AUTUMN – “Cold Comfort”

(Metal Blade) Quinto album per la band di Groningen e diventa un piacere ritrovare la meravigliosa voce di Marjan Welman (con trascorsi negli Aeon e subentrata a Nienke de Jong già nel precedente album). Lo si avverte, questo (altro…)

Di |2018-04-10T16:05:18+02:0021 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

STORMZONE – “Zero to Rage”

copstormzone(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Nel terzo album degli Stormzone si sente ancora una volta in modo chiaro l’indomabile anima irlandese che vivifica la band: questo rende particolarmente interessante l’hard rock venato di metal offerto nelle dodici tracce di questo “Zero to Rage”. Le melodie e i cori iniziali di “Where we belong” hanno un che di epico e, diciamocelo, il brano è molto debitore di certe cose degli Iron Maiden migliori. Accattivante il ritornello della titletrack, mentre abbiamo hard rock classico e grintoso in “This is our Victory” e “Last Man fighting”. Decisamente atipica nella tracklist la breve e 100% metal “Uprising”, il cui incisivo ritornello “Exist to destroy” vi sarà difficile da dimenticare. Bello e pesante, sempre sul versante metal del disco, il riff di “Fear Hotel”; ancora meglio “Empire of Fear”, che quasi si ferma per poi ripartire in velocità. Il vero capolavoro di “Zero to rage” è però “Jester’s Laughter”, con un impianto doom da fare invidia ai Black Sabbath. Solo due i difetti del disco: la banale “Voice inside my Head” e l’eccessiva lunghezza di alcuni brani. Può piacere a un vasto pubblico.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2013-08-05T15:03:36+02:0020 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

AGINCOURT – “Angels of Mons”

(High Roller Records) Gli inglesi Agincourt sono un’altra di quelle band di heavy metal classico che, fondate nell’era del grunge (per la precisione nel 1991) hanno dovuto attendere vent’anni per giungere al debutto. L’album è stato pubblicato come autoproduzione nel marzo di quest’anno e viene oggi riproposto dalla High Roller Records nel consueto limitatissimo vinile. “Edge of Paradise” offre subito il sound più british che si possa immaginare: sono in particolare le linee vocali, anche nella successiva “Going insane”, a portarci alla fine dei ’70. Un minimo di velocità in più in “Captured King” e “Queen of the Night”, ma il sound resta molto omogeneo. Più d’atmosfera il mid-tempo “Come with me”, in rapido crescendo “This Life”: il disco sfocia nella solida traccia autotitolata conclusiva. NWOBHM primordiale riservata ai soliti, pochissimi puristi duri a morire.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-20T14:31:44+01:0020 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

HAEMOTH, ” l’odio si manifesta anche nelle persone che sostengono di essere ‘virtuose'”

L’ultimo album degli Haemoth prende il titolo di “In Nomine Odium”. Il duo francese è in attività da vent’anni, ma Haemoth, voce, chitarra e basso, e il batterista Syht, intervistato per l’occasione, realizzarono l’ultimo album nel 2004. Nel mentre gli Haemoth non sono stati in totale silenzio, ma il ritorno con un album segna un evento importante. Tuttavia qualcos’altro, in termini di uscite, attorno a Syht e Haemoth sta per arrtivare… (altro…)

Di |2018-09-25T20:53:00+02:0019 Novembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

ENCOFFINATION – “O’ Hell, Shine In Thy Withed Sepulchres”

(Selfmadegod Records) I californiani Encoffination hanno realizzato diverse pubblicazioni nel giro di pochi anni, dimostrandosi una band attiva al contrario del loro sound asfissiante, statico e mortuario. Autori di un death/doom molto oscuro e sulfureo, riassumono bene il loro concetto di metal tombale anche attraverso la copertina che riprende un’opera di Juan De Valdes Leal. Il duo Elektrokutioner alla batteria e Ghoat alla voce, basso e chitarra, non sono il massimo della novità e insistendo su una lentezza decadente e poco dinamica si rendono ripetitivi. Tuttavia le distorsioni di Ghoat sono roboanti e ruvide, facendo da ottimo contrasto al gutturale e basso growling del cantato. I pezzi sono abbastanza lunghi e questo determina un certo senso di claustrofobia. Addirittura, alzando i volumi, si riesce a percepire il rumore di fondo negli amplificatori! Sono tutti elementi che giocano a sfavore di una buona valutazione degli Encoffination, ma la dose di stile ruvido e approssimativo, insomma undergound, in contrasto col tentativo, oggettivamente non riuscito, di rendere i pezzi strutturati, produce una discreta presa e dona all’album mezzo voto in più. Se qualcuno è attratto da riff cadenti e cimiteriali e con un sound pestlienziale, forse troverà interessante la release.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-18T16:44:52+01:0018 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

ANATHEMA – “Falling Deeper”

