SCARLATYNA – “Till the End”

(Pure Underground-Audioglobe) Dagli scantinati più reconditi dell’underground emergono i tedeschi Scarlatyna, autori all’inizio degli anni ’90 di due demo che oggi vengono ristampati su cd dalla sub-etichetta cult Pure Underground Records. La band, guarda caso, si è sciolta nel 1993 per riformarsi in questi anni. Musicalmente, “The Truth” non è affatto male, sospesa così com’è fra tocchi progressive e US metal: ma è davvero insopportabile la voce di Chris J. Marino, che si esibisce a fine brano in una sorta di falsetto lamentoso che dà a tratti l’impressione di stonare. Molto meglio la cupa e serrata “We”, ma in “Selfmade Distruction” si presenta nuovamente il falsetto, stavolta esibito principalmente in acuti improvvisi. “The Tower” è dotata di una istintiva aggressività, segno che i nostri in fondo ci sanno fare; ma “Temple of Despite” risulta un po’ confusa, a causa anche della produzione molto grezza. Un prodotto veramente riservato solo ai puristi più intransigenti.

(Renato de Filippis) Voto: 5,5/10

Di |2011-12-06T07:48:43+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANVIL – “Worth the Weight”

(SPV/Steamhammer) 1992, gli Anvil realizzano il sesto album in studio, l’ultimo era del 1988 e dopo di allora subirono una pausa di arresto. “Worth the Weight”, ora ristampato in digipack, segnava il ritorno della band con l’abbandono dello storico chitarrista ritmico Dave Allison, sostituito da Sebastian (altro…)

Di |2016-02-16T01:38:44+01:0006 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

EVERGREY – “A Decade and a Half”

(SPV-Audioglobe) Doppia raccolta celebrativa per gli Evergrey di Tom Englund, che nei due cd di “A Decade and a Half” (la band ha appunto inciso il primo demo nel 1996) mettono assieme ben 24 brani che pescano abbastanza equamente da tutti e otto gli album. Ben quattro i pezzi presentati in versione live, mentre di altri due abbiamo addirittura gli unplugged! Piuttosto, a meno che la memoria non mi inganni, non c’è nessun inedito nella tracklist, contrariamente a quanto era stato annunciato. Come è giusto che sia, ben 5 brani provengono da “The inner Circle”, l’album del 2004 da molti giudicato il picco creativo della band; ben rappresentato, forse troppo, anche il recente “Glorious Collision” (tre canzoni che diventano cinque, contando che “Wrong” e “Frozen” sono appunto i due brani presenti anche in unplugged). Ascoltate tutti assieme, le tracce di questa raccolta danno l’impressione di una grande coerenza compositiva, che non è mai piatta omogeneità per l’indubbio valore del songwriting. Cito solo tre brani che mi sembrano particolarmente rappresentativi di tutta la discografia: la disperata “A Touch of Blessing”, con il suo bellissimo giro di chitarra; la sofferta “Faith restored”, che affida agli archi e alle chitarre acustiche il lato più intimista della band; e la veloce e serrata “The Masterplan”, uno dei simboli migliori della rabbia degli Evergrey. Una ottima occasione per conoscere un gruppo poco noto in Italia e generalmente assai sottovalutato nel panorama melodic/power metal.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-05T07:11:33+01:0005 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

JOLLY POWER, ” ci buttammo in uno scantinato adibito a sala prove, prima ancora di saper suonare, ma pestando come fabbri”

I Jolly Power sono una band italiana che negli anni ’90 ha totalizzato una reputazione di tutto rispetto. Fu il grande demo-album “Like an Empty Bottle”, diciassette anni fa, a portare grande attenzione verso questi rockers. Ora Street Symphonies ha trasferito in CD il demo, con alcune tracce aggiuntive, e l’evento ha ridato nuova linfa ai Jollys. In queste righe il chitarrista Lucky Chiva racconta il passato, cosa è il presente e quale futuro aspetta i Jolly Power.

Ciao Lucky Chiva, ti ringrazio per questa intervista. In queste ore (la notizia è di alcuni giorni fa, nda) ho letto di alcune voci sulla band, in particolare sulla lineup. Puoi dirmi al momento chi c’è nei Jolly Power?
Ciao Alberto, e grazie a te per l’interessamento In questa fase che potremmo definire di creazione dei Jolly Power “Mark V”, ai tre componenti della line-up storica, ovvero il sottoscritto alla chitarra, Maxx Dynamite alla batteria e l’unico originale inimitabile, Elia alla voce, si affiancano Alex al basso (che è con noi dalla dipartita di Bely a metà anni 2000) e, last but not least, abbiamo aggiunto alla seconda chitarra Rikk che proviene dagli amici Cathouse, e che mi aiuterà a sostenere il sound dei Jolly Power, che nelle loro ultime incarnazioni prevedono due chitarre per alzare il tiro e rompere più timpani possibile!

“Like an Empty Bottle…Again!” è stato accolto con numerosi consensi, soprattutto spinto da chi in quegli anni vi ha ascoltato direttamente. Credo che questo significhi che avete fatto qualcosa di importante.
Così sembra anche se (e credo riguardi tutti i musicisti) non si è mai totalmente soddisfatti di quello che si produce. All’epoca eravamo consci di aver realizzato un demo-album decisamente sopra la media; il fatto che oggi, 17 anni dopo, venga ristampato in CD e riceva consensi anche da chi non ci conosceva non fa che confermarmelo. Like An Empty Bottle fu il demo che ci permise di guadagnare una certa notorietà in quegli anni, che ci portò all’attenzione della stampa, e ci motivò e spinse decisamente nella direzione che portò poi all’uscita del nostro primo CD Fashion Milk & Smokin’ Pills, inaugurando il nostro “periodo d’oro”.

