Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
IRON JAWS – “Guilty of Ignorance”
(Pure Steel/Audioglobe) I piemontesi Iron Jaws sono vanno certamente inclusi fra le nuove leve del metallo italico vintage: assieme a formazioni come Axevyper, Asgard, Menace, Ruler e tante altre, si dedicano con passione a un heavy/speed metal d’annata che ha attirato nientemeno che l’attenzione della Pure Steel Records. “Guilty of Ignorance”, il loro secondo disco, va quindi dritto incontro ai desideri sia dei vecchi defenders che dei giovanissimi metalheads ‘nati’ in quest’epoca di revival. “No Speed Limit” (altro…)
(Heartwork) Questo album mi piace, ma allo stesso tempo lo ritengo un’occasione quasi sprecata. La band tedesca ha imburrato il pane aggiungendovi anche un po’ di margarina! Le fasi iniziali di “Goldkinder” sono toste, ma allo stesso tempo ben rifinite e quasi il miracolo di un ottimo lavoro neo-industrial sembra compiersi. Melodie solide, soluzioni particolari, l’elettronica che collabora con gli strumenti. Di seguito però ecco giungere qualche riempitivo di troppo – 13 canzoni per 51′ e secondo me
(Moonlight Records) Avete mai sentito la storia che Jim Morrison in realtà non sarebbe mai morto? Ebbene è vera. Jim è vivo e ha messo in piedi questa band, i Tangerine Stoned. Scherzo, ovviamente, ma non troverei altra spiegazione per scrivere di come la band dimostri sonorità acid rock californiane e Doors, potenziando il tutto con un cantante che ricorda proprio il defunto rocker. La qualità sonora nel rievocare “l’estate dell’amore” è decisamente ad un buon livello nei Tangerine Stoned e l’oltre mezz’ora
(Iron Bonehead) Altra “bestemmia” della Iron Bonhead, un tape dei Sacrocurse, un insieme musicale capitanato dal messicano Zolrak Montes, a qualcuno sarà noto per la sua militanza in Nodens, Unholier, Morbosidad e Obeisance, e affiancato dal turco Godslaying Hellblast. Il sound un death metal prima maniera con innesti alla Venom e crust, una miscela dunque variopinta ma essenzialmente ben congeniata nelle sue parti che si barcamenano tra blast beat dai toni infernali, riff che sanno di crust-grind e una selvaggia
(Black Widow Records) Sloe Gin, ovvero Enio Nicolini (bassista dei The Black e in passato coofondatore degli UT, Unreal Terror ecc.) insieme a Eugenio Mucci (un ex Requiem, Akron) messo alla voce e il batterista Giuseppe Miccoli (ex Requiem anche lui), dipingono un progetto basato sul ritmo e dunque con basso e batteria a primeggiare e dare il tempo ma anche le melodie alle strutture dell’album. La voce e la cura testuale di Nicolini cingono il tutto, per un risultato coinvolgente e dalla musicalità a tratti cupa
(Autoproduzione) Gli svizzeri Caladmor hanno una carriera lunga più di dieci anni (anche se buona parte sotto il monicker Pale): non mi era affatto dispiaciuto il precedente “Midwinter”, e questo “Of Stones and Stars” li conferma fra le proposte interessanti in ambito folk pagan metal. Al disco partecipano un paio di membri dei più famosi conterranei Eluveitie, ma i nostri non sono una band-fotocopia, e per quanto alcune delle loro scelte sonore siano abbastanza canoniche, il risultato finale è più che godibile.
(Massacre) Due anni dopo “Träume einer Nacht”, e poco tempo dopo l’EP “Schwarze Sonne”, il superfluo (forse si, leggere la recensione https://www.metalhead.it/?p=20970) ecco il nuovo album della plasticosa band symhonic-gothic metal band teutono dell’Angelo Nero. Schwarzer Engel, solida realtà tedesca e appunto confinata alle glorie interne alla nazione, o dei paesi con quella lingua, vistoc he cantano in tedesco. “Plasticosa” perchè il sound pieno, corposo, perfetto e dunque artefatto è al massimo livello.
