Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

MESSENGER – “See you in Hell”

(Massacre-Audioglobe) In un ambiente true metal dove sempre meno defenders danno credito ai Manowar, la ricerca di un’altra band sullo stesso stile si è fatta ormai pressante. I tedeschi Messenger offrono molto in questo senso: non possono sostituire i Kings of Metal, ma costituiscono sicuramente un gradevole entr’acte nell’attesa dei nuovi eroi del metallo pesante! “See you in Hell” segue il debut “Under the Sign”, di ben cinque anni fa, ed è null’altro che una colata di heavy metal che piove sull’ascoltatore secondo gli stilemi più puri del genere. I nostri rispettano a pieno i tempi dei brani, i temi delle lyrics, l’abbigliamento con borchie e gilet a petto nudo (terribile la foto promozionale!), e la pacchianeria di certi atteggiamenti (durante i loro concerti decapitano una bambola-dj…): questo già li rende inevitabilmente simpatici, e se si aggiunge che il songwriting ha alcuni picchi notevoli il gioco è fatto. L’epica intro “Flames of Revenge” prelude alla titletrack: più che ai Manowar, in questo caso i nostri fanno pensare proprio ai Majesty di Tarek Maghary, recentemente tornati alla ribalta e proprio grazie alla Massacre Records. “Make it right” è più stradaiola, mentre qualche intelligente innovazione (l’assolo a cascata, la voce effettata e la batteria in controtempo) si trovano nell’interessante “Alien Autopsy”. Molto epica e per nulla scontata la lunga “Falconlord”, mentre è assai banale – ma comunque trascinante – “The Dragonships”. La vetta del disco è costituita da un’altra canzone epica e solenne, “Valkyries”, con un ritornello che i miei vicini conoscono a memoria. Si chiude con una cover di “Dr. Stein” degli Helloween: la versione digipack contiene altri tre brani per un totale di ben 75 minuti. Hail to Messenger!

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-10-02T23:28:46+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

R.U.S.T. – “Legends”

(Pure Undergound-Audioglobe) Dopo tanti anni a scrivere di heavy metal, ormai mi insospettisco se, nella biografia promozionale di una band, leggo che fra le principali influenze ci sono i Manowar. Sembra quasi che la menzione dei Kings of Metal sempre più in crisi apra automaticamente tutte le porte del mercato! I rumeni R.U.S.T. (acronimo che sta per “Rock under the Sign of Thunder”) hanno tutte le carte in regola per piacere agli appassionati della vecchia scuola: che bisogno c’è di scomodare un modello che sarà valido al massimo per un paio di brani della tracklist? Pezzi come l’atmosferica “Sign of the King”, “Firestorm” o “Warriors of Heaven” funzionano benissimo così come sono e sono anzi legate maggiormente al classico heavy metal che al “true metal” (o come diavolo volete chiamarlo) manowariano. Un debut solido che merita un ascolto da parte dei defenders.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-10-02T23:26:39+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

HATRED – “Destruction Manual”

(SAOL) Se amate il thrash tedesco vecchio stampo, rigorosamente legato alle leggi di fine anni ’80-inizio anni ’90, i tedeschi Hatred sono la band che fa per voi. “Destruction Manual”, dotato di un booklet reso inquietante dai disegni in stile catalogo commerciale americano anteguerra, contiene undici brani che fanno subito pensare a Kreator, (altro…)

Di |2019-10-21T17:10:21+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

WOLFMARE – “Hand of Glory”

(CCP Records) Tre anni fa ero rimasto folgorato dal secondo disco dei russi Wolfmare (il primo fu pubblicato sotto il monicker Wolfsangel): “Whitemare Rhymes” fondeva in modo perfetto folk, pagan, medieval e heavy metal in un mix irresistibile di potenza, magia e una ironia di fondo che rendeva il tutto ancora più godibile. Mi sono quindi lanciato sul nuovo “Hand of Glory” rimanendo, però, piuttosto deluso. Sul disco, decisamente breve, pesano i numerosi cambi di line-up: il prodotto ha degli buoni spunti ma finisce per ripetere stancamente quando il debut aveva proposto con molta più energia. “Bring out your Dead”, che col testo ci riporta ai tempi della Peste Nera, è la colonna sonora di una indiavolata festa pagana, mentre “Das Palästinalied”, come spiega il titolo in tedesco, ci porta in Oriente. “Heaven” rimanda al folk più ingenuo e genuino, mentre la lenta “The Keening” ha un afflato lento e solenne che mi ha fatto addirittura pensare al “Requiem” di Mozart. Poco altro da segnalare in un disco che poteva essere molto, molto più bello.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-10-02T23:20:24+02:0002 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

