Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
WARBASTARD – “Principia Thrashmatica”
(Demonhood Productions) Ti chiami Warbastard e titoli il debut album “Principia Thrashmatica”? Accostamento improbabile, sembra il titolo per un testo di bio-meccanica! Ironia a parte, questa gentaglia dei dintorni di Newcastle è fottutamente thrash metal vecchio stampo. Qualche lieve inflessione speed metal, ma qui siamo in presenza di un ruvido, dozzinale e primevo, nonchè genuino, thrash (altro…)
(Hells Headbangers) Dopo la ristampa in vinile di “Mortal Throne of Nazarene” degli Incantation, l’etichetta Hells Headbangers sceglie anche di riproporre sound meno “nobili” come quello dei The Lurking Corpses, un collettivo dell’Indiana molto pittoresco che nel suo sound mischia mette hardcore-punk, anzi più punk vero e proprio che nemmeno l’hardcore e con venature horror, oltre
(Cyclone Empire) Torna la devastante death metal band olandese e lo fa con il secondo album che prosegue l’osceno discorso iniziato un anno fa con il precedente “Malevolence”. Ancora una volta il loro death è diretto, schietto, atmosferico, potente e brutale. Ma ogni singolo riff, ogni singolo suono è sempre molto ben concepito dalla mente perversa di questi quattro infernali
(Metal Mind Records) L’occhio cade su una dicitura della Metal Mind che definisce il terzo lavoro dei polacchi Leash Eye come hard rock in stile 21° secolo. Viene da sorridere se penso che questo stile contemporaneo altro non è che hard rock, stoner, rock seventies. Il tutto è un southern metal molto vivace, graffiante, pieno di energia. Insomma un sound da 21° secolo
(Sick Monkey Records) Il rock incontra il southern. Lo incontra ed ad esso si fonde. “Buenas Nachas” emana quelle note da sentire in mezzo ad un deserto del Texas, guidando un’auto immensa, decapottabile, spinta da un motore enorme e sornione il quale a bassi regimi, porta da una costa all’altra, attraverso paesaggi mitici, scenari unici, incontri inaspettati. Southern, ma sempre pieno
(Moonlight Records) Aggressivi e brutali. Sono Italiani e devastano il mondo con il loro suono senza compromessi. Death metal, pieno di groove, pieno di momenti furiosi alternati a ritmiche concepite cinicamente per scatenare head banging letale. Rievocano un feeling che ricorda i tempi gloriosi di Sepultura e Pantera ed offrono nove tracce che annientano, nove tracce che disturbano
(Steamhammer / SPV) Lita è un’artista speciale. Non è la rock band famosa per la musica ma anche per tutti gli eccessi e le deviazioni. Lita ha sempre avuto una sua personalità reale, una personalità artistica unica, e ha sempre prodotto musica stupenda. Un artista speciale con musica speciale, musica che va oltre la moda dell’epoca che l’ha resa famosa. La sua musica piace perché ha
(Peaceville) La Peaceville pubblicizza questo lavoro con il seguente testo: ” THE EPIC DEBUT MINI-ALBUM FEATURING 30 MINUTES OF TITANIC HEAVY METAL FROM DARKTHRONE’S NOCTURNO CULTO”. In effetti l’heavy netal di Ted Skjellum, al secolo Nocturno Culto, si presenta non dissimile dai Darkthrone di questi ultimi anni. I Darkthrone nostalgici, quelli
(Rock’n’Growl) Il debut degli inglesi Deadly Circus Fire è pronto da più di un anno, ma solo adesso, per vari problemi con il mastering, riesce a vedere la luce. La band suona un interessante prog modern metal che ha forse nei Tool il proprio referente più vicino; alla sei corde troviamo un italiano, Save Addario. Si comincia con gli otto minuti di “Through the Soil”: chitarre tostissime, qualche passaggio
(Code666) Misteriosi. Progetto antico, risalente alla fine degli anni ’90. Un solo demo prodotto. Black metal, certo, ma di origini inconsuete: Portogallo. Comportamenti autodistruttivi, cose oscure, cose ignote, e dopo quel demo il progetto scompare. Tempi odierni: Angrenost (o meglio “aNgreNOST”) torna in vita. Era un duo, ora è un trio. Tre tetri personaggi, vittime dell’autodistruzione,
(Mausoleum Records) Ritorno al passato. Un salto indietro nel mondo del metal e dell’hard rock. Un viaggio a ritroso nel tempo che è possibile fare ora, adesso, in questo momento. “Lion’s Den” è un dannatissimo album che ha venduto l’anima ad un hard rock poderoso, sincero, fiero di esistere. Si sentono sensazioni antiche, emozioni da Led Zeppelin, Europe, Thin Lizzy, Malmsteen,
(Limb/Audioglobe) Vi piacciono i Dragonforce con ZP Theart alla voce? Allora comprate il debut degli Ascension. E la recensione potrebbe finire qui! Scherzi a parte, questi scozzesi sono a tratti davvero incredibilmente fedeli alle atmosfere dell’extreme power metal: si vedano ad esempio l’opener “Somewhere back in Time”, con tutti i trademark dragonforceiani
(Autoproduzione) Chiunque abbia solo sentito nominare i Running Wild conosce già il pirata Calico Jack, cui è dedicato il brano conclusivo di “Port Royal”: per gli eretici, si tratta nientemeno che dell’inventore del Jolly Roger (la bandiera con il teschio e le sciabole). Questa simpatica band milanese, che si dedica naturalmente a un metal ‘corsaro’, omaggia il bucaniere fin dal monicker!
