Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
SCALPEL – “Sorrow and Skin”
(Sevared Records) Mostruoso brutal death-grindcore dal Massachusetts e da parte di una band che con “Sorrow and Skin” firma il debut album dopo alcune piccole release. Brutale questo sound, estremo, pesante, cupo e spietato come i denti di un motosega. Il tutto però non è frutto di un’ottusa attitudine perché gli Scalpel riescono a creare diversi momenti dinamici, variegati, anche se nella (altro…)
(Metal on Metal Records) Roba pesante. Roba vintage. Doom schietto, massiccio, costellato da riff lenti, monumentali, di ispirazione Black Sabbath, come è giusto e doveroso che sia. Tuonano dalla fredda Svezia, ma il loro sound risulta caldo, pieno, poderoso… nonostante siano sempre in grado di costruire quelle atmosfere pesanti, fredde, oppressive, quelle atmosfere che non dimenticano mai
(Spinefarm Records) Michael è energia scatenata. Un rocker apparentemente immortale, che non può invecchiare, che non può riposare. Il mitico finlandese è semplicemente esplosivo ed inarrestabile e questo suo settimo disco solista propone un’esperienza infinita, una capacità di creare musica, di forgiare divertimento che è praticamente illimitata. Un album da sparare a volumi
(Invictus Productions) Oscuro. Letale. Malvagio. Ed anche così pieno di quel feeling rituale, un misterioso rituale ricco di tonalità tetre, malate, infettate di primordiale decadenza. Macabri e votati all’orrore i Manifesting, death metal band americana, debutta dopo un demo solo demo. Oscenità e malvagità concepita da Sepulcherous e Maw, il duo che dietro a questo progetto crea un muro
(Noisehead Records) Dopo due anni dal debutto ritornano i teutoni Eternal Torture con un deathcore squadrato, scolpito nel granito, intriso di groove, di ritmiche possenti, riff rocciosi e flebili virate nel melodic death metal, ma tante escursioni in blast beat che sanno tanto di brutal death metal, anche per via della prestazione vocale di Andy Brecht, il quale appunto farebbe la felicità di
(Blood Harvest) Infezione e depravazione provenienti dal Cile. Questa potrebbe essere la descrizione dei Malignant Asceticism. Una storia recente: formati nel 2011. In archivio due demo e questo EP, rigorosamente 7”. Black metal? Death metal? La morte e l’oscurità ci sono entrambe, certo, e vengono pure elargite con generosità infernale; ma ci sono altre cose: c’è sesso, c’è
(Suspiria Records) I Mutant Squad sono un’ottima band, lo avevo già scritto (
(Metal Mind Records) Questa band è polacca e nel 2006 realizzò un album, “Skyward”. Da allora Daniel Lechmański e Piotr Sikora (i fondatori) hanno continuato a suonare e comporre musica, in modo un po’ occasionale ma tale da sopravvivere a cambi di formazione e alle difficoltà di una piccola e non affermata band. Tuttavia Daniel ha fatto tre album con i Chain Reaction e Piotr dal
(Mausoleum Records) Era da tempo che gli Shatter Messiah di Curran Murphy (ex-Annihilator e Nevermore) non si facevano vedere in giro: da qualche parte ho ancora il loro debut, “Never to play to servant” (2006), ma i nostri avevano dato alle stampe anche un altro disco, “God burns like Flesh”, nel 2007. Eccoli ora con una line up profondamente rinnovata e un nuovo disco che… beh, non mi
(Candlelight Records) Signore e signori permettetemi di confessare che Ihsahn non mi è mai stato simpatico. Sensazione a pelle, oviamente. Né prima negli Emperor e neppure dopo, anzi da solista ha dato sfogo massimo alla sua “megalomania”. Virgolette perché vorrei che leggeste l’attributo come “genialità”. Ihsahn è un buon musicista e le sue continue idee
(Indie Recordings) Tra le varie band norvegesi black metal i Gehenna non sono mai stati tra i miei preferiti. Forse è questo il motivo per il quale “Unravel” non mi ha esaltato più del dovuto. Continuo io a non capirli o sono loro sempre fissati al palo, nonostante una parentesi blackened? Otto anni dopo”WW” i Gahenna si rifanno vivi con un’attitudine sempre estrema, ma