NACHTBLUT – “Antik”

(Napalm Records) Al secondo ascolto di “Antik” chi scrive si è ritrovato con la testa intasata da pensieri. Proviamo a riordinarli. I Nachtblut sono tedeschi e hanno realizzato due album, poi l’austriaca Napalm Records ha sentito, in ritardo visto che è del 2009, “Antik” e (altro…)

Di |2015-02-09T22:28:08+01:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

GIRLSCHOOL – “Hit and Run”

(Wacken Records) Le Girlschool festeggiano il compleanno di “Hit and Run” ri-registrandolo. Era il 1981 quando uscì uno dei più interessanti album della NWOBHM. I brani di questa rivisitazione suonano con una maggiore (altro…)

Di |2017-05-26T01:23:02+02:0001 Ottobre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

PYRRHON – “An Excellent Servant but a Terrible Master”

(Selfmadegod Records) Esordio coraggioso per i newyorkesi Pyrrhon. Coraggioso perché suonano un death metal estremamente progressivo e contaminato da dissonanze e cacofonie jazzate. Un sound intricato e complesso che già dopo l’iniziale “New Parasite” tiene letteralmente soffocato l’ascoltatore nei labirinti chitarristici e dei tempi. Non è un lavoro semplice “An Excellent Servant but a Terrible Master”, sicuramente impressionante e contemporaneamente mancante di fluidità. Sono poche le finestre melodiche che si aprono nel turbinio dell’album, come “Correcting the Mistake” e “Flesh Isolation Chamber”, il resto è tutto sommerso da una cinica freddezza esecutiva. I Pyrrhon sono degli eccellenti esecutori, ma musicalmente incompleti in quel comporre che li vede protagonisti solo per la tecnica eccelsa. Un sound privo di compromessi, adatto a chi ama perdersi in dimensioni parallele che diventano intricate e cerebrali.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-09-30T16:37:57+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

RAIN – “XXX 30 Years on the Road – 1980/2010”

(Aural Music) Il mercato discografico propone spesso dei prodotti superflui, soprattutto quando si tratta di celebrare un evento o anniversario. Fortunatamente ai nostrani Rain è venuta l’idea di raggruppare un bel po’ delle loro canzoni, riarrangiarle, ricantarle e rivedendole digitalmente in studio, con Mats “Limpan” Lindfors ai Cutting Room Studios di Stoccolma. Il risultato è si quello di un “The Best of”, ma che offre una nuova chiave di lettura e un sound moderno e incredibilmente poderoso. Tredici scatenati pezzi di hard rock/heavy, nei quali si segnala l’inedito “Whiskey on the Route 666” e la versione acustica “Rain Are Us”. Una release capace di andare oltre la mera sintesi di una carriera, la quale non la racchiudi in 13 canzoni, e in grado di proporsi ai fans, ma che è anche un buon punto di partenza per chi vuole approfondire una band di rilievo del metal italiano e che tanto ha suonato oltre confine.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-30T09:01:32+02:0030 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

THULCANDRA – “Under a Frozen Sun”

(Napalm Records) La seconda prova dei Thulcandra è una conferma, per chi scrive queste righe, di quello che è la band black metal tedesca: ovvero una gruppo capace di suonare il black metal in modo pulito e senza quel briciolo di cattiveria che invece il genere spesso (altro…)

Di |2023-05-13T16:33:11+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

ABSU – “Abzu”

