Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DISMANTLE – “Enter the Forbidden”
(AreaDeath Productions) I Dismantle sono in attività da poco più di un lustro, ma sono al secondo album e autori di diversi demo. Il thrash metal che suonano con entusiasmo e dedizione è tipicamente vecchio stampo. Thrash metal americano e con alcuni passaggi di natura teutonica. Questo è in buona sintesi la nuova prova della band californiana. (altro…)
(Logic(il)logic Records/Andromeda Dischi) Sette lunghi anni sono stati dichiarati defunti da innumerevoli e variopinti calendari. Sette lunghi anni sono diventati passato, pagine dimenticate, cose che non torneranno. Sette lunghi anni da quel 2005, anno dell’album di debutto di questi rockers italiani. Un’eternità. Un’attesa interminabile. E’ spontaneo chiedersi cosa abbia tenuto occupati questi ragazzi in questi anni. Semplice.
(Candlelight) Il ritorno dei Daylight Dies è un ritorno del doom e del death metal che vanno a braccetto, conversando amabilmente tra loro e lasciando una scia di nove pezzi in questo cammino chiamato “A Frail Becoming”. Gli statunitensi montano nella musica una produzione ottima, perché oltre a rendere udibili tutti i suoni li presentano nella loro essenza, evitando troppe levigature e offrendo quel giusto impatto metal.
(Bastardized Recordings) I Give Em Blood sono al debut album, dopo soli tre anni di vita. passati tra una split release e concerti. La band di Graz, Austria, suona un potente metalcore nel quale le influenze hardcore si intravedono, ma è un qualcosa di fisiologico al genere non è una novità, e si abbinano a brevi momenti di esile elettronica governata da synth.
(MIG Music/Audioglobe) Questo progetto è stato annunciato da qualche tempo e convoglia in studio l’ex chitarrista degli Anthrax Dan Spitz, tale Don Chaffin alla voce, Patrick Johansson alla batteria (esperienze con WASP e Malmsteen) e Chris Vrenna ai synth. C’è anche Dave Mustaine che, secondo voci di corridoio, si dice fosse l’ideatore del progetto Red Lamb ma che successivamente ha deciso di piazzarsi dietro alla consolle
(badGod Music) Patrick Brown è di San Francisco e suona diversi strumenti. Il risultato della sua maturazione musicale si chiama Trillion Red e “Metaphere” è il primo album che Brown realizza dopo un EP e altre release minori fatte in passato. Il genere affrontato da questo musicista non è immediatamente definibile. Lui stesso costretto dalle continue domande o definizioni tentate dai giornalisti
(Autoproduzione) I francesi Abysse hanno impiegato tre anni per realizzare questo album. Nel 2008 incisero un EP e poi partecipazioni a compilation e alla fine son passati tre anni e nel mentre hanno ordinato le idee che reggessero questo “En(d)grave”, un debut album che loro definiscono “instrumental post metal”. Personalmente toglierei di mezzo il termine “post” che pure calza bene,
(Dark Essence Records) La band di Bergen è al secondo lavoro in studio, nel quale ha curato la produzione Iver Sandøy (Trinacria, Emmerhoff & The Melancholia Babies, Manngard). Il sound è molto sperimentale, per via selle ascendenze dark, post metal e stoner, che determinano canzoni d’atmosfera attraverso suoni densi e vibranti. “Diin” si avvale di lunghe parti strumentali e con la voce di René Misje
(Nuclear Blast/Audioglobe) Incredibile ma vero, l’attesa è finita: dopo OTTO anni, i Wintersun di Jari Mäenpää hanno dato un seguito al debut omonimo, un disco, è doveroso dirlo, che per molti (fra cui il sottoscritto) aveva davvero aperto le porte a un nuovo modo di suonare metal, in una allora inimmaginabile mescolanza di power, death e (nonostante molti lo neghino) epic metal che non aveva eguali.
