Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
PSYCHEMA – “Dust of Bygones”
(Inverse Records) Prog/modern metal in questo ep dei finlandesi Psychema, che si riaffacciano sul mercato dopo il debut “The Entry Point”, dello scorso anno. La titletrack, presente anche in versione radio edit, si manifesta con un giro estremamente melodico contrappuntato da tastiere: un metal dai chiari connotati nordici e un groove commerciale ma non per questo disprezzabile. (altro…)
(Moonlight Records) La Moonlight Records è un’etichetta giovane, ma che sa certamente il fatto suo: i dischi che produce e distribuisce, fatta eccezione per un unico caso, mi hanno sempre colpito in positivo per la qualità e soprattutto per l’originalità della proposta. Gli esordienti Primo Vespere non fanno eccezione a questa bella regola: nonostante alcune piccole incertezze, dovute
(Daniel Engen Productions) Evoluzione. E’ questa la caratteristica essenziale di questo stupendo EP. Evoluzione musicale, evoluzione delle scelte, evoluzione della stessa line up. Esattamente un anno fa recensii “Liberation”, il loro album di debutto, il quale mi impressionò in maniera esagerata. Ed ora un EP che simbolicamente celebra alcune novità come il cambio di
(Ironclad Recordings) Sarà anche come scrive l’etichetta che i nord-californiani Armed For Apocalypse sono una band sludge (anzi un “sludgy four-piece”), ma credo sia vero quando la band rallenta, altrimenti siamo anche su dinamiche hardcore (in particolare con l’opener “The Starting Line Is a Trip Wire”, ma anche”Open Wound” ed altre ancora) e con le distorsioni possenti, grasse e un po’ cupe
(Eolian Empire) Ecco arrivare da Portland un sound vissuto, usurato, nato dal do it yourself. Un sound con distorsioni granulose, cupe. Un sound fatto di Big Black, Nirvana di “Incesticide”, Sonic Youth e dunque punk, grunge, noise. Di noise ce n’è molto, di attitudine priva di forme tanta. Non si legano a schemi precisi i Drunk Dad e dunque scelgono di essere incerti nel
(Pure Underground) Non a caso questo cd/lp esce per la Pure Underground Records: siamo davvero di fronte a un prodotto di nicchia! Gli olandesi Jackal, da non confondere con gli omonimi tedeschi, pubblicarono un solo, breve full “length” nel 1989, per poi sciogliersi nel 1992. Dal 2007 la band è di nuovo in attività e naturalmente prepara l’uscita di un nuovo full-“length”. Oggi viene quindi ristampato
(Autoproduzione) Sono sorpreso, veramente sorpreso, della direzione stilistica presa dagli emiliani Avelion, che due anni fa mi avevano inviato il loro primo ep “Cold Embrace”. Al power metal abbastanza classico dell’esordio si è sostituito, in questo 3-tracks autoprodotto, una proposta di profonda modernità, molto interessante ma a tratti confusionaria nel proprio labirintico sviluppo.
(Synthetic Symphony / SPV GmbH ) Altro album del progetto solista di Mozart, mastermind della band tedesca Umbra Et Imago. Elettronica. Dark pop. Radici che sembrano in linea con i Rammstein, che poi si sviluppano in una direzione lontana dal metal tradizionale, per orientarsi su livelli strettamente gotici, oscuri ed elettronici. Suoni che a me piacciono, che mi catturano, che
(Deepsend Records) A quanto pare Emblazoned è un collettivo che agisce da diversi anni, forse oltre la decina, nonostante poi abbia fatto ben poche pubblicazioni. “The Living Magisterium” è il secondo mini realizzato dalla band del Wisconsin e in esso mette un sound energico e fatto di un miscuglio tra death metal estremo e black metal. E’ la sintesi di un blackened death metal che vive