(Candlelight Records) Con il nuovo album “Abzu” la granitica e malsana band texana di black-thrash metal Absu scrive un nuovo capitolo della propria storia, usando un linguaggio abbastanza simile a quello degli ultimi due lavori. Sarà banale, ma il titolo e la stessa copertina rimandano inevitabilmente al precedente album omonimo del 2009. Questo è un segnale che la logica nel songwriting rispetto ai lavori  antecedenti a “Tara” è più marcata, a discapito della violenza istintuale tipica del loro sound. A conferma di questo modo nuovo di sviluppare le canzoni si può citare “Song for Ea”, un brano diviso in sei movimenti e della durata di oltre 14’. La suddetta linea stilistica in parte avviene anche grazie all’ingresso in formazione di Vis Cron alla chitarra, il quale ha un riffing molto più fluido e variopinto rispetto ai suoi predecessori. La formazione viene completata ovviamente dall’inossidabile Proscriptor McGovern, il quale si dimostra come sempre un batterista di tutto rispetto, e dal bassista Ezezu, entrato nella band al termine delle registrazioni di “Absu”. “Abzu” è un lavoro spedito, grazie a progressioni davvero furiose e ad altre più articolate perché più in sintonia con il thrash metal. A corredo si odono inserti tastieristici col mellotron, capaci di aggiungere ai pezzi quegli brevi scorci dal tono epico e mistico, necessari per sottolineare i testi mitologici d’ispirazione sumera. Fa piacere sentire che la band texana abbia ancora qualcosa da dire, con la speranza che proprio un brano così progressive come “Song for Ea”, possa essere una loro nuova direzione. Come lo stesso Proscriptor ha scritto, “la natura non rivela i suoi misteri, una volta per tutte”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-29T18:49:19+02:0029 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

SPEED LIMIT – “Unchained/Prophecy”

(Karthago Records) Gli austriaci Speed Limit erano tornati in pista qualche mese fa, dopo un silenzio lungo ben 18 anni, con il nuovo album “Moneyshot”; l’interesse nuovamente suscitato dalla band ha condotto la Karthago Records a ristampare (per la prima volta su cd) il disco d’esordio “Unchained”, datato nientemeno che 1986, cui si aggiunge l’ep “Prophecy” di due anni dopo. Ma forse siamo in una di quelle situazioni in cui il ‘ripescaggio’ non era indispensabile; e il ricco piatto, temo, finirà nelle mani dei soli collezionisti più invasati degli eighties. Cominciamo naturalmente da “Unchained”. Non è troppo convincente “Into the Future”, meglio le veloci “Burning Steel” e “Slave of Desire”; ma nonostante il nuovo master i suoni restano insufficienti e come ‘soffocati’. “Marriage in Hell”, sicuramente uno degli apici del disco, ha allo stesso tempo un tocco epico e marziale; “Fight to survive” suona incredibilmente inglese, “Wings of Steel” fa sognare ma è incolore la ballad “Toybombs”. Passando ora all’ep “Prophecy”, “The Prophecy/Dead Eyes” è ancora più evidente la matrice anni ’80 del sound, quasi che i nostri avessero voluto spingere verso un esasperato purismo. Dell’ep i brani migliori sono sicuramente “Lady” con il suo tocco americano e la sbarazzina “1000 Girls”, con in più lo scherzo finale “My Bonnie”. Alcuni spunti interessanti ma, in onestà, niente di eccezionale.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:33:42+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

BRAINSTORM – “On the Spur of the Moment”

(AFM-Audioglobe) Sono un gruppo longevo, i tedeschi Brainstorm: eppure non hanno mai sfondato, perdendosi un po’ nell’immenso calderone dell’heavy/power tedesco più duro. La carriera iniziata nel 1989 giunge oggi al nono disco, “On the Spur of the Moment”, animato ancora dalla voce di Andy B. Franck (in forza anche ad altre formazioni, come i Symphorce, sullo stesso stile). L’inizio è affidato a “Below the Line”, cupa, arcigna, serrata: il sound della band non è per niente originale ma è oro per chi ama il power più moderno e “cattivo”. Lo dimostra anche “Still insane”, dal guitar working molto compatto. Vicine al thrash la breve “Temple of Stone” e “Where your Actions lead you to live”, mentre “No Saint no Sinner” ha la carica giusta per trascinare l’ascoltatore. “In these Walls” è il singolo scelto per pubblicizzare il disco, ed è sicuramente il pezzo dall’appeal più radiofonico e immediato: ma il risultato, va detto, resta alquanto standard. E alla lunga il problema del disco si rivela proprio questo: monolitico nel suo incedere, “On the Spur of the Moment” non offre alcun tipo di sorpresa. Forse che sia proprio la staticità del songwriting il limite di questa band?

