Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
PRO-PAIN – “The Final Revolution”
(Steamhammer / SPV) E’ ancora il tempo dei Pro-Pain? Gary Meskil (basso e voce) è l’unico rimasto dalla fondazione della band; Dan Richardson (batterista e co-fondatore) lasciò poco prima dei 2000 e il bravo Tom Klimchuck non molto tempo fa. La band ha mutato la sua identità, ma il quattrodicesimo album dei Newyorkesi è hardcore/metal allo stato puro, cioè fatto con cadenze (altro…)
(Videoradio) Autore di uno stile fusion e dalle tematiche sonore docili, delicate, Walter Catania con la sua chitarra propone un album dalla bellezza soave. Personalmente ho sentito le melodie un pochino malinconiche, tuttavia mai manchevoli di bellezza. Il Siciliano ha iniziato la propria formazione presso la celebre accademia “Lizard”, ha fatto un suo percorso di collaborazioni e partecipazioni
(Autoproduzione) Impasto, ancora cerbo, di metalcore, thrash, nu-metal e hardcore. Debutto sfumato e vario per gli One Hour Before, realizzato dopo pochi mesi dalla formazione della band di Termoli. Il sound ha una dominante metalcore, ma l’insieme è quanto meno variegato, quasi difficile definirne una esatta collocazione, ma ovviamente questo aspetto è secondario. La musica dei One Hour Before
(Inverse Records) A volte mi chiedo quando finirà l’ondata di band metal provenienti dalla Finlandia. Come fanno, da un paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, a venire fuori tante formazioni? Il metal da quelle parti è sicuramente un genere mainstream, ma la produzione di così tanti dischi porta necessariamente sul mercato europeo anche le ‘seconde leve’… e credo sia il caso
(Secret Entertaiment) Generalmente sono maldisposto nei confronti delle band che cantano in finlandese, lingua parlata da circa sei milioni di persone (meno di quante parlino il veneto o il napoletano!) che però, per una scelta nazionalistica, viene sempre più scelta dalle formazioni della Terra dei mille laghi. E mi irrito perché non posso comprendere in nessun modo il messaggio e quindi
(Ahdistuksen Aihio Productions) La drammatica svolta stilistica dei black metallers finlandesi Jumalhämärä è qualcosa di sconvolgente. Non ero preparato a questo e all’ascolto di queste quattro tracce che riempiono questo limitato LP. Musica minimalistica armoniosa. Questa è la definizione. La realtà è in questa linea di pensiero, e rappresenta un concetto che prende la definizione
(Dead Beat Media / Slaughterhouse Records) Per me arrivano dal nulla i Warmaster, ma a quanto pare gli Olandesi sono già autori di un album, “First War” e di uno split con gli Humiliation. Il death metal espresso è degnamente di marca olandese, passaggi alla Asphyx non mancano, ma nella sostanza c’è un debito verso i Bolt Thrower non indifferente. Del resto già il nome della band
(Memorial Records) Nel 2007 forse il metalcore era in un momento di splendore, oggi invece certe sonorità appaiono già passate e strasentite. I Remains In A View nascono proprio in quell’anno ed oggi offrono proprio il suddetto sound, cioè un metalcore intriso di melodie ma incalzante, serrato, terzinato, con un cantato che è a metà tra metal ed hardcore.
(Ektro) Immaginate la voce di Rozz Williams più dura, roca e disponibile a stravolgersi, metteteci sotto del punk squadrato e suonato a volumi forti, magari con derivazioni garage, MC5, Stooges. Un pastone? No, i Slussenanalys, coloro che si sono autoproclamati la “most Swedish noise rock band in Finland”. Esko Lönnberg (il singolare cantante di cui si è scritto in apertura) e soci
(Sons of a Dream) Il 13 Novembre, la Alone Records ripubblica su vinile limitato a 1500 copie il nuovo album dei Warlord, “The holy Empire”: un’ottima occasione per parlare di questo disco, uscito su cd a Marzo, ma che praticamente non ha avuto alcun tipo di promozione. E pensare che dei MetalHeads lì fuori possano non conoscerlo e quindi non possederlo è una cosa che non
(Ferrrum.com) Ad un anno dall’ottimo “Age of Oblivion” tornano i cinque Ucraini impegnati in un programma di devastazione sotto la bandiera riportante il logo HELL:ON. Tornano giurando fedeltà al sound che li caratterizza e che li ha sempre contraddistinti: base death, iniettata di una furiosa ispirazione thrash, sempre ricca di groove, brutalità e tecnica.