(Cruz del Sur/Audioglobe) “Judgment of the Dead” è il primo full-“length” dei Pagan Altar: ma nonostante risalga a esattamente trent’anni fa, questa è la prima volta che appare su cd e con la tracklist e la copertina volute dalla band. Per questo ‘evento’ dobbiamo ringraziare ancora una volta la Cruz del Sur, che dopo l’ep “The Time Lord” si è sobbarcata l’onere (e l’onore) di rendere disponibile sul mercato odierno anche questa perla
(Listenable Records) Siamo negli anni 70. Ogni band è praticamente un’ottima band. C’è spazio per tutti. Si fanno i singoli, che finiscono nei 45 giri. Poi anche degli album, che finiscono sui 33. Copertine stupende, fantasiose, ricche di colori. Arte che avvolge arte. Il rock dilaga, l’hard rock è agli albori. Il progressive è realtà. Non c’è composizione di chitarra-basso-batteria che non si avvalga dell’affiancamento di una valida tastiera.
(Autoproduzione) La band è di Kansas City e il nome si pronuncia “Sih-kay-dis” e questo è il debut album. Da subito risalta all’orecchio la bravura di Andy Nagorski e Mike MacDowell, due padroni delle sei corde che sviluppano sempre ottimi assoli, fraseggi e qualche polifonia, quindi un guitarworking sempre ricco. Il lavoro dei due però è quel genere di cosa che ti invita a concentrarti su di loro e seguirne le evoluzioni.
(This Is Core Music) Il ritorno dei Locked In significa andare a sbattere contro un muro e farsi molto male. I perugini hanno ipertrofizzato il proprio sound portandolo sempre più nei terreni del metal e rivelando comunque il proprio retroterra hardcore, in particolare di quello della Grande Mela. Il risultato è un sound potentissimo, un metalcore dalle dimensioni enormi e che non lascia in pace l’ascoltatore,
(Nuclear Blast) Silenzio surreale. Quel silenzio che divide la fine di “Enshrined” dalla ghost track presente nell’album. Il silenzio di tutto ciò che deve smettere di vibrare, di suonare. Un’ipotesi di silenzio. Una nuova genesi, di nuove cose. Nuovi inferi che emergono verso la luce, verso la gloria di una deviata divinità. O forse è un concetto puramente scientifico. L’evoluzione. Puro fenomeno di selezione naturale. Deriva genetica.
(Heart of Steel Records) Vi risparmio le parole che usano i Maieutica per presentarsi, dico solo che la filosofia non mi ha mai particolarmente attratto, ma il “Logos”, la parola e il suo significato e i suoi effetti si. Tuttavia per evitare di passare da uno che snobba la filosofia e flirta con la linguistica, è meglio arrivare al dunque in questo lavoro dei Maieutica. Per me sono una band di rock, molto energico, quasi heavy e con solide evoluzioni progressive. Musicisti preparati e basterebbero già i buoni solo delle sei corde di Matteo Brigo ad accattivarsi l’ascoltatore.
(Massacre/Audioglobe) Sono passati ben sette anni fra il primo ep e il debut d’esordio dei portoghesi Enchantya: la band sfrutta con mestiere e senza troppe pretese un filone stra-abusato come il power/gothic, offrendo agli appassionati oltre un’ora piena, nel bene e nel male, di tutti i cliché del genere. “No Stars in the Sky” è un inizio incredibilmente Nightwish,
(Ishtar Gate Prod.) I Sublevels sono di Córdoba, Argentina e suonano un metal estremo. Death metal con distorsioni rocciose, pesanti e che producono dei riff spesso interrotti da breakdown che ne aumentano la densità, oltre a sostanziosi innesti di groove e all’uso di riff dai toni cyber. Su tutto regna la voce di Lucas Pacheco che si comporta come un demone gorgogliante.