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-29T17:25:43+02:0029 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

LEVIATHAN – “Beyond the Gates of Imagination – Part1”

(Bret Hard Records) I Leviathan, nome per nulla originale, sono una band tedesca nata da pochissimo tempo. Nel 2010 hanno realizzato un EP autoprodotto e in questo 2011 la connazionale Twilight pubblica il loro debutto, con il mastering a cura di Waldemar Sorychta. I ragazzi della Westfalia si esibiscono in un placido e melodico death metal fortemente progressivo, ma non eccessivamente complicato nei toni in quanto è giocato soprattutto sulle melodie e il loro susseguirsi, le atmosfere e le fasi smaccatamente heavy metal. I brani più tipicamente progressive sono “The Scourge We Wield” e “Sway Of The Stars”, una mini-suite di 9’; loro però amano passare da fasi veloci e agguerrite a soluzioni che strizzano l’occhio all’epic metal, come accade nella seconda parte dell’assolo di “Where Light and Death Unite”, brano comunque dalla velocità infinita, o anche a melodie medievaleggianti e folk, come in “Servants Of The Nonexistent” e “About Fangs And Feathers”. I Leviathan riescono a tessere riff dall’ampio respiro, sorretti da influenze epic-cassic metal e inevitabilmente dalla tradizione progressive metal più recente. Avrebbero potuto sbagliare questa prima vera prova, ma i Leviathan, senza voler strafare, si sono dimostrati all’altezza.  Adesso non resta che attendere la parte 2 di questa storia!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-28T19:06:05+02:0028 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

SKELETAL SPECTRE – “Occult Spawned Premonitions”

(Selfmadegod Records) “Occult Spawned Premonitions” è l’album adatto a chi ama doom possente  e con suoni corposi e dai ritmi andanti. Gli Skeletal Spectre mischiano il doom e il death metal old style, provocando un suono roccioso e robusto, privo di fronzoli e con tanta immediatezza. Un drumming essenzialmente semplice e perennemente in modalità tum-tam! Le voci sulfuree sono cariche di riverbero e la copertina ha uno stile il quale ricorda le copertine di “Vampirella” o Lanciostory. Sono questi i tratti distintivi del trio svedese, composto da Vanessa Nocera alla voce, Behold the Pentagram alle corde delle chitarre e del basso, e Haunting the Beyond alla batteria. “Occult Spawned Premonitions” offre diversi spunti piacevoli come la inquietante “Raw Head & Bloody Bones”, l’insolita, per via del ritmo, “Sekhmet Prowls the Azure Night”, “Screams from the Asylum”, dal retaggio metal punk e qualche episodio sabbathiano sparso in giro nei pezzi. Alla lunga però “Occult Spawned Premonitions” tende anche a stancare, difetto dovuto alla durata, in media sui 5’, di questi nove pezzi rocciosi e che poche volte si rivelano dinamici. Gli Skeletal Spectre si rivelano comunque interessanti, soprattutto per la loro attitudine sincera e abbastanza underground.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-28T19:00:26+02:0028 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

MANILLA ROAD – “Playground of the Damned”

(High Roller Records) Con la rinascita dell’heavy metal risorge anche il vinile: e gli storici epic-metallers Manilla Road hanno ceduto alla High Roller Records i diritti per la realizzazione di 1000 LP della loro ultima fatica “Playground of the Damned”. Come spesso è accaduto nella lunghissima discografia di questa cult band, ci sono pochi legami fra un disco e l’altro: nell’opener “Jackhammer” il sound è del tutto diverso rispetto a quello dell’ultimo “Voyager”, e Shelton ci riporta sui lidi magici e direi edwardiani cari alla band. Peccato per la produzione veramente minimale, che evidenzia troppo i suoni alti della batteria. Molto più serrate “Into the Maelstrom” e la titletrack, che invece risentono di una atmosfera vagamente thrash. “Grindhouse” è un omaggio al genere di b-movies riportato in auge da Tarantino e Rodriguez: forse è il pezzo più debole del lotto per una certa staticità, ma si fa notare l’acido solo conclusivo. Si accennava ad Howard, ed ecco appunto che la bella “Fire of Ashurbanipal” mette in musica un suo racconto; in conclusione “Art of War”, dove ad una prima parte prevalentemente acustica ne succede una seconda 100% epic metal dura e marziale. “Playground” dovrà sgomitare parecchio per entrare nel cuore dei fans, attratti dai capolavori anni ’80 della band, ma non è certo da disprezzare.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-09-27T19:55:01+02:0027 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

