MICK MOSS (ANTIMATTER), “continuo a fare quello per cui sono fatto: scrivere e suonare musica”
In occasione del concerto degli Antimatter a Salerno, MetalHead ha potuto realizzare una intervista con il loro leader e songwriter Mick Moss. Si discute del significato di alcuni brani della band e dei progetti futuri. Buona lettura!
Allora Mick, è la prima volta che gli Antimatter suonano in Italia?
No, eravamo qui quattro mesi fa per un set acustico, e abbiamo anche suonato nel 2007 a Milano…
Almeno è la prima volta che siete al Sud!
Sì, è così.
E come lo trovate?
Caldo! Anche a metà Settembre (sorride). (altro…)
(DeepSend Rec.) Questo album ha un peso specifico insostenibile, immenso. Pesano quei riff e la base ritmica coronata dalla batteria di Nikolaj Kjærgaard che rende tutto quanto poderoso, delineato con inesorabile ferocia (appunto, come il monicker). La cupa e fredda ma anche inquietante atmosfera che si scorge nella copertina è densamente diffusa in ogni angolo dell’album. “The Sovereign” è il secondo lavoro dei danesi Ferocity, esce per un’etichetta americana, ma il sound death metal è molto più europeo
(Pure Rock Records) Energia pura! Rock’n’roll sporco, selvaggio. Rock’n’roll un po’ ignorante, un po’ sfacciato, un po’ straccione. Tuonano dalla dalla fredda Finlandia, ma il loro sound riscalda la carne, fa bollire il sangue, fa scoppiare la testa. Pestano con meno metallo dei Motörhead, ma sono decisamente più heavy degli AC/DC, un sound con molto hard rock nelle vene, molto rock nel DNA… un miscuglio efficace, potente e, soprattutto, assolutamente divertente! Il classico sound da accompagnare con una bottiglia 
(Zero Budget Productions) Musicalmente l’Europa metal è ormai un unico, grande mercato, e ad anni di distanza dall’ultima occasione, fra le mie mani torna un disco proveniente dalla Repubblica Ceca. Si tratta del terzo album degli Edain, band progressive technical metal che include fra le proprie file membri dell’ensemble death Absurd Conflict. “Of those who worship Fire”, questo il titolo, ha solo un difetto: è troppo breve (non arriva alla mezzora) ed ha quindi una lunghezza da EP che non rende giustizia
(MRR Records) Intenso. Profondo. Lo stile di Amadeus Awad è caldo, ricco di sentimenti, una sublime miscela di stili che riescono a far convergere ispirazioni occidentali con cultura medio orientale, il tutto con sapienza, carisma, efficacia. Dopo il fantastico “Time Of The Equinox” ed in attesa della pubblicazione della nuova opera “The Book Of Gates” alla quale partecipano diversi ospiti quali Russell Allen, Amanda Sommerville, Timo Tolkki e Kevin Moore, esce inaspettato questo enigmatico EP.
(Pure Steel/Audioglobe) I piemontesi Iron Jaws sono vanno certamente inclusi fra le nuove leve del metallo italico vintage: assieme a formazioni come Axevyper, Asgard, Menace, Ruler e tante altre, si dedicano con passione a un heavy/speed metal d’annata che ha attirato nientemeno che l’attenzione della Pure Steel Records. “Guilty of Ignorance”, il loro secondo disco, va quindi dritto incontro ai desideri sia dei vecchi defenders che dei giovanissimi metalheads ‘nati’ in quest’epoca di revival. “No Speed Limit”
(Heartwork) Questo album mi piace, ma allo stesso tempo lo ritengo un’occasione quasi sprecata. La band tedesca ha imburrato il pane aggiungendovi anche un po’ di margarina! Le fasi iniziali di “Goldkinder” sono toste, ma allo stesso tempo ben rifinite e quasi il miracolo di un ottimo lavoro neo-industrial sembra compiersi. Melodie solide, soluzioni particolari, l’elettronica che collabora con gli strumenti. Di seguito però ecco giungere qualche riempitivo di troppo – 13 canzoni per 51′ e secondo me
Eccovi una intervista con i progsters romagnoli ASHES OF CHAOS, freschi della pubblicazione del loro debut “Eye”. Risposte argute e interessanti di queste ‘nuove leve’ che, al contrario di noi vecchietti, preferiscono i Pain of Salvation ai Dream Theater! Buona lettura!
