ARTHEMIS – “We Fight”
(Hydrant Music) Il ritorno dei power metallers veronesi Arthemis è affidato a questo grintoso “We fight”: dopo i radicali cambiamenti di line-up di qualche anno fa, la band sembra aver trovato un assestamento positivo e produttivo. Si comincia con una “Empire” incredibilmente aggressiva, vagamente thrashy, superata però dalla torrenziale titletrack (a proposito, guardate il video!). La durezza e l’approccio di “Cry for Freedom” mi hanno ricordato i Firewind migliori (altro…)
(Esoteric Antenna) Due album negli ultimi due anni, i consueti live ed ora un progetto alternativo e parallelo agli Hawkwind. Hawkwind Light Orchestra non sono altro che l’inossidabile Dave Brock, Niall Hone e Richard Chadwick, ovvero oltre il 50% degli attuali Hawkwind. La motivazione di questa release è data all’interno del suo booklet
(RisingWorks) Metallare e Metallari ecco a voi il Nu & Alternative Metal da Tarcento, zona di Udine. Lo propongono, attraverso una nuova prova, gli An Handful Of Dust. Dieci pezzi che in realtà sarebbe meglio chiamare da subito come metal, nonostante poi servano altri aggettivi ed etichette per definirlo.
(Steamhammer/SPV) Björn Gooßes ha da poco lasciato i Night In Gales e di conseguenza ora le sue energie potranno essere veicolate su questo terzo album dei The Very End. Questi tedeschi della Ruhr includono, oltre a Gooßes , anche il chitarrista René Bogdanski e il bassista Marc Beste, e alle novità Alex Bartkowski (chitarrista, ex-Guerrilla)
(Autoproduzione) Ho ascoltato questo album tre volte e conoscendo solo il nome della band. A dire il vero dall’arrivo all’ascolto avevo dimenticato di chi fosse. Ascolto realizzato mentre facevo altro, nonostante ciò mi è capitato di soffermarmi a guardare gli altoparlanti e pensare “sono tedeschi”, “roba teutonica”, “le tipiche sonorità germaniche”
(Autoproduzione) Riconosco che ho una certa simpatia per quelle band al debutto e che presentano un ottimo lavoro, attraverso info e bio accluse che vengono riempite con riferimenti ai loro modelli di stile. E’ pur vero che molto spesso questi riferimenti a band e artisti importanti sono mirati alle redazioni nelle quali il lavoro delle band arriva
(Invincible Records/Defox Records) Black metal. Sinfonia ed ambientazione. Colonna sonora. Concetto, ingredienti speciali alla base di questo progetto. Progetto composto da due artisti Ucraini, un tastierista ed il fenomenale chitarrista Dimitriy Pavlovkiy. Mezz’ora di musica emozionale, epica. Creata originariamente come colonna sonora di un film
(Heart Of Steel Records) Questa è una bellissima sorpresa. Un glam metal spietato, diretto, sfacciato, volgare. Uno di quei dischi dove ci dovrebbe essere stampato sopra quel famigerato “Parental Advisory Explicit Lyrics”. Ed in caratteri cubitali! Ma la sorpresa non finisce qui: questo quintetto non è americano! Niente Los Angeles, California.
(My Kingdom Music) Lord Agheros è una one man band siciliana creata da Evangelou Gerassimos. Il precedente lavoro “Of Beuty and Sadness” aveva messo in mostra un sound onirico e fatto di influenze musicali del Mediterraneo e su tutto dominava un’atmosfera di malinconia, all’interno di uno scenario di black metal.
(Autoproduzione) Contorsione è un progetto del solo Franco Bonaccorsi, ex cantante dei Death Cell autori di un album prodotto da Paul Chain, e il quale ha già realizzato nel 2009 il lavoro “Tra le Onde”. Ora esce l’album omonimo e sempre in sintonia di questa fusione tra rock ed elettronica.