(Kscope Music) Secondo chi scrive, gli Anathema hanno già detto quanto potevano dire, quindi valutare ora un nuovo album di rivisitazioni, dopo “Hindsight” del 2008, diventa eccessivo per il sottoscritto. Riconosco ai Cavanagh di essere stati abili a evolversi, definendo un sound in continua progressione e al giorno d’oggi lo stile degli Anathema è un dato di fatto. Pur riconoscendo alcuni debiti stilistici verso i Pink Floyd, ma in particolare verso David Gilmour e ad alcune correnti psych-rock dell’ultimo decennio, sempre a giudizio di chi scrive queste righe. Attingono da “Crestfallen”, con la titketrack e “Everwake”, il loro meraviglioso EP dei primordi e poi da “Serenades”, “Petecost III”, “The Silent Enigma”. Rivisitazioni docili, sognanti, espressive ma, nella sostanza, poco differenti dalle originali oppure banalmente riarrangiate orchestralmente: perchè a volte diventa banale mettere i pezzi semplicemente in mano ad un parterre di musicisti classici. I nuovi Anathema che guardano in faccia i vecchi, ma con momenti di incertezza, “Alone” e “Everwake” (con Anneke Van Giersbergen) sono simili alle versioni precedenti, “Crestfallen” ritrova un robusto rifacimento di archi, perde la voce dell’allora singer Darren J. White, ma segna un buon risultato alla fine. Poi c’è “J’ai Fait une Promesse”, rivista anche lei con l’orchestra: il risultato è struggente, ma provate a dire che l’originale abbia di meno rispetto a questa versione sinfonica del 2011. Anche “They Die” è stata scorporata di ogni qualsiasi distorsione e lasciata ad una rivisitazione di pianoforte e orchestra. “Sleep in Sanity” invece mostra più elementi tipici degli ultimi Anathema. In conclusione le idee ci sono, ma alcuni risultati sono discutibili. Gli Anathema restano una band di rispetto, ma non è questo “capriccio” che si sono concessi a offrirgli altra gloria. Magari lo faranno i fans più stretti.

(Alberto Vitale) voto: 6/10

Di |2011-11-18T16:40:53+01:0018 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

MY BLACK LIGHT, ” abbiamo cercato di metterci del nostro e di differenziarci un po’ dal calderone”


Nell’Italia del metal irrompe una nuova realtà, i My Black Light. Dopo gli inizi da cover band, i My Black Light hanno sviluppato un proprio sound personale nominalmente gothic, ma di fatto con ricchi spunti elettronici, metal, dark notati dalla major Massacre Records, al quale ha pubbicato l’album di debutto “Human Maze”. Emanuele Rossi, valente chitarrista dei My Black Light descrive tutti gli sforzi e i traguardi alla quale la band è, fino ad oggi, arrivata

Dalla bio che vi accompagna nella promozione Massacre, si evince che siete passati dall’essere una cover band ad una band del roster Massacre. Avete sbancato!
Beh si può dire che abbiamo realizzato un sogno nel cassetto… Insomma Massacre è una delle etichette più importanti nel metal e siamo onorati di poter lavorare con loro. Il tributo è stato un passo iniziale per conoscerci meglio, sia come musicisti che come persone, ma l’obiettivo era comunque comporre musica nostra. Certo non ci saremmo aspettati di firmare un contratto con Massacre, siamo entusiasti di lavorare con loro!

Ascoltando le prime note di “Human Maze” ho pensato “ecco un’altra gothc band”, ma ho dovuto piacevolmente ricredermi. Resta da dire che è un genere che avete nel sangue. E’ così?
Credo che l’impronta gothic sia un po’ il filo conduttore di “Human Maze” e che sia presente soprattutto in alcune atmosfere create dalle tastiere di Rudy e nella voce di Monica, molto melodica e pulita. Come hai detto tu però dopo un primo ascolto di “Human Maze”, ci si rende conto che entrano in gioco altri generi e stili diversi, dal gothic con accenni al prog e all’elettronica. L’anima gothic del gruppo è sicuramente Monica che ha sempre ascoltato questo genere; alcuni di noi preferiscono altri generi, ed è proprio questo che ci ha permesso di staccarci un po’ dal gothic tradizionale.

Come vi siete incontrati voi tutti?
Io e Monica suonavamo già assieme in passato, Edo e Marco anche suonavano heavy metal in una band locale e Rudy arriva da un decennale tributo ai Nightwish. Monica e Rudy si sono conosciuti a uno dei nostri concerti e da lì è nata la voglia di fare qualcosa assieme, una volta “arruolati” anche Edo e Marco sono nati i My Black Light. Si è creato subito un perfetto affiatamento come musicisti ed è seguita poi una bella amicizia che prosegue tuttora.

