PALE DIVINE – “Cemetery Earth”
(Shadow Kingdom Records) Ormai il mercato richiede la ristampa di dischi anche relativamente recenti, e così la Shadow Kingdom Records ripropone il terzo album dei doomsters della Pennsylvania Pale Divine. “Cemetery Earth” è un prodotto onesto dal gusto prevalentemente vintage, (altro…)
(Steamhammer/Audioglobe) Odio coloro che parlano male dei Freedom Call per partito preso. Li odierei anche se i tedeschi non fossero una delle mie band preferite. Vi danno fastidio perché sono troppo allegri nelle melodie e nell’atteggiamento? Beh, si chiama happy power metal,
(Die Hard Records) Mentre i Dark Avenger (ultimo discorecensito
(Steamhammer/Audioglobe) La storia è ben nota e ormai classica: una band seminale, inglese o tedesca, pubblica un paio di dischi all’inizio degli anni ’80, dischi che vengono ben apprezzati dal pubblico dell’epoca e lasciano intuire un radioso futuro…
(Undeground Symphony) Onestamente non mi aspettavo che la Underground Symphony pubblicasse un disco come quello dei Koma Killer. Per carità, non sto certo dicendo che sia un brutto album; ma è decisamente lontano dal target di Maurizio Chiariello e dei suoi canonici acquirenti (fra i quali mi includo senza alcun dubbio). Questi ragazzi bellunesi, che nascono
(Helldprod) 300 copie per questo 7’’ cult degli esordienti Dragon’s Kiss, duo proveniente dal Portogallo. Adam Neal e Hugo C hanno suonato in una pletoria di band underground e il primo è anche stato, per un breve periodo, batterista dei Nashville Pussy.
(Rossom Records) Era il lontanissimo 2003 quando la Scarlet Records inviò alla webzine con cui collaboravo allora “X Dark Years”, l’ep che celebrava i dieci anni di attività dei brasiliani Dark Avenger. Non conoscevo la band ma rimasi folgorato, così mi procurai subito il back catalogue
(Dragonheart/Audioglobe) Sono mancati dalle scene per ben sette anni, ma sono ancora più in forma che mai: i Macbeth tornano dunque all’assalto con il quinto capitolo della loro discografia. In realtà il disco è già pronto da tempo, ma ci sono stati sia problemi interni alla band che,
(Blue Wave Promotion) Dalla Francia ci giungono gli esordienti Sentinhell, una band di heavy/power metal classico con diverse contaminazioni che dinamizzano il sound. La titletrack posta in apertura è un mid-tempo dai toni vagamente horror metal
(Soulseller Records) Dal North Carolina arriva l’esordio dei Demon Eye, che finora all’attivo avevano soltanto un ep: gli statunitensi sono certamente una di quelle formazioni ‘senza tempo’ che ricreano con perizia scientifica sound e atmosfere di un’epoca ormai remota,
(Autoproduzione) Simpatici, scanzonati e irriverenti, i M.A.I.M. ci propongono da Belluno il loro ‘epica casera metal’: come si può capire dalla copertina e dal titolo di questo ep, siamo in presenza di un folk da taverna per le vostre serate danzerecce quanto alcoliche.
(Trollzorn Records) Quarto disco per i rudi Mittelalter-metallers tedeschi Ingrimm, che fin dal titolo (che significa semplicemente “Impiccatelo!”, come chiaramente indica anche la cover) fanno capire quanto siano cattivi e determinati. E se ancora non ci credete,
(Mighty Music) Dopo due EP, i danesi Meridian si sentono pronti per il full-“length” e pubblicano questo “Metallurgy”: dal titolo potete subito capire che i nostri coltivano il metallo classico, pur se con qualche apertura al sound anni ’90.
(Pure Steel Records) Un’altra band sfortunata, gli Steel Prophet. Forse meno di altri, dato il momento di gloria a cavallo fra i due secoli con la Nuclear Blast; ma sicuramente una formazione che ha mietuto molto meno di quanto non abbia seminato. In attesa del nuovo full-“length”,
(Clawhammer) Accattivanti e psichedelici, i Black Space Riders sono al terzo album e – per quel che mi riguarda in modo del tutto inaspettato – sono tedeschi: il loro space rock mi era in partenza sembrato molto british, ma a pensarci meglio ci sono sicuramente echi di quel rock acido teutonico inizio anni ’80 che poi si è evoluto, fra le altre cose, nell’industrial più sferragliante.
(Autoproduzione) Non molto tempo fa mi trovai fra le mani il primo disco dell’act ucraino-brasiliano-turco-statunitense Suncrown: davvero un ottimo lavoro (eccolo recensito
(White Horse) Per chi non li conoscesse, i Solstice sono una formazione di punta della seconda ondata di metallo britannico, quella più sfortunata, che ha dovuto attraversare il grunge e la morte dell’heavy sound, e che solo in questi ultimi anni attira finalmente l’attenzione degli appassionati.
(Rocksector Records) Trovo sia superfluo fare il conto di quante volte MetalHead abbia avuto a che fare con i Martiria, e rimandare ai link delle passate recensioni e interviste. La band romana si meritava certamente tutto lo spazio che le abbiamo dedicato in passato… come si merita oggi la recensione del proprio sesto album in studio, il quale – non è certo un mistero –
(Black Wave Promotion) Dopo un ep e un full-“length”, gli svizzeri When Icarus Falls si riaffacciano sulla scena con questo lungo e coinvolgente 4-tracce di post metal torrenziale e coinvolgente a 360°. “Erechtheion” sono quasi nove minuti di chitarre che piovono,
(Napalm/Audioglobe) Non me ne abbiano a male i loro numerosi fans, ma i Van Canto non fanno proprio per me. Già quando sono partite le ‘note’ dell’intro/titletrack ho capito che l’ascolto sarebbe stato ‘complicato’, ma i punti più difficili sono stati certamente le cover di “The final Countdown”,
(Autoproduzione) Un po’ di buon vecchio power metal mi giunge (finalmente!) dai My Refuge, band del varesino al secondo ep. Quattro pezzi in questo “Living in Anger”, per circa 18 minuti legati, mi sembra, a stilemi musicali da fine anni ’90 o al massimo inizio anni 2000. 
(No Remorse Records) Non è stoner, non è doom, non è prog, non è heavy metal classico: è il sound sui generis dei Däng, che ci regalano con questo “Tartarus: the darkest Realm”, il loro debutto, un ottimo disco di metallo plumbeo e soffocante, incredibilmente capace di appagare il defender anni ’80
(Masterpiece) Mi sono accostato con un po’ di diffidenza al secondo disco degli italianissimi Tenebrae, che non mi sembravano proprio il gruppo adatto a una webzine come Metalhead.it, ma già al primo ascolto mi sono ricreduto. I nostri, raccolti attorno al chitarrista Marco Arizzi,
(Nuclear Blast/Audioglobe) Che i Grand Magus fossero un gruppo fuori dal comune già si sapeva: ma questo “Triumph and Power” mi sembra davvero l’episodio migliore di tutta la loro discografia! Magari è l’esaltazione guerresca che parla per me, ma ho appena terminato l’ennesimo ascolto del disco
(Ravenheart Music) Ecco, provateci voi, adesso, a trovare su internet informazioni su una band che si chiama semplicemente ‘Legend’, e il cui disco si chiama semplicemente ‘Spirit’… questi inglesi, che mi guardano un po’ incerti da foto promozionali decisamente naive, hanno una storia che dura da ben 26 anni, anche se “Spirit” 