KITTIE – “I’ve Failed You”

(Massacre Records) Ottimo ritorno delle ragazzette più imbestialite della scena metal. Le canadesi Kittie raggiungono quota sei album nella propria discografia e salta subito all’orecchio la riduzione della matrice metalcore e dello stesso nu metal. Le Kittie, in questo album, sono più thrash metal (“Already Dead”) e con richiami allo sludge. Quasi abbiano asciugato e sottratto qualcosa al proprio sound. Potrebbe essere letto come un discorso di maturità e di evoluzione, dopo cinque album devi pur guardarti dentro invece di prestare attenzione a quello che ti succede intorno! I riff cavalcano possenti, affiancati dal drumming robusto di Mercedes Lander e l’insieme diventa una parete di granito, la quale viene abbellita melodicamente solo dalla voce di Morgan Lander, quando è nelle fasi clean perché per il resto è quella di un’indemoniata. La monoliticità dei suoni e la maggior parte dei tempi medi e lenti rende necessario qualche ascolto in più, per memorizzare tutto il guitarworking e le linee melodiche. C’è comunque qualche scorcio giunto dal loro passato stilistico, come “Never Come Home” e “Whisper of Death”. Con “I’ve Failed You” le Kittie non hanno per niente fallito!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-26T21:01:32+02:0026 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, K|Tag: |

PRO-PAIN – “20 Years of Hardcore”

(AFM Records) Per celebrare il ventennale della band newyorkese hardcore Pro-Pain ecco pronta una raccolta corredata da CD e DVD. Nel CD sono presenti 23 canzoni: 4 nuove, 4 classici rieditati, 1 cover (dei Böhse Onkelz) e le restanti provenienti da un live a Brno, nella Rep. Ceca. Totale di 78 minuti. Il DVD include esibizioni live, particolarmente un live a Belgrado del 1988, filmati girati dai fans, e materiale video inedito di vario genere. Esaurita la scheda tecnica del prodotto, viene da chiedersi come mai per una band che ha già pubblicato due raccolte, un live e un DVD, oltre ad essere stati oggetto di un tribute, si decida di proporre un CD ricolmo di un live tutto sommato registrato maluccio, visto che i brani perdono nella resa finale. Pubblicare un semplice live in due dischi, ripulendolo delle carenze sonore o un singolo DVD sarebbe stato molto meglio. “20 Years of Hardcore” diventa penalizzante per chi non ha mai ascoltato a fondo i Pro Pain e diventa un capitolo documentaristico per chi li ha seguiti da sempre. Per questi 20 anni si poteva pensare a qualcosa di qualitativamente superiore.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-09-26T20:50:06+02:0026 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

AS THEY BURN – “Aeon’s War”

(Siege of Amida) Band francese, ma con musicisti multietnici, che si trova al debutto con un album davvero interessante e, soprattutto, non noioso o scontato. Gli As They Burn suonano un metalcore carico di groove e davvero cattivo, potente e ricco di spunti e situazioni mutevoli. Probabilmente perché ha in seno anche i germi del death metal e del thrash. C’è qualcosa dei Meshuggah nel loro sound, almeno dal punto di vista concettuale, perchè il metal degli As They Burn è quello di una macelleria che sminuzza ogni riff possibile. Sono francesi, quindi assimilano la lezione dei connazionali Gojira, ma loro sono più sinistri, cupi e “malati”. Un sound deviato, psicotico, devastante e a tratti progressive, prego ascoltare “Psychoactive Green Fairy”, oppure post metal come in “Unfinished Creature” e in alcuni squarci di “Distorted Rules” e “City ov Pyramids”. Etichette a parte e superando i tentativi di definizione, “Aeon’s War” è un magnifico debutto. L’auspicio è che gli eclettici As They Burn continuino così.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-25T18:00:41+02:0025 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

GORATH – “Apokálypsis (Unveiling the age that is not to come)”