Arrivavate tutti da esperienze, hard rock, glam, sleaze rock e cose del genere? Puoi dirmi anche cosa significava fare rock ‘n roll negli anni grigi del grunge?
Guarda, per noi non è mai stata una questione di etichette o generi musicali. Volevamo semplicemente metter su una rock’n’roll band e fare più casino possibile, poi sta agli altri che ci ascoltano definirci. Successe che all’incirca nel 1991, quando la scena rock/metal degli anni ’80 era già bella che agonizzante e gli squali delle major discografiche si buttavano sul fenomeno Grunge, io e Maxx comprammo i nostri primi strumenti musicali. Subito iniziammo a cercare altre persone come noi alienate dalla tranquilla normalità della vita di provincia e ci buttammo in uno scantinato adibito a sala prove, prima ancora di saper suonare, ma pestando come fabbri e scoprendo un nuovo eccitante universo da esplorare. Ricordo che la nostra prima esecuzione come gruppo fu “C’mon Everybody”, nella versione di Sid Vicious. Le esperienze, più sleaze che glam (termine in cui non ci riconosciamo) a dire il vero, maturarono poi gradualmente da quelli che erano i nostri ascolti musicali all’epoca. In questo senso “Like An Empty Bottle” credo possa considerarsi la nostra opera più influenzata dallo sleaze rock del periodo.

Mi racconti come è nata la reunion del 2006 e i conseguenti cinque pezzi aggiunti poi in questa riedizione del vostro demo?
Mah, sai, in verità più che reunion il punto è che non c’è mai stata una vera e propria separazione. Siamo arrivati ad un periodo in cui, per forza di cose, l’impegno come band s’è andato allentando fino a che ci siamo presi una pausa. Il crescere, fare nuove esperienze lavorative, in alcuni casi metter su famiglia, per un certo periodo ha occupato la maggior parte del nostro tempo. Ma i Jolly Power sono sempre stati nei nostri pensieri, aleggiavano attorno a noi, ed aspettavano solo il momento propizio per ripartire. Il che avvenne, la prima volta, appunto attorno al 2006 in cui avemmo l’occasione di ricominciare a fare ciò che amiamo di più. In quel periodo buttammo giù anche un po’ di materiale nuovo, decisamente più ruvido e sanguigno, che rappresentava la naturale evoluzione della band. Ne seguì poi un altro momento di pausa, ma i Jolly Power sono come una famiglia deviata, di cui magari ci si vergogna a volte, ma alla fine troveranno comunque il modo per riunirsi, magari per il giorno del ringraziamento o per Natale. E allora sono cazzi per tutti…

(altro…)

Di |2011-12-04T19:07:46+01:0004 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

Revolting Cocks – “Got Mixxx?”

(13th Planet Rec./AFM) Come ormai d’abitudine da qualche anno a questa parte, lo zio Al Jourgensen abitua i propri nipoti ad album seguiti da relativi CD di remix. Accade con i Ministry e da tempo anche con il suo progetto parallelo (uno dei tanti, ad onor del vero) Revolting Cocks. “Got Mixxx?” è il remix dell’album “Got Cock?” del 2010. I pezzi sono completamente rivisti e c’ più elettronica. Più che dell’iniziale “Trojan Horse” è “Filthy Senoritas” a rivelarlo da subito, oltre a dimostrarsi uno dei remix più riusciti. “Dykes” recupera lo spirito dei Ministry di “The Land of Rape and Honey”, invece “Juice” al contrario della precedente suona più industrial e include meno elettronica, in questo remix. Poche le differenze per “Piss Army”, che nell’originale è uno dei brani più Ministry (ultimo periodo) di tutti,  e “Fuck Money”; “Bitch Addictive” e “Poke-A-Hot-Ass” subiscono un restayling con un’elettronica rinforzata e “Air Traffic Control” ha dei synth più estremi. “Me So Horny” ha ricevuto con “Got Mixxx?” il suo secondo rifacimento, infatti già l’album del 2010 includeva un suo remix. La copertina che tanto fece discutere (come definirla?) è rimasta quasi la stessa. E’ necessario questo rituale dei remix? Ai fans non dispiacerà (chi scrive è uno di questi, è onesto ammetterlo) visto che le canzoni vengono davvero remixate globalmente, tanto da richiedere qualche ascolto in più per farle proprie.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-04T00:03:41+01:0004 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

LIKE MOTHS TO FLAMES – “When We Don’t Exist”

(Rise Rec./Nuclear Blast) Questa band nasce negli USA e trova la distribuzione in Europa grazie alla Nuclear Blast. Cosa l’etichetta tedesca ci abbia visto in questa band non è dato sapere. I Like Moths To Flames sono il classico dei più classici gruppi metalcore, ovvero pezzi pregni di breakdown (tantissimi e tutti simili), ripartenze con il riffing serrato e poderoso, la batteria che sembra una terza chitarra per tutte le variazioni che suona e un cantante che urla a dismisura, per poi concedere qualche ritornello melodico e con voce normale. Nulla di più di quanto elencato prima. Non bastano dei suoni massivi a fare un buon pezzo di metal estremo e neppure una buona produzione. Non basta spezzare continuamente i pezzi con breakdown e solo perché ci devono essere. Non basta inserire il solito ritornello con la voce clean, quando per due minuti si urla come un diavolo. Il fatto è che i Likes suonano anche abbastanza bene, ma non c’è un elemento distintivo, un qualcosa di proprio, qualcosa che rompa questo schema ossessivo e alla lunga noioso. “My Own Grave” è il brano che lascia il segno, il resto è solo per chi ascolta questo genere.