(Moonlight Records) Avete mai sentito la storia che Jim Morrison in realtà non sarebbe mai morto? Ebbene è vera. Jim è vivo e ha messo in piedi questa band, i Tangerine Stoned. Scherzo, ovviamente, ma non troverei altra spiegazione per scrivere di come la band dimostri sonorità acid rock californiane e Doors, potenziando il tutto con un cantante che ricorda proprio il defunto rocker. La qualità sonora nel rievocare “l’estate dell’amore” è decisamente ad un buon livello nei Tangerine Stoned e l’oltre mezz’ora
(Iron Bonehead) Altra “bestemmia” della Iron Bonhead, un tape dei Sacrocurse, un insieme musicale capitanato dal messicano Zolrak Montes, a qualcuno sarà noto per la sua militanza in Nodens, Unholier, Morbosidad e Obeisance, e affiancato dal turco Godslaying Hellblast. Il sound un death metal prima maniera con innesti alla Venom e crust, una miscela dunque variopinta ma essenzialmente ben congeniata nelle sue parti che si barcamenano tra blast beat dai toni infernali, riff che sanno di crust-grind e una selvaggia
(Black Widow Records) Sloe Gin, ovvero Enio Nicolini (bassista dei The Black e in passato coofondatore degli UT, Unreal Terror ecc.) insieme a Eugenio Mucci (un ex Requiem, Akron) messo alla voce e il batterista Giuseppe Miccoli (ex Requiem anche lui), dipingono un progetto basato sul ritmo e dunque con basso e batteria a primeggiare e dare il tempo ma anche le melodie alle strutture dell’album. La voce e la cura testuale di Nicolini cingono il tutto, per un risultato coinvolgente e dalla musicalità a tratti cupa
Alla fine è successo: anche la mia città (adottiva) ospita, dopo anni e anni di silenzio, un concerto rock/metal degno di nota. Lo dobbiamo al proprietario della My Kingdom Music, Francesco Palumbo, che è riuscito a organizzare una serata con due delle band più interessanti della sua scuderia e soprattutto con gli Antimatter di Mick Moss, ormai da tempo riconosciuti a livello europeo come gli alfieri del post-rock inglese, eredi di Anathema, Porcupine Tree, Tool e (per molti versi) Paradise Lost.
(Autoproduzione) Gli svizzeri Caladmor hanno una carriera lunga più di dieci anni (anche se buona parte sotto il monicker Pale): non mi era affatto dispiaciuto il precedente “Midwinter”, e questo “Of Stones and Stars” li conferma fra le proposte interessanti in ambito folk pagan metal. Al disco partecipano un paio di membri dei più famosi conterranei Eluveitie, ma i nostri non sono una band-fotocopia, e per quanto alcune delle loro scelte sonore siano abbastanza canoniche, il risultato finale è più che godibile.
(Massacre) Due anni dopo “Träume einer Nacht”, e poco tempo dopo l’EP “Schwarze Sonne”, il superfluo (forse si, leggere la recensione https://www.metalhead.it/?p=20970) ecco il nuovo album della plasticosa band symhonic-gothic metal band teutono dell’Angelo Nero. Schwarzer Engel, solida realtà tedesca e appunto confinata alle glorie interne alla nazione, o dei paesi con quella lingua, vistoc he cantano in tedesco. “Plasticosa” perchè il sound pieno, corposo, perfetto e dunque artefatto è al massimo livello.
(Horror Pain Gore Death Productions) Un massacro totale giunto dalla placida e graziosa Empoli. Una cittadina capace di allevare quattro emeriti estremisti. Quattro assassini con atteggiamento da musicisti, armati di un grindcore che va in amplesso con il crust, il brutal death metal e spunti innominabili perché a più riprese danno l’idea di un crossover spinto ed allucinato. Per esempio in “X5 Suicide” e “Freak Mafia” si sente un riffing che sa di hardcore ma c’è anche quel retroterra heavy.
(W.T.C. Productions) Probabilmente i Sargeist hanno un loro seguito e questa raccolta va dunque a colmare le eventuali mancanze nella discografia dei fans. Allo stesso tempo potrebbe essere un piccolo manifesto di quello che
(Ektro Records) Dopo tre demo, i finlandesi Ranger sono pronti per debuttare con un ep veloce e terremotante, nel pieno stile di quello speed/thrash indiavolato che molte giovani formazioni stanno riscoprendo in questi anni ’10. Dopo una breve intro epica, la traccia autotitolata è un colpo di cannone di thrash quasi puro, ma “Touch of Death” è ancora più sguaiata e assordante, concedendo maggiormente allo speed, anche se in qualche punto la batteria dà la fastidiosa sensazione di essere fuori tempo.