Tra composizione, registrazione e tutto il resto quanto vi ha impegnato questo album?
Alcune delle canzoni di “Human Maze” sono state scritte da Rudy già tempo fa. Quando abbiamo creato il gruppo, abbiamo sentito la necessità di rendere più moderne e attuali le musiche e adattarle maggiormente al gruppo e ai gusti musicali dei singoli. Indicativamente, composizione e arrangiamento dei pezzi ci hanno portato via poco più di un anno, mentre registrazione, mixaggio e mastering ci hanno impegnato circa 6/7 mesi. Alla fine del percorso si capisce perché la chiamino la “fatica”! Ma la soddisfazione poi è enorme!

Potreste darmi una panoramica sui testi?
I testi di “Human Maze” sono prettamente introspettivi, analizzano gli stati d’animo di una persona in relazione a quello che c’è attorno: la società moderna, la religione, la vita, la morte, l’amore, il tradimento, le paure e i sogni. Tutto ciò che in noi provoca delle reazioni emotive. Ovviamente l’analisi è soggettiva, esistono mille e mille modi di relazionarsi col mondo esterno, noi abbiamo descritto il nostro personale mondo interiore e le nostre personali emozioni. Le tematiche sono tipiche del genere gothic, ma in chiave meno malinconica e sofferente: c’è in più e di diverso la voglia di comprendere, di lottare, di trovare un perché e una soluzione alle cose.

Perchè una canzone dei Matia Bazar, come cover nell’album?
Prima di tutto perché Monica adora “Ti Sento” e ci ha proposto appunto di inserirla come cover. Il pezzo si adattava bene alla sua voce e ad essere interpretato in versione metal, inoltre ci dava la possibilità di inserire qualche spunto di elettronica per amalgamarla meglio alle altre canzoni di “Human Maze”. Del resto i Matia Bazar erano un gruppo alternativo nel loro genere e periodo e questo ci ha dato la possibilità di rendere il pezzo moderno, senza stravolgerne la struttura e mantenendo la melodia che caratterizza così tanto questa canzone.

Come si arriva ad avere l’attenzione di una etichetta come la Massacre?
A dire il vero nessuno di noi poteva immaginare che un’etichetta come la Massacre ci avrebbe notato! Eravamo sicuramente soddisfatti del lavoro fatto, abbiamo cominciato a contattare diverse etichetta nella speranza di ricevere qualche offerta e quando la Massacre ha risposto è stata una piacevole sorpresa! Non potevamo crederci! Non pensiamo di aver scritto nulla di così innovativo e originale, ma abbiamo cercato di metterci del nostro e di differenziarci un po’ dal calderone dei gruppi gothic sulla scena e il risultato sembra essere piaciuto. Indubbiamente anche un pizzico di fortuna ci vuole!

Vi siete esibiti con i Leaves’ Eyes: mi racconti le impressioni che ne avete ricavato, le cose che vi hanno favorevolmente colpito e aiutato e magari anche qualche risvolto negatico, se c’è stato, in questa esperienza?
Abbiamo avuto il piacere di aprire il concerto dei Leaves’ Eyes e dei Midnattsol in Italia a fine aprile 2011. Inizialmente eravamo un po’ preoccupati di come il pubblico avrebbe accolto la nostra musica, considerando l’importanza degli headliner e il mood principalmente gothic della serata. Invece il pubblico ci ha sostenuti e ha partecipato attivamente durante il nostro live! E’ stato interessante anche conoscere i due gruppi principali, scambiare qualche parola con loro e vedere come su certi aspetti siano rimasti persone semplici che sanno divertirsi ancora con la propria musica e davanti a un bel pubblico. E’ stata quindi una bella esperienza.

I vostri progetti ora in cosa consistono?
Suonare il più possibile e farci conoscere anche all’estero considerando la difficoltà in Italia di farsi strada con questo genere. Speriamo di ricevere una buona critica dell’album e, grazie alla Massacre, di poter organizzare qualche data all’estero il prima possibile. A breve anche un video su uno dei brani di “Human Maze” e stiamo già lavorando alla stesura di pezzi per un nuovo album.

Ti ringrazio ancora per questa intervista, a te la canonica chiusura della stessa.
Grazie a te Alberto! Vi aspettiamo su www.myblacklight.com, fatevi sentire che a noi fa piacere! Stay tuned!

Alberto Vitale

Recensione: https://www.metalhead.it/?p=1320

Di |2011-12-22T13:03:19+01:0017 Novembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

AA.VV. – “Reborn in Sleaze: A Tribute to Dave Lepard”

coplepard(Street Symphonies) Dave Lepard è stato il fondatore, cantante e chitarrista ritmico dei Crashdïet. L’idea di questo tribute di frabbricazione italiana, visto che è la Street Symphonies Records che ha messo in piedi la cosa, tenta di raffigurare un ricordo del musicista, ma anche dell’artista nel senso più ampio. (altro…)

Di |2016-09-11T12:21:49+02:0016 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM, V|Tag: |

TALES OF DELIRIA – “Beyond the Line”