(Southern Lord) Mike Neider è uno dei membri originari dei Bl’ast!, una band hardcore punk della California (riunitasi per dei concerti nel 2001), la quale pure avendo inciso pochi album è stata una delle migliori realtà di quella scena alla fine anni degli ’80. Certo, ben dopo Adolescents, D.R.I., Black Flag e altri, ma i Bl’ast! hanno detto la propria. Ebbene, Mike nel 2013 chiama la
(Kolony Records) Le etichette metal italiane si sviluppano magnificamente e l’esempio nuovo è quello della (sempre ottima) Kolony Records che mette sotto contratto questa band americana, Secret Of The Sky, dalle sfumature sonore che si muovono tra black metal, doom e più in generale un progressive che cuce insieme queste essenze. Un sound ombroso, ma non cupo, vivace
(Cruz del Sur/Audioglobe) Americani, al terzo disco (ma dobbiamo contare anche qualche ep e un dvd live), gli Argus ci presentano attraverso la Cruz del Sur il loro godibile heavy/doom metal di sostanza e d’impatto. “By Endurace we conquer” si apre su chitarre epiche che lasciano rapidamente il posto a un doom dai toni moderni (dove ‘moderno’ significa fine anni ’90); molto apprezzabile
(Pure Steel/Audioglobe) Fra le icone dello US Metal, gli Aska mancavano da sei anni sul mercato – almeno con un disco di inediti: qualche mese fa ho recensito “Nine Tongues” (
(Psychonaut Records) E’ un piacere contribuire alla fama di questo album, e spero che se ne faccia tanta, anche perché è arrivato in redazione direttamente per mano della band. “Afterwords” è davvero un bell’album e i The Gathering
(Massacre/Audioglobe) Ogni true defender of steel conosce bene i Wizard e i loro alti e bassi: una volta ti creano un disco magnifico come “Thor” o “Head of the Deceiver”, poi ti deludono con “Magic Circle” o con lo scialbo “…of Warivulfs and Bluotvarwes”. Come si colloca in questa altalenante classifica il decimo album in studio “Trail of Death” (le iniziali compongono la parola ‘Tod’, che in tedesco
(Pure Steel/Audioglobe) I nostri lettori conoscono già gli Skinflint, del Botswana, perché “Dipoko” è uscito soltanto qualche mese fa per la Pure Steel (ne parlo
(Sweet Poison Records) Dopo una assenza piuttosto lunga (cinque anni), si riaffacciano sul mercato i toscani Progressivexperience, che negli anni 2000 ci hanno regalato un paio di ottimi dischi di prog rock raffinato e cangiante. Il nuovo “Inspectra”, la cui durata supera di poco l’ora, ci presenta la band in ottima forma e vede pure il ritorno del primo singer Giovanni Valente. “1958” ci introduce
(Scarlet Records) Lo confesso, dare in gestione a me questa roba, è un po’ come mettere un lupo a badare alle pecore… e sperare che faccia un ottimo lavoro. O come infilare un spudorata glam metal band in un lap dance di periferia, e pretendere che i ragazzi se ne stiano seduti a bere un caffè, senza sballare, senza esagerare, senza abusare. E’ un invito alla depravazione ascoltare bands
(Autoproduzione) Suonare rock e in italiano in Italia credo sia una cosa molto difficile. Anzi, a mio avviso è molto più facile prendersi soddisfazioni ed “emergere” se fai metal e non se fai rock. Suonare rock in Italia significa confrontarsi con stereotipi e pretese (del mercato, delle radio e tutto l’insieme) contro le quali o metti come scudo una pelle dura oppure ti distruggono.
(ConSouling Sounds) Adoran prende vita con Aidan Baker (Nadja, Whisper Room, BBS, Caudal) e Dorian Williamson (Northumbria, Holoscene), i si cimentano con due lunghissime composizioni che sembrano un sludge-doom fatto da Scorn, Godflesh e Melvins, con la differenza che ad esibirsi c’è una batteria vera, quella di Baker, e un basso che sembra la parola di Dio nel giorno del giudizio.