(Napalm Records) Emozioni. Sensazioni. Musica che va oltre quel suo concetto fisico riducibile a sequenza di onde sonore. Tiamat: una band, o meglio una mente, quella di Johan Edlund, contorta. Contorta e stravagante, deviata, assurda, come il personaggio stesso. Johan, artista che ha saputo condurci verso le sue fantasie, attraverso le sue manie, dentro le sue deviazioni. Ironico. E’ sempre stato ironico Edlund.
(Massacre/Audioglobe) Quando ancora esistevano il comunismo e il Muro di Berlino, i Macbeth si imposero come una delle prime formazioni heavy metal della DDR; dopo un torrenziale concerto che – pare – turbò oltremodo i fan presenti e l’ordine pubblico, fu addirittura loro imposto di sciogliersi, e il suicidio di ben due membri originari della band ha interrotto più volte, e in modo decisamente drammatico, il corso della loro carriera.
(Limb/Audioglobe) Eh sì, in questi tempi così difficili per il power metal c’è davvero bisogno di una leggenda in cui credere! E per i nostri scopi va benissimo quella raccontata dai Fogalord, creatura del tastierista dei Synthphonia Suprema Dany All, qui al debutto assoluto. Per la produzione di Frank Andiver (che mi è sembrata molto più boombastica del solito) partecipano al progetto, in qualità di guests, anche Pier Gonnella,
(Autoproduzione) Sono fermamente convinto che il black metal e i suoi figli maggiori,cioè i suoi massimi esponenti, abbiano detto le cose importanti che c’erano da dire. Qualcuno ritiene anche che quelle cose siano state dette entro il finire del ‘900 e che il nuovo millennio abbia dato poco al genere. Questo è il motivo per il quale ritengo che lavori interessanti negli ultimi anni, molto spesso siano arrivate da band minori, underground,
(Casus Belli) La scena dell’est europeo continua a riservarci belle sorprese, e noi europei occidentali faremmo bene a conoscerla a fondo! Prima di inventare il folk’n’dustrial (sì, esiste davvero, provate qualche sample per credere!), i Viter (‘vento’ in ucraino) erano una band folk a tutti gli effetti: lo testimonia la ristampa del loro primo ep, presentato dalla Casus Belli con un remix come bonustrack.
(Demnhood Productions) Sule prima il nome della band non mi aveva detto assolutamente nulla e, come sempre, mi sono avviato all’ascolto senza leggere nulla di loro. Niente bio o comunicati in allegato, solo la musica la quale pian piano mi ha montato nell’animo dei sospetti. Quella voce, quel tipo di sound, la struttura dei pezzi…”ma chi diavolo sono?”, mi son detto. I Cobolt 60 sono norvegesi
(Napalm Records) Ritornano i The Graviators e questa volta gli svedesi escono per conto della Napalm Records, a testimonianza che la reputazione della band è cresciuta. Secondo lavoro, nuovo atto stoner e doom insieme. Nuovo album con la chitarra di Martin Fairbanks che splende come una poetessa maligna e ammaliatrice insieme. Il drumming è sempre consistente e dal tocco anni ’70 di Henrik Bergman
(Autoproduzione) Potenza, forza. Musica che riempie, appaga. Un genere che spazia dal rock alternativo al metal, con componenti grunge, con un occhio verso System of a Down e Linkin Park. E non manca una componente hard rock che rende tutto molto più dinamico e coinvolgente. Nonostante il titolo dell’album hanno tutte le carte in regola per mettersi in mostra, per puntare ad un mercato vasto. Potrebbero venire da Seattle,
(This Is Core Music) Questa band è alla prima incisione che abbia veramente le spalle coperte. Ovvero è seguita da un’etichetta importante e dalla sensibilità spiccata per le nuove tendenze e una promozione capillare. I ragazzi romani nascono tirando avanti con il suonare pezzi dei Blink 182 e legittimamente col tempo è arrivato l’impulso di suonare qualcosa che fosse composto da loro stessi.
