Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
FARCRY – “Slaves of Chaos”

(Tmina/Grom Records) Questi sono dei fuori di testa. Creano una sorta di introduzione al loro debut di oltre 14′ con atmosfera sommessa, una campana che batte e crea la melodia principale doppiata da un arpeggino di chitarra, percussioni e poi entrano i synth e il brano diventa sinfonico. Un’ entrée graziosa. Quando subentra la prima vera canzone del lotto intitolata “Awakening The Stones”, si capisce che gli ungheresi Farcry (altro…)
(M & O Music) Nati da poco tempo, gli Unchained si presentano come una band di carattere e dalla padronanza nel songwriting. Pur avendo solo due anni di vita gli Unchained non danno l’impressione di essere dei debuttanti nel settore del melodic death metal. Jonathan Rabache è uno dei due chitarristi e fondatore della band insieme al batterista Olivier Gavelle, con eperienze nei nizzardi Kragens, e per questo primo album
(Svarga Music) Munruthel è un Signor Artista. Esperienze nei favolosi Astrofaes, nei Nokturnal Mortum e di recente ha partecipato nei Thunderkraft per l’album “Totentanz” e dopo un anno da “The Dark Saga” ecco un nuovo atto di symphonic folk black metal. L’ucraino Munruthel scava nelle proprie radici culturali ed etniche e tira fuori melodie antiche, suoni di terre sconfinate, trame dalla poetica sonora universale.
(SPV-Steamhammer) Tempo del primo Best of per gli Angra: ventuno anni di carriera sono decisamente un grandioso traguardo che va in qualche modo suggellato. Kiko Loureiro ha così pensato a scegliere i venti brani che a suo giudizio rappresentano meglio la band brasiliana, e che vanno a comporre questo doppio cd (per un minutaggio complessivo di due ore quasi esatte):
(AreaDeath Productions) I Dismantle sono in attività da poco più di un lustro, ma sono al secondo album oltre ad essere autori di diversi demo. Il thrash metal che suonano con entusiasmo e dedizione è tipicamente vecchio stampo. Thrash metal americano e con alcuni passaggi di natura teutonica. Questo è in buona sintesi la nuova prova della band californiana.
(Art Gates Records) La seconda prova della band spagnola L’Endeví conferma la mancanza di una evoluta capacità compositiva che vada oltre la meravigliosa voce di Mamen. Tuttavia per onestà nei confronti di tante band che hanno bussato alla porta di Metalhead per una recensione e che si autoproducono e dietro non hanno etichette o distributori, devo riconoscere che la Mamen pecca anche lei in fatto di pronuncia inglese
(Chaos Records) Non conoscevo prima di questo EP i messicani Evil Entourage, i quali sono già autori di due album, nel 2007 e nel 2010. Questo EP ripropone la band attraverso un death metal estremamente furioso e che per scuola avvicinerei a quella polacca. Quindi un sound sempre teso al suo massimo. Una tempesta continua. Sei pezzi dei quali uno è un intermezzo sinfonico, assestati tra gli oltre due minuti e i quattro.
(Indie Recordings) Malvagità. Un sentimento oscuro, marcio, che dilaga. Un alito pestilenziale che esce da una bocca di un diavolo