USHAS – “Verso Est”
(Agoge Records) A volte il rock in Italiano mi sorprende. Mi sorprende perché a volte riesce a dimostrarsi potente, sfacciato, irruento. E’ il caso di questo “Verso Est” degli Italiani Ushas, che con canzoni tutte cantate nella nostra lingua sono capaci si scatenare un hard rock sporco, brutto, cattivo, selvaggio. I riff che si scatenano dalle dieci tracce sono irresistibili, e la voce al limite della follia (altro…)
(Massacre/Audioglobe) Prescindendo dalla proposta musicale, gli Unshine vincono sicuramente il premio per la copertina più discutibile di questo 2013: il loro cinghiale viola che lotta con l’aquila turberà ancora a lungo i miei pensieri. Che i finlandesi mi perdonino questo piccolo scherzo iniziale, perché il loro terzo album non è poi male, e in certi punti mi hanno ricordato la commistione di generi propria dei conterranei Crimfall o Battlelore (anche se la componente estrema è molto meno pronunciata).
(Memorial Records) Esistono delle band che di tanto in tanto realizzano degli album i quali testano il polso alla scena. Sono degli indicatori di ciò che è lo stile musicale, o uno dei tanti, in quel momento e come si comporta. Per stile intendo non un genere, ma come più fenomeni riescano a collimare e coesistere, influenzarsi
(Autoproduzione) Incredibilmente bravi! Ushiro Mawashi di Reggio Calabria, band di post metal-rock psichedelico totalmente strumentale. A dire il vero l’etichetta da affibbiare è ardua in quanto c’è post rock, metal, elettronica e psichedelia che coabitano come l’ecosistema di universo sconosciuto.
(Autoproduzione) Gabriele Bellini (Hyena, Metamorphosis e altri progetti) è un maestro della chitarra e UnderWorld Collection è un progetto nel quale coinvolge un manipolo di chitarristi di spessore e non ancora noti, ottenendo così un’antologia delle “virtù della chitarra”. Brani strumentali
(AFM/Audioglobe) Allora, sia chiaro: qui nessuno ha intenzione di bocciare gli U.D.O., è una cosa che nessuno si deve permettere di fare. Mai. Sono in procinto di andare in Germania ad un festival essenzialmente per vedere il folletto del metal. Però a tutti può capitare un momento di stanchezza, no?
(Ukem Records) Sono due band inglesi a divedersi questo split per la linea oldstyle sempreverde che la Ukem propone sovente nelle proprie pubblicazioni. Gli Úlfarr (ovvero Hellfire, tutti gli strumenti, e Azrael, voce) sono autori di un paio di demo e si presentano nello split con quattro pezzi, dei quali uno è un’intro,
(Moonlight Records) Nella mia personale ‘mappa’ dei generi metal, che ovviamente comprende soltanto le partizioni classiche (non sarei mai in grado di distinguere il metalcore dal crust o dal djent), non esistono due settori più lontani del viking e del thrash.
(Pubishment18 / Andromeda) Riffs micidiali in quantità industriale. Prodotti in serie, catena di montaggio con turni di notte, tonnellate di metallo vomitate da una immonda fabbrica di violenza. Questa è musica che spacca. Tempi frulla-budella proposti in comodo formato slavina.
(Autoproduzione) Riff molto potenti e totalmente metal. Chitarre che viaggiano tra strutture modern metal, thrash metal e a tratti anche heavy metal. Il tutto è sorretto da un impalcatura ritmica anch’essa robusta, ma allo stesso tempo dinamica. I francesi Under The Abyss hanno qualcosa di tecnico
(Pulverised Records) Cosa c’è da aspettarsi da una band che si chiama Ulcer, proveniente dalla Polonia e che pubblica sotto la bandiera della Pulverised Records? Che suoni death metal, ovviamente! Gli Ulcer sono al secondo album, il primo è di sei anni fa, e non vogliono assolutamente spostarsi dalla direzione stilistica in cui credono, ovvero quella svedese (in particolare degli Entombed dell’esordio). 