(Alberto Vitale) Voto: 5/10

Di |2011-12-04T00:01:15+01:0004 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

THE RITUAL – “Beyond the Fragile Horizon”

(Bakerteam Records) Tanto di cappello ai piemontesi The Ritual, autori di un debut tanto convincente quanto potente. “Heavy melodic core”, dicono loro, ma per un vecchio defender come me la loro musica è un power/thrash lanciato a mille che paragonerei, con le dovute differenze, a quello dei migliori Rage. Ma contano davvero queste definizioni? L’importante è che il diverta, appassioni e valga il prezzo del “biglietto” (in questo caso molto contenuto). “Show me what you can do” mantiene il giusto equilibrio fra potenza, velocità e melodia, mentre “Jason on the River” e “Shoot me” si fanno notare per refrain e fraseggi indovinati; ma forse è la durezza dei suoni di “Hysteria & Madness”, quasi frastornante, a costituire il picco dell’album e del songwriting della band. Anche quando i nostri spingono sulle nuove tendenze (come nella lunga “Together”) risultano decisamente convincenti. Alla fine della scaletta ancora buoni spunti nella rabbiosa e martellante “The Liar”, nonché nella conclusiva “Nothing is the same”, con un guitar working più classico, che chi scrive avrebbe ascoltato con piacere anche nel resto dei brani. Un disco solido come un macigno, forse un tantino omogeneo ma senza che questo risulti come un difetto.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-03T08:00:34+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

SYNFUL IRA – “The Hard Reality”

(Autoprodotto) Sono già quattro gli anni di esperienza dei riminesi Synful Ira: nati come cover band, hanno poi deciso di creare il materiale originale che va a comporre questo “The Hard Reality”. Cinque i brani in scaletta e non vi inganni la copertina vagamente post rock: la formazione si dedica ad un symphonic metal con diversi elementi gothic che fa pensare agli Evanescence, ai Lacuna Coil e per certi versi anche ai Nightwish. Dopo l’intro “Sound of Life”, “True Lies” ha tutti i caratteri di un brano sinfonico ben riuscito: solare il ritornello, anche se la parte recitata appesantisce un minimo il tutto. Meno riuscita “Behind the Suspect”, che inserisce nel sound un giro dai toni orientaleggianti. “Shining Tracks” è invece il pezzo dai toni più gotici ed eterei, mentre “Fatal Temptation” spinge su un approccio più moderno e forse più consono alla natura della band. Interessante la prestazione vocale di “Leira” Chiozzi, soltanto un po’ scolastica in alcuni passaggi. La band sta già ultimando il debut sulla lunga distanza che dopo questo assaggio aspettiamo con grande interesse.

(Renato de Filippis) Voto: 7/10

Di |2011-12-03T08:03:09+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ANVIL – “Strength of Steel”

(SPV/Steamhammer) Servirono quattro anni agli Anvil per pubblicare, 1987, un nuovo album dopo “Forged in Fire” del 1983. “Strenght of Steel” (ora ripubblicato in digipack dalla tedesca SPV) è uno dei lavori meglio riusciti, ma soprattutto più noti, da un punto di vista commerciale, degli Anvil. (altro…)

Di |2016-02-16T01:25:56+01:0003 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

DRAGONLAND – “Under the Grey Banner”

(AFM-Audioglobe)  I Dragonland tornano potenti, ispirati e soprattutto con il coraggio di un concept fantasy, scelta del tutto controcorrente per questo momento del mercato: e ci regalano, finalmente, la terza e ultima parte delle “Dragonland Chronicles” iniziate nientemeno che nel 2001. In questi dieci anni i nostri hanno subito diversi cambi di line-up, e la nuova formazione vede il definitivo abbandono del guitarist e fondatore Nicklas Magnusson: per fortuna, il symphonic power metal della band suona sempre alla grande, e mi dispiace solo che il promo non disponga dei testi e delle spiegazioni sulla storia. “Shadow of the Mithril Mountains” ci ripresenta appunto il vecchio sound con un tocco melodico alla Sonata Arctica in più. Molto teatrale e ben riuscito il break di violino in “The Tempest”; l’episodio più fantasy e sognante è “Fire and Brimstone”, mentre il ritornello di “The black Mare” è in grado di gettare luce su tutto il disco. I toni si incupiscono con “Durnir’s Forge”, mentre la voce che domina l’intermezzo “Throne of Bones” è così operistica da ricordare addirittura i Trans-Siberian Orchestra! La titletrack spinge al massimo l’epica compositiva della band, inserendo come di consueto qualche elemento progressive nelle ritmiche. In questi tempi di magra sconsolante per il power metal, un disco da non perdere: e non avete idea di cosa troverete sul sito internet della band, trasformato per l’occasione in una specie di mappa narrante fantasy…

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-12-02T08:03:22+01:0002 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

SVÖLK, ” non ci piaceva il modo come il metal si è sviluppato”

Gli Svölk si dichiarano inventori del Norwegian Bear Metal. Al di là di ogni possibile etichetta e definizione della loro musica, lo stoner degli Svölk include grossi riferimenti ai Metallica  a cominciare dal titolo), all’heavy metal e alle influenze degli anni ’70. Dopo aver inciso e pubblicato “Svölk” in patria nel 2009, la band firma con la Napalm Records. L’etichetta austriaca ha poi deciso di ripubblicare l’album con il titolo ” Svölk  ‘Em All”, il quale come spiega Martin Østerhaug, ironico chitarrista della band, è un gioco di parole prima ancora che una citazione dei Metallica.

Perchè un’altra edizione di “Svölk”? C’è la Napalm Records dietr questa scelta?
Si. Noi abbiamo pubblicato “Svölk” in Norvegia prima di firmare con la Naplam Records, ma abbiamo sentito che la registrazione era buona per non darla al resto del mondo. Abbiamo anche aggiunto tre canzoni dal nostro EP “Beast Unleashed”.

Durante la scrittura e realizzazione di questo album avete pensato ai Metallica per il titolo?
Si, pensavamo che fosse divertente giocare sulle parole. Sai, “Svölk” significa “prendere a calci” in norvegese ed anche un riferimento ai Metallica, con i quali siamo tutti cresciuti con gli occhi rivolti a loro come dei bambini!

Puoi descrivere il vostro stile musicale ai nostri lettori?
E’ un misto di hard rock anni ’70, heavy metal anni ’80, thrash anni ’90 e altre roba. Il “Requiem” di Verdi, ad esempio.

E i testi di “Svölk”?
Come sempre un enigma (se la ride, nda). Spetta agli ascoltatori decifrarli.

La Norvegia è famosa per il black metal. tu lo ascolti?
Raramente. Qualcosa dei Mayhem magari. Attualmente abbiamo usato Hellhammer (batterista dei Mayhem, nda) alla batteria in qualche occasione. Abbiamo l’intero “Svölk ‘Em All” album con Hellammer alla batteria su nastro.

