SKELETAL REMAINS – “Beyond the Flesh”
(FDA Rekotz) Sono nuovi nel circuito del death metal americano questi californiani, ma di loro si è già detto (https://www.metalhead.it/?p=7881) per via del demo “Desolate Isolation”. “Beyond the Flesh” è un album allocabile nella nuova ondata di death metal made in USA, il quale sta riproponendo dei modelli non propri (in particolare quello svedese, di Stoccolma) oppure di ripresentare il proprio patrimonio death metal, (altro…)
(Cyclone Empire) Un gioco di incastri musicali concepito da una mente dispersa nella pura paranoia, in preda ad una sindrome di annullamento di qualsiasi essenza sia in grado di alimentare la vita umana. Pura disperazione, totale annientamento della luce, completa negazione della speranza, del futuro, della felicità. Depressione. Depressione infinita che emerge da ogni singola nota di questo album
(Eastworld) Avverto tutti coloro che hanno passione verso i Focus che “X” è un vero album della band. Al di là di quello che leggerete in queste righe o altrove sappiate che “X” rappresenta totalmente i Focus o per lo meno quello che ne è rimasto e che ancora va avanti. Il sound c’è, fatto di escursioni strumentali raffinate, tra il jazz e il rock progressivo e con quei toni cari alla band olandese.
(Devizes Records) Duo britannico dalle ascendenze stoner, ma che tende ad essere anche altro, fino a mascherare la propria essenza e tanto da costringere l’ascoltatore a sentir più volte questo album per capirne tutti i variopinti elementi. Questo è l’omonimo dei Kroh, ovvero Paul Kenney, polistrumentista e membro dei Fukpig , dei Mistress, e sessionman live per gli Anaal Nathrakh, e il cantante Francis Anthony (Shebrew, Tumor,
(Napalm Records Handels GmbH) Alla Napalm Records stanno perdendo la testa per lo stoner e anche questo mese arriva un nuovo titolo collocabile nel genere ed è il nuovo album dei The Sword. La band si dimena in cavalcate e fraseggi heavy che portano lo stile ad essere più rock che altro. Non viene meno la potenza e le melodie, ma sembra che per “Apocryphon” i The Sword abbiano puntato ad un sound parzialmente più docile
(My Graveyard/Masterpiece) Seguo i friuliani Revoltons dagli inizi della loro carriera, e devo dire che ho apprezzato molto tutti i passi che hanno compiuto per giungere a questo quarto album dal titolo lunghissimo: sono particolarmente affezionato all’esordio “Night Visions”, vicino alle sonorità che più mi appassionano, ma “Lost Remembrance” e “Underwater Bells” erano sicuramente più maturi nel loro giostrare fra power, thrash e prog.
(Autoproduzione) Anche se il folk/pagan metal è un genere decisamente inflazionato nel mercato odierno, fa sempre piacere scoprire qualche formazione che vi si dedica tenendosi lontana dai soliti cliché. Appartengono certamente a questa categoria gli esordienti danesi Huldre, che stemperando i toni e aumentando le dosi ‘naturalistiche’ del sound si tengono equidistanti dai due estremi di questo genere
(Indie Recordings) Ascolto questo disco, e non mi dice nulla. Zero assoluto. Però ho una strana sensazione. Io sono uno che va a fondo con le cose. Non lascio nulla al caso. E quando descrivo un album, cerco di metterci almeno una frazione dell’impegno che i musicisti ci hanno riversato dentro. Che il risultato faccia schifo oppure no. Riascolto il disco. Sento una specie di tentacolo di ghiaccio che esce dal pavimento,
(The Path Less Traveled Records) Un concentrato di rabbiosa violenza che non si priva di qualche idea sperimentale, è questo l’esordio dei californiani Abstracter. I loro pezzi sono la fusione di più idee, di tipo sludge, post metal, avantgarde. “Walls That Breathe” è un groove inacidito e “To Vomit Crows” è l’impetuoso abbraccio tra lo sludge il post metal.
(code666) Metà album con sonorità doom, decadenti e improvvisi spunti black metal. Poi c’è l’altra metà che si rifà al black metal classico. Perché non fare due album distinti e separati? La freddezza di questa band islandese sembra avere una logica che mi sfugge e forse è un mio limite, ma “Sem Skuggin” non mi suona con linearità. La prima metà di questi 75′ totali gioca a salire e scendere di umore, tra suoni ombrosi, gelidi e tormentati.
(Pure Legend/Audioglobe) I tedeschi Dark Sky hanno iniziato come rockers nel lontano 1982, e dopo l’inevitabile split durante gli anni ’90 sono tornati alla carica con un sound sempre morbido, a tratti addirittura AOR, ma con una notevole attenzione al power più melodico. Nonostante non si tratti di una christian metal band, “Initium” (il loro quinto full-“length”) è un gradevole concept sulle ultime vicende umane di Cristo
(Moonlight Records) C’è qualcosa di magico in questa band e lo si avverte già dal nome e ovviamente anche la copertina ha il suo fascino astrale ed esoterico. I suoni poi sono una possibile ed acerba colonna sonora di rituali dionisiaci: chitarre cariche di fuzz e wah-wah, basso denso e una batteria con suono pieno, netto, genuino e senza eccessi di trigger che smontano i suoni.
