THE KING’S BAND, : “Solo pochissime metallare vanno ai concerti per scoparsi quelli della band”
In Italia, nonostante l’oppressione religiosa, il bigottismo, il pudore, e la (falsa) moralità esistono ancora personaggi che vivono la vita rock, indipendentemente dal successo, indipendentemente dai soldi. Questa pura e cruda dedizione al casino, alla depravazione, agli eccessi, questo desiderio di vivere velocemente al massimo dei giri vanta un rispettabile esponente nella personalità devastata di Karlage King. Musicista indipendente, creativo, pazzo, impegnato in un progetto solista denominato THE KING’S BAND, rifiuta il cambio dei tempi, delle mode, e, giustamente, rimane attaccato all’ultima vera epoca del rock’n’roll: gli anni 80. Come se il Grunge non fosse mai esistito, che se gli anni 90 fossero stati solo un terribile incubo, Karlage non molla, nonostante la triste scena italiana, e continua a diffondere l’unico vero ideale del rocker puro. Vogliamo aiutarlo a mantenere in vita il rock. Lo abbiamo recensito. Ed ora, per voi, lo abbiamo intervistato! (altro…)
(Cumpa Records) Contrariamente al nome francese questi FinDuMonde sono argentini e suonano un death metal che trasuda groove in continuazione, attraverso riff death metal che fraternizzano appunto con il groove metal e dunque il thrash e qualche buona dose di hardcore. Un sound non proprio netto, ma potente, robusto ed accentuato in questa sua caratteristica dal cantato torvo e growl di Cristian Rodriguez.
(Kaotoxin Records) Daniel Neagoe è il cantante della brutal death metal band Unfathomble Ruination e membro della band depressive black metal Colossus e dell’altra dark ambient, cioè i The Departure; è stato anche a lavoro come compositore di colonne sonore per una compagnia cinematografica rumena. A Londra si mette in gioco attraverso i suddetti progetti musicali. 
(Nuclear Blast) Questi ultimi anni di carriera dei Testament hanno accresciuto di molto la mia stima verso di loro. Il livello qualitativo e la freschezza del sound offerto in queste ultime prove – da “The Gathering” in poi- è stato incredibile, nonostante i trent’anni circa di attività. Altre band hanno stravolto il proprio sound, hanno subito scossoni di stile, ma niente da fare per i Testament.
(Napalm/Audioglobe) Se “Jordpuls” era dedicato alla terra, mi sembra abbastanza evidente dalla copertina che “Orkan” (‘Uragano’) si occupi dell’acqua: Vintersorg prosegue il proprio percorso prog/black/viking metal (e chi più ne ha più ne metta) con un altro disco a suo modo intellettuale e di non facile assimilazione, che sballotta l’ascoltatore in un susseguirsi di atmosfere e toni a tratti dissonanti ma sempre tenuti insieme da un estro compositivo non comune.
Il Peaks Of Death, questo il nome del festival, ha visto esibirsi artisti di un certo peso nell’ambito underground e, perché no, anche mainstream italiano e qua non si può tacere la presenza di Pino Scotto
Di recente hanno vinto il Wacken Metal Battle e rappresenteranno dunque la Francia alla prestigiosa rassegna metal continentale. Già autori di “The Downfall of Fire-Enmek”, i Lord Shades con “The Rise of Meldral-Nok” proseguono la propria personale epica, ancora in divenire, costruita attorno al loro personaggio omonimo, il quale è stato immaginato in una terra antica e fantastica e le sue vicende riportate attraverso un black/death metal con temi sinfonici a supporto. I Lord Shades stanno sviluppando un lavoro davvero ambizioso, ma attraverso un impegno serio e approfondito che loro stessi ci descrivono
(Magic Cirle/Audioglobe) Trovo che gli Holy Hell, la band di Rhino – ex batterista dei Manowar – siano incredibilmente sopravvalutati: un ep nel 2007 abbastanza propositivo, un album completo decisamente sottotono nel 2009, e adesso un altro ep per nulla eccezionale in attesa del secondo full-“length” in autunno.
(Listenable/Audioglobe) “Kindred Spirits” è sicuramente un buon lavoro, ma devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più dai Waylander, soprattutto dopo ben quattro anni di attesa. Ho invece l’impressione che i nordirlandesi, forse presi da una intensa attività live, si siano limitati a ripercorrere le proprie orme senza particolare inventiva.
(Street Symphonies Records) Opener, “Bad Behaviour”: alcuni accordi elettrizzanti, parte il riff, potente e trascinante, entra un assolo trascinante, e la voce, disinteressata, stracciata, canzonatoria che grida cose nel microfono. Cose sporche, cose offensive, al limite delle decenza, immorali. Ritmo irresistibile, anch’esso sporco. Riff aggressivi, diretti come un colpo di fucile. Distorsione grezza, abuso di wah wah. Pennate di chitarra decise, sprezzanti. Sessione ritmica piena, pervasa di una elettricità esplosiva. Sono in quattro, sono italiani, fanno un gran casino
(Autoproduzione) Chi mi segue lo sa. Non amo il rock italiano. Non è il mio forte. Fatico a trovarci una musicalità che non sia uno sforzo di far suonare cattivo un qualsiasi brano da festival di san remo. Eppure a volte succede. Ci sono le eccezioni. E questa volta si chiamano Sinezamia. Un rock cupo, ma caldo, con un’occhio al dark, “un altro” allo stile dei Litfiba.
(Grindscene Records) Una vita breve quella degli inglesi Flayed Disciple, ma dal 2008 ad oggi hanno realizzato due mini album e finalmente il debutto. “Death Hammer” ha quel tipico sound death metal più incline alla matrice europea, ma non per questo esente da influenze tipo Six Feet Under. Death metal robusto ma con massicce dosi di thrash metal e hardcore infilate in ogni angolo.