CARCASS – “Surgical Steel”
(Nuclear Blast) Con affetto e nostalgia indosso spesso una t-shirt lisa e con davanti il logo dei Carcass e quello della Earache sulle maniche. Loro, i Carcass, rappresentano un’epoca, sono parte di un filone fondamentale, quello venuto fuori appunto dall’etichetta britannica Earache che anni addietro ha segnato e dettato legge, in termine di stili, all’interno della scena metal. Adoro i Carcass più estremi, poi negli anni ’90 gli è successo (altro…)
(Amputated Vein records) Gli ellenici Cerebrum sono stati in tour con i Sadist, era il periodo del loro primo album “Spectral Extravagance”. Il duo Jim e Mike, le due chitarre, hanno riassettato la formazione richiamando George Kollias (Nile) alla batteria, hanno incassato la dipartita del vocalist Apollon, con Jim che si è messo dietro al microfono durante le registrazioni, e si sono imbarcati in questa seconda prova, per dimostrare un tasso
(Ektro) Combo finnico arrabbiatissimo e quasi quanto i Discharge, perchè i Perikato ricordano proprio la storica band hardcore inglese. “KovatAjat” è un mini EP di nove canzoni tutte segnate da una marcia invasata e rabbiosa, portata avanti da voce, chitarre e base rimtica a testa bassa e con ostinata aggressività. La batteria segna alcuni passaggi in blast beat, i quali sembrano un mitragliare devastante e rendono ancora più sconquassante
(IronBonehead) Cripte che si aprono, tombe che si scoperchiano, rituali che invocano demoni innominabili. Ascoltare questo split album è come avvicinarsi a questa catastrofe dell’occulto, a questo rituale del male. “Accept the Mark”, appunto, accettate il marchio di Satana e non ve ne pentirete. Deiphago, dalle Filippine, un mostruoso, longevo (sulla scena dagli anni ’90) e underground esempio dei primissimi Slayer, ma suonati alle velocità
(Punishment 18 Records) Hateful è una band italiana in attività dalla fine degli anni ’90. “Epilogue of Masquerade” è il secondo album realizzato, il quale propone un tasso evolutivo per la band modenese di un sensibile valore. Death metal puro ma dai risvolti tecnici anche se non si è in presenza di una fredda, calcolata e cinica esecuzione. Gli Hateful non sembrano essere i figli di algoritmi musicali che intrappolano le maglie del songwriting.
(Shavey Jones Records) I newyorkesi To the Pain sbucano dal nulla (scarsissime le informazioni in rete) e piazzano sul mercato il loro debut autoprodotto. Colpisce da subito la produzione estremamente low-fi, che rende i suoni estremamente impastati; inoltre, i brani in tutto sono soltanto sette, per poco più di 30 minuti di musica. “For the People, buy the People” mi sembra un heavy/thrash di stampo americano, ma il pezzo
(High Roller Records) Ecco qui, doveva succedere prima o poi: ho appena finito di ascoltare per la terza volta un album di classic heavy metal, e non ho provato NIENTE. I centoquindici minuti totali che ho passato con i canadesi Axxion sono scivolati su di me senza lasciare alcuna traccia. La band, del resto, non è esente da diversi difetti: la prestazione del singer Dirty D. Kerr mi pare abbastanza stentata, come se chiedesse continuamente troppo
(Autorpoduzione) Altra realtà italiana con una gestazione lunghissima. Risale infatti al 1985 questo progetto di Trieste, nel quale ha militato anche il vocalist Sandro Zarotti degli Upset Noise (qui ospite in una canzone). Le origini della band erano orientate ad un rock 70/80, che nel moderno hard rock/metal proposto si sentono molto, e contribuiscono ad arricchire un sound sempre pieno, elaborato, corposo.