(Eastworld Recordings) Chi segue regolarmente Metalhead avrà intuito che nei confronti degli Hawkwind la redazione ha un moto di affetto e stima, anche se io ragionerei con il termine di rispetto, innanzitutto. Band storica, sono oltre quaranta anni che è in attività, è una formazione epocale per lo space-rock e la psichedelia eccetera eccetera. Tuttavia chi scrive non è qui per redigere il canonico
(Immortal Frost Productions) L’incanto prosegue, dopo ““Sin4tr4” (
(AFM Records) Solo due anni da quel fantastico “Black As Death”. Sono pochi considerando il volume di riff ed assoli che Dushan Petrossi riesce a mettere insieme e scatenare all’interno di un album. “Fifth Son Of Winterdoom” è forse meno emozionante del precedente al primo ascolto, ma offre dodici pezzi pieni di atmosfera, pieni di una componente teatrale tale che si tratta di canzoni
(Steamhammer/SPV) Ci hanno preso gusto i Running Wild dopo il ritorno dell’anno scorso. Tanto gusto che si ripresentano con un nuovo disco con ben dieci pezzi, oltre cinquanta minuti di eccellente potenza heavy metal. Gli ingredienti essenziali sono due, tradizionali ma perfetti: riff letali, e assoli poderosi. La ricetta dell’heavy metal eterno, assoluto, storico. Francamente temevo
(Dark Essence Records) Album assurdo a cura dell’altrettanto assurdo Niklas Kvarforth. Un genio malato, deviato, che vive ai confini con i territori della pazzia, dentro i confini della nazione della genialità. Sei canzoni, non inedite, anzi pescate in giro per la discografia della band. Un tributo di malvagità concentrato. Il solito cofanetto “best of”? No, non da Niklas. I pezzi sono stati tutti registrati
(Candlelight Records) Quarto album per una delle migliori band black metal della Norvegia. Non tra quelli della prima ora i Throne Of Katarsis, ma ritengo che siano degni depositari di una delle cose migliori che la Norvegia abbia dato al genere umano, il black Metal! La formazione norvegese capitanata da Vardalv (batteria) e Infamroth (voce, chitarra e organo), vede anche le presenze
(Brennus Music) Il rock ‘n roll è bello.Lo ascolti e subito ti prende. E’ così? Per voi no? Nella marea di album da ascoltare per poi scriverne, quando arriva un lavoro di stampo rock ‘n roll è un modo per staccare la spina ed abbandonarsi totalmente alle note ruggenti. Il rock ‘n roll pervade l’anima. I Wild Dawn suonano appunto rock ‘n roll, sono francesi, di Orléans, e pare lo suonino
(AFM/Audioglobe) L’esordio degli Epysode, “Obsessions”, è stato uno dei primissimi dischi ad essere recensito su questo portale (
(Iron Bonehead) Solo 300 copie disponibili per questo split che con i titoli e i nomi delle due one-man band coinvolte non ci si può aspettare altro che black metal dozzinale, miasmatico, putrido. Nazarene Whore è Ray Rivera, americano, personaggio molto undergeround e già coinvolto in progetti detti Sacreligious Torment, Anuus Altaar e altri. I tre brani sono rivestiti di distorsioni glaciali
(Cosmic Swamp Records) Un sound straniante quello dei Teddy’s Head From Hell. Un sound che implementa lo stoner e le tendenze del desert rock e i cui pezzi svelano atmosfere sospese, uggiose, direi quasi riflessive. Eppure le chitarre sono il solito frullatore di frequenze tremule, lisergiche, cariche di wah-wah. Le linee ritmiche sono serpenti sinuosi, infarciti di un groove ombroso
(Inverse Records) Prog/modern metal in questo ep dei finlandesi Psychema, che si riaffacciano sul mercato dopo il debut “The Entry Point”, dello scorso anno. La titletrack, presente anche in versione radio edit, si manifesta con un giro estremamente melodico contrappuntato da tastiere: un metal dai chiari connotati nordici e un groove commerciale ma non per questo disprezzabile.