(Horror Pain Gore Death Productions) Un massacro totale giunto dalla placida e graziosa Empoli. Una cittadina capace di allevare quattro emeriti estremisti. Quattro assassini con atteggiamento da musicisti, armati di un grindcore che va in amplesso con il crust, il brutal death metal e spunti innominabili perché a più riprese danno l’idea di un crossover spinto ed allucinato. Per esempio in “X5 Suicide” e “Freak Mafia” si sente un riffing che sa di hardcore ma c’è anche quel retroterra heavy.
(W.T.C. Productions) Probabilmente i Sargeist hanno un loro seguito e questa raccolta va dunque a colmare le eventuali mancanze nella discografia dei fans. Allo stesso tempo potrebbe essere un piccolo manifesto di quello che
(Ektro Records) Dopo tre demo, i finlandesi Ranger sono pronti per debuttare con un ep veloce e terremotante, nel pieno stile di quello speed/thrash indiavolato che molte giovani formazioni stanno riscoprendo in questi anni ’10. Dopo una breve intro epica, la traccia autotitolata è un colpo di cannone di thrash quasi puro, ma “Touch of Death” è ancora più sguaiata e assordante, concedendo maggiormente allo speed, anche se in qualche punto la batteria dà la fastidiosa sensazione di essere fuori tempo.
(Saint Marks Records) La band di Gavin Spielman (chitarra e voce) si ripresenta con un nuovo album (il precedente è “Oceans Rise”), imperniato su un sound fatto di punk e un acerbo hard rock e l’heavy metal. Le caratteristiche sono esplosive: rabbia, scatenata attitudine all’irruenza, alla protesta, selvaggia voglia di declamare melodie. Ruvidi, esaltati, armati di chitarra, basso e batteria vanno all’assalto con un sound rude ma estremamente chiaro nel come è stato registrato e per come le melodie si sviluppano, semplici,
(code666) Provo a scavare nella memoria e nel mio database, ma non ricordo o trovo nulla di questa band. Eppure il nome mi dice qualcosa. L’ultimo album degli Ecnephias, “Inferno”, è del 2011 ha una copertina familiare, l’ho già vista, eppure questo sound non mi ricorda niente. Beh, a me saranno ignoti ma si da il caso che gli Ecnephias sono al quarto album con “Necrogod”, non proprio una band di novizi, visto che le loro prime cronache sono datate anni ’90. Gli Ecnephias sono della Basilicata, regione di fianco
(Nordvis) Ossessive melodie, decadenti, che costruiscono una visione dell’infinito, di uno spazio senza fine, di sensazioni senza fine. Nuovo EP del progetto solista di Nachtzeit, ideatore di musica ambient tetra, profonda, riflessiva. Quattro tracce su quasi quaranta minuti ricchi di atmosfera, di musica sostanzialmente elettronica costruita su riffs di synth che fanno immaginare il cosmo, mentre una visone della terra viene definita da drumming e chitarre che rendono graffiante il percorso sonoro, talvolta sconvolto da rare
(Heaven and Hell Records) Se gli americani fanno power, in linea di massima non si dedicano alle atmosfere più epiche e sinfoniche, ma lo contaminano con il thrash e soprattutto con il prog metal. Rispettano questa ‘regola’ gli esordienti Dark Design, del North Carolina, autori di un debut granitico, naturalmente per nulla originale ma decisamente godibile per gli appassionati del genere. La traccia autotitolata è un power/thrash roccioso, sullo stile degli Iced Earth o forse ancora di più dei
(Prosthetic Records ) Questa band è impressionante, ha un’aggressività musicale senza pari. Italiani, di Roma, musicisti con esperienze non di secondo piano, come Malfeitor, Black Therapy, Hour of Penance ed altre band, e con alle spalle un album ed altre pubblicazioni. Un nome che gira nell’ambiente già da tempo, un accordo con l’etichetta Prosthetic Records (Beneath The Massacre, Septicflesh, Hour of Penance, Gojira) e un nuovo cantante, Giuseppe Di Giorgio. Fatte queste premesse “Drones of the Awakening”
(Comatose Music) Avete presente quel death metal massacrante ma sottilmente cervellotico, appena un po’ complesso, vagamente prog? Voglio dire che se ascoltate Gorguts, Cryptopsy, magari i Decapitated e cose del genere allora i Serocs sono quanto di più vicino ai vostri gusti. Messicani e già al secondo album e due EP in pochi anni, un’attitudine mostruosamente aggressiva, strutturata, potente. Un sound non nuovo ma ben fatto attraverso labirinti di riff e ritmiche frenetiche come se fossero un duello tra