(Code666) Sublime fusione di black metal e musica elettronica. Elettro-metal che incontra un genere estremo come il black metal, con una ispirazione alla variante sinfonica. Il trio Parigino arriva al terzo album, dopo cinque anni di silenzio e si rivela più maturo, più coinvolgente, proponendo un sound letale con una sconvolgente mescola di sonorità estreme e musica
(Videradio) MetalHead ha già incrociato la propria strada con gli Heretic’s Dream, band per buona parte italiana ma accasata in Inghilterra: il nostro presidentissimo Alberto Vitale ebbe per “The Unexpected Move” parole di elogio ma anche critiche ben argomentate (
I power/gothic metallers sono appena rientrati dal tour europeo con Tarja Turunen: ne approfittiamo per placcare il bassista Nicola “Fox” Falsone e chiedergli ragguagli su quest’esperienza e sul nuovo ep. Buona lettura!
(Noiseheadrecords) Piatta e scontata manifestazione di uno spinto melodic blackened metal. Ciò è “I Am Risen”. Dispiace essere così sfacciatamente diretto, ma le cose stanno così. Tuttavia abbiate ben chiaro, voi che leggete, che io non condanno i carinziani Irdorath, anzi loro sono degli ottimi esecutori, sono dei musicisti ben capaci. E allora, mi domando, perché “I Am Risen” scorre tutto liscio
(Spinefarm Records) Lasciate che inizi lamentandomi: chi definisce i Protest the Hero come una band progressive metal non capisce assolutamente niente di musica. I canadesi, che ci propongono oggi il loro quarto album, suonano un mathcore spesso intricato con evidenti elementi metalcore: e lo fanno anche molto bene, devo dire, anche se a questo “Volition” manca quella scintilla
(Soulseller Records) Atmosfera fumosa. Opprimente, decadente, con una luce naturale morente. Il trio norvegese appesantisce l’impostazione e materializza quarantacinque minuti di stoner/doom che non lascia speranza, non offre opportunità, uccide l’ottimismo. Sembra che le oscure foreste Norvegesi che hanno dato origine ad altri generi votati alle tenebre, abbiano influenzato
(Avantgarde Music) Un nuovo progetto, di origine italiana, inglese ed ungherese. Convincente, potente, letale come il funeral doom che divaga dalla casse durante l’ascolto di questo debutto che genera decadenza, tristezza, eterna putrefazione dello spirito. Quattro pezzi per una liturgia che dura quasi quaranta minuti concepiti da membri di Pantheist, Gallow God, Leecher Urna e Dea Marica,
(Mausoleum Records) Nonostante le origini thrash e death, la band tedesca mantiene l’indirizzo power/prog che con il tempo ha assunto, ed anche questa volta non tradisce le aspettative grazie ad un disco complesso, elaborato, con una durata importante (oltre l’ora) e livello di cura elevato. Concept album creato nel tradizionale stile che offre una band solida con vari cantati ospiti,
(Metal Scrap Records) Massacro e groove su groove. Blast beat che battono e picchiano su blast beat. Breakdown e sospensioni melodiche di tagli nu-metal. La cornice è un sunto di Pantera, Sepultura, melodic death metal arcigno e vaghe reminiscenze industrial. Ascoltare questo lavoro della band ucraina Ungrace significa assistere ad un incontro di pugilato o comunque a qualcosa di molto
(Candlelight) Il ritorno, l’ennesimo, della storica band olandese probabilmente aprirà i consueti dibattiti virtuali e che tanto buoni sono per farsi due risate, sul feedback che si genera tra chi scrive la recensione e chi la commenta. Si da il caso che le ultime prove dei Pestilence – la band si sciolse nel 1994 e solo nel 2008 riprese formalmente a funzionare- hanno fatto il pieno di giudizi
(Pure Prog Records) Dopo la riedizione di “Behind”, recensita
(Soulseller Records) La mia mente si è letteralmente abbandonata all’ascolto di questo album. Un album che cattura, rapisce, possiede. Un rock magnificamente occulto. Un metal che sfiora diversi territori, partendo da ottime basi doom in stile Hour Of 13. Ma queste sono forse descrizioni da cartella stampa, create tanto per piazzare il CD in un determinato reparto del negozio; la realtà
(Twin Peak Records) Ritrovo i tedeschi Symbolic con “Scarvest” che ho già recensito all’epoca dell’uscita di questo lavoro, era il 2011. Allora l’etichetta era la Twilight, che pare sia finita in disgrazia, e adesso è la Twin Peak a reinserire nel circuito distributivo “Scarvest”. Questo secondo lavoro dei tedeschi è l’espressione di un melodic death metal tenace, vispo e che in misura molto piccola