(Saint Marks Records) La band di Gavin Spielman (chitarra e voce) si ripresenta con un nuovo album (il precedente è “Oceans Rise”), imperniato su un sound fatto di punk e un acerbo hard rock e l’heavy metal. Le caratteristiche sono esplosive: rabbia, scatenata attitudine all’irruenza, alla protesta, selvaggia voglia di declamare melodie. Ruvidi, esaltati, armati di chitarra, basso e batteria vanno all’assalto con un sound rude ma estremamente chiaro nel come è stato registrato e per come le melodie si sviluppano, semplici,
(code666) Provo a scavare nella memoria e nel mio database, ma non ricordo o trovo nulla di questa band. Eppure il nome mi dice qualcosa. L’ultimo album degli Ecnephias, “Inferno”, è del 2011 ha una copertina familiare, l’ho già vista, eppure questo sound non mi ricorda niente. Beh, a me saranno ignoti ma si da il caso che gli Ecnephias sono al quarto album con “Necrogod”, non proprio una band di novizi, visto che le loro prime cronache sono datate anni ’90. Gli Ecnephias sono della Basilicata, regione di fianco 
(Nordvis) Ossessive melodie, decadenti, che costruiscono una visione dell’infinito, di uno spazio senza fine, di sensazioni senza fine. Nuovo EP del progetto solista di Nachtzeit, ideatore di musica ambient tetra, profonda, riflessiva. Quattro tracce su quasi quaranta minuti ricchi di atmosfera, di musica sostanzialmente elettronica costruita su riffs di synth che fanno immaginare il cosmo, mentre una visone della terra viene definita da drumming e chitarre che rendono graffiante il percorso sonoro, talvolta sconvolto da rare
(Heaven and Hell Records) Se gli americani fanno power, in linea di massima non si dedicano alle atmosfere più epiche e sinfoniche, ma lo contaminano con il thrash e soprattutto con il prog metal. Rispettano questa ‘regola’ gli esordienti Dark Design, del North Carolina, autori di un debut granitico, naturalmente per nulla originale ma decisamente godibile per gli appassionati del genere. La traccia autotitolata è un power/thrash roccioso, sullo stile degli Iced Earth o forse ancora di più dei
(Prosthetic Records ) Questa band è impressionante, ha un’aggressività musicale senza pari. Italiani, di Roma, musicisti con esperienze non di secondo piano, come Malfeitor, Black Therapy, Hour of Penance ed altre band, e con alle spalle un album ed altre pubblicazioni. Un nome che gira nell’ambiente già da tempo, un accordo con l’etichetta Prosthetic Records (Beneath The Massacre, Septicflesh, Hour of Penance, Gojira) e un nuovo cantante, Giuseppe Di Giorgio. Fatte queste premesse “Drones of the Awakening”
Giovane realtà emergente della scena hard rock Italiana, i Seventh Veil arrivano finalmente al traguardo del primo full length. Firmano un metallo pungente, tagliente, ricco di melodia ma anche potente ed estremamente dinamico, facendo convergere in maniera ottimale il sound classico degli anni ’80 con quello moderno, sono molto motivati e hanno appena iniziato a varcare i confini del paese per sparare i loro riff fuori dai confini nazionali. Cantano di follie, vizi, peccati, deviazioni e depravazioni, un autentico inno alla devastazione anni ’80, una spietata accusa alla decadenza dei tempi moderni. Abbiamo colto l’occasione per far due chiacchiere con Steven, il frontman della band veronese.