Till Oberboßel ist der sehr freundlich und aufmerksam Leader von Elvenpath und Lucid dreaming. Das letzte Band hat sein Debut-Album neulich veröffentlicht. Mit Till sprechen wir über die neue Platte und das deutsches Underground. Viel Spaß beim Lesen! (
(Bakerteam Records) A causa del cambiamento di 4/7 della lineup, i Pursuing the End del 2013 sono ben diversi da quelli dell’anno scorso (che ho recensito
(Pure Rock Records) La mia strada si è già incrociata con quella dei Gallows Pole in occasione del loro precedente album (recensito
(Massacre) Si sente che questa band non ha nulla di improvvisato o almeno i suoi musicisti nell’operare, nel suonare, riescono a comunicare una certa padronanza e non dello strumento, ma in ciò che fanno, nel songwriting. Secondo lavoro per i Duskmachine, gente che annovera musicisti presi da Primal Fear e Annihilator, come il batterista Randy Black, il bassista e tournista degli Annihiltator Russell Bergquist, l’ex Deception
(AFM) Mat Sinner non ha bisogno di presentazioni. Il bassista dei Primal Fear vanta un’ampia carriera, sia da solista che con la band che porta il suo nome, i Sinner appunto, la quale ha già pubblicato oltre quindici full length. “Touch Of Sin 2” non è veramente un nuovo disco: ci sono solo tre canzoni inedite, mentre le restanti undici sono nuove registrazioni di canzoni vecchie, una sorta di best of rivisto, corretto e potenziato, dove
(This Is Core Music) La This Is Core Music fa bene a rastrellare band esordienti e dare loro l’opportunità di esprimersi. Inoltre le buone realtà o idee possono essere sempre un traino per gli altri. Non so quanto possano essere da traino questi Five Becomes Four, italiani, dediti al pop punk-rock melodico, con testi disarmanti nella loro banale e giovanile spensieratezza. Parole di una generazione o più semplicemente lo specchio di un modo
(Code666) Assurdamente geniali. Una nuova frontiera del metal estremo, del black sinfonico, del metal stesso. Gli inglesi Eibon La Furies vogliono -e ci riescono- portare l’intera dimensione della loro musica su nuovi fronti, su un nuovo livello sfacciatamente sperimentale e provocante. E’ molto difficile definire il loro genere, in quanto ci sono massicci elementi di avant-garde black metal, imponenti componenti cinematografiche,
(This Is Core Music) Fabrizio Pan, già compositore e cantante dei Melody Fall, ritorna con un nuovo lavoro fatto di sensazioni, pensieri ed emozioni trasposte in musica e quest’ultima è un esempio di rock moderno con idee pop, elettroniche, hard rock e via dicendo. “You Are the Sound You Make” è una perfetta fusione di cose che alla fine propongono un album gradevole, melodico, capace di svelare appunto qualcosa legato alle sensazioni
(Blood Harvest) Penso che i Bombs Of hades siano tra le migliori band svedesi del filone Entombed. Senza voler badare troppo alle forme posso dire che il loro sound old style rimarca a tratti quello dei loro illustri connazionali, anche per via di qualche lieve inserimento crust. La band nasce con elementi fuoriusciti da God Macabre, Abhoth e Utumno e realizza un demo iniziale, poi la Blood Harvest nel 2008 pubblica appunto “Carnivores”
(Shadow Kingdom Records) Prodotto in autonomia e poi ristampato dalla Shadow Kingdom Records, il ‘singolo’ di debutto dei californiani Night Demon si propone oggi sul mercato per la gioia di tutti i defenders. I brani sono quattro e si attestano tutti su un heavy/speed primordiale a tinte vagamente occulte, fra Angel Witch ed Heavy Load: niente di trascendentale, ma i pochi minuti di questo ep passano in fretta e non sono male.
(Logic(Il)Logic Records) La storia, la solita, è ormai nota. Chi può mai dire di non conoscerla? Loro sono tutti morti, risorti, forse morti di nuovo, mai nati, mai morti, mai vissuti, mai sepolti. E’ tutto un po’ oscuro, torbido, come un cimitero a mezzanotte. Di loro si sa solo che sono zombie tenuti assieme come meglio possibile. Di loro si sa solo che sono belli, bellissimi! Così belli che la morte che li aveva rapiti vuole trasformarsi
(Ektro Records) La christian rock band svedese Leviticus, recentemente riformata, raggiunse negli anni ’80 una certa popolarità nel paese d’origine; in onore della rinnovata attività della band, la Ektro Records ha deciso di ristampare il loro disco più apprezzato, “The strongest Power” (1985), sia in cd che in lp. A prescindere dalla copertina estremamente naïve, ci troviamo di fronte a un tipico hard rock ottantiano, senza caratteristiche
(Memorial Records) L’etichetta italiana Memorial pesca di nuovo dall’estero e rivolgendo l’attenzione a realtà musicali di ricerca. Questa volta la nazione è la Bielorussia e la band, i The Hysteria, è una di quelle che si muove nei terreni a confine tra mathcore, progressive metalcore e djent metal, o qualcosa di simile. Ricerca, appunto uno sviluppo delle trame sonore, il mischiare le coordinate musicali per ottenere uno stile vivace, istrionico
(Autoproduzione) Scatenati, pazzoidi, fuori controllo. Sono Italiani ma hanno un sound senza confini, che trova radici nel glam per evolversi in uno sleaze influenzato dal punk. Nove pezzi diretti, potenti, irresistibili che fanno muovere, scuotere, saltare. Tre tizi perfetti per far casino, per incendiare un palco, per demolire un locale: chitarre fracassate al suolo, gente che nuota su altra gente, sudore, grida, follia, spensieratezza.