(Twilight) L’ultimo lavoro in studio dei belgi Gorath è stato “MXCII”, dello scorso anno. La band del Limburgo è diventata oggi un’unità d’intenti di quattro musicisti, dopo essere partita, nel 1996, per volere dell’unico musicista Filip Dupont. Questa nuova release parla dell’Apocalisse, “Apokálypsis”, e di quando i sette angeli soffieranno nelle trombe, per dare l’inizio all’ultimo capitolo dell’era umana. Un argomento devastante, l’epitaffio dell’umanità. Eppure il black metal dei Gorath in questo nuovo album appare ancor più misurato e preciso. Non c’è caos, non c’è disperazione, ma una lucida costruzione dei pezzi tali renderli dei capitoli di una ipotetica narrazione dell’evento biblico. “Apokálypsis” è nel solco dello stile sperimentale e progressive della band, con momenti veloci e altri lenti e inesorabili, malinconici e sperimentali. Giocano sulle atmosfere, sulle sensazioni e le narrazioni di scenari decadenti i Gorath e ci sono riusciti davvero bene.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-26T11:57:39+02:0025 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, G|Tag: |

ELECTRIC MARY – “III”

(Listenable Records) La storia di questa band australiana inizia nell’aprile del 2004, quando il singer Rusty si ritrovò negli Electric Lady Studios di New York. Respirare l’aria di un luogo leggendario consacrato da Jimi Hendrix, gli ha dato l’impulso a mettere in piedi una band, battezzandola proprio con un nome hendrixiano. Dopo “Four Hands High” (2004) e “Down to the Bone” (2008) è il momento della terza release, appunto“III”. L’hard rock proposto è sempre un po’ freak, settantiano, ruvido e con radici negli Aerosmith (“So Cruel”, “Bone on Bone”), anche per via dell’impressionante similitudine del timbro vocale di Rusty con Steven Tyler. C’è il riflesso di sonorità desert rock e stoner (“Lies”) e naturalmente non mancano i Led Zeppelin (“Long Time Coming”). Un gioco di richiami e di accenni che rendono “III” un album rockeggiante, con sfumature retrò, tanto feeling, suoni corposi e ben registrati. Nessuna novità, ma questo è rock ‘n roll: essenziale, immediato e trascinante!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-25T08:46:35+02:0025 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BETRAYING THE MARTYRS – “Breathe in Life”

(Listenable Records) L’abito non fa il monaco, dice un vecchio proverbio. A guardare le foto promozionali di questa band francese non ti aspetti che siano così incavolati e distruttivi. I Betraying The Martyrs sono giovani di Parigi con la faccia abbastanza pulita, poi scopri che sono devoti del metalcore che realizzano con riff sviluppati tra scale e breakdown, costruiti ad arte e supportati da tastiere evocative, ricche di pathos e mai troppo ingombranti perché si muovono come ombre alle spalle della musica. La band francese è già autrice di un EP uscito nel 2009, il quale le ha dato un certo seguito e la possibilità di trovare spazio su diversi palchi in alcuni paesi europei. “Breathe in Life” è un lavoro poderoso, che trova un attimo di respiro solo in “Azalee”, dove le chitarre scompaiono quasi del tutto per lasciare spazio alla voce di Aaron, al pianoforte e all’elettronica. E’ una ballad semplice e per niente banale. Tuttavia il discorso principale nei pezzi di “Breathe in Life” è il metalcore nervoso, intricato e che richiede ancora qualche limatura negli arrangiamenti della musica e del cantato. Sono comunque una sorpresa piacevole, e potrebbero far parlare bene di se all’interno di un filone musicale ad oggi totalmente inflazionato.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-25T07:32:28+02:0025 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

NOCTUM – “The Fiddler”

(High Roller Records) La occult-doom metal band svedese Noctum ha all’attivo il solo album “The Seance”, il quale è uscito in versione limitata in vinile per la High-Roller Records e in CD per la  Stormspell Records, nel settembre 2010. (altro…)

Di |2018-04-10T16:05:02+02:0025 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

MORBUS CHRON – “Sleepers in the Rift”