Ci sono alcune cover che vorreste realizzare?
Nei primi periodi suonavamo “War Pigs” dei Black Sabbath e “Walk All Over You” degli AC/DC. Sarebbe divertente fare qualcosa di completamente differente. Come Eros Ramazzotti o qualcosa di simile (e ride ancora, nda)!

La cosa che ha avuto maggiore impatto sulla vostra carriera fino ad ora?
La necessità di creare ed eseguire musica, io credo. Quando iniziammo fu perché non ci piaceva il modo come il metal si è sviluppato. Era meno e meno rock ‘n’ roll. Cercavamo un nuovo genere metal che portasse dentro del rock ‘n’ roll. Qualcosa di nuovo, ma ancora classico. Non è un compito facile, ma ci stiamo arrivando.

Grazie per la tua disponibilità. Lascio a te la chiusura dell’intervista.
Forza Italia! (Finalmente Mr. Berlusconi)

(Alberto Vitale)

Link recensione: https://www.metalhead.it/?p=1604

Di |2012-09-30T08:25:46+02:0001 Dicembre 2011|Categorie: INTERVISTE|Tag: |

ANVIL – “Pound for Pound”

(SPV/Steamhammer) Ci sono state, e sempre ci saranno, delle band che non si capirà mai perché resteranno per sempre nel club dei “minori”. I canadesi Anvil sono tra questi, il perché non è dato spiegarlo. La band nasce sul finire degli anni ’70 e “Pound for Pound”, 1988, è il quinto album in studio e gli Anvil (altro…)

Di |2016-02-16T01:22:27+01:0001 Dicembre 2011|Categorie: A, ALBUM|Tag: |

MOLTOV SOLUTION – “Insurrection”

(Siege of Amida Records) “Insurrection” è una pioggia di lamette e sassi che polverizzerebbe ogni cosa. Il sound è massiccio, costruito su riff in stile caterpillar e il drumming che doppia le chitarre. Accelerazioni, breakdown, ripartenze, un groove che è lava vulcanica. Sono queste le caratteristiche salienti del nuovo CD dei Molotov Solution, band di Las Vegas al terzo album in tre anni. Le plettrate e tutto il resto sono talmente serrate e strette che ricordano in modo di fare dei Meshuggah, ma con qualche scampolo di melodia inserito in modo sparso nelle canzoni. “Insurrection” è un lavoro di grande impatto, ti inchioda all’ascolto da subito, ma undici pezzi e trequarti d’ora di carri armati che ti passano sopra sono un pò troppi. Non trovate? Oppure i Moltov Solution non sono per tutti!

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-01T00:28:17+01:0001 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

THE LAST HANGMEN – “Servants of Justice”

(Twilight Vetrieb) Gli album di debutto il più delle volte presentano dei lati poco riusciti, anche se queste imperfezioni non sempre vanificano il lavoro degli esordienti. I The Last Hangmen con una produzione abbastanza buona, ma non del tutto pulita, e con delle dosi tecniche nelle mani realizzano un death metal melodico e variegato. Purtroppo per loro, o per chi li ascolta, la scaletta suona con qualche carenza di omogeneità. Dopo l’intro è “Lupara Bianca” ha recitare un riffing quasi in stile Dissection, ma la simpatia di questi tedeschi oltre per la Svezia passa anche attraverso il thrash metal e i tratti sinfonici ed epici – da notare che nonostante l’uso abbondante delle tastiere, non hanno un tastierista di ruolo- i quali rivestono molte canzoni, per esempio “Crash Course Dying”. “Servants of Justice” concentra tutto questo nel loro sound, elaborando diverse sfumature e rendendo l’impatto poderoso e melodico contemporaneamente, ma arrivati alla conclusiva outro “Withdraw the Hangmen!” si ha la sensazione che molti passaggi sono scivolati via e hanno lasciato il posto ad un senso di confusione. In sostanza alcune canzoni sono efficaci, altre hanno un’identità poco definita. Un riffing articolato, melodico, veloce, polifonico, ma pronto a confermare il detto che recita “il troppo storpia”! Un esempio? “Knocking Tombstones Down”, un brano che parte bene ma la volontà della band di portarlo a dieci minuti e trasformarlo in una piccola suite, non lo rende un virtuoso. I cinque ragazzi peccano di esperienza e hanno bisogno di maturare innanzitutto sul lato compositivo, ma “Servants of Justice” offre comunque una ragguardevole quantità di situazioni coinvolgenti.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-30T08:15:02+01:0030 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

MEMORIA – “Death Calls the Islands”

(Misantrof Anti-Records) La band australiana Memoria è nata grazie a un demo, dal titolo “Memoria”, realizzato dal solo Jonathan Carroll, chitarra e voce, nel 2003. I memoria si sono poi esibiti e confrontati con platee di altri paesi, tra i quali l’Italia, e realizzando due album. Carroll e soci sono convinti che la loro musica debba e possa essere composta con una sola semplice chitarra, magari acustica, capace di contenere tutte le canzoni. Forse è questo un metodo spontaneo per comporre, anche se poi sei autore di un metal che incrocia il balck, il death e il noise. In “Death Calls the Islands” loro non hanno fatto come in passato, quando inserivano nel proprio black metal spunti folk, acid e chitarre acustiche. Questo terzo album è oscuro, distorto, con un riffing che sa di black metal, ma che di fatto sposta l’asse stilistico verso una sorta di sperimentazione, infatti c’è quasi sempre una voce clean a declamare i versi e la batteria è densa e rock nel tocco; tra l’altro Daniel Fox è un batterista entrato in pianta stabile da quest’anno e assiste l’altro batterista e sound designer Brendon Basely. L’iniziale “The Dogs Smell Blood” prova, a stento, ad essere black metal, già “Claw at the Pine” espone un riffing noise nei suoni e black metal nella partitura, “From Rats We Hide” prova ad essere anche più dura e nella fase centrale di “Doctor Creve” c’è anche del blast beat. Tutto ciò non è sufficiente a parlare di black metal e nemmeno di death metal: qui il tutto sa tanto di blackened metal, nel quale si intromette del noise e anche l’alternative più lercio e casinista. Si scorgono gli Emperor, quelli dei mid tempo epici, in “25th Island”, ma come atmosfere e melodie. La brutale aggressività e dannazione tipica del black metal è offuscata da una dannazione cerebrale, da incubo. La volontà più sperimentale dei Memoria salta fuori nell’ultima traccia:  “The Blood Wave”, quasi sette minuti di elettronica, synth, chitarre, voci e suoni. L’unico neo è che gli scorci dei synth e d’avanguardia sono troppo pochi, a spese di un songwriting che ha poco sviluppo. Si rivelano bravi a ridurre l’aggressività dei tipici accordi alla Emperor e Dödheimsgard, ma si spera che imbastardiscano di più le loro canzoni, visto che sono certamente capaci di andare oltre