(Discouraged Records) Due anni fa il debut album ed ora un nuovo album per i Plector, in modo da poter mettere in mostra il loro stile fatto di tanto thrash metal e di melodic death metal. La componente Bay Area è molto forte e ricopre per buona parte tutte le canzoni di “Punishment Day”, mentre il death metal sembra essere tra i due generi quello che spesso va ad aggiungersi al contesto.
(Napalm Records) Signore e signori possiamo anche chiudere la baracca: la Napalm Records pubblica un album metalcore! Voglio dire, fin quando pubblichino cose al passo con le mode del momento ma con dentro qualcosa di diverso, come ad esempio di recente con i Beyond all Recognition, i capi della Napalm hanno tutta la mia stima e comprensione, ma se l’etichetta austriaca che punta vistosamente ad avere un roster a 360°
(Sonic Attack Records) E’ forse giunto il momento di dare una risposta seria a quelle band figlie dei Pantera e Machine Head e dare spazio ad una concreta realtà europea a quel sound che fa breccia in America e che poi di riflesso nel mondo? Forse, non lo so, non posso capirlo. Al principio ascolto i Superbutt e proprio l’iniziale “Cleaver” mi induce a pensare che la band sia la solita “americanata panterosa”.
(Dunkelheit Produktionen) Questa incisione è stata recuperata dal passato, cioè da sette anni fa uscito per una certa Magik Art, etichetta russa. Il master che conteneva questo album venne danneggiato nella spedizione verso la Russia ed ora è stato rimasterizzato e presentato, dalla tedesca Dunkelheit, in una nuova confezione: digipack e con annesso booklet che include disegni del cantante Mysterion
(Horror Pain Gore Death Prod.) Lo split in questione vede due realtà della scena death americana. Spun in Darkness sono di Las Vegas e suonano un death metal molto condizionato dal thrash metal, con ritmi mai troppo veloci e chitarre che ammassano riff su riff. Gente che non ama le finezze, a loro interessa apparire malvagi e neri, come esseri vomitati fuori dalle tombe.
(Purodium Rekords) Siamo in presenza di un demo tape (si, in cassetta) proveniente dalla città di Oporto e limitato a sole 100 copie. Come un piccolo libro di esoterismo della più abominevole magia nera. I Nefastu sono quattro lerci black metaller. Lerci per il sound grezzo e ovviamente underground, legato al black metal di prima maniera. Niente tastiere o innesti death e thrash metal, qui i Nefastu pensano a marciare con furia e concedendosi qualche mid tempo d’ordinanza, lo schema non è rispettato nella lenta marcia di “Mórbida Premonição” e in “Trevas”,
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo aver registrato un demo l’anno scorso sotto il nome di Turbo Mass, questi quattro ragazzi marchigiani hanno deciso di cambiare nome ed ecco così il debut dei Turbo Rexx, edito per la sempre lungimirante My Graveyard Productions di Giuliano Mazzardi. Copertina minimale, booklet con altri disegni esplicativi delle varie tracce, suoni gradevolmente vintage, testi spesso sospesi fra sci-fi e heroic fantasy,
(INVINCIBLE Records / DEFOX Records) Devastanti. Pesanti. Cupi. Potenti. E Melodici. Feeling svedese, ma origine Repubblica Ceca. Un suono decisamente maturo per questa band estremamente giovane. La capacità compositiva dimostrata in questo EP di tre pezzi lascia davvero prevedere un futuro interessante. Un death metal molto melodico, potente, ibrido, con grosse influenze della scuola svedese.
(Dark Descent Records) Ecco un esempio di magistrale black/death metal che suona come un’ondata distruttiva e che raramente placa la propria violenza nei 37′ di musica che i Paroxsihzem infondono in questo debut album, enfasi delle tenebre e dell’esaltazione di una bestialità subdola. Ogni canzone possiede queste caratteristiche, oltre ad un drumming che sprigiona blast beat a raffica, mid-tempo a seguire e una doppia cassa
(Mortal Music) Dopo l’EP “Man: Instincts”, uscito a luglio, i londinesi Monsterworks pubblicano la seconda opera di questo concetto musicale che li porterà a pubblicare tre EP in totale. “Man :: Intrinsic” è il secondo dei tre e presenta come il precedente una direzione mai uguale a stessa. I pezzi variano, pur partendo da una base di thrash-stoner comune, ma dall’indole progressive visto che tende sempre a voler cambiare il proprio aspetto.
