LE STAGIONI DELLA LUNA, Gli Opeth dal Death al Prog (libro di E.Crippa e F.Pagani per Tsunami Ed.)
“…gli Opeth provano ancora una volta a distinguersi dalla massa che mercanteggia metal policromo”
La curiosità di leggere un libro sugli Opeth è smisurata perché sono una band che fin dagli esordi si è dimostrata mostruosamente atipica e poi nel tempo è stata capace di creare un percorso musicale artisticamente prolifico e unico.
Eugenio Crippa e Filippo Pagani con “Le Stagioni della Luna” smontano pezzo per pezzo la storia degli Opeth e ne spiegano le dinamiche e i percorsi. (altro…)
(Minotauro Records) Il 1990 è l’anno del secondo e omonimo album dei Bootlegs, forse la più celebre formazione thrash/speed metal d’Islanda e che in questo momento è oggetto dell’attenzione della nostrana Minotauro Records che ripropone l’album in una curata confezione digipack. I Bootlegs
(Minotauro Records) Ciò che sorprende di “WC Monster” è il fatto che sebbene abbia i suoi natali nel 1989, il sound sembra ancora più retrò, cioè un thrash metal di fabbricazione primi anni ’80. Un sound sul quale pesa l’intera tradizione ed essenza del genere e non da meno le sue componenti che lo formano.
(Nuclear Blast) A prescindere dal valore dei pezzi e da quello totalizzato nel metterli tutti insieme, un album dei Vader è francamente scontato in ciò che ci si potrebbe aspettare d trovarvi dentro. Potenza armonizzata, piegata a fasi veloci e meno. Potenza sostenuta da un drumming (adesso alle pelli
(Noisehead Records) Un nome semplice per un sound complesso. Exit, parola diretta, inequivocabile, forse generica, per essere il nome di una band. Sono svizzeri gli Exit e presentano una forte carica che si abbina a capacità compositiva molto strutturata. I pattern ritmici non sono semplici e banali e le forme del riffing sono studiate al millesimo. Nonostante ciò gli Exit sono diretti pur nella
(Autoproduzione) Negli ultimi tempi ho ascoltato per Metalhead molti lavori di carattere underground. Lo sono, underground, per registrazione e vale anche per le release corredate del logo di una qualche etichetta, o comunque per un supporto che ha un sostegno promozionale ben studiato o abbastanza capillare. Release grezze, in fin dei conti, ma che si diffondono e vengono proposte a chiunque
(Fantaì’Zic) Buone idee e capacità di elaborare un genere, il melodic thrash/death metal, arrivano da una band francese, i Deficiency, che non è parte del grande giro, ma ha tutta l’aria di essere un buon esempio di lavoro e serietà e non da meno passione. La band della Lorena è al secondo album, dopo
(Horror Pain Gore Death Prod.) Funereality è una one-man band svedese creata da Joachim Eversholt per suonare questo sporco death metal ovviamente old style. Tirate sullo stile svedese del genere, ma al contempo con qualche incursione nelle dinamiche degli Autopsy
(Cyclone Empire) Uscito nel 2013 allegato come MCD alla rivista svedese Closer, “Cadaver Casket (On A Gurney To Hell)” dei Paganizer oggi viene ripubblicato dalla Cyclone Empire in versione vinile. Codesta versione della Cyclone presenta anche una bonus track, cioè “Deranged World”.
(This Is Core Music) Tre album in cinque anni per una band che non è parte del grande giro vogliono dire che dietro c’è un’attività continua e un lavoro costante. Left Behind, ovvero riff festosi e densi di energia per un sound spensierato, ma dai ritmi tonici. Left Behind, formazione bergamasca dal retaggio punk
(Metal Scrap Records) Avete presente i Pungent Stench? Ebbene non si può che pensare a loro se ci si approccia a “Recovery of Sync”; infatti siamo sulla stessa linea di schizofrenia compositiva e non da meno con una base tecnica rispettabile. Fusione aberrante di death, thrash, crust, grindcore e crossover
(Autoproduzione) Provate ad immaginare i D.R.I., i S.O.D., i primi Faith No More, ma anche i successivi, i RATM, i Mordred, forse anche i Living Colour. Si vede che non ho 20 anni vero? Ecco, ora pensatele in chiave moderna e dunque metalcore, noisecore, thrashcore, funky, nu metal, ma anche
(Nadir Music) La buona impressione suscitata dal precedente album “The Cult of Sickness” e la relativa opinione positiva sugli Any Face, ha innescato l’attesa e curiosità nel capire fino a dove potesse spingersi la band di Varese con il nuovo album “Perpetual Motion of Deceit”. L’approccio a questo lavoro era carico
(Autoproduzione) Questo EP è uscito nel 2012, ma gli Almøst Human ancora oggi tentano di promuoverlo e forse anche perché sono ben orgogliosi del prodotto che si presenta ben curato, sia nella produzione che nell’aspetto grafico. Apre “Living Wreck” che ricorda l’elettronica e atmosfere alla Nine Inch Nails, ma
(Les Acteurs de l’Ombre e altri) Oscura release di coabitazione, ovvero uno split tra i francesi Paramnesia e i tedeschi Unru. I primi occupano 15’ di musica contenuti in una sola composizione, dal titolo “III” e appunto la terza composizione in assoluto realizzata
Una vecchia storia. Quella di una band che suona la propria musica, cioè come la intende. Poi l’incertezza, la pausa, durata quasi dieci anni e dissipata poi dalla consapevolezza di un ritorno che non poteva che essere necessario. Un ritorno culminato in quello che è uno dei migliori lavori di questo anno. Gli Hortus Animae sono di nuovo tra noi e il perché lo spiega Martyr Lucifer, voce (in alto a sinistra nella foto).