(Pulverised Records) Un nome  del genere, “il morbo di Chron”, è davvero sinonimo di ruvido e malsano death metal. Con questa band svedese si ritorna indietro nei primi anni ’90 a sonorità maledettamente old style e dal carattere per niente patinato, ma totalmente sporco e grezzo. Dopo due demo nel biennio ’09-’11 e l’EP “Creepy Creeping Creeps” giunge l’attesa full “length” con nove pezzi dannati e infernali. Il drumming è compresso e ogni colpo proferito sulle pelli è un tuono che si abbatte nel tempestoso riffing che, in diversi frangeti, ricorda i Death di “Scream Bloody Gore”, ma anche gli Entombed dei primordi. Parlando di Entombed c’è da segnalare il patrocinio nella produzione dell’album da parte di Nicke Andersson e il mastering di Magnus Lindberg dei Cult Of Luna. Tuttavia un’attitudine molto più diretta  la si avverte con pezzi come “Ways of Torture” e “The Allucinating Dead”. Lo scorrere delle canzoni è una via crucis di morte e devastazione, perché i Morbus Chron pestano di brutto e lo fanno in continuazione, mentre il cantato di Robba è quello di un invasato incatenato dentro ad un manicomio. Non c’è tregua in “Sleepers in the Rift”, salvo per qualche introduzione, in alcuni pezzi, più misurata e sinistra. Nessun compromesso, solo tanta furia infernale che potrà appassionare esclusivamente gli appassionati dell’old-style.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-09-24T08:47:47+02:0024 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

FLESHGOD APOCALYPSE – “Agony”

(Nuclear Blast records) “Agony” è il ritorno in pompa magna, a due anni da “Oracles”, degli italiani Fleshgod Apocalypse, visto il patrocinio della major Nuclear Blast. Un motivo di vanto dopo aver girato l’Europa al fianco di band come Behemoth, God Dethroned, Marduk, Vader, Keep Of Kalessin e altre illustri band. “Agony” è cinquanta (altro…)

Di |2016-02-09T02:13:00+01:0023 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

AXEL RUDI PELL – “The Ballads IV”

(SPV-Audioglobe) In quest’epoca di file sharing e raccolte a metà prezzo, il buon vecchio Axel Rudi Pell segue gli antichi canoni e pubblica una nuova raccolta (la quarta!) delle proprie ballate. Anticipo subito il consiglio che darei alla fine: se siete amanti del vinile, questa è una compilation da acquistare nel lussuoso doppio gatefold colorato, per godere al meglio le rotonde evoluzioni della chitarra di Pell (immagino che spettacolo i suoni di “Touching my Soul” o di “Curse of the Damned”); su cd, un prodotto come questo perde gran parte del proprio appeal (altro…)

Di |2022-04-04T23:01:43+02:0023 Settembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

DOMINANZ – “As I Shine”

(Industrial Silence) Il combo in questione proviene dalla nera e malsana Norvegia, ovvero la terra del black metal. I Dominanz sono certamente figli di quel filone musicale, ma la loro attitudine vira decisamente verso sonorità che tendono a creare atmosfere sinistre, torbide e allucinate. Parlare di “As I Shine” significa dover tirare in ballo l’industrial, il gothic, il dark, l’atmospheric black metal e cose del genere. Non è materia semplice questo debutto di Roy Nordaas, polistrumentista e ex Cult of Deception, Jørn Tunsberg, chitarrista e con un passato negli Immortal e Old Funeral, e Frode Gustad, batterista, ex Thy Grief. Le tastiere sono l’anima del sound, mentre le chitarre, poderose ed epiche, vengono doppiate da un basso denso e fragoroso, tale da rendere il sound ancora più nero. Un metal d’atmosfera dannatamente evocativo, con scorci inaspettati come la sperimentale e black ‘n roll “Last Day of Your Life”. Si incontrano anche idee nello stile dei Cradle of Filth (“Man on Top”), Dimmu Borgir (“The Philantropic”) e, perché no, dei Tiamat e gli ultimi Satyricon. Non è possibile parlare di plagio con “As I Shine” perché i Dominanz sono una torbida sintesi di quanto malsano e inquieto metal estremo sia stato realizzato negli ultimi dieci anni. Non tutte le canzoni sono al top – ma quanti sono in grado di riuscire in tutte?- ma giunti alla fine della morbosa e sensuale “The End of All There Is”, posta a chiusura di “As I Shine”, non si resta assolutamente tranquilli e sereni.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-09-23T09:18:57+02:0023 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

CRIMINAL – “Akelarre”