(Selfmadegod records) Undici omicidi. Undici coltellate death metal. Undici assalti brutali. Questo è il nuovo album degli Unburied, band della Virginia formata da Matt Pike, voce e chitarra, Mark Riddick, basso (Fetid Zombie, Macabra, Grave Wax), e Brian Forman, batteria (Fetid Zombie, Grave Wax). Solo morte, solo offesa e sottrazione della vita all’altrui persona, attraverso una violenza sistematica e disumana. Lo dicono i testi e lo dimostra la musica.
(AFM/Audioglobe) Nell’ultimo periodo, il folletto Dirkschneider ha letteralmente bombardato i propri fans di uscite: solo negli ultimi due anni abbiamo un nuovo full “length”, un ep, una compilation celebrativa dei 25 anni di carriera (recensita
(M & O Music) Nati da poco tempo, gli Unchained si presentano come una band di carattere e dalla padronanza nel songwriting. Pur avendo solo due anni di vita gli Unchained non danno l’impressione di essere dei debuttanti nel settore del melodic death metal. Jonathan Rabache è uno dei due chitarristi e fondatore della band insieme al batterista Olivier Gavelle, con eperienze nei nizzardi Kragens, e per questo primo album
(Autoproduzione) Un velo di malinconia che rende più tristi queste giornate d’autunno. Occhi tristi che guardano verso un panorama grigio, freddo, morente. Il piacere della ricerca interiore, il gusto della scoperta dei sentimenti più remoti, proibiti ed oscuri della persona. Un percorso musicale atmosferico, romantico. Gli spagnoli Universal Theory arrivano al debutto con questo mini album, fantastico,
(Selfmadegod) Pur esistendo da circa due anni, gli Usurpress si sono dati da fare per farsi conoscere. Split, con Bombs of Hades e Pyramido, EP, demo. Arrivano adesso all’album di debutto e la band di Uppsala, Svezia, conferma la sua radice musicale nel tipico death svedese (particolarmente ai tardi Entombed), ma trasfigurandolo con il crust e con prevedibili riprese dei Discharge (“Seduction Through Bloodshed”) e i Voivod (“Coronation of the Crippled King”, “The God Eaters”).
(Massacre/Audioglobe) Tre album in tre anni per i simpatici rockers tedeschi Unherz, che si propongono oggi sul mercato con una copertina diciamo accattivante, e un titolo che suggerisce un doppio senso non proprio finissimo (tradotto in italiano sarebbe “La verità sta nel mezzo”…). Il cd si divide equamente fra brani rock molto tirati, alla Toten Hosen (l’opener “Schmerz neu definiert”, ad esempio, ha un tiro grintoso da headbanging, ma va citata anche la melodica “Seite an Seite”), e pezzi più ironici e svagati (“Benzin” o l’irresistibile “King Kongs Schwester” – ‘la sorella di King Kong’ – con una intro alla Platters e uno sviluppo quasi teen rock).
(EarMusic) Qui c’è decisamente qualcosa che non va. Quando ho sentito che Kai Hansen e Michael Kiske sarebbero tornati a suonare insieme dopo 24 anni, come molti altri sono balzato dalla sedia; la notizia che sarebbero stati accompagnati da musicisti di spicco come il bassista Dennis Ward, il batterista Kostas Zafiriou (entrambi impegnati con i Pink Cream 69 e D. C. Cooper) e il guitarist Mandy Mayer (in passato con Krokus e Gotthard) non poteva che aumentare la curiosità. L’ep “Ignition”, a dispetto del titolo, aveva già un po’ raffreddato l’entusiasmo
(Punishment 18 Records) Cattivi. Brutti. Incazzati. Sono giovanissimi, ma sembrano entità antiche che saltano fuori da un’altra epoca, come se una macchina del tempo infernale li avesse scaraventati sul suolo Torinese, per far si che mettessero in piedi questo progetto. Il loro monicker è ovvio, scontato. I titoli dei loro pezzi non sono da meno. Ma a loro non frega nulla, perché nel 2012 propongono un thrash di vecchia scuola, anzi, di scuola pura, originale, reale. Sono il figlio deforme e mostruoso dell’accoppiamento del sound di Kreator ed Exodus.
