NATTVERD, video di un brano e dettagli dal nuovo album
La Osmose Productions ha annunciato il terzo album dei blacksters norvegesi NATTVERD, il quale uscirò il 30 aprile e sarà intitolato “Vandring”, chiudendo la trilogia iniziata con l’EP del 2019 “Skuggen” e con il full length del 2020 “Styggdom” (recensione qui).
La band, composta da Ormr (Voce e chitarre), Atyr (chitarre), Sveinr (basso), Antichristian (batteria) e Serpentr (chitarre), dichiara: (altro…)
(Iron Grip Records) Alla domanda ‘come erano i Cirith Ungol prima di diventare i Cirith Ungol’ aveva già risposto, direi esaustivamente, la raccolta “Servants of Chaos”, che aveva svuotato i cassetti rimasti chiusi e presentato tantissime demo e versioni alternative (e anche qualche inedito); ma il collezionista sfegatato sapeva che c’era ancora da ascoltare il cosiddetto “Orange Album”, la prima MC mai diffusa sotto lo storico monicker, edita nel 1978 in pochissime copie e da allora mai disponibile neanche sul web. Dato il rinnovato (e perdurante) interesse nei confronti della band di Ventura, California, che ha pubblicato l’anno scorso “Forever Black” (
(Svart Records) Secondo capitolo per il quintetto italiano che ora approda alla corte di una delle migliori label per queste sonorità (fortunatamente) impossibili da classificare con chiarezza o in modo inequivocabile. Tra il prog e il synth, tra jazz e psichedelico, tra metal -anche estremo- e musica ambient, con un un moniker preso a piene mani dal primissimo film di genere fantascientifico italiano (in bianco e nero, diretto Paolo Heusch, uscito nel 1958, con Paul Hubschmid, Madeleine Fischer e Fiorella Mari), la band regala quaranta minuti nei quali immergersi senza ritegno, abbandonando la realtà ed aprendo all’ignoto la mente la quale verrà trasferita in altre dimensioni, attraversando lo spazio, cavalcando il tempo, ignorando ogni barriera fisica. 
(No Remorse Records) Ottimo esordio, brevissimo ma imponente, per i tedeschi “Servants to the Tide”, che praticamente dal nulla (al momento non sono neanche sui Metal Archives!) hanno attirato l’attenzione della No Remorse Records. Solo cinque brani (ma sempre mediamente lunghi) e una intro compongono il debut autotitolato. 


(Punishment 18 Records) I Drakkar sono una garanzia del power italiano: il loro sesto full-length, pronto già da tempo ma a lungo tenuto in caldo (indovinate un po’ per quale triste motivo…), è stato anticipato dall’EP “Falling Down”, dello scorso novembre, che non avevo notato e che vedrò subito di recuperare.