(Argonauta Records) Per una volta mi dedico a sonorità abbastanza lontane da quelle dell’heavy metal classico, e lo faccio con grande piacere: perché il post metal strumentale, spaziale e venato di sludge, dei From Oceans to Autumn scorre via che è un piacere! Fra split, EP e full-length la band, attiva dal 2006, ha già una discografia importante, e i 56 minuti di quest’”Alba perfetta”
(Autoproduzione) I genovesi Mind Enemies ci sottopongono il loro primo ep, un autoprodotto di quattro tracce che mescola in modo sapiente influenze e stili provenienti da mondi decisamente diversi. “Son of Silence”, infatti, che apre le danze, ha chitarre arcigne da progressive metal ma un approccio vocale molto più rockettaro, alla Soundgarden se non addirittura alla Nirvana – e direi che il mood
(Send The Wood Music) Ecco una proposta, francese, per un metal di ampio respiro, dai contorni non meglio definiti e che musicalmente è qualcosa che si espande, in più direzioni. Il metal degli Idensity è a cavallo tra melodic death metal, symphonic metal, gothic, folk metal e tutto quanto interagisce con una sorta di progressive che mette insieme la musicalità delle strutture
(Hells Headbangers) Cari lettori, state per morire, ma l’angelo della morte vi concede di portarvi all’inferno degli effetti personali. Voi, rassegnati alla cosa prendete il tutto, compreso il vostro lettore mp3. La morte vi guarda e con disprezzo (forse ve lo meritate) e vi agita contro il suo indice gelido dicendo “no” a ripetizione. La sua esile ma fredda voce è fin troppo perentoria nel dirvi
(Bakerteam Records) Il nome ‘Sorronia’ suona un po’ strano in italiano, ma la giovanissima band in questione proviene dall’Ungheria e non poteva certo saperlo… i nostri sono guidati dalla singer Anna, classe ’92, e ci propongono nel loro debut un symphonic power gothic metal che mi fa pensare molto di più ai Within Temptation dei momenti migliori che ai ‘soliti’ Nightwish.
(Pure Underground) Devo certamente lodare la Pure Underground Records, sub-label della gloriosa Pure Steel: nel suo rooster entrano ovviamente band di classico heavy metal, che non si propongono certo di cambiare il mercato, ma ciascuna di esse ha qualcosina di ‘speciale’, per cui non ci viene mai presentata la solita solfa! Così, dopo act come i Javelin o i Wolfs Moon, arrivano oggi
(Autoproduzione) Prima di passare al nocciolo della sostanza di questo lavoro, occorrono alcune righe per chiarire di chi si sta parlando. Aerial Ruin è un progetto solista di Erik Moggridge uno che suona con i Old Grandad, band stoner, e Drift Of A Curse ed Epidemic. Sono tutte band americane, come lo sono le band Dark Castle e Taurus del chitarrista Stevie Floyd, altro personaggio
(Videoradio) E’ il terzo album per gli ArtemisiA e la progressiva crescita di questa band è nettamente tangibile in questo “Stati Alterati di Coscienza”. La band ha inciso con pulizia il proprio sound dimostrando in esso ricche sfumature. “Stati Alterati di Coscienza” è un album cantato (e benissimo) in italiano e suonato con una dominante heavy metal, nella quale vengono piazzati
(The Oath) Pioggia e tuoni. Elementi poderosi della natura che aprono e chiudono questo debutto dei norvegesi Blodsgard. Pioggia intensa che bagna un monumento, quel monumento fatto di inutili corpi umani (senza vita?) che si ammassano nel disperato, quanto insensato, tentativo di raggiungere un inesistente paradiso, una luce ingannevole, elevandosi da una terra fredda, ostile,
(Autoproduzione) Gli In Memory, band storica Italiana, sono tornati. Cinque anni di silenzio, cinque anni dopo lo scioglimento ed ora… si riformano, con una nuova line up sempre capitanata dai fratelli Gianneschi (Rudj degli Eldritch e Dario). Tornano quasi in punta di piedi, presentando un EP con tre nuove canzoni, con una nuova cantante: Cristiana, compagna del chitarrista Rudj.
(High Roller) Copertina e logo tipicamente anni ’80, titoli come “Heavy Metal Rock’n’Roll”, immagini promozionali inequivocabili: non ho neanche bisogno di premere play per sapere cosa mi proporranno gli Stallion! Questo duo tedesco diffonde un ep di sei pezzi che, nella sua produzione estremamente low-fi, offre un heavy/speed d’annata sinceramente tributario della stagione migliore