(Pure Steel) In attesa del prossimo disco “Ancestral Energy”, che dovrebbe essere edito nell’aprile 2013 dalla Pure Steel, gli us power metallers Artizan rilasciano questo singolo digitale, disponibile gratuitamente sulle maggiori piattaforme musicali. Il pezzo testimonia il buono stato di salute della band
(Goomba Music / SPV Release) Un’improvviso salto nel passato. La totale devastazione di una band in giro da vent’anni. Parlo dei Crowbar. Parlo di una band le cui origini e carriera si mescolano con Pantera e Black Label Society. Un disco, questo “Obedience Thru Suffering”, originariamente pubblicato agli inizi degli anni 90
(code666) Uno dei problemi, e limiti, della musica di oggi è il fatto di non sapersi rinnovare se non solo attraverso una sovrapposizione di modelli già noti. Nel metal c’è, ad esempio, un recupero del thrash metal, innestandolo in percorsi death metal o addirittura nel black. L’arrivo di un album come “Revolution Is Dead!” è un qualcosa di salutare.
(This Is Coe Music) Circa due anni di esistenza, un promo di tre pezzi e poi un secondo, ora grazie alla This Is Core esce il terzo, sempre con tre canzoni, per gli Stereo Age. Cosa ci ha visto l’etichetta in questi quattro torinesi che si stanno impegnando soprattutto per suonare live, oltre a costruirsi un’identità solida?
(logic(il)logic/Andromeda) I pugliesi Cancrena sono un thrash metal dai contorni texani. Southern. Anche se qualcosa, soprattutto con la gamma vocale di Francesco Morgese, ma non solo, mi ha fatto pensare ai Testament. Un thrash metal pulito che riprende il passato ma senza eccedere nel revival generico.
(Massacre/Audioglobe) Da quasi venti anni sulle scene, i tedeschi Adorned Brood sono una di quelle formazioni no compromise: pagan/black metal quadrato e martellante dall’inizio alla fine di ognuno dei loro numerosi album (credo ben otto), con le parti acustiche caratteristiche del genere isolate in brevi intermezzi strumentali d’atmosfera.
(Pure Steel/Audioglobe) Dopo quattro dischi di power metal teutonico, i germanici Custard sarebbero passati all’US metal: o almeno così dice il materiale promozionale. In realtà non sarei così drastico nelle distinzioni: in questo “Infected by Anger” si respira l’aria classica del buon metallo d’annata, che sia us power, power teutonico, heavy/power o quello che volete voi
(Murder Music) I No More Fear questa volta fanno sul serio. La band italiana in oltre un decennio non è che abbia fatto cosucce, ma vuoi per storia personale e sacrifici compiuti per andare avanti (tre album in undici anni, più uno split), fanno capire immediatamente che “Mad(e) in Italy” sia lo zenith della loro creatività
(Autoproduzione) In Francia e Svizzera il tasso post hardcore sta aumentando nella scena. L’ultimo prodotto che arriva dalla seconda nazione, forse più prolifica in questo genere, è questo full length che mette in risalto una band dedita a sonorità parzialmente depresse, molto ossessive, sia per le partiture delle chitarre che in alcuni risvolti del drummning.
(Autoproduzione) Interessante progetto degli Italiani 69 Shots. Alimentato da quel puro desiderio di suonare rock’n’roll, quel desiderio un po’ inquinato in questi tempi, che loro comunque mantengono solido e coerente. Loro infatti non chiedono altro. Compongono rock’n’roll, e lo vogliono suonare. Concetto semplice ma estremamente valido.
(AFM/Audioglobe) Davvero strana, la parabola dei Bloodbound: partiti, con l’ottimo esordio “Nosferatu”, da una letale miscela di power e NWOBHM, sono passati poi al power puro, sfornando quindi un brutto album power/thrash (“Tabula Rasa”) e assestandosi infine su coordinate power/hard rock.
(Indie Recordings) Non lo sapevo. Nessuno mi ha avvisato. Notizia bomba: esiste ancora musica che mi sorprende. Musica che fatico a capire, a posizionare sulla scena. Musica che pretende il mio tempo, la mia pazienza. Il mio impegno per potermi addentrare nei meandri di quel dedalo compositivo che è la sperimentazione musicale.
(Pure Steel/Audioglobe) Con un concept sull’inferno di Dante, i tedeschi Stormrider festeggiano il terzo album e il decimo anno di attività, ma devo dire che, a parere di chi scrive, la band purtroppo non brilla né per inventiva né per capacità di coinvolgimento. “The Path of Salvation” suona quindi come il tipico album power senza infamia e senza lode…
(Debemur Morti Productions) I Porta Nigra sono i tedeschi Gilles de Rais, chitarra e basso, e O., batterista e voce. Il duo si esibisce attraverso una dimensione sonora oscura, derivata sicuramente dal black metal ma loro non sono creature feroci, sembrano essere dei sacerdoti di un culto che celebra le sfumature post e avantgarde del genere.