(Comatose Music) Avete presente quel death metal massacrante ma sottilmente cervellotico, appena un po’ complesso, vagamente prog? Voglio dire che se ascoltate Gorguts, Cryptopsy, magari i Decapitated e cose del genere allora i Serocs sono quanto di più vicino ai vostri gusti. Messicani e già al secondo album e due EP in pochi anni, un’attitudine mostruosamente aggressiva, strutturata, potente. Un sound non nuovo ma ben fatto attraverso labirinti di riff e ritmiche frenetiche come se fossero un duello tra
(Iron Bonehead) Estremamente malvagia. Oscura. Decadente. Capace di fondere black e death in maniera tetra, opprimente, oscena, questa band greca riesce a creare un’atmosfera soffocante e letale. Sette tracce di black metal sostanzialmente progressivo, data anche la grossa quantità di idee diversificate e spesso dissonanti che portano ad una unione di momenti atmosferici, pesanti, riflessivi con blast beats brutali, spietati e distruttivi. Spesso con durata imponente, ogni canzone propone idee innovative
(TrollZorn) Meraviglioso! Semplicemente meraviglioso! Ammetto di non aver mai seguito gli italiani Stormlord che con questo “Hesperia” giungono al quinto full length. Tuttavia non mi serve a nulla scavare nel loro passato per capire l’evoluzione della band: “Hesperia” è un album stupendo, che è riuscito a rapirmi fin dai primissimi ascolti! Erano anni che non sentivo materiale come questo, materiale che mi si mostra come una rivelazione assoluta. La profonda radice black metal arricchita da imponenti
(Svart Records) I finlandesi Speedtrap passano dalla High Roller alla Svart Records e registrano, finalmente, il loro disco di debutto, che succede a vari prodotti underground fra cui uno split con i Death with a Dagger. L’album è brevissimo (non arriva alla mezzora), ma questo costituisce forse il suo maggior punto di forza: gli otto brani in scaletta offrono uno speed/thrash anni ’80 torrenziale e inarrestabile, senza un attimo di pausa nel senso letterale del termine. Un disco da bere tutto d’un fiato
(Nuclear Blast) Nel panorama del metal estremo attuale, o come preferisco definirlo “di ultima generazione”, ci sono gruppi che hanno accresciuto enormemente l’evoluzione di questo genere; vuoi per gli enormi progressi tecnologici, che consentono di avere dei suoni veramente letali, vuoi per il livello tecnico di queste nuove masse di musicisti. I nomi da citare sono tanti: Hour of Penance, Ritual of Rebirth, Hate ed in questo caso i Fleshgod Apocalypse, tra i pochi nomi italiani ad avere il privilegio di essere sotto contratto
(Ex-Tension) Il post metal dei francesi Aeris è qualcosa di indecifrabile perché poggia su pezzi totalmente strumentali, i quali giocano con umori o percorsi a volte tortuosi che si ripiegano su se stessi a causa di un certo tasso progressive e ascendenze jazz. Un sound atipico, molto personale che pronuncia melodie ma anche atmosfere oscure. L’album è diviso in tre parti, “Flame” e “Richard Horizon Robot”, di tre pezzi ciascuno, e “Captain Blood”, un solo brano. La prima composizione del primo trittico, “Fire Theme”, sebbene
(High Roller Records) Ormai la storia si ripete all’infinito. Legend: una band misconosciuta della prima ondata NWOBHM, due dischi fra 1980 e 1982, lo scioglimento, venti anni di oblio, poi arrivano gli anni 2000 e tutto ciò che è cult diventa indispensabile. Gli inglesi si ricostituiscono come band, pubblicano un paio di raccolte, e quindi tornano a comporre inediti: l’ultimo “The Dark Place”, già uscito qualche mese fa su cd, viene addirittura riproposto su vinile dalla High Roller Records. Stavolta, devo dire, l’operazione
(Blood Harvest) L’etichetta Blood Harvest, svedese, di Malmö, non paga della riedizione del 7” “Carnivores”, ripubblica il secondo album dei Bombs Of Hades “The Serpent’s Redemption”, uscito lo scorso anno (recensito
(Nuclear Blast) Con affetto e nostalgia indosso spesso una t-shirt lisa e con davanti il logo dei Carcass e quello della Earache sulle maniche. Loro, i Carcass, rappresentano un’epoca, sono parte di un filone fondamentale, quello venuto fuori appunto dall’etichetta britannica Earache che anni addietro ha segnato e dettato legge, in termine di stili, all’interno della scena metal. Adoro i Carcass più estremi, poi negli anni ’90 gli è successo
(Amputated Vein records) Gli ellenici Cerebrum sono stati in tour con i Sadist, era il periodo del loro primo album “Spectral Extravagance”. Il duo Jim e Mike, le due chitarre, hanno riassettato la formazione richiamando George Kollias (Nile) alla batteria, hanno incassato la dipartita del vocalist Apollon, con Jim che si è messo dietro al microfono durante le registrazioni, e si sono imbarcati in questa seconda prova, per dimostrare un tasso