(The Church Within Records) E’ sempre piacevole scovare un lavoro di qualità dietro un nome poco conosciuto o nuovo. Beelzefuzz è quel genere di nome che da subito lascia intuire una direzione doom, magari si penserebbe anche allo stoner e all’hard rock anni ’70 ed effettivamente il power trio americano in attività da pochissimi anni è votato proprio ad un doom molto dinamico e infarcito di quelle sonorità hard rock di un tempo,
(Black Widow Records) Un tributo ai film horror. Un tributo all’heavy metal. La one man band sarda The Providence capitanata da Bloody Hansen giunge al secondo full length. Heavy metal schietto, diretto, potente e melodico, drammaticamente intrecciato con la cinematografia horror: mix perfetto, esplosivo e spesso inquietante. Il dinamismo vocale di Bloody Hansen gli permette di interpretare diverse situazioni rendendo ogni canzone
(Code666) Una viaggio verso l’ignoto, verso l’IO più profondo. Un viaggio alla scoperta di risposte senza domande, di un male primordiale che è purezza, di un nulla che va oltre la vita, oltre la morte, oltre i sogni. Un’apocalisse della coscienza che integra mitologia nordica, occulto, profezie, magia nera e rifiuto della religione, un concept album che si sviluppa sul viaggio di Caino ad est dell’eden, verso Nord, verso una terra senza dio,
(Black Widow Records) I Daemonia non fanno metal nel senso stretto del termine. Ma sono sempre stati vicini a questo mondo, un po’ per alcuni pezzi decisamente heavy, un po’ per essere un simbolo che si è sviluppato sulle colonne sonore dei mitici film di Dario Argento, solitamente pellicole che gli appassionati di musica dura sanno apprezzare, gustare, amare. Questa produzione è una specie di nuova release
(HMMR Records / Cargo Records) Sarà l’età, sarà perché in fondo sono un romantico, ma l’AOR mi sta sempre più a cuore e dunque ascoltare un lavoro così raffinato e tradizionalmente tale è davvero piacevole. Robin Beck, fantastica cinquantanovenne americana, voce semplicemente grandiosa, cantautrice, ha addirittura duettato con Pupo (ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio) e negli anni ’80 una sua canzone venne scelta
(AFM/Audioglobe) Che dire, cari lettori? Un tempo, le metal e le rock opera erano praticamente una garanzia per il successo di un disco: il solo raccogliere tanti musicisti suscitava l’interesse del pubblico, e le menti dietro progetti di questo tipo erano pochissime e molto preparate. Ora che sono inflazionati pure questi prodotti, cala inevitabilmente anche la qualità: ed ecco che la seconda uscita del progetto
(Svart Records) Sono finlandesi e si auto definiscono ‘new wave of classic doom metal’. E forse non hanno torto, in quanto in questo album ci sono profonde radici doom, ma con un tocco di modernità che ha forti richiami gotici. Infatti, anche se ci sento Black Sabbath e Hour Of 13, non manca un sound che ricorda i Katatonia, con l’aggiunta di componenti alternative rock e stoner. Quindi è sicuramente
(Svart Records) Doom e mellotron. Sonorità vintage e heavy metal graffiante. Sublime mix di fattori esplosivi che convergono in questo EP il quale ingloba i Cathedral che vengono deviati verso uno stile compatibile con i Candlemass tendendo tuttavia verso un folk/hard/psycho britannico. Serve fantasia e creatività per sfornare un simile mix, e serve attenzione per poter assorbire completamente tutti gli aspetti
(Massacre/Audioglobe) Gli Arven attirarono l’interesse del pubblico metallaro due anni fa, con il debut “Music of Light”, per un fattore relativamente estraneo alla loro perizia musicale: per 5/6 la band è infatti composta da donne, compresa quella Anastasia Schmidt che si era già fatta notare, qualche tempo fa, negli Elvenpath. Con questo secondo disco, la Massacre punta su questo accattivante fattore
(Napalm Records) L’era pulita, ariosa, rock ‘n roll degli End Of Green prosegue, si intensifica. “The Painstream” è l’essenza di canzoni battute in 4/4, strofe in rima e melodia ovunque. Canzoni dirette, ma non per questo mal costruite, anzi a mio avviso rispetto a “High Hopes in Low Places” il sound risulta più pulito e il songwriting maggiormente limato, inserendo anche sonorità particolari, come uno sguardo
(Autoproduzione) Gli Amaze Knight sono una band torinese fautrice di un progressive metal complesso e abbastanza vario: “The Key” è il loro disco d’esordio e naturalmente, secondo i canoni del genere, si tratta di un concept! Sono soltanto cinque i pezzi in scaletta, ma il minutaggio totale si aggira attorno ai 50 minuti, quindi fate i vostri conti… “Imprisoned (Shadow’s Past)” si apre su evoluzioni alla EL&P
(R.I.P. Records) Doom classico, quello melodico, quello potente, quello decisamente heavy metal. Musica ormai senza tempo, ma anche troppo abusata, troppo sentita. Gli americani Stone Magnum non inventano nulla di nuovo, ma quello che fanno lo sanno fare molto bene. La loro musica è piacevole, ben suonata, condita da una voce ideale per questo genere, che non può non ricordare Messiah Marcolin.