(Ublimity Records/Medival Records) Il virtuoso Ucrainio Dimitriy Pavlovskiy torna. Torna con un album più variegato, più ragionato, forse più ispirato. Sicuramente più maturo rispetto al debutto “Powersquad”. Sempre ampie le sue influenze, sempre genialmente coordinate. Potenza neoclassica ben mescolata ad idee classiche, idee moderne e potenza heavy metal sempre abbondante.
(Sevared Records) Mostruoso brutal death-grindcore dal Massachusetts e da parte di una band che con “Sorrow and Skin” firma il debut album dopo alcune piccole release. Brutale questo sound, estremo, pesante, cupo e spietato come i denti di un motosega. Il tutto però non è frutto di un’ottusa attitudine perché gli Scalpel riescono a creare diversi momenti dinamici, variegati, anche se nella
(Metal on Metal Records) Roba pesante. Roba vintage. Doom schietto, massiccio, costellato da riff lenti, monumentali, di ispirazione Black Sabbath, come è giusto e doveroso che sia. Tuonano dalla fredda Svezia, ma il loro sound risulta caldo, pieno, poderoso… nonostante siano sempre in grado di costruire quelle atmosfere pesanti, fredde, oppressive, quelle atmosfere che non dimenticano mai
(Spinefarm Records) Michael è energia scatenata. Un rocker apparentemente immortale, che non può invecchiare, che non può riposare. Il mitico finlandese è semplicemente esplosivo ed inarrestabile e questo suo settimo disco solista propone un’esperienza infinita, una capacità di creare musica, di forgiare divertimento che è praticamente illimitata. Un album da sparare a volumi
(Invictus Productions) Oscuro. Letale. Malvagio. Ed anche così pieno di quel feeling rituale, un misterioso rituale ricco di tonalità tetre, malate, infettate di primordiale decadenza. Macabri e votati all’orrore i Manifesting, death metal band americana, debutta dopo un demo solo demo. Oscenità e malvagità concepita da Sepulcherous e Maw, il duo che dietro a questo progetto crea un muro
(Noisehead Records) Dopo due anni dal debutto ritornano i teutoni Eternal Torture con un deathcore squadrato, scolpito nel granito, intriso di groove, di ritmiche possenti, riff rocciosi e flebili virate nel melodic death metal, ma tante escursioni in blast beat che sanno tanto di brutal death metal, anche per via della prestazione vocale di Andy Brecht, il quale appunto farebbe la felicità di
(Blood Harvest) Infezione e depravazione provenienti dal Cile. Questa potrebbe essere la descrizione dei Malignant Asceticism. Una storia recente: formati nel 2011. In archivio due demo e questo EP, rigorosamente 7”. Black metal? Death metal? La morte e l’oscurità ci sono entrambe, certo, e vengono pure elargite con generosità infernale; ma ci sono altre cose: c’è sesso, c’è
(Suspiria Records) I Mutant Squad sono un’ottima band, lo avevo già scritto (
(Metal Mind Records) Questa band è polacca e nel 2006 realizzò un album, “Skyward”. Da allora Daniel Lechmański e Piotr Sikora (i fondatori) hanno continuato a suonare e comporre musica, in modo un po’ occasionale ma tale da sopravvivere a cambi di formazione e alle difficoltà di una piccola e non affermata band. Tuttavia Daniel ha fatto tre album con i Chain Reaction e Piotr dal
(Mausoleum Records) Era da tempo che gli Shatter Messiah di Curran Murphy (ex-Annihilator e Nevermore) non si facevano vedere in giro: da qualche parte ho ancora il loro debut, “Never to play to servant” (2006), ma i nostri avevano dato alle stampe anche un altro disco, “God burns like Flesh”, nel 2007. Eccoli ora con una line up profondamente rinnovata e un nuovo disco che… beh, non mi
(Candlelight Records) Signore e signori permettetemi di confessare che Ihsahn non mi è mai stato simpatico. Sensazione a pelle, oviamente. Né prima negli Emperor e neppure dopo, anzi da solista ha dato sfogo massimo alla sua “megalomania”. Virgolette perché vorrei che leggeste l’attributo come “genialità”. Ihsahn è un buon musicista e le sue continue idee