(Iron Bonehead) Estremamente malvagia. Oscura. Decadente. Capace di fondere black e death in maniera tetra, opprimente, oscena, questa band greca riesce a creare un’atmosfera soffocante e letale. Sette tracce di black metal sostanzialmente progressivo, data anche la grossa quantità di idee diversificate e spesso dissonanti che portano ad una unione di momenti atmosferici, pesanti, riflessivi con blast beats brutali, spietati e distruttivi. Spesso con durata imponente, ogni canzone propone idee innovative
(TrollZorn) Meraviglioso! Semplicemente meraviglioso! Ammetto di non aver mai seguito gli italiani Stormlord che con questo “Hesperia” giungono al quinto full length. Tuttavia non mi serve a nulla scavare nel loro passato per capire l’evoluzione della band: “Hesperia” è un album stupendo, che è riuscito a rapirmi fin dai primissimi ascolti! Erano anni che non sentivo materiale come questo, materiale che mi si mostra come una rivelazione assoluta. La profonda radice black metal arricchita da imponenti
(Svart Records) I finlandesi Speedtrap passano dalla High Roller alla Svart Records e registrano, finalmente, il loro disco di debutto, che succede a vari prodotti underground fra cui uno split con i Death with a Dagger. L’album è brevissimo (non arriva alla mezzora), ma questo costituisce forse il suo maggior punto di forza: gli otto brani in scaletta offrono uno speed/thrash anni ’80 torrenziale e inarrestabile, senza un attimo di pausa nel senso letterale del termine. Un disco da bere tutto d’un fiato
(Nuclear Blast) Nel panorama del metal estremo attuale, o come preferisco definirlo “di ultima generazione”, ci sono gruppi che hanno accresciuto enormemente l’evoluzione di questo genere; vuoi per gli enormi progressi tecnologici, che consentono di avere dei suoni veramente letali, vuoi per il livello tecnico di queste nuove masse di musicisti. I nomi da citare sono tanti: Hour of Penance, Ritual of Rebirth, Hate ed in questo caso i Fleshgod Apocalypse, tra i pochi nomi italiani ad avere il privilegio di essere sotto contratto
(Ex-Tension) Il post metal dei francesi Aeris è qualcosa di indecifrabile perché poggia su pezzi totalmente strumentali, i quali giocano con umori o percorsi a volte tortuosi che si ripiegano su se stessi a causa di un certo tasso progressive e ascendenze jazz. Un sound atipico, molto personale che pronuncia melodie ma anche atmosfere oscure. L’album è diviso in tre parti, “Flame” e “Richard Horizon Robot”, di tre pezzi ciascuno, e “Captain Blood”, un solo brano. La prima composizione del primo trittico, “Fire Theme”, sebbene
(High Roller Records) Ormai la storia si ripete all’infinito. Legend: una band misconosciuta della prima ondata NWOBHM, due dischi fra 1980 e 1982, lo scioglimento, venti anni di oblio, poi arrivano gli anni 2000 e tutto ciò che è cult diventa indispensabile. Gli inglesi si ricostituiscono come band, pubblicano un paio di raccolte, e quindi tornano a comporre inediti: l’ultimo “The Dark Place”, già uscito qualche mese fa su cd, viene addirittura riproposto su vinile dalla High Roller Records. Stavolta, devo dire, l’operazione
(Blood Harvest) L’etichetta Blood Harvest, svedese, di Malmö, non paga della riedizione del 7” “Carnivores”, ripubblica il secondo album dei Bombs Of Hades “The Serpent’s Redemption”, uscito lo scorso anno (recensito
(Nuclear Blast) Con affetto e nostalgia indosso spesso una t-shirt lisa e con davanti il logo dei Carcass e quello della Earache sulle maniche. Loro, i Carcass, rappresentano un’epoca, sono parte di un filone fondamentale, quello venuto fuori appunto dall’etichetta britannica Earache che anni addietro ha segnato e dettato legge, in termine di stili, all’interno della scena metal. Adoro i Carcass più estremi, poi negli anni ’90 gli è successo