(Soulseller Records) Un’accozzaglia di cose questo album. Capisco l’attitudine estrema e magari anche di tipo underground (i suoni sono ben registrati, ma hanno quella patina di grossolanità) ma questa band mischia atteggiamenti death metal prima maniera (tra l’americano e lo svedese) con una specie di hardcore, black metal, brutal e altre cose. Tutto molto tirato e aggressivo, con
(UDR Music) Qualsiasi parola detta o scritta per illustrare ciò che sono i Motörhead è inutile. Fiato sprecato, inchiostro buttato. I Motörhead sono i Motörhead. Sono forse l’unica cosa per la quale abbia senso costruirci attorno una religione, religione che sarebbe l’unica a venerare divinità e culti che esistono davvero. Lemmy, dio assoluto della trinità Motörhead è una autentica
(Nuclear Blast) Passo dopo passo e album dopo album i Soulfly hanno tentato di cresce, mettendo nella musica qualcosa in più o di diverso e sembrare così una band che avesse sempre concretamente qualcosa da dire. Max Cavalera e soci non sempre hanno messo d’accordo critica e fans e infatti la discografia dei Soulfly ha di sovente ricevuto giudizi alterni. Personalmente i Soulfly
(Revalve Records) Inizio a scrivere dei Kupid’s Kurse facendo loro i complimenti. Non so se sono furbi o bravi, ma si meritano i miei sinceri complimenti. Sapevo che l’album arrivava dalla Revalve Records, etichetta italiana e che in catalogo ha solo band italiane e per buona parte ottime, quindi mi aspettavo una band nostrana. Come d’abitudine solo dopo l’ascolto ho preso
(Autoproduzione) Al secondo disco in studio, i friuliani ScareCrown dimostrano una certa maturità artistica e una buona capacità di songwriting: elementi che fanno di questo “No Time to retreat” un ascolto godibile e scorrevole. La band è capitanata dalla front-lady Antonella, dotata di una voce davvero ricca di fascino. “Welcome to Dragon” ha un groove invidiabile, suoni pieni e moderni
(Revalve Records) Symphonic metal dalle terre del padovano, quello degli Afterlife. Il poetico titolo di questo debut album rimarca appunto l’aggettivo sinfonico, ma esclude la natura progressive, e direi anche gothic, che si palesa nelle composizioni. Un progressive per nulla estremo o chiuso in forme complesse, anzi è il dinamismo del songwriting a mettere in evidenza questa
(This Is Core Music) Sono tornato indietro a riascoltarmi “High Hopes”, il precedente EP di questa band di Reading, per capire se mi fossi sbagliato nelle mie buone impressioni (
(Chophouse Records) Jason Newsted è una specie di personaggio. Un po’ lo è. La sua storia è nota: Jason ha “sostituito” il compianto Cliff Burton nei Metallica, debuttando nel simpatico EP “Garage Days Re-Revisited” e subito dopo in uno degli album più complessi della storia del metal e beccandosi in vero molte critiche. Nella dimensione live dei Metallica il suo spazio non era
(Agoge Records) Un’autentica mazzata. Roba che spacca le ossa. Roba che fa male, che scuote, che azzera la pace interiore, toglie il respiro, elimina il sonno. Sono Italiani, e sono al debutto. Dichiarano uno stile ispirato da stoner e grunge, ma che non nega massacranti ispirazioni tratte dal thrash e dall’hardcore. Per semplificare sono una band che ha un suono che ricorda vagamente
(Agoge Records) A volte il rock in Italiano mi sorprende. Mi sorprende perché a volte riesce a dimostrarsi potente, sfacciato, irruento. E’ il caso di questo “Verso Est” degli Italiani Ushas, che con canzoni tutte cantate nella nostra lingua sono capaci si scatenare un hard rock sporco, brutto, cattivo, selvaggio. I riff che si scatenano dalle dieci tracce sono irresistibili, e la voce al limite della follia
(Autoproduzione) Necrosy nasce come un progetto solista di Christian Giusto, il quale ha suonato gli strumenti e cantato. Per la cronaca, al momento i Necrosy pare abbiano una formazione stabile e sono in previsione di incidere qualcosa. Quattro canzoni di death metal anche se si inseriscono nel genere spunti particolari. “No Solution” apre le ostilità, perché tali sono
(Autoproduzione) Non è passato troppo tempo da quando ho recensito (
(Atomic Stuff Records) Potenza sotto controllo. Gli italiani DangerEgo dominano, controllano, regolano una dose di potenza molto elevata, tipicamente associabile a bands che si dedicano allo stoner. Ma la loro iniezione di intelligenza è basata sostanzialmente sul togliere quella caratteristica esagerazione di suono grezzo, a favore di una impostazione tecnica, vagamente influenzata da componenti
(Argonauta Rec. / Masterpiece Distr.) Cose strane. Cose assurde. Iniziamo dal moniker, preso da un parola ligure che indica una pianta, un’erba sia terapeutica che velenosa. Ottimo inizio, spiega molte cose del sound che sta sparando fuori a tutto volume il mio hi-fi. Continuiamo dalla stupenda copertina, un incrocio di morte, misticismo, natura, flower power, inquietudine e magia occulta.
(Merdumgiriz Records ) Che Emir Toğrul (mastermind di Yayla) fosse artisticamente imprevedibile e, aggiungo senza malizia, anche un po’ pieno di se, lo avevo intuito nell’intervista (