(SPV/Steamhammer) E allora, come vanno i Kamelot senza Roy Khan? Vanno bene, diciamolo subito. Forse non benissimo, ma bene sicuramente. Il talentuoso cantante è stato sostituito dallo svedese Tommy Karevik, che forse qualcuno conoscerà per la sua militanza nei progsters Seventh Wonder, e che in diversi frangenti ricorda il suo predecessore; Sascha Paeth ha fatto un buon lavoro di produzione;
(Cyclone Empire) Tecnica ed abilità, notevoli. Velocità, in abbondanza. Brutalità, senza limiti. Cattiveria, infinita. Quarto album per i finlandesi Gloria Morti. Quarta dichiarazione di intenti. Una copertina apocalittica creata da Killustrations (Sodom, Amon Amarth), portale d’accesso a queste dieci brutali tracce di death metal tecnico, melodico, strutturato con il preciso intendo di generare dolore e rabbia,
(Constellation) Mi accorsi di loro attraverso un documentario mandato in onda a tarda notte su Fuori Orario. Il documentario era intitolato “American Nightmare” ed era stato realizzato con contributi filmati e colloquiali di Carpenter, Craven, Cronenberg e altri. Ricordo la scena di Faccia di Cuoio (personaggio cardine di “Non Aprite Quella Porta”) che rincorre Sally, la ragazza che sopravvive allo sterminio
(Flix Records/This Is Core Music) Provenienti dall’album “Family, Music, Me”, uscito attraverso la Fastball/Sony Music nel 2010 e con l’assistenza di Clemens Matznick (Donots, Guano Apes, Revolverheld, Rammstein ecc.), gli svizzeri Cancer pubblicano un EP che lo si consuma come una lattina di bibita fredda in piena estate. Melodie semplici, pop punk come nell’opener “As Long As We Are One”
(Autoproduzione) La butto così, ma credo che al giorno d’oggi l’hardcore vero e proprio non esista più. Le poche cose rimaste sono confinate nel Do It Yourself, il resto che circola e che spesso è definito hardcore in realtà è un sound che è solo direttamente derivato o influenzato. Le band che si rifanno all’hc devono avere carattere ed esprimere la propria identità.
(Massacre/Audioglobe) Anche se orfani dello stesso Uwe Lullis, i Rebellion hanno deciso di continuare la loro missione di alfieri dell’heavy/power tedesco, ed ecco quindi un altro dei concept storici tanto caratteristici di questa formazione così quadrata e sanguigna: stavolta tocca ad Arminio, il guerriero germanico educato a Roma che distrusse gli eserciti imperiali nella celebre battaglia di Teutonburgo (9 d. C.),
(Cyclone Empire) Ventidue anni vissuti al rallentatore. Ventidue anni di esistenza pesante come un’infinita sofferenza, lenta come la morte, cadenzata come il ritmo di una marcia funebre. Eternamente confinati nell’underground, con una produzione lenta tanto quanto i loro ritmi doom, i Dawn Of Winter riescono ad arrivare al ventiduesimo autunno, con una line up praticamente indistruttibile ed inscindibile,
(Autoproduzione) Chaos Echœs è la rinascita dei Bloody Sign, band death/black metal francese arrivata al capolinea e dal quale sono scesi il chitarrista Kalevi Uibo e il batterista Ilmar Uibo, i quali fondano appunto i Chaos Echœs trascinandosi dentro questa nuova cosa Etienne Testart, altra chitarra (Children Of Doom, Evisceration), e il bassista nonché visual artist Stefan Thanneur.
(Autoproduzione) Blackened thrash/deat metal dalle atmosfere torbide e che diventano epiche e subdolamente maligne, grazie al nero drappo musicale che i Sanctus Nosferatu concretizzano, oltre all’innesto vocale di Camila Morticia, la quale è una perfida e degna growler oppure un sublime e sensuale angelo gotico. “Darvulia’s Apprentice” è un maelstrom che riecheggia a melodie della scuola di Göteborg.
(Horror Pain Gore Death Prod.) Oh Signore, ma questi da dove son venuti? Non dalla gloria del Signore, con quel nome e quella copertina poi…sono di Bologna! Sono ragazzi ammantati di nero, votati ad un dark grezzo, dalle tinte gotiche e da fregi punk. Qualcosa di loro già da “Black Rivers”, prima canzone dopo l’intro, mi ha fatto balzare alla mente il compianto Rozz Williams e i suoi Christian Death con quei toni così gotici
(Napalm/Audioglobe) Gli islandesi Skálmöld avevano già convinto con il debut “Baldur” (è stato uno dei primi dischi recensiti per questo portale:
(Massacre Records) Melodia spinta ai massimi livelli. Musicisti di alto livello, compositori intelligenti e precisi. Un cantante estremamente potente, con un range vocale decisamente ampio. L’aggiunta di un tastierista. Ricetta totale, che rende davvero grandi i LOVE.MIGHT.KILL, e, con assoluta certezza, li tiene molto lontani da un fallimento. Secondo capitolo per questo progetto recente. Quasi un’ora di metal
(Soulseller) Come molti esordienti che nascono e fanno tutta una trafila di pubblicazioni minori, come 7″ e demo, la band olandese Entrapment giunge al sospirato debut album, il quale è un manifesto di old style death metal da inserire nelle costellazioni luminose degli Entombed, primi due album, Dismember (dai quli il logo sembra ispirato) e Autopsy, età di mezzo.