(To React Records) L’ascolto del nuovo album dei Tales of Deliria tramuta in certezza il sospetto che in Italia ci sia in giro una schiera di musicisti in grado di misurarsi con la scuola di Göteborg. “Beyond the Line” non è la release dell’anno (altro…)

Di |2018-03-27T17:36:17+02:0016 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

HERESIARCH – “Hammer of Intransigence”

(Dark Descent) Breve e coinciso questo lavoro dei newzelandesi Heresiarch. Solo sei pezzi votati ad un death-grind semplice e di marca europea nello stile. “Hammer of Intransigence” è dunque un EP che prova a dare un volto a questi spietati estremisti del metal, i quali hanno assemblato un sound solido ma irruento, ovvero a metà da una profonda essenza death metal e laceranti e caotiche bordate di grindcore. Ne esce fuori un death metal più che brutale, perché accelera in più occasioni come hanno fatto i Carcass, per fare un esempio. La velocità si fa sentire, ma cede il passo alla calma (per modo di dire) al primo brano, ovvero una intro, e alla lenta taratura del tempo della conclusiva “Intransigent”. Non resta che aspettare qualcosa di più appena gli Eresiarch realizzeranno il loro primo album.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-17T08:50:55+01:0016 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

FASTWAY – “Eat Dog Eat”

(SPV-Audioglobe) Era dal 1990 che “Fast” Eddie Clarke, storico chitarrista dei primi Mötorhead, non pubblicava un album del suo progetto hard rock Fastway (rimesso in piedi nel 2007 dopo un lunghissimo split): il momento propizio lo ha oggi spinto a questa release non indispensabile, che senza il blasonato nome in copertina avrebbe stentato ad emergere dal mare delle uscite similari. Sicuramente non è tutto da buttare: salviamo i toni solari di “Fade out”, l’accattivante ritornello di “Sick as a Dog”, i vaghi accenni Whitesnake di “Freedom Song” e i toni quasi blues di “Love I need”. Ma sull’altro piatto della bilancia ci mettiamo “Dead and gone”, nella quale male si coniugano la parte acustica e quella elettrica, e le banali “Leave the Light on” e “On and on”. Ci si lamenta tanto di dischi power o black che suonano tutti uguali, ma pur non seguendo al 100% la scena hard rock ho sentito mille volte brani come gli ultimi due citati! “Eat Dog eat” è un disco a suo modo moderno, che ha ben poco da spartire con la precedente discografia della band… probabilmente piacerà più alle nuove leve che ai vecchi fan del chitarrista.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-15T20:24:01+01:0015 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

KING MOB, ” mi piacerebbe Jimmy Page a produrre il secondo album”


I King Mob, autori di “Force 9”, sono un prodotto inglese nato da Stephen W. Parsons,cantante e  conosciuto come Snips negli Sharks. A lui si sono uniti Chris Spedding dei Roxy Music e chitarrista per tanti altri, Glen Matlock, primo vero bassista dei Sex Pistols, Martin Chambers, batterista dei Pretenders e il nuovo talento delle sei corde Sixteen. La band esordisce con “Force 9”, un grumo di rock beat, rockabilly e rock and roll. Parsons racconta come è nata questa super band e quello che si propone di fare.
(altro…)

Di |2016-12-19T12:35:05+01:0014 Novembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

MY BLACK LIGHT – “Human Maze”

(Massacre Records) I My Black Light sono italiani e poco tempo fa si dedicavano a suonare pezzi dei Within Temptations, poi è arrivato questo primo album sul quale la Massacre pone il proprio sigillo; inoltre la band è stata anche in giro a suonare con i Leaves’ Eye di Liv Kristin. Suonano un gothic moderno ma privo di lustrini o inutili pomposità. “Human Maze”, a mio parere, si pone in evidenza per due elementi principali: la voce della Monica Primo e le tastiere di Rodolfo Coda Bertetto, i quali poi sono i padrini di questo progetto musicale. La Primo (sulla quale, in fase di promozione, la Massacre ha da subito posto l’accento) ha una voce sottile, quasi soave, ma in continuo divenire nel seguire l’andamento della musica. Musica non eccessivamente orchestrale, con qualche cenno di elettronica e con le chitarre che sorreggono l’impianto melodico dei pezzi ritmando con assoluta precisione. Le sei corde di Emanuele Rossi concedono anche dei buoni spunti solisti. I My Black Light sono una band da calderone, ma il pregio di volersi esporre con proprie idee non lo si potrà negare. Per esempio, la scelta di includere “Ti Sento” dei Matia Bazar e ridurla ad una perfetta orchestrazione tra synth e riffing metal, e con una voce adeguata per un brano della Ruggiero,  dimostra che i My Black Light hanno una marcia in più rispetto a tante uscite nel genere gothic. Brani come “Inner World”, davvero ottimo, e “Being Human”, con il suo tocco progressive, alzano l’asticella dei valori. Asticella che va verso l’alto anche grazie alla pronuncia inglese perfetta, un particolare che se trascurato spesso ammazza le canzoni, le quali la gente magari non le traduce ma le ascolta e certe cose le sente. Insomma, stupiscono per la loro bravura e sicurezza e probabilmente faranno ancora meglio di “Human Maze”.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-13T14:49:01+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