L’album è prelevabile presso www.misantrof.net

(Alberto Vitale) Via: 6,5/10

Di |2011-11-30T08:10:11+01:0030 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

ILLUMINATA – “A World So Cold”

(Twilight/Masterpiece) Posso dire con certezza che gli austriaci Illuminata non sono la solita gothic metal band (come la copertina lascerebbe supporre): e le due cantanti che si alternano al microfono, Katarzyna e Joanna, magari saranno meno avvenenti della media delle loro colleghe, ma ci sanno maledettamente fare! Le undici tracce di questo “A World So Cold”, secondo full-“length” se si conta anche l’autoprodotto “From the Chalice of Dreams”, si collocano da qualche parte fra il gothic, il power e la musica da soundtrack, e offrono diversi paralleli con i Within Temptation di “Mother Earth”. “Cold Hand Warm Hearts” ha subito un refrain vincente ma non scontato, mentre in “Silent Poet” funzionano bene sia il passaggio filmico che le sovrapposizioni fra le voci delle due singer. Per una “End my Agony” dove gli elementi power abbondano, abbiamo una “The divine Puppet” dove invece i toni sono più fiabeschi; boombastica “A Frame of Beauty”, ma se cercate tutte le caratteristiche del sound al loro massimo dovete rivolgervi a “Lost in Picturesque” (che significa il titolo?!). Una sapiente miscela di generi per un prodotto che, almeno un po’, esce fuori dai soliti schemi: consigliato a chi si è annoiato delle classiche divagazioni sinfoniche alla Nightwish o Epica.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-11-29T09:04:41+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

EMERGENCY GATE – “Remembrance – The Early Days”

(Twilight Zone Records) Mentre gli Emergency Gate a Monaco di Baviera provavano i pezzi per il loro prossimo album, a qualcuno è venuto in mente di strimpellare qualche vecchia canzone che non è mai stata registrata e a quel punto nacque l’idea di incidere queste sei e farne un EP. Ecco spiegato il motivo del “The Early Days” nel titolo. Matthias Kupka con la sua voce guida per mano i suoi compagni, i quali suonano con forza e melodia i propri strumenti. Gli Emergency Gate hanno un sound che pesca in parte dall’heavy metal e dal power, avvolgono il tutto con le tastiere Daniel Schmidle, sempre ricche di pathos, mentre la sezione ritmica si adegua agli andanti delle chitarre di Vlad Doose e Udo SImon, le quali qua e là propongono anche con consuete accelerazioni vicine al melodic death metal e al deathcore. Tanta melodia, passione, liriche struggenti, ma con qualche sonora incavolatura tanto per dimostrarsi anche dei metallari cattivi. Lo stesso Kupka offre qualche growl sapientemente gestito. “Lipstick”, “Flawless Victory” e “Silent Night” sono le canzoni meglio equilibrate tra le diverse sfumature che tingono la band; c’è anche la ballad “Closing My Eyes” (la quale non c’entra nulla con il resto delle canzoni) mentre “Searchin for an Angel” è quasi un brano rock, ma è “Forest of the Lost” ad essere il pezzo più rude, più death e in parte progressive del lotto. “Remembrance – The Early Days” è piacevole e chissà se lo spirito di questa release si infilerà anche nell’album a venire.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-29T09:14:55+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

KAMBRIUM – “Shadowpath”

(Massacre-Audioglobe) Ai tedeschi Kambrium sono bastati un demo e un ep per farsi notare dalla Massacre Records, che dà oggi alle stampe il loro debut “Shadowpath”. Le informazioni promozionali fanno i nomi di Ensiferum e Turisas, e quindi del battle metal, ma già da “Among the Lost” è chiaro che i nostri, pur sfruttando molto le tastiere, sono più orientati verso il death metal, e il termine di paragone sono semmai i Children of Bodom, o al limite i Keep of Kalessin. Un po’ ingenui e troppo semplici i break strumentali di “Arming for Retribution”, brano che comunque ha un bel respiro epico; ma anche “Thanatos” soffre di una certa inesperienza negli arrangiamenti. “Hollow Heart” è un tentativo, scarsamente riuscito, di alleggerire il sound ponendosi quasi in un contesto gothic. La fine del disco, ahimé, non smette di zoppicare: prima le superflue atmosfere egiziane di “The Eye of Horus”, quindi la conclusiva “A Sinner’s Remorse”, dove la citazione dalla V Sinfonia di Beethoven non c’entra veramente nulla. È ben riuscita invece la breve “Dewfall”, ma sa troppo dei già citati Children of Bodom. Un disco che pecca evidentemente di inesperienza (e lasciamo stare la brutta cover…): la proposta musicale va meglio definita e al songwriting serve qualche elemento di maggiore originalità.

(Renato de Filippis) Voto: 5,5/10

Di |2011-11-29T08:59:59+01:0029 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, K|Tag: |

CROM – “Of Love and Death”

(Pure Steel-Audioglobe) Le splendide note del riff di “Reason to live” si diffondono dallo stereo: Crom è tornato! L’artista tedesco autore di “Vengeance”, il disco che ha dato nuova vita all’epic metal fondendo il sound di Bathory con quello dei Manowar e qualche tocco di power metal, si riaffaccia sul mercato con otto brani maestosi e potenti, stavolta meno aggressivi (come ben suggerisce il titolo) ma sempre coinvolgenti al massimo. (altro…)

Di |2023-01-03T12:22:29+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

HIGH SPIRITS – “Another Night”

(High Roller Records) Gli High Spirits di Chichago sono un’altra di quelle band che al giorno d’oggi… non dovrebbe esistere: merito della High Roller Records averli scoperti e lanciati sul mercato. “Another Night” è il primo disco ufficiale, dato che l’ellepì autotitolato di due anni fa raccoglieva semplicemente i due demo (altro…)

Di |2014-07-23T23:47:57+02:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, H|Tag: |

NEFACIO – “Lauf!”