(Amputated Vein records) Gli ellenici Cerebrum sono stati in tour con i Sadist, era il periodo del loro primo album “Spectral Extravagance”. Il duo Jim e Mike, le due chitarre, hanno riassettato la formazione richiamando George Kollias (Nile) alla batteria, hanno incassato la dipartita del vocalist Apollon, con Jim che si è messo dietro al microfono durante le registrazioni, e si sono imbarcati in questa seconda prova, per dimostrare un tasso
(Ektro) Combo finnico arrabbiatissimo e quasi quanto i Discharge, perchè i Perikato ricordano proprio la storica band hardcore inglese. “KovatAjat” è un mini EP di nove canzoni tutte segnate da una marcia invasata e rabbiosa, portata avanti da voce, chitarre e base rimtica a testa bassa e con ostinata aggressività. La batteria segna alcuni passaggi in blast beat, i quali sembrano un mitragliare devastante e rendono ancora più sconquassante
(IronBonehead) Cripte che si aprono, tombe che si scoperchiano, rituali che invocano demoni innominabili. Ascoltare questo split album è come avvicinarsi a questa catastrofe dell’occulto, a questo rituale del male. “Accept the Mark”, appunto, accettate il marchio di Satana e non ve ne pentirete. Deiphago, dalle Filippine, un mostruoso, longevo (sulla scena dagli anni ’90) e underground esempio dei primissimi Slayer, ma suonati alle velocità
(Punishment 18 Records) Hateful è una band italiana in attività dalla fine degli anni ’90. “Epilogue of Masquerade” è il secondo album realizzato, il quale propone un tasso evolutivo per la band modenese di un sensibile valore. Death metal puro ma dai risvolti tecnici anche se non si è in presenza di una fredda, calcolata e cinica esecuzione. Gli Hateful non sembrano essere i figli di algoritmi musicali che intrappolano le maglie del songwriting.
(Shavey Jones Records) I newyorkesi To the Pain sbucano dal nulla (scarsissime le informazioni in rete) e piazzano sul mercato il loro debut autoprodotto. Colpisce da subito la produzione estremamente low-fi, che rende i suoni estremamente impastati; inoltre, i brani in tutto sono soltanto sette, per poco più di 30 minuti di musica. “For the People, buy the People” mi sembra un heavy/thrash di stampo americano, ma il pezzo
(High Roller Records) Ecco qui, doveva succedere prima o poi: ho appena finito di ascoltare per la terza volta un album di classic heavy metal, e non ho provato NIENTE. I centoquindici minuti totali che ho passato con i canadesi Axxion sono scivolati su di me senza lasciare alcuna traccia. La band, del resto, non è esente da diversi difetti: la prestazione del singer Dirty D. Kerr mi pare abbastanza stentata, come se chiedesse continuamente troppo
(Autorpoduzione) Altra realtà italiana con una gestazione lunghissima. Risale infatti al 1985 questo progetto di Trieste, nel quale ha militato anche il vocalist Sandro Zarotti degli Upset Noise (qui ospite in una canzone). Le origini della band erano orientate ad un rock 70/80, che nel moderno hard rock/metal proposto si sentono molto, e contribuiscono ad arricchire un sound sempre pieno, elaborato, corposo.
(Bakerteam Records) A causa del cambiamento di 4/7 della lineup, i Pursuing the End del 2013 sono ben diversi da quelli dell’anno scorso (che ho recensito
(Pure Rock Records) La mia strada si è già incrociata con quella dei Gallows Pole in occasione del loro precedente album (recensito
(Massacre) Si sente che questa band non ha nulla di improvvisato o almeno i suoi musicisti nell’operare, nel suonare, riescono a comunicare una certa padronanza e non dello strumento, ma in ciò che fanno, nel songwriting. Secondo lavoro per i Duskmachine, gente che annovera musicisti presi da Primal Fear e Annihilator, come il batterista Randy Black, il bassista e tournista degli Annihiltator Russell Bergquist, l’ex Deception
(AFM) Mat Sinner non ha bisogno di presentazioni. Il bassista dei Primal Fear vanta un’ampia carriera, sia da solista che con la band che porta il suo nome, i Sinner appunto, la quale ha già pubblicato oltre quindici full length. “Touch Of Sin 2” non è veramente un nuovo disco: ci sono solo tre canzoni inedite, mentre le restanti undici sono nuove registrazioni di canzoni vecchie, una sorta di best of rivisto, corretto e potenziato, dove