(Autoproduzione) Anni fa in Italia avevamo una onorevole scena hardcore e genuinamente ammirata anche nel resto d’Europa. Avevamo anche una discreta scena thrash metal che pure ha prodotto gente d’interesse al di fuori dei confini nazionali. Sicuramente Schizo, Bulldozer, Braindamage, Extrema, Necrodeath e poi ci sono altri che hanno brillato fantasticamente ma solo per poco tempo. Questo per dire che in Italia
(Autoproduzione) Nati cinque anni fa, gli emiliani Admin sono arrivati a questa autoproduzione che è a tutti gli effetti il primo album. la band sviluppa un sound che fonde più aspetti: hard rock, riff in stile Alice In Chains e Creed. Quindi c’è sia il rock che lo stoner, il grunge, e l’hard rock più moderno. L’album racchiude così quelle tendenze, armonie e identità semplicemente rock/metal.
(Selfmadegod) Questa raccolta è di una zozzeria indicibile! Se siete dei deather vecchio stampo, se adorate copertine truci ma dozzinali e testi anticristiani, irriverenti e marci allora un pensiero per questa compilation dei Decrepitaph potreste farlo. Raccoglie i pezzi inclusi in vari split, 7″ e uno proveniente da un live in Texas. I compagni che coabitavano in quelle release condivise sono Anatomia, Eternal Solstice, Eroded, Father Befouled,
(AFM) C’è heavy Metal indiano, dietro a questo moniker il quale ha già realizzato due album. I Kryptos nascono nel 1998 e vantano una serie di esibizioni live sia negli Usa che in Europa, nelle quali presenziavano anche band del calibro di Iron Maiden, Kreator, Satyricon e altre ancora. L’accordo con la tedesca AFM porta al terzo album in studio il quale è una derivazione del sound heavy anni ’80, tipo Judas Priest e Iron Maiden
(Grom Records) Conoscete il danese Fjorgynn? Ha suonato nei Mzoraxc e nei Purification Commando (una band micidiale), ma da qualche anno sta provando a far crescere questo suo progetto solista. “Legions of the North” già dal titolo e dalla copertina lascia ben capire il suo orientamento. Fjorgynn suona black metal, ma le radici sono quelle viking, per via delle sue melodie molto epiche ma non affiancate da quelle pacchiane idee folk.
(Autoproduzione) Il secondo album dal titolo “Cryptic Communications” dei blacker americani Shadows In The Crypt, consente alla band di spingere nuovamente nel mercato anche il primo, ovvero “Beyond the Grave”. Rispetto all’ultimo lavoro del 2012, questo precedente, del 2011, ha un sound nettamente più raw. Lawrence Wallace, che è un po’ il “proprietario” di questa band, espone un songwriting più aspro, pezzi più selvaggi,
(BadGod Music) Hanno il nome di una bomba atomica sovietica, ma loro sono spagnoli e suonano blackened death metal. Il trio di Malaga si ispira ai Marduk, Gorgototh e Satyricon per le fasi prettamente black metal e di conseguenza creano un orizzonte di suoni violenti, tirati e aggressivi. “Neowarfare” è così una devastante narrazione di guerra, armi di distruzioni di massa e della violenza dell’uomo.
(Grom Records) Gli Hordes Of Decay si sono formati da pochissimi anni, “The Kings Will Be Ready” è il debut album e tuttavia la band non sembra una formazione di sprovveduti e giovinastri alle prime armi. Sick Mind, bassista, THC, uno dei due chitarristi, e The Saint, voce, provengono dai Profane Prayer, black metal band con un album all’attivo; il bestiale batterista Maelstrom ha un curriculum lunghissimo,
(Black Vultures Records) Il southern incontra lo stoner. Questa è la definizione del sound di questo album, di questi 49 minuti di basso dal suono pesante, di feeling retro, di armonica, di distorsioni sporche, ruvide, graffianti. Entra di tutto nella musica dei Gypsy Chief Goliath. Black Sabbath incrociati con Lynyrd Skynyrd. Led Zeppelin resi pesanti, e trasformati in Black Label Society.