DESCENDING – “New Death Celebrity”

(Massacre Records) I greci Descending hanno un sound davvero potente e d’impatto, del resto hanno registrato insieme a Fredrik Nordström (uno che ha un curriculum di produzione che va dagli At the Gates, ai Rotting Christ e passando per i Dark Tranquillity, Dimmu Borgir e Opeth) presso i Fredman Studios (In Flames e altri). Un lavoro ben confezionato, con una cover di Seth Siro Anton, ma incapace di nascondere le derive verso i Soilwork e un death/thrashcore di marca svedese. Questo significa i canonici breakdown, le canoniche ripartenze, il canonico cantato duale e tanti altri canoni rispettati! Specificamente di loro si può affermare che Nick Vell dietro i tom è un pazzesco picchiatore, che Jon Simvonis ha una bella voce, che Noir al basso non riesce a suonare una nota che non doppi le chitarre o la batteria e che le chitarre fanno poco per dimostrare di saper fare di più. Si rivelano piacevoli i brani “The Energy”, una devastazione totale, “Path to Healing” e “Shared Planet”. “New Death Celebrity” ha la capacità di deludere ogni aspettativa già prima della sua metà. Gli amanti del genere saranno in grado di scovarci dei lati positivi in questi dieci pezzi, ma al momento è possibile dichiarare che i Descending devono assolutamente fare di meglio.

(Alberto vitale) Voto: 5,5/10

Di |2011-11-13T14:41:57+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

HATE SQUAD – “Katharsis”

(Massacre Records) Meno male che gli Hate Squad si sono rifatti vivi per proporre del death metal solido e senza eccessi o concessioni al melodic, il quale negli ultimi tempi pare voglia travolgere il genere. (altro…)

Di |2018-12-19T21:44:33+01:0013 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

HEARTLESS – “Five Bullets in Your Heart”

(autoproduzione/Atomic Stuff) Gli Heartless tentano di aprirsi un varco nella scena musicale italiana grazie a questo mini autoprodotto, il quale include cinque pezzi abbastanza variegati nell’insieme. L’iniziale “Baby Maybe Somebody” è un rock imperniato su un riff articolato e dall’essenza settantiana. E’ “Heartless” a mostrare il retroterra punk/hard rock, grazie a riff scatenati e poi spezzati da un intermezzo semi-G ‘n’ R e Mötley Crüe, il quale di seguito esplode in una forma decisamente più heavy. “Stelen by Summer” germoglia in un delicato arpeggio, si sviluppa acusticamente e ha un’atmosfera che ricorda gli High Tide o comunque i pezzi acustici del rock britannico tra i ’60 e i ’70. “The End of the Summer” ha un incipit ipnotico e soave, ma il passo è ceduto all’hard rock, anche in questo caso abbastanza settantiano, con un lungo assolo di chitarra che percorre gran parte della struttura del pezzo. La quinta song è “Rock n Roll Dirty Dream”, nella quale i quattro riprendono quota tra le vette dell’hard rock in stile californiano, con l’idea di un assolo di batteria nella porzione finale del brano. “Five Bullets in Your Heart” è un lavoro che se avesse avuto l’assistenza di un produttore o di una mano esperta, probabilmente avrebbe sottratto qualche passaggio superfluo. Gli Heartless pare abbiano dentro un discreto bagaglio formativo e tanta, ma tanta energia da veicolare. Questo lavoro si ascolta piacevolmente, ma non si riesce a passare su qualche eccesso di troppo: per esempio l’assolo di chitarra in “The End of the Summer” a tratti è pretenzioso, l’assolo di batteria di “Rock n Roll Dirty Dream” è decisamente lungo e sposta i connotati del brano. Allo stesso tempo però l’idea di dilatare i pezzi, a mo di lunghe session nello stile rock ’60 /’70, non è cosa da tutti. Gli Hertless vanno seguiti perchè hanno delle idee, ma necessitano di sostegno in studio.

