Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
BLOODBOUND – “Stormborn”
(AFM Records) Carriera assai singolare, quella degli svedesi Bloodbound: band che seguo dagli inizi con un misto di amore e odio. I nostri partirono benissimo con “Nosferatu” (2006), un misto di NWOBHM e power scandinavo che convinceva al primo ascolto; ma da quel momento, hanno praticamente (altro…)
(ViciSolum Records) Dalla lontanissima Australia ci giunge il secondo full-“length” dei Divine Ascension: i nostri vantano una cantante, Jennifer Borg, con un bel timbro pieno e vibrante, che si adatterebbe bene anche all’hard rock. Ma i nostri frequentano decisamente su altri lidi… “Dawn brings no Mercy”,
(Memento Mori) Debutto discografico per i Milanesi Funest, nati nel 2012 e autori nel 2013 di un demo auto intitolato. Anche se di recente formazione, il gruppo sembra provenire dai primi anni ’90, vista la proposta musicale: un death metal di stampo Scandinavo, sulla scia dei Nihilist e, di conseguenza, dei primi Entombed, oltre a Grave
(Autoproduzione) In una scena folk lombarda sempre più rigogliosa e affollata si inseriscono oggi gli Atlas Pain, che esordiscono sul mercato con un demo autotitolato breve ma incisivo. Dopo la intro d’atmosfera, “Annwn’s Gate” mette insieme il sound folk dei Rhapsody (of Fire) d’annata con suggestioni
(Collectors Dream Records) Great White: leggendari. Hanno fatto storia, una storia che poi li ha visti vittima di divisioni, cambi line up, scioglimenti, fino alla nascita di due versioni della band (con e senza Jack Russell). Tuttavia il loro periodo 80/90 è
(Autoproduzione) Dopo sette anni di silenzio la band francese Art 238 si ripresenta sulla scena con alcuni avvicendamenti all’interno della formazione e con un nuovo EP intitolato “Atavism”. La band propone tre brani, per la durata complessiva di venti minuti circa, che incanalano l’ascoltatore in un ambiente dark e postmoderno, come un fiume in piena tra pezzi death-grind in stile Cryptopsy, con correnti lente e oscure, black, alcuni stacchi
(Dr.Music Rec) Otto pezzi che grondano copiosamente di groove. Chitarre, basso e forse anche la batteria, sono ovattate da una coltre granulosa, gonfia. La voce è roca, suprema nel divagare con strofe brucianti. Tutto fa pensare a dello stoner sardo! Sono appunto sardi i Pinkemical Sunset e la loro anima sembra persa nelle lande arse di quell’isola eterna; il bruciare del sole, l’afa
(Fistbang Records) Primo full length per gli Italiani Oltretomba, band nata nel 2007, inizialmente come progetto solista del cantante e chitarrista L.D., diventando poi un terzetto con l’entrata in line up del batterista Falco e del bassista Cochise. Il genere proposto è stato definito dalla band stessa come retrogarde metal, in cui
(Underground Symphony) L’infaticabile Maurizio Chiariello, proprietario della Underground Symphony, dà alle stampe per la gioia di tutti i die hard defenders un ricchissimo tribute agli Heavy Load, storica band svedese da considerare senza dubbio fra i padri dell’heavy metal. L’operazione è tanto più meritoria perché,
(Suspiria Records) Da alcuni mesi a questa parte stiamo assistendo ad una invasione di bands che si affacciano nell’affollato panorama del melodic death metal, tendenza destinata ad aumentare grazie all’interesse suscitato dal ritorno in scena degli At The Gates. Tra i
(Naked Lunch Records) Tornano dopo qualche anno di silenzio i torinesi Lilyum, come sempre capitanati dal poli strumentista Kosmos Reversum. Tornano segnando il traguardo del quinto full length con una violenza scatenata, brutale, esaltata dalla batteria elettronica e da un vocalist disumano. Dieci tracce spietate, che tranne l’atmosferica introduzione non lasciano scampo, non fanno
(Solitude Productions) Pura passione per il doom. Tuonano dalla russia i Without God e vantano una formazione non comune visto che in line up contano una ragazza, Olga, non certamente rilegata ai soliti ruoli di basso senza volume o di tastiera di
(Slow Burn Records) Atmosfere tetre e riflessive da Mosca. Gli EndName arrivano al terzo lavoro (quarto considerando l’EP di debutto) proponendo la loro bellissima forma musicale, sempre strumentale, la quale attinge da doom, sludge ed ambient per
(Limb Music) I finlandesi Astralion accolgono nelle proprie file due membri degli Olympos Mons, band che certamente gli appassionati del power più melodico e tastierato non hanno mai dimenticato. Anzi, data la somiglianza di certe cose del sound, potremmo quasi dire che ci troviamo di fronte a una prosecuzione
(UDR) Giunge al venticinquesimo anno il festival di Wacken, tra i più importanti eventi in ambito metal nel mondo. Per celebrare questo quarto di secolo, l’etichetta discografica UDR ha documentato quest’ultima edizione pubblicando un triplo dvd
(Code666) Immensi. Geniali. Gli inglesi Fen hanno trovato una formula superlativa, senza eguali. Giungono al quarto album senza perdere minimamente lo stile, senza soffrire quella tipica legge universale secondo la quale quando si è raggiunta la vetta
(Horror Records) MetalHead aveva già incrociato la propria strada con quella degli Hands of Orlac ai tempi del loro debut (recensito