(Necrothal Rec./Twilight) Il boia della città è morto, e il signore del luogo obbliga il di lui figlio Barbas a prenderne il posto: peccato che il nostro sia uno spirito libero che preferisce la musica alle esecuzioni capitali! Barbas farà quindi di tutto per sottrarsi all’ingrato compito, anche liberare i prigionieri che dovrebbe uccidere e scappare con loro… Questa, più o meno, la storia che sta alla base di “Lauf!” (“Corri!”), uno dei prodotti più originali e a suo modo divertenti che mi sia mai capitato fra le mani. Si tratta di un solo-project del bassista tedesco Baba Hail, che per l’occasione si fa aiutare da altri connazionali impegnati nello stesso genere, quel Mittelalter Rock del tutto ignoto qui da noi ma che spopola in Germania: anche se in questo caso la dimensione folk è ancora più pronunciata. “Lauf!” racconta per filo e per segno una storia, per cui abbondano gli intermezzi parlati e le parti recitate: la produzione è decisamente elementare, ma gli orribili suoni di batteria finiscono per essere del tutto funzionali all’atmosfera medievale del disco! Tutto è dominato dal basso pulsante dell’artista (in molti dei brani la chitarra è del tutto assente o riveste un ruolo assolutamente marginale), ma le composizioni si rivelano in ogni caso (e non capisco come!) fresche e godibili: “Nie mehr”, ad esempio, ha ben poco di metal ma un tiro folk invidiabile, mentre la titletrack, che racconta appunto la fuga dalla prigione, trascina anche gli ascoltatori più reticenti; anche “Der Weg” ha un coro che si fa cantare subito. E nel mezzo dell’album troviamo anche “Nefacio die Hymne”, la dimostrazione di come con i quattro accordi più elementari del mondo si possa comporre un emozionante brano folk metal con tanto di archi e cornamuse. Altra chicca è la vitale rilettura di “Ai vis lo Lop”, uno dei classici della canzone occitana medievale. Un cd di questo genere venderà al massimo cinque copie fuori dall’area europea che parla tedesco (solo la bonustrack “No more”, riproposizione di “Nie mehr”, è in inglese), ma se conoscete questa lingua e amate il Medioevo vi consiglio di accostarvi, in un mercato sempre più standardizzato, a un prodotto assolutamente fuori dagli schemi. Anche nelle sue clamorose quanto spontanee ingenuità.

(Renato de Filippis) Voto: 8/10

Di |2011-11-27T19:24:27+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

FORGOTTEN TEARS – “Words to End”

(To React Records/Andromeda) In Italia il deathcore e le sue sfumature più melodiche hanno preso piede da qualche anno e spesso si riescono a sentire buoni prodotti. In questo caso si parla del buon debut dei Forgotten Tears, seguaci nostrani della suddetta corrente musicale, oltre ad essere anche ottimi esecutori. Bravi musicisti lo sono, ma è anche vero che eseguono al millesimo i canoni del genere, dimenticando magari di metterci qualcosa di proprio. Faust Quaggia è il cantante che…gorgoglia? ringhia? fa l’indemoniato? A dire il vero è difficile descrivere l’incredibile lavoro vocale che compie questo ragazzo con il suo timbro così gutturale e contemporaneamente graffiante. Le chitarre costruiscono schemi veloci nella modalità death/metalcore la quale risente di influenze svedesi e americane. I pezzi si muovono senza respiro, tra ritmiche fitte e i canonici pilastri del genere, ovvero i blast beats, i breakdowns e il groove. C’è qualche assolo davvero ben messo, ma se ne trovano pochi, e una batteria che non sbaglia nulla in questo sound che ha poche sbavature e cattura immediatamente l’attenzione. I pochi dubbi sono stati già espressi in apertura, resta da segnalare la presenza di Paolo Colavolpe, voce dei Destrage, nel brano “Thoughts Killed My Sleep” e il lavoro di copertina di Travis Smith, autore per Opeth e Katatonia.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-11-27T19:19:23+01:0027 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, F|Tag: |

SVÖLK – “Svölk ‘Em All”

 

(Napalm Records) Nello stretto giro di poche settimane l’austriaca Napalm pubblica un nuovo album del genere stoner. A dire il vero è uno stoner definito True Norwegian Bear Metal, ovvero heavy metal, stoner e thrash e lo spirito delle camice di flanella – le ricordate?- dell’entroterra (altro…)

Di |2015-11-23T17:38:26+01:0026 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

ERASE – “May I Sin?”