(Alberto Vitale) voto: 6/10

Di |2011-11-12T15:47:39+01:0012 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

LORD VOLTURE – “Never cry Wolf”

(Rock’n’Growl) Sono simpatici, gli olandesi Lord Volture: hanno una immagine molto curata non esente da quel minimo di ironia indispensabile in contesti true/heavy metal. “Never cry Wolf” è il loro secondo album e succede a “Beast of Thunder”, dell’anno scorso; la band dichiara di suonare puro US metal ma personalmente sento nel sound diverse influenze di chiara matrice centroeuropea. I nostri sparano subito la titletrack: metallo classico molto onesto e arrembante, ma il brano è inutilmente lungo e questo sarà il problema di tutto il disco, i cui pezzi superano spesso i sei minuti senza che la loro natura giustifichi questa perdita di immediatezza. “Wendigo” funziona molto meglio appunto perché si mantiene sui quattro minuti e non ha momenti morti. Ben riuscita anche la più serrata e thrasheggiante “Korgon’s Descent”, anche se c’è sempre quel fraseggio in più che affatica il brano; a tratti dissonante “Necro Nation”, mentre alla fine il disco si risolleva un po’ con il toccante episodio acustico “Brother” e con la cavalcata conclusiva “The Wolf at your Door”. Un disco che poteva sfondare, ma forse i Lord Volture hanno solo bisogno di maturare un altro po’.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-10T11:26:52+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

SLINGBLADE – “The unpredicted Deeds of Molly Black”

(High Roller Records) Qualche mese fa fui folgorato dall’ep d’esordio degli svedesi Slingblade, che fra i tanti gruppi “true” di quest’epoca di revival dimostravano davvero quel tocco magico in più. Il loro sound fra heavy metal inizio anni ’80 e hard rock ritmato risultava convincente sotto ogni aspetto: peccato allora che, alla prova del full-“length”, i nostri mostrino ancora un po’ di incertezze nel songwriting, generando qualche brano un po’ stiracchiato. “The Nature of Evil” si apre su arpeggi cristallini: il sound è secco ma incredibilmente invitante, e la voce di Kristina Karlsson molto ispirata. “Back to Class” e più avanti “Slasher on the Loose” recuperano riff e idee dai due brani del singolo pubblicato qualche mese fa; in particolare, la seconda è una sorta di remake di “Can’t get enough”. Di “Tie her to the Cross” piace in particolare la linea vocale, mentre “Reverend’s Daughter” incorpora elementi speed (o proto-speed, anche se il disco è scritto nel 2011!). La lunga “This Dream will end” lascia lo spazio maggiore per cupe divagazioni chitarristiche, mentre la conclusiva “Give back what you borrow” poteva essere più incisiva. Basta poco per giungere al capolavoro: sono certo che il secondo album scuoterà tutto il mondo metallico. Disponibile in cd e in lp limitato a 500 copie; peccato non sapere nulla del concept che lega i testi.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:26:03+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ZANDELLE – “Shadows of the Past”

(Pure Steel-Audioglobe) Notevole operazione di recupero da parte della onnipresente Pure Steel Records: questo “Shadows of the Past” degli statunitensi Zandelle presenta infatti, con una nuova registrazione, quattro brani dal primo ep omonimo, sei dal debut del 1998 “Shadows of Reality”, due nuovi brani e una cover; e il cd bonus, udite udite, ripresenta i primi dieci pezzi nella propria versione originale. Per i recensori c’è a disposizione in ogni caso soltanto il primo disco. “Ecstasy” è un inizio molto oscuro (c’è addirittura una intro d’organo), ma comunque in linea con l’US metal più ortodosso. Sullo stesso registro la successiva “Medieval Ways”: per gli appassionati di queste sonorità gli Zandelle sono sempre un cavallo vincente, e offrono un sound solido e compatto, senza sorprese ma molto apprezzabile. Inattesa ma ispiratissima la ballad “Angel”; dopo la cavalcata “Darkness of the Night” abbiamo una vera e propria incursione nell’horror metal (se esiste!) con “Soul of Darkness”, nella quale trovano posto cori gregoriani e accenni di screaming, e con “Queen Witch”, più cadenzata e pregna d’atmosfera. Si fanno notare ancora la progressione strumentale di “Crimson Rain” e le accelerazioni speed di “Unleashed” (uno dei due brani inediti, datato 2006); si chiude con una convincente riproposizione di “Bad Boys”, naturalmente degli Whitesnake. Per chi si è perso gli originali e per chi vive dell’US metal più vicino al power.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-10T11:24:59+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, Z|Tag: |

SCREAMER – “Adrenaline Distractions”

(High Roller Records) Chiamiamolo, se volete, heavy’n’roll: una definzione di questo tipo credo si adatti molto bene alla musica degli Screamer, il cui sound si colloca da qualche parte fra i Motorhead e i primissimi Iron Maiden. “Can you hear me” è metallo senza tempo che mi ha ricordato molto quello di un’altra formazione culto, gli olandesi Powervice. Brani come “Rising” o la traccia autotitolata procedono in velocità senza troppi pensieri, con i loro ritmi elementari e coinvolgenti. Dalle parti di un rock primordiale, invece, pezzi come “Keep on walking”, che richiamano invece i compagni di etichetta Slingblade. Si arriva fino allo speed in schegge come “All lover again”. Per quaranta minuti di svago: disponibile sia in cd che in lp.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:22:57+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

THE EMBODIED – “S/T”