(Massacre Records) I cileni Criminal danno alle stampe un nuovo album, il settimo della carriera, dopo due anni dal precedente “White Hell”. La formazione ha intanto subito un avvicendamento, con  il chitarrista Rodrigo Contreras sostituito da Omar Cascallar. Il sound è rimasto marcatamente thrash/death e gode di buona salute, carico di tanto groove, ritmi snelli ma solidi e qualche divagazione in generi collaterali, come il quasi industrial di “Resistence Is Futile”. Notevoli sono le influenze dai Sepultura, in particolare il brano “Akelarre” rivanga quelli di “Beneath the Remains”; ma c’è anche la scuola Bay Area, la quale è il filone più espressivo nel sound dei Criminal. Dunque un thrash metal non moderno, ma che poggia sulle solide basi di quello degli anni ’90 e con tinte di  death metal sparso in giro. Il sound dei cileni non è assolutamente innovativo, ma è espressivo della loro capacità di coinvolgere l’attenzione e risultare fruibili. Dieci canzoni veloci, dieci muri di granito contro cui tutto si frantuma!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-09-22T20:05:20+02:0022 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

IRON LAMB – “The Original Sin”

(Pulverised Records) La Pulverised, in costantemente ricerca di nuove, nel senso di sconosciute, realtà metal da proporre snida in Svezia una band che vede in organico Johan Wallin (General Surgery, ex-Repugnant), Thomas Daun (Dismember, ex-Insision), Daniel Ekeroth (ex-Dellamorte e autore del celebre libro “Swedish Death Metal”) (altro…)

Di |2015-03-03T15:04:16+01:0022 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

ZOMBIE INC. – “A Dreadful Deceased”

(Massacre Records) Gli austriaci Zombie Inc. sono la nuova espressione di Martin Schirenc, ex vocalist dei grandissimi Pungent Stench, e di Wolfgang Rothbauer (Disbelief e Eisblut). “A Dreadful Deceased” è il debutto assoluto, realizzato (altro…)

Di |2018-12-26T18:49:23+01:0022 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, Z|Tag: |

THE RAIN I BLEED “Narcissist”

(Twilight-Masterpiece) The Rain I Bleed è una band greca di symphonic metal che può vantare per il proprio debut la partecipazione di Jeff Loomis dei Nevermore e di Jonas Kejllgren degli Scar Simmetry. “The Utter me” testimonia, per fortuna, che i suoni sono più orientati verso il power che verso (altro…)

Di |2015-02-09T12:30:39+01:0022 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

MAJESTY – “Own the Crown”

(Massacre-Audioglobe) Dopo la sfortunata parentesi come Metalforce presso la Magic Circle di Joey DeMaio, i tedeschi Majesty tornano in pista con il monicker che li ha resi famosi fra i defenders, e per festeggiare pure il ritorno alla fedele Massacre danno alle stampe questo doppio e ricchissimo “Own the Crown”. Il primo cd costituisce un greatest hits di ben 75 minuti: dovendo pescare da soli quattro dischi, la band non ha certamente il problema di escludere qualcuno dei propri piccoli classici. In apertura, i nostri posizionano i tre pezzi da novanta della propria discografia: “Metal Law” nella versione del 2006, con la partecipazione vocale di Udo Dirkschneider, “Reign in Glory” e “Sword and Sorcery”. Ma c’è pure spazio per l’anthem “Keep it True”, per l’ambiziosa “Aria of Bravery” e per la grezza ma epica “Hellforces”, il brano che dà il titolo a quello che ritengo essere la migliore uscita dei teutonici. Il primo cd si chiude su due altri inni ingenui quanto trascinanti (“Heavy Metal Battlecry” e “Into the Stadiums”). Il secondo, della durata di un’ora, presenza anzitutto due inediti: la titletrack dell’intera raccolta è un mid-tempo cadenzato di epica genuina, mentre “Metal on the Road” è un altro brano autocelebrativo nel puro stile Majesty. È evidente la volontà di collocarsi in stretta continuità con quanto prodotto fino al 2006. Segue una nutrita serie di nuove versioni (anche di brani dei Metalforce o apparsi solo nei demo) e bonus tracks; completano la raccolta “Troopers of Steel” live (ma la folla sembra poco partecipe) e la riproposizione dello storico primo demo del 1998. I Majesty hanno un sound derivativo quanto volete, ma nell’ormai irreversibile crisi dei Kings of Metal si può puntare su di loro ad occhi chiusi.

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-09-22T00:06:48+02:0022 Settembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |
Torna in cima