(Moonlight Records) La Moonlight Records è un’etichetta giovane, ma che sa certamente il fatto suo: i dischi che produce e distribuisce, fatta eccezione per un unico caso, mi hanno sempre colpito in positivo per la qualità e soprattutto per l’originalità della proposta. Gli esordienti Primo Vespere non fanno eccezione a questa bella regola: nonostante alcune piccole incertezze, dovute
(Daniel Engen Productions) Evoluzione. E’ questa la caratteristica essenziale di questo stupendo EP. Evoluzione musicale, evoluzione delle scelte, evoluzione della stessa line up. Esattamente un anno fa recensii “Liberation”, il loro album di debutto, il quale mi impressionò in maniera esagerata. Ed ora un EP che simbolicamente celebra alcune novità come il cambio di
(Ironclad Recordings) Sarà anche come scrive l’etichetta che i nord-californiani Armed For Apocalypse sono una band sludge (anzi un “sludgy four-piece”), ma credo sia vero quando la band rallenta, altrimenti siamo anche su dinamiche hardcore (in particolare con l’opener “The Starting Line Is a Trip Wire”, ma anche”Open Wound” ed altre ancora) e con le distorsioni possenti, grasse e un po’ cupe
(Eolian Empire) Ecco arrivare da Portland un sound vissuto, usurato, nato dal do it yourself. Un sound con distorsioni granulose, cupe. Un sound fatto di Big Black, Nirvana di “Incesticide”, Sonic Youth e dunque punk, grunge, noise. Di noise ce n’è molto, di attitudine priva di forme tanta. Non si legano a schemi precisi i Drunk Dad e dunque scelgono di essere incerti nel
(Pure Underground) Non a caso questo cd/lp esce per la Pure Underground Records: siamo davvero di fronte a un prodotto di nicchia! Gli olandesi Jackal, da non confondere con gli omonimi tedeschi, pubblicarono un solo, breve full “length” nel 1989, per poi sciogliersi nel 1992. Dal 2007 la band è di nuovo in attività e naturalmente prepara l’uscita di un nuovo full-“length”. Oggi viene quindi ristampato
(Autoproduzione) Sono sorpreso, veramente sorpreso, della direzione stilistica presa dagli emiliani Avelion, che due anni fa mi avevano inviato il loro primo ep “Cold Embrace”. Al power metal abbastanza classico dell’esordio si è sostituito, in questo 3-tracks autoprodotto, una proposta di profonda modernità, molto interessante ma a tratti confusionaria nel proprio labirintico sviluppo.
(Synthetic Symphony / SPV GmbH ) Altro album del progetto solista di Mozart, mastermind della band tedesca Umbra Et Imago. Elettronica. Dark pop. Radici che sembrano in linea con i Rammstein, che poi si sviluppano in una direzione lontana dal metal tradizionale, per orientarsi su livelli strettamente gotici, oscuri ed elettronici. Suoni che a me piacciono, che mi catturano, che
(Deepsend Records) A quanto pare Emblazoned è un collettivo che agisce da diversi anni, forse oltre la decina, nonostante poi abbia fatto ben poche pubblicazioni. “The Living Magisterium” è il secondo mini realizzato dalla band del Wisconsin e in esso mette un sound energico e fatto di un miscuglio tra death metal estremo e black metal. E’ la sintesi di un blackened death metal che vive
(Southern Lord) Mike Neider è uno dei membri originari dei Bl’ast!, una band hardcore punk della California (riunitasi per dei concerti nel 2001), la quale pure avendo inciso pochi album è stata una delle migliori realtà di quella scena alla fine anni degli ’80. Certo, ben dopo Adolescents, D.R.I., Black Flag e altri, ma i Bl’ast! hanno detto la propria. Ebbene, Mike nel 2013 chiama la
(Kolony Records) Le etichette metal italiane si sviluppano magnificamente e l’esempio nuovo è quello della (sempre ottima) Kolony Records che mette sotto contratto questa band americana, Secret Of The Sky, dalle sfumature sonore che si muovono tra black metal, doom e più in generale un progressive che cuce insieme queste essenze. Un sound ombroso, ma non cupo, vivace
(Cruz del Sur/Audioglobe) Americani, al terzo disco (ma dobbiamo contare anche qualche ep e un dvd live), gli Argus ci presentano attraverso la Cruz del Sur il loro godibile heavy/doom metal di sostanza e d’impatto. “By Endurace we conquer” si apre su chitarre epiche che lasciano rapidamente il posto a un doom dai toni moderni (dove ‘moderno’ significa fine anni ’90); molto apprezzabile
(Pure Steel/Audioglobe) Fra le icone dello US Metal, gli Aska mancavano da sei anni sul mercato – almeno con un disco di inediti: qualche mese fa ho recensito “Nine Tongues” (
(Psychonaut Records) E’ un piacere contribuire alla fama di questo album, e spero che se ne faccia tanta, anche perché è arrivato in redazione direttamente per mano della band. “Afterwords” è davvero un bell’album e i The Gathering