(Pure Legend-Audioglobe) Con la produzione di Andy LaRocque, gli svedesi The Embodied danno alle stampe il proprio debut album, pubblicizzato dalla Pure Legend Records come la più moderna release mai edita da una etichetta di heavy metal classico. L’apripista “As i speak” ha effettivamente un mood “anni 2000”, ma gli annunciati inserti di death melodico sono davvero ridotti al minimo: direi piuttosto che siamo dalle parti di un power di stampo nordeuropeo, tenendo conto del ritornello aperto e dei suoni molto puliti delle chitarre. Ritmiche serrate e rallentamenti melodici in “Shedding Skin” e “Deception” (quest’ultima in particolare è al confine con il thrash), poi suonano bene i controcanti in screaming di “Born from Shadows”. Brani come “Northern Lights” contengono in sé una forza trascinante che ci accompagna fino alla scheggia conclusiva “Light up the Storm”. Un prodotto interessante, ma spacciato per quello che assolutamente non è.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-11-10T11:21:05+01:0010 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

JOHANN WOLFGANG POZOJ – “Escape of Pozoj”

(Code 666) Il nome Johann Wolfgang Pozoj deriva da un mito indo-europeo sul drago (Pozoj) e le sue successive derivazioni linguistiche. “Escape of Pozoj” è la seconda parte di una trilogia riproposta dalla Code666. La band croata nel 2006 diede alle stampe in modo autonomo “Birth of Pozoj”, che trattava dello scorrere del tempo. Nel 2009 arrivò per l’appunto “Escapo of Pozoj”, un lavoro che esamina il concetto della fertilità, della nascita e della maturità. Pozoj lascia il grembo di Madre Natura e diventa una sorta di metafora del concetto di pensiero, il quale si evolve secondo lo schema filosofico di tesi-antitesi-sintesi. L’album vide la luce con pochissime copie e ora la Code666 ha proposto al quintetto una reincisione e ripubblicazione del secondo passo di questa loro trilogia. La musica dei J.W.Pozoj è fragorosa, le distorsioni sono davvero crude, la struttura dei pezzi è canonica, fatta eccezione per qualche inserto pseudo sperimentale che li devia verso tocchi etnico-folklorici, come in particolare avviene con “Careless Are You Souls”, oppure nell’iniziale psichedelia/space rock di “I Am the Forest”. Un discreta prova di inventiva la si ha in “Pristima Prelazin Preko Twoga Tijela”, un brano dalla durata spropositata, oltre 12′, che se arrangiato con maggiore criterio avrebbe reso di più. Quando i J.W.Pozoj hanno provato a sottrarre qualcosa i risultati sono stati incoraggianti: il riferimento è hai meno di 4′ del brano “Song of Pozoj”. Un quintetto incisivo, con distorsioni ruggenti, che formano un black metal poco avantgarde, ma teso a creare atmosfere e passaggi altalenanti nelle ritmiche. Tuttavia il songwriting di questi ancestrali cantori ha necessità di evolversi ed esprimere qualcosa di maggiormente distintivo e personale.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-08T09:59:25+01:0008 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, J|Tag: |

ABSYNTH AURA – “Unbreakable”

(Logic(il)logic/Andromeda) In queste righe si parla del primo lavoro di una particolare band italiana, gli Absynth Aura. Particolare perchè lo stile dei quattro musicisti punta ad modern metal con incroci sul gothic e il rock. Dunque non è facile etichettarli o definirli. La loro musica è comunque un conglomerato di energia e, (altro…)

Di |2017-10-17T10:51:24+02:0008 Novembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

MAGNUM – “Evolution”

I Magnum si sono dimostrati attivi negli ultimi anni, proseguendo in modo continuato l’attività in studio. Ora i rockers inglesi hanno pensato di prendersi una pausa compositiva e di rilassarsi con la reincisione di basso e chitarra o di voce e batteria di alcuni pezzi editi (altro…)

Di |2017-12-27T16:59:31+01:0007 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

JOLLY POWER – “Like an Empty Bottle…Again!”

(Street Symphonies/Andromeda) I Jolly Power sono una sleaze band del bergamasco, la quale vide la luce sul finire degli anni 80. Nel 1994 realizzarono il demo “Like an Empty Bottle” e il CD “Fashion, Milk and Smokin’ Pills” nel 1996. Dopo questa data i Jolly Power hanno avuto tanta attività live e citazioni in compilations statunitensi. Poi vi furono problemi di line up, i quali però non fermarono la band, la quale realizzò “The 7th Crash From Hell” nel 2000 e l’album “Taste the Blood of the Sonic Revolution” nel 2004. Ora la Street Symphonies, etichetta che quest’anno ha sfornato talenti e capolavori, ripropone quel famoso demo del 1994, con l’aggiunta di cinque pezzi inediti e tracce video. Il sound dei Jolly Power di quel periodo era in bilico tra un hard rock a tratti loasangelino e con inserti in stile anni ’70 e con soluzioni che spingevano anche verso il punk rock. “Like an Empty Bottle” era vetriolo, un’esplosione di hard rock puro che non concede intermezzi melensi o blandi. Le cinque tracce inedite sono state realizzate tra il 2007, periodo nel quale avvenne una reunion, e il 2011. “Smokin’ Pills”, “Better Be alone” e “Take All You Want”, sono pezzi vecchi ma reincisi, come “Fuck You” e “Beautiful” che completano le cinque novità, mentre il materiale video offre imamgini di repertorio. “Like an Empty Bottle” ha come limiti una certa devozione verso L.A. Guns o Guns ‘n’ Roses, ci metterei anche i Rolling Stones, ma al di là dei modelli di riferimento dei ragazzi bergamaschi, c’è un selvaggio “schitarrare” che scuote l’anima e non lascia indifferenti. A chiunque sia venuto in mente di riproporre queste canzoni verrebbe da ringraziarlo.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-05T23:13:53+01:0005 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, J|Tag: |

