise-hardcore e si mette ben in mostra con la semplice, diretta e densa, anche per via di un basso pronunciato, “Visual AIDS”. Molto più complessa schizofrenica e quasi noise/mathcore “Deal or no Krokodil”.
(Pure Rock Records) Un crescendo irresistibile, irrefrenabile. Un crescendo di energia e potenza, ma anche del livello di coinvolgimento. Si parte da fuori e ci si addentra verso un calore che rapisce. E questo è stato veramente un dettaglio essenziale per la mia valutazione del disco. Un disco che, all’inizio, meritava mezzo ascolto ed una sufficienza striminzita solo perché ci sono
(Massacre/Audioglobe) Vengono nientemeno che dalle Canarie, i Tears of Martyr: una band power/gothic piuttosto classica, che ci fa naturalmente pensare subito a Nightwish e compagnia bella (o brutta, come molti ritengono), ma che in questo secondo album non demerita grazie a una manciata di brani ispirati e potenti. E aggiungerei agli aspetti positivi la prova di Berenice Musa, che ci guarda
(Ikebana Records) Non dimentichi un nome del genere, oppure si? Sula Ventrebianco è di per se una band unica, appariscente. Non la dimentichi, ti cattura. La musica è una questione di gusti e quindi può piacere e no, lo sanno bene i Sula ed per questo che dentro alla propria, di musica, ci mettono molte cose. Innanzitutto ci mettono il rock e qualcosa che sembrerebbe anche tipo grunge,
(AFM/Audioglobe) Ho recensito “The final Journey” (
(Hells Headbangers Records) Tra le tante assurde e operose band estreme degli Stati Uniti d’America, i Nekrofilth sono la prima volta che li ascolto e sento nominare. Cosa mi sono perso fino ad oggi? Una fusione di thrash, crust e death/black metal, ovvero un marcio e lurido crossover. Pazzi, fusi e folli, su di giri, ubricahi di metal e capitanati da Zack Rose, il cui cantato rievoca per cadenze
(Scarlet/Audioglobe) I vicentini Lunar Explosion esordiscono nientemeno che su Scarlet Records con un buon disco di power metal saldamente ancorato ai modelli degli anni ’90. “Vasa Warship”, l’opener di questo album senza titolo, è quindi un power con gustose chitarre shred e un’anima che direi neoclassica: la velocità delle ritmiche e l’epicità dei cori lo testimonia abbastanza chiaramente.
(Svart Records) Dopo alcuni ascolti cerco di trovare una ragione sensata per non bocciare questa band. Penso che Svart records non è una label fatta da gente incompetente, anzi, è una di quelle label coraggiose che pubblicano cose così strane da risultare dannatamente geniali, fuori di testa. Una label che stimo in maniera esagerata. Comunque, e purtroppo, non riesco a trovare questa componente
(Underground Symphony/Audioglobe) Che Maurizio Chiariello e la sua Underground Symphony non sbaglino un colpo è una cosa che ho imparato da tempo. E ho anche imparato, sempre anni fa, che non si giudica il libro (o il disco) dalla copertina. Quella del debut dei Black Inside, piuttosto fumettistica, poteva infatti rivelare un album di symphonic power; ma i napoletani offrono invece un sound
(Mulligore Production) Già autori di un album, di debutto, i Day of Execution a distanza di un anno si ripresentano con una nuova release, ma questa volta è un EP, ovvero “Pointless Cause”. Buona espressione di un death metal vagamente old style e con tratti brutal, comunque dall’aspetto solido, pesante e con un leggero groove che pervade le distorsioni cementate da una base ritmica
(Vox Inferi) Manifestazione occulta e affascinante di Lviv, ovvero Leopoli, Ucraina. Un sound nato dalle ceneri del black metal e che si tramuta in una sorta di dark ambient neoclassico, a volte barocco e sinfonico, scuro e maledetto, sacrale, elettronico o anche psycho-folk. C’è molto in questa saga dell’orrido, della tradizione romantica e gotica.
(Carnal Records) Forse i lettori hanno già sentito parlare di questa band svedese, nata grazie a membri di Domgard, Wan e Spazmosity. Già autori di diverse pubblicazioni, i Cursed 13 realizzano il primo album in studio, concentrato di un black metal molto soft, ragionato, solenne, sicuramente legato alla tradizione svedese e che risente dei Venom, Bathory, anziché di mostruosità
(Pitch Black Records) I norvegesi Ghost cambiano nome e si ripropongono come “Ghost Avenue” sparando un album potentissimo. Fiero heavy metal, pieno di riff poderosi, di parti cantate avvincenti e coinvolgenti, un heavy metal tradizionale ma ricco di feeling, di sostanza, di una ricchezza interiore assolutamente identificativa. Il genere proposto ricorda Axel Rudi Pell, un po’