(Rizoma Produzioni) Con totale sorpresa trovo nella mia cassetta della posta questo EP. Tre canzoni, 6 minuti. Una copertina accattivante, un titolo divertente, ed un moniker fuori di testa. Sono di Belluno, sono in quattro e di casino ne sanno fare molto. Propongono un heavy-punk-grunge-noise-core, o per lo meno questa è la prima definizione che mi viene in mente quando ascolto le piacevolissime, brevissime e vivacissime canzoni.
(Nuclear Blast) I vichinghi del death metal sono ritornati e la loro magnificenza non è per nulla intaccata. “Odalheim” è il ritorno a due anni da “As Yggdrasil Trembles” e viene aperto con uno dei pezzi più belli che gli Unleashed abbiano mai realizzato, cioè “Fimbulwinter”. La canzone è un esempio di rocciose melodie epiche dal carattere spaventoso e con forti influenze black metal.
(Selfmadegod Records) Immaginate il tipico sound death metal svedese, cioè quelle chitarre distorte con un certo fragore e quelle tipiche e sofferte evoluzioni dei riff (stile Entombed, Carnage, Dismember, Grave), inseriteci delle influenze hardcore, ma di quello estremo, concettualmente sul crust e otterrete il sound di questa piccola band di Uppsala, appunto in Svezia. Piccola perché gli Usurpress fino ad ora hanno realizzato solo EP e split
(AFM/Audioglobe) Con questa ricca raccolta su doppio cd, Udo Dirkschneider festeggia non soltanto i 25 anni di attività con la sua band solista, ma anche il proprio 60° (!) compleanno. Ben 25 i brani presenti, per un minutaggio totale che supera l’ora e quaranta: per i seguaci del folletto tedesco questa compilation ha effettivamente numerosi motivi d’interesse,
(Worm Hole Death Records) E’ palese che la nostra autodistruzione è ad uno stato molto avanzato. Ci stiamo annientando con le nostre mani, suicidio di massa non cosciente, pilotato da pochi individui assetati di un potere temporale, limitato, ma causa della vicina estinzione. E se fosse possibile controllare questa distruzione ai fini di una rinascita, di un nuovo inizio,
(U Records) Un album che arriva da León, in Messico, e che Alÿ (chitarra, tastiere e voce), fondatore della band con Francisco II (voce e chitarra) aveva richiesto che l’ascolto avvenisse su una copia promozionale fisica (non attraverso un promo digitale). Musicisti che credono nella propria creatura, mandandola verso un lungo viaggio dall’altra parte dell’oceano,
(Metal Scrap Records) Pesanti. Melodici. Quasi sinfonici. Deviatamente eterei, industrialmente plumbei. Questi russi United Mind Club sono assurdi. E’ molto difficile, a parole, spiegare che razza di musica suonano. Ci provo: Fear Factory e Rammstein. Mescolati assieme in un frullatore nucleare. Poi un po’ di Dimmu Borgir campionati, forse un pizzico di Megadeth violentati.
(Indipendent) Un concetto basato su creature morte e altri esseri non vivi, o meglio mai propriamente morti, con un certo magnetismo che porta all’escursione sulle grigie e fredde terre del satanismo. La storia blasfema di un esercito del secondo avvento, con truppe non morte che portano il terrore per regnare sull’umanità.
(Steamhammer/SPV) Quando le icone del rock decidono di incidere qualcosa si deve sempre prestare attenzione al risultato. Ci vuole rispetto e attenzione per queste divinità, soprattutto se sono avanti negli anni. I rischi che i risultati siano deludenti sono possibili, questo però vale per ogni nuovo lavoro di ogni band, ma l’attenzione di cui si diceva è d’obbligo, vista la possibilità di riassaporare energie, stili, sensazioni dei quali costoro ne sono i custodi.
(Soulseller Records) Colui che da il nome a questo progetto è lo stesso chitarrista dei Thornium, oltre ad essere uno che nell’undergorund svedese si è mosso tanto. Il genere suonato è il black metal, ma di fattura più lenta e melodica, una sorta di black ‘n roll che guarda alle derivazioni dei Satyricon e Carpathian Forest. Il sound è modellato da una produzione che non ti fa perdere una sola nota, come sempre sanno fare gli svedesi 