(Nuclear Blast) Tra gli artisti che ho sempre ammirato per la loro coerenza, Robb Flynn merita una menzione speciale. A differenza di tanti colleghi che ripetono ad nauseam la stessa formula compositiva, Robb si dimostra coerente nel non ripetersi mai. Lo seguo già dai tempi dei Vio-Lence, una delle migliori band thrash metal che siano mai esistite (“Oppressing The
(Flaming Passion Music/AFM/AUDIOGLOBE) Fyre!: band internazionale spinta dai media con una certa forza ed insistenza costruita attorno la figura di Alejandra, artista di origini Argentine, della quale vengono predicate capacità vocali e bellezza
(Terror From Hell Rec.) Sound ruvido, se non propriamente lercio. Basso fangoso, adatto per qualsiasi contesto: black, noise, thrash. Stile che incrocia un old style fatto di thrash, death e black. Tre selvaggi del metal provenienti da Mantova, rintanati dietro una copertina truce e ben fatta: manifesto dell’estremo sound del quale si fanno portatori. Il germe dell’hardcore si annida in Deathblast, ma non solo lì, dove nnell’incipit del brano
(Century Media) Brutalità concepita con una cinica e clinica precisione, con l’unico ed efferato scopo di demolire, massacrare, devastare. Un death metal, che divaga oltre confini con il black, capace di coinvolgere senza pietà, grazie a riff pronti ad afferrarti lo stomaco, strappartelo dalle viscere per poi catapultare il tuoi resti
(Solitude Prod.) Con un monicker che dovrebbe significare ‘Flusso di coscienze’, gli ucraini Torrens Conscientium esordiscono sul mercato con un full-“length” di algido doom/death metal; ancora una volta è la Solitude Prod. a diffondere in tutta Europa la musica di doomsters russi e delle ex repubbliche sovietiche.
(Caligari Records) Italiani, di Varese, e in accordo con la Caligari Records per realizzare su nastro due EP del 2012, ovvero “33 Colpi di Schizophrenia Astralle nell’Abisso Nero” (
(Adversum) Abissi undeground Norvegesi. Nel 1992 esisteva una band strana, complessa: Taarenes Vaar. Piena ondata blacke metal, con quei satelliti impazziti che sono poi diventati i capostipiti dell’avant garde black metal (Ved Buens Ende, Fleurety). Ma per i Taarenes Vaar all’epoca
(Napalm Records) Se negli ultimi anni poco è stato inventato nell’ambito del pagan metal, gli islandesi Skálmöld sono fra i pochissimi che hanno portato una ventata di freschezza fra vichinghi e valchirie di tutta Europa. Con un sound camaleontico e versatile, che miscela con sapienza almeno cinque generi, i nostri si sono guadagnati un ottimo status nella scena, e il terzo disco “Með Vaettum”
(Pure Steel) I tedeschi Warrant diedero alle stampe, nel lontanissimo 1985, “The Enforcer”, un album che ebbe un buon successo ma non permise alla band di raggiungere la ‘vera’ notorietà. Dopo lunghi periodi di sostanziale inattività, ma diversi segnali di vita negli ultimi anni, comprese esibizioni al Keep it True
(Autoproduzione) EP di debutto per gli austriaci Eyes In The Void, gruppo attivo dal 2012 e fautore di un death metal melodico di stampo Scandinavo che vede come principale influenza gli Svedesi At The Gates. L’opener
(The Lab Recs) Un crocevia tra psichedelico, doom, stoner. Un mix esplosivo di fumo e nebbia che stordiscono con potenza e grinta che spaccano. Giunti al secondo album, i 1000mods sono quattro musicisti provenienti da Chiliomodi, in Grecia. Il loro
(Limb Records) Dopo cinque anni di silenzio tornano alle luci della ribalta i Red Circuit, una delle band del cantante dello Sri Lanka Chity Somapala, che in passato ha lavorato anche con Firewind, Power Quest e David Shankle Group. Il terzo disco della loro carriera convince, ma senza strafare:
(Sepulchral Prod.) Freddo, tanto freddo. Anzi, il gelo. Quello più bianco e tormentato dai venti. Il freddo, quello sprigionato da corde d’acciaio battute con frenetica e animalesca attitudine. Le corde di chitarre interpretate da distorsioni glaciali e spettrali. Monarque è tutto questo e incarna alla perfezione lo spirito primevo del Black Metal Quebecoise. I Monarque sono stati già affrontati en passant 
(Sixsixsix Music) Coinvoilgente split tra due one man band Italiane impegnate in un black metal atmosferico, immerso in oscurità ricche di espressività ed emozione. Gli Haate propongono tre pezzi, due dei quali appartenenti alla release “As The Moon Painted Her Grief” (leggi recensione), più la opener intitolata “The Crystal
(Nemeton Records) Il nome potrebbe far pensare a un gruppo irlandese, ma i Korrigans sono laziali (per la precisione dalla provincia di Latina) e non si dedicano ad elfi e folletti, ma alla storia degli antichi popoli italici. “Ferocior ad rebellandum”, il loro debut, narra infatti dei volsci,
(Invictus Prod.) Suoni un po’ piatti, nonostante delle distorsioni che sanno di metallo. Batteria leggermente sotto ai livelli degli altri strumenti, mentre tutto il resto è un assalto portato avanti con le armi dei Venom, Morbid Angel, Slayer, Bathory, Sodom, Kreator e via dicendo, ma senza banalizzare o votarsi a copie infruttuose. Gli americani Slutvomit suonano con impeto un qualcosa che sembra al centro dell’area