(Buil2Kill Rec./Audioglobe) Gli Erase sono di Alessandria e hanno una storia recente. “May I SIn?” è il debut album che segue l’EP inciso nel 2009 e testimonia la tendenza del gruppo a fondere i percorsi moderni del metal, ovvero il melodic metal-thrascore, il deathcore e alcune derive nu metal. Dunque, parlare degli Erase significa esaminare quello che è un crossover, un aggregato contemporaneo di riff poderosi, dinamici e melodici, accompagnati da un cantato pulito/ringhiante e un drumming di buona sostanza. Complice una produzione che esalta i suoni, nella quale tutti i singoli dimostrano personalità ed è questa la loro carta vincente: essere disinvolti e sicuri dei propri mezzi, pur non dimostrando nulla di diverso dalla scena metal contemporanea che li ha espressi. Da notare che i pezzi sono scritti e arrangiati da tutti e quattro i musicisti. “No More Life” è molto vicina al thrash  e con una fase centrale estremamente trascinante, “I Can’t Believe in Nothing” combina il pathos del cantato con quello nella cadenza dei riff. “Lover” (un ottimo brano) è la coagulazione di un groove granitico con l’aggiunta di accorgimenti che ricordano (ma alla lontana) il metal dei Nine Inch Nails. Purtroppo nel susseguirsi dei brani in scaletta, la struttura dei pezzi si rivela (quasi) sempre la stessa: incipit con solido riff e la batteria a scandire il tempo in 4/4, anteprima riff del tema principale, bridge e poi il ritornello, di seguito le chitarre sviluppano pian piano un contrappunto e dopo la metà tutto si ripete all’incontrario. Una cornice che dopo pochi ascolti diventa nota. Come anche il puntuale downtempo cadenzato che succede al ritornello dei pezzi. Però, mi chiedo, si può muovere questa tipo di critica solo alla band di Alessandria oppure è questo un modello ampiamente usato da molti? Almeno, gli Erase, non hanno l’aspetto di quelli che eseguono i pezzi come da manuale e “May I Sin?” suona con ferocia e melodia contemporaneamente. Tutto quanto di buono possa avere “May I Sin?” gli Erase lo devono solo a loro stessi.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-26T14:31:45+01:0026 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

IRON SAVIOR – “The Landing”

(AFM-Audioglobe) Dopo “Megatropolis”, che ormai risale a quattro anni fa, gli Iron Savior di Piet Sielck finalmente tornano sul mercato: ecco quindi “The Landing”, che come è consuetudine per la band assume temi e colori legati alla fantascienza. Il pensiero, in casi come questi, corre sempre a “Somewhere out in Space”, ma il sound degli Iron Savior è come di consueto più roccioso e con un occhio di riguardo per il metallo classico. La formazione che incide, stavolta, è la stessa di “Condition Red”, del 2002, una delle migliori prove di sempre dei questa formazione. Il disco scorre via veloce, volendo essere cattivi potremmo parlare di “routine”: “The Savior” fonde un riff granitico con un ritornello molto melodico, mentre “Starlight”, se non fosse per la voce rude di Sielck, starebbe benissimo su un qualunque disco anni ’90 dei Gamma Ray. Di “Heavy Metal never dies” ne abbiamo tutti sentite a milioni, mentre in “Hall of the Heroes” il basso pulsante e le keys spaziali si intersecano che è un piacere. Anche “R. U. ready” propone il solito songwriting, energico ma senza sorprese; la power ballad “Before the Pain” sancisce di fatto la conclusione di un disco semplice, come dieci anni fa ne uscivano a centinaia, ma che oggi appare da una parte datato e dall’altra quasi una rarità! Non possiamo certo parlare di un capolavoro, ma chi segue la band da tempo lo apprezzerà, e in ogni caso fa piacere sapere che gli Iron Savior sono ancora in pista nonostante il tracollo della Dockyard 1.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-25T08:54:42+01:0025 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

ELM STREET – “Barbed Wire Metal”

(Massacre-Audioglobe) Va bene quando un gruppo è simpatico e suona true heavy metal, ma che fare quando in un disco di 37 minuti non c’è neanche un passaggio che non sia già sentito in decine di altri dischi? L’esordio degli australiani Elm Street, che nelle foto promozionali mi si svelano come giovanissimi, soffre naturalmente di questo difetto: riff, impostazione vocale, cori pacchiani, assoli e quant’altro danno una sgradevole impressione di riciclato, e a quel punto non basta l’attitudine (o come diavolo vogliate chiamarla) per convincere un povero metallaro a spendere più o meno 15 euro per un disco che, in sostanza, già possiede! Posso comunque dirvi che la titletrack è lanciata a mille, che “Elm St’s Children” è figlia illegittima di “Kings of Metal” e che “Heavy Metal Power” è invece più Helloweeniana. Vogliamo aggiungere che “Merciless Soldier” è così Judas Priest da fare spavento? Non credo sia necessario. Forse questi giovanotti devono solo crescere e acquisire un loro stile, tutto qui. Li aspettiamo con il secondo album.

(Renato de Filippis) Voto: 5/10

Di |2011-11-27T20:22:29+01:0025 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

MÖTLEY CRÜE – “Greatest Hits”

(Eleven Seven Music) Il motivo dichiarato di questa raccolta è di voler riportare, dopo una breve assenza (l’ultimo album è del 2008) il marchio Mötley Crüe nel mercato discografico, ma insieme alla riedizione dell’intero catalogo della band. L’idea è quella di replicare in CD il formato grafico degli album originali, con 16 pagine di booklet, presentandoli però anche in versione vinile da 180g. La riedizione interessa gli album “Too Fast For Love, “Shout at the Devil”, “Theatre of Pain”, “Girls Girls Girls” e “Dr Feelgood”. Il resto, ovvero “Mötley Crüe”, “Generation Swine”, “New Tattoo” e “Live: Entertainment or Death” avranno una dimensione standard e solo in CD. L’iniziativa quindi è a 360°, per la gioia dei fans che ancora oggi osannano il nome dei losangeleni, i quali dopo un lungo silenzio nel 2008 si ritrovarono per registrare “Saints of Los Angeles”. Questa release non è assolutamente indispensabile a chi conosce pezzi come “Dr.Feelgood”, “Home Sweet Home” e “Primal Scream”, si rivela interessante invece per chi non ha mai sentito canzoni come “Girls Girls Girls”, “Shout at the Devil”, “Sick Love Song”, “Looks That Kill” e “Too Young to Fall in Love”. I pezzi sono stati scelti con cura, ma attenzione: magari si potrebbe puntare verso uno degli album rimasterizzati e approfondire così il discorso Mötley Crüe a chi non l’ha mai fatto.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-24T08:27:28+01:0024 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, M|Tag: |

NEMESEA – “The Quiet Resistence”