(Indie Recordings) Tra le varie band norvegesi black metal i Gehenna non sono mai stati tra i miei preferiti. Forse è questo il motivo per il quale “Unravel” non mi ha esaltato più del dovuto. Continuo io a non capirli o sono loro sempre fissati al palo, nonostante una parentesi blackened? Otto anni dopo”WW” i Gahenna si rifanno vivi con un’attitudine sempre estrema, ma
(Eastworld Recordings) Chi segue regolarmente Metalhead avrà intuito che nei confronti degli Hawkwind la redazione ha un moto di affetto e stima, anche se io ragionerei con il termine di rispetto, innanzitutto. Band storica, sono oltre quaranta anni che è in attività, è una formazione epocale per lo space-rock e la psichedelia eccetera eccetera. Tuttavia chi scrive non è qui per redigere il canonico
(Immortal Frost Productions) L’incanto prosegue, dopo ““Sin4tr4” (
(AFM Records) Solo due anni da quel fantastico “Black As Death”. Sono pochi considerando il volume di riff ed assoli che Dushan Petrossi riesce a mettere insieme e scatenare all’interno di un album. “Fifth Son Of Winterdoom” è forse meno emozionante del precedente al primo ascolto, ma offre dodici pezzi pieni di atmosfera, pieni di una componente teatrale tale che si tratta di canzoni
(Steamhammer/SPV) Ci hanno preso gusto i Running Wild dopo il ritorno dell’anno scorso. Tanto gusto che si ripresentano con un nuovo disco con ben dieci pezzi, oltre cinquanta minuti di eccellente potenza heavy metal. Gli ingredienti essenziali sono due, tradizionali ma perfetti: riff letali, e assoli poderosi. La ricetta dell’heavy metal eterno, assoluto, storico. Francamente temevo
(Dark Essence Records) Album assurdo a cura dell’altrettanto assurdo Niklas Kvarforth. Un genio malato, deviato, che vive ai confini con i territori della pazzia, dentro i confini della nazione della genialità. Sei canzoni, non inedite, anzi pescate in giro per la discografia della band. Un tributo di malvagità concentrato. Il solito cofanetto “best of”? No, non da Niklas. I pezzi sono stati tutti registrati
(Candlelight Records) Quarto album per una delle migliori band black metal della Norvegia. Non tra quelli della prima ora i Throne Of Katarsis, ma ritengo che siano degni depositari di una delle cose migliori che la Norvegia abbia dato al genere umano, il black Metal! La formazione norvegese capitanata da Vardalv (batteria) e Infamroth (voce, chitarra e organo), vede anche le presenze
(Brennus Music) Il rock ‘n roll è bello.Lo ascolti e subito ti prende. E’ così? Per voi no? Nella marea di album da ascoltare per poi scriverne, quando arriva un lavoro di stampo rock ‘n roll è un modo per staccare la spina ed abbandonarsi totalmente alle note ruggenti. Il rock ‘n roll pervade l’anima. I Wild Dawn suonano appunto rock ‘n roll, sono francesi, di Orléans, e pare lo suonino
(AFM/Audioglobe) L’esordio degli Epysode, “Obsessions”, è stato uno dei primissimi dischi ad essere recensito su questo portale (
(Iron Bonehead) Solo 300 copie disponibili per questo split che con i titoli e i nomi delle due one-man band coinvolte non ci si può aspettare altro che black metal dozzinale, miasmatico, putrido. Nazarene Whore è Ray Rivera, americano, personaggio molto undergeround e già coinvolto in progetti detti Sacreligious Torment, Anuus Altaar e altri. I tre brani sono rivestiti di distorsioni glaciali
(Cosmic Swamp Records) Un sound straniante quello dei Teddy’s Head From Hell. Un sound che implementa lo stoner e le tendenze del desert rock e i cui pezzi svelano atmosfere sospese, uggiose, direi quasi riflessive. Eppure le chitarre sono il solito frullatore di frequenze tremule, lisergiche, cariche di wah-wah. Le linee ritmiche sono serpenti sinuosi, infarciti di un groove ombroso