HAEMOTH – “In Nomine Odium”

(Debemur Morti Prod./Audioglobe) L’ultima volta che il duo francese Haemoth diede notizia di se è stato nel 2005 con un mini dal titolo “Kontamination”. Successivamente le tenebre li hanno inghiottiti, ma adesso è giunto il momento di risputarli fuori. (altro…)

Di |2016-12-19T12:36:04+01:0003 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

DYING HUMANITY – “Living on the Razor’s Edge”

(Bastardized Recordings) Provano a crescere i Dying Humanity, del resto questo nuovo album è il terzo, ovvero quello che potrebbe dimostrare un salto di qualità e maturità. “Living on the Razor’s Edge” è un connubio tra death metal, cenni di thrash metal, riffs e melodie molto metalcore alla svedese. Il tutto è mischiato in modo tale da evitare eccessivi toni catchy: insomma, essere melodici, ma metterci rabbiosa potenza e aggressività. Tutto sommato i tedeschi vi riescono e forse l’articolazione del songwriting (ci sono diversi inserti totalmente acustici) è dovuta anche alla pretesa di costruire il concept che è alla base di questo lavoro. Un concept che non mi è stato permesso a fondo di analizzare per l’assenza dei testi nel promo, ma, si legge nelle note, che è il racconto di come sulla base della violenza l’umanità rovini se stessa giorno dopo giorno. “Till the End” è un brano ricco di pathos e con diversi intrecci nel riffing, come li offre anche “Between Angel  and Beast” e “Clarity of Mind”. Questi sono i pezzi più diversificati, mentre ad esempio “Blinded”, “Outcast” e “Addicted” sono spediti, veloci e canonici del genere deathcore. Buona la prova della band in “Welcome to the Abyss”, l’unico brano decisamente più death metal di tutti. “Living on the Razor’s Edge” è un lavoro che si evidenzia per le melodie, più che per le strutture dei pezzi. Sono proprio le melodie ad essere, per ora, il loro piatto forte. La maturità per i Dying Humanity è ancora distante, ma il percorso è stato intrapreso.

(Alberto vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-03T20:08:07+01:0003 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

MY DYING BRIDE – The Barghest O’ Whitby

(Peaceville Records) Dopo l’esperimento autocelebrativo del 2010 “Evinta”, i My Dying Bride danno nuovamente notizie di se con una sola canzone di 25′, dal titolo “The Barghest O’ Whitby”. Dunque è una suite: una bella composizione, semplice nella struttura, ma capace di riassumere i tratti caratteristici dei My Dying Bride. Dopo una breve intro la musica avanza con un ritmo lentissimo, tipicamente doom e lacerato dal  violino di Shaun Macgowan che compare a tratti, oltre ad un growling simile a quello che potrebbe emettere un ghoul. Poi tutto accelera, il riffing diventa sostenuto e Aaron Sainthorpe inizia la propria narrazione. Successivamente si ritorna nelle tenebre del doom angosciato, lento e tristemente melodico dei My Dying Bride per quasi 10′. Piccola sospensione e ritorna la lentezza maestosa e lo sviluppo del brano con le chitarre in esile crescita. La fase terminale, ovvero i circa 6′ finali, sono una marcia titanica con le chitarre del duo Glencross-Abé che vanno mano nella mano con la batteria di  Shaun “Winter“ Taylor-Steels, reclutato per questa occasione. Al termine di questo viaggio è possibile affermare che “The Barghest O’ Whitby” è una release che celebra degnamente il nome My Dying Bride.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-01T19:13:42+01:0001 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

LONELY KAMEL – “Dust Devil”

(Napalm Records) La band norvegese Lonely Kamel nel giro di pochi anni (2008-2011) ha realizzato tre album, nel mentre ha svolto tour in Francia, Germania, Olanda e Svizzera. “Dust Devil” sprigiona uno stoner d’impatto, robusto e con (altro…)

Di |2018-04-15T18:56:28+02:0001 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |
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