(Napalm Records) Piccola digressione, prima di cominciare: cosa regge in mano Manda Ophuis? E’ per caso la spada laser della saga di Guerre Stellari? Sciocchezze a parte, gli olandesi Nemesea marcano il terzo album e continuano a definirli, gli stessi della Napalm, alternative rock. Personalmente potrebbe anche andare, ma occorre metterci vicino anche l’aggettivo symphonic, altrimenti come definire pezzi come “Whenever” e “Stay With Me”. Nel senso che le tastiere e synth di Lasse Dellbrugge sono decisamente dense e contrastano con le robuste chitarre – ma distorte con un banco effetti che personalmente rivedrei- di Hendrik Jan de Jong. La Ophuis ha una grande voce (e un distinto tasso erotico, personale opinione) e la propria interpretazione dei pezzi è davvero buona. Sono queste le sostanziali caratteristiche di “The Quiet Resistence”. La semi-ballad “If You Could” è uno degli apici di questo lavoro, seguito da “Say”, indebitata con gli Evanescence, “Rush” e la strumentale e futuristica “2012”. Una delle prime impressioni che si ricavano da questo album è che i Nemesea siano andati maggiormente verso un sound personale, rispetto ai primi due lavori, dagli esiti abbastanza derivativi. La Ophuis ha una grande voce, il tastierista sembra molto più capace rispetto agli altri tre, ma i Nemesea ci provano a tenere i piedi in due scarpe: alcune canzoni hanno un incipit decisamente pop rock, perchè poi sviluppino chitarroni fragorosi e atmosfere cyber proprio non si capisce. Oppure tutto si spiega con la volontà di fondere il commerciale con l’essere alternativi. Decidetevi!

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-11-22T20:13:54+01:0022 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

MARTYR LUCIFER, ” ho già pronti dei demo per un disco e mezzo”

Martyr Lucifer è stato un membro di Opposite Sides, Hortus Animae e Space Mirrors. L’idea di sviluppare autonomamente un album gli girava nella testa da tempo. Concepito inizialmente con un aspetto più dimesso, ha poi preso forma nel tempo anche grazie al contributo di altri musicisti di un certo spessore. Cosa è  “Farewell to Graveland” lo spiega lo stesso Martyr Lucifer. (altro…)

Di |2015-04-09T01:45:28+02:0022 Novembre 2011|Categorie: INTERVISTE, M|Tag: |

WITHIN YOUR PAIN – “Ten Steps Behind”

(To React Records) E’ il secondo album dei Within Your Pain, questo “Ten Steps Behind”. La band si conferma ancorata a idee che riprendono in grossa dose i breakdown e lo stile mosh, soluzioni che tentano di diversificare i Within Your Pain dall’immenso calderone metalcore dal quale provengono. La produzione ruvida ci risparmia ogni laccatura possibile, in modo da proporre un sound più selvaggio. Non ci sono rivoluzioni stilistiche in “Ten Steps Behind”, anzi qualche recupero da autori metalcore di grido è in vista, in particolare “This Quiet Silence”, tanto Soilwork. C’è anche qualcosa di interessante come “Traitor”, un breve e virulento esempio di death metal imbastardito dall’hardcore, “No Dream We Can Trust In”, “Sometimes Fuck is the Only Word” (grande titolo!) e le sue evoluzioni ritmiche. Parlando di evoluzioni c’è da segnalare la fase centrale, in stile jazz, di “Ghost of Myself” che s’incastona perfettamente in quei basamenti ritmici giganteschi e lenti. Lo slow down è un pezzo forte della band, ma nelle fasi veloci al tendenza al metalcore di marca svedese rischia di esporli all’essere scontati. Riassumendo, i Within Your Pain hanno registrato un album con luci e zone meno illuminate, ma offrono tre quarti d’ora devastanti.

(Alberto Vitale) Voto: 6,5/10

Di |2012-11-22T13:05:22+01:0022 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

CORONATUS – “Terra Incognita”

(Massacre-Audioglobe) Fin dall’album d’esordio “Lux noctis”, i tedeschi Coronatus hanno avuto due caratteristiche fisse: la passione per i titoli in latino e due front ladies ad alternarsi dietro il microfono. Anche per questo quarto album la tradizione è rispettata nonostante i cambi di line up: al momento le linee vocali sono (altro…)

Di |2015-12-07T02:31:47+01:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

OZ – “Burning Leather”

(AFM-Audioglobe) Manca ancora qualcuno nella lista dei comeback dagli eighties? Credo ormai di no, e intanto possiamo aggiungere i finlandesi Oz, fondati nel 1977, autori fra il 1982 e il 1991 di cinque album e svariate altri prodotti minori, poi naturalmente scioltisi a causa dell’invasione grunge e oggi di nuovo in pista con questo “Burning Leather”. Il disco, dal titolo scontatissimo e dalla copertina ancor più prevedibile, contiene alcuni inediti e le nuove registrazioni dei classici della band, resi più fruibili per le ultime generazioni. “Dominator” è scanzonata e fracassona quanto basta per stamparsi subito in testa;“Let sleeping Dogs lie” è altrettanto classica e ingenua, mentre “Seasons in the Darkness” è l’unico mid-tempo cadenzato e di spessore dell’album. Dopo la blasfemia di “Turn the Cross upside down”, il pezzo simbolo e più famoso di questa formazione, abbiamo i ritmi molto catchy di “Gambler” e quelli da stadio di “Enter Stadium” (chi l’avrebbe mai detto). Non manca il rombo di un motore in “Total Metal”, ma in fin dei conti i 43 minuti di “Burning Leather” non hanno molto di più da dire rispetto alle centinaia di uscite di un settore, quello dell’heavy metal classico, che ormai si è saturato come negli anni passati è successo al power, al black e al death. Per i consueti nostalgici.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-11-21T19:47:29+01:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, O|Tag: |

WITHIN TEMPTATION – “The Unforgiving”

(Sony-BGM) C’erano una volta i Within Temptation, i musicisti olandesi che, in modo a tratti più originale dei Nightwish, avevano rinnovato dall’interno il gothic metal portandolo ad abbracciare il power. “The Unforgiving” è il loro quinto full-“length” e si distanzia ben quattro anni da “The Heart of Everything”: in mezzo un quantitativo impressionante di singoli, ep, dvd, live album (addirittura due!) che dovrebbe già insospettirci. (altro…)

Di |2023-10-18T13:33:53+02:0021 Novembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |
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