(Horror Pain Gore Death Prod.) Questa band dell’Illinois può essere una delle tante formazioni americane con una storia ancora in divenire nel campo del death metal. Infatti gli Helmsplitter sono al secondo album in studio e manifestano un sound sotto una matrice death metal alla quale
(Autoproduzione) Un demo interessante e ben chiaro nel mostrare le potenzialità di questa formazione estrema di Palermo. Dying Breed è un concentrato di death metal spinto verso il versante brutal. Le sonorità ed anche la registrazione sono nitide e il songwriting lo definirei pulito visto che riesce a dimostrare
(Power Dungeon) La foto in copertina, insieme al gioco che il titolo dell’album fanno in riferimento al noto film di Stanley Kubrick, mi sembrano qualcosa di pacchiano e non da meno a quanto hanno fatto magari altri illustri, come ad esempio il Sebastian Bach con il suo recente lavoro. Per me i limiti
(Metal Scrap Rec.) Tosti come la roccia questi ragazzi ucraini. Nessuna novità, figuriamoci una band che suona il tipico groove/thrash metal cosa può sprigionare? Ondate alla Pantera e Sepultura e non da meno alla Machine Head, eppure qualcosa di inaspettato mi ha colto in questo ascolto
(Great Dane Records) Tutto quello che c’è prima della musica dei Fleshdoll, la copertina e il titolo dell’albuom, mi ha fatto pensare da subito a loro come una band di macellai, ovvero una death o brutal death metal band, ma in realtà il gruppo di Toulouse ai due connotati aggiunge anche un livello technical.
(Fuel Records) Mike Lunacy lo aveva annunciato senza troppi giri che questo album doveva segnare il ritorno alle melodie e all’epica sonora di stampo russo. La fluida potenza dei Dark Lunacy arriva dunque ad evolversi su quelle tipiche atmosfere affrescate da canti e cori dell’Armata Rossa
(Autoproduzione) Il tocco di Bastian sembra una collusione tra Ritchie Blackmore e Yngwie Malmsteen. In effetti il primo ha influenzato il secondo, ma nel contempo si potrebbero rintracciare altre scuole, però il punto è la tipologia dei pezzi che Bastian costruisce, i quali sembrano molto inclini
(Black Orgon Records) “Under the Veil of Death” è una pubblicazione perfetta per conoscere tre realtà black metal italiane. Krowos, maestosamente eleganti. “In Hora Mortis Nostrae” è suadentemente oscura e maligna, grazie ad un solenne low tempo e un riffing che appare come una tempesta che si appresta
Entrare nell’ascolto della musica dei Viza è come sentirsi veramente una parte del mondo. I suoni di questi musicisti americani, ma di origini armene, greche e portoricane, è talmente variopinto da farti sentire l’universalità del loro sound. Dal rock al metal e dai suoni colorati delle loro tradizioni e radici culturali, i Viza parlano una sola lingua e chiara per tutti. La consapevolezza di ciò, o forse la conferma, me l’ha data Andrew Kzirian, colui che suona l’oud. Andrew mi ha detto cose interessanti, più di tutto ha dimostrato quanto i Viza hanno a cuore la possibilità di tornare in Italia.
(Candlelight) La Candlelight fa sapere che la produzione di Chris Fielding (ha collaborato con Winterfylleth, Napalm Death, Witchsorrow e tanti altri) ha lavorato affinché catturasse live il sound corposo e tenebroso di questa doom band. Un sound che rispecchia al netto
(Autoproduzione) Se suoni melodic hardcore a Napoli cosa sei? Una band ringhiante, arrabbiata, perché sei hardcore, o almeno lo dovresti essere, ma possiedi anche una buona dose di melodia e in un certro senso Napoli è una città di melodia.
(Autoproduzione) Un nuovo lavoro dei Caelestis merita sempre una certa attenzione. Lo richiede l’architettura musicale, la profondità dei testi. L’intero concetto Caelestis è qualcosa che attira e chiede che i sensi dell’ascoltatore siano pronti a recepire i messaggi. L’ascolto di “Nel Suo Perduto Nimbo”
(Ektro/Full Contact) I Jester Of Destiny arrivano a noi dagli anni ’80. Erano americani e lavoravano ad un album per una sussidiaria della Metal Blade, poi però tutto sfumò e solo nel 1986 alcuni di quei pezzi andarono a formare questo album ripubblicato in vinile. “Fun at the Funeral” è un insieme
(Chancho Rec./Graviton Music S.) Cantano in spagnolo Pastuso e Jaap ‘Monchito’ Melman, due cugini con origini nell’America Latina, ma di base sono ubicati ad Amsterdam. Quattro musicisti latini, un sound che sembra un motore ingolfato e comunque possente. Un incrocio tra tendenze stoner
(Cold Dimensions) Fäulnis vuol dire putrefazione in tedesco, un termine che potrebbe sintetizzare con fantasia questo sound polverizzato. Non siamo in presenza di un nichilismo sonoro lo-fi con questa band di Amburgo già al terzo album in studio, ma anzi c’è
Allo storico La Laiterie di Strasburgo arrivano i Cult Of Luna in compagnia dei God Seed. Accade in maggio e chi scrive è proprio a Strasburgo, ma più di ogni altra cosa a poche ore di treno, al di là della frontiera, in Germania, c’è il collega de Filippis (da questo momento in poi sarà il Defender nel testo), il quale per lavoro svernerà per tre mesi in terra teutonica. Quale migliore occasione per incontrarci di nuovo e andare a farci devastare l’anima da queste band fondamentalmente diverse tra loro, sia per il contesto musicale che per la storia personale.