(Debemur Morti Productions) Come da copione anche il terzo album dei Monolithe è composto da un solo pezzo, la cui durata è di 52′. Anche questa volta i francesi hanno deciso di esprimersi attraverso una composizione che in passato qualcuno l’avrebbe chiamata suite. Lo stile è sempre di natura doom, ma rinforzato da tastiere
(Bleak Art Records) Dark Forest è una one man band proveniente dall’ondata black metal canadese che da qualche temo sta inondando la scena. David Parks si esibisce in tutti gli strumenti e la voce, per questo secondo album dai connotati pagan black metal. Le melodie struggenti ed arcaiche, l’impatto dei suoni feroci, i passaggi in stile Enslaved
(Abyss Records) In questo album vi è un death metal che mette insieme i Grave e qualcosa degli Autopsy in alcuni brani (per esempio la title track e “Dark Mistress”), oppure dei Bolt Thrower (per esempio “Born of Hate”). Un sound comunque rozzo, fatto da un drumming pesante ed equalizzato in modo grossolano e chitarre sempre tenebrose,
(Abyss Records) I Daemonicus sono svedesi e lo sono fin dentro le note che compongono questo secondo album. Sonorità tra i Grave e Dismemeber (come per “A Dead Work of Art”, “Blood Red November (MDXX)”, tra le più smaccate) disseminate nel percorso, ma esiste anche del death metal meno “nazionale” per la band in questo “Deadwork”
(Candlelight/Silent City Release) I The Devil si concedono il capriccio di nascondere le proprie identità dietro a maschere, mantelli e sai. Non sono nemmeno i primi a volersi occultare. Contenti loro. La musica che suonano ci arriva attraverso il debut album omonimo e prima di questo hanno realizzato solo un paio di singoli.
(PRC Music) Scaldano i motori gli Among Gods, norvegesi di Bergen, in attesa di portare sul mercato il debut album. “Martyr” sorge con inesorabile mid-tempo, tra chitarre robuste e basso pulsante. I due strumenti sono di Broke, mentre Ivan suona la batteria. Un clima iniziale quasi death ‘n roll, poi il sound diventa arcigno, accelera e va sull’old style.
(Autoproduzione) Beh, se i polacchi Victorians volevano attirare la mia attenzione, ci sono sicuramente riusciti… anche se devo dire più per la loro immagine che per la loro musica! Costumi e pseudonimi dei musicisti, ‘ambientazione’ del sito internet, package del cd hanno un tocco di classe davvero sopraffino
(Schwarzdorn production) Questo lavoro è una vera sorpresa, anche perché il brano iniziale “Necrosis” e la seguente “Plaguebringer” mi han fatto credere di trovarmi di fronte ad una rognosa proposta thrash/death. Rognosa perché robusta e animalesca. L’esordio del chitarrista e bassista Saether (Svarttjern, Bloodspawn) e del vocalist Holter (ex-Svarttjern)
(Autoproduzione) Il Texas ha partorito dei nuovi killer, gli Sparrows. Sono di Dallas e sono la manifestazione di un black-death metal che mi ha ricordato i Watain, anche se nelle peggiori sfuriate black metal sono gli Immortal ad essere un punto di riferimento. Influenze o meno che vi siano, “Mark of the Beast: Indoctrination” è un lavoretto, in pratica un EP
(Napalm/Audioglobe) Ammetto che fino a ieri non mi ero avvicinato ai Finsterforst: troppo black nel loro pagan metal per i miei gusti! Tuttavia alla notizia dell’uscita del loro terzo disco ho voluto dare una chance ai tedeschi, e ne sono rimasto così positivamente sorpreso che credo mi procurerò anche i loro vecchi lavori… “Nichts als Asche” spiazza subito con i suoi 13 minuti di durata: si passa da toni quasi progressive ad altri folk
(Church Within Records) Un album semplicemente stupendo. Ed io, che di un album riesco ad innamorarmi, sono completamente perso tra le note, la melodia, gli arpeggi e la voce di questi cinquantacinque minuti di emozione. Di cosa parlo? E’ complesso. La radice è indubbiamente il doom. Non a caso il vocalist di questo progetto è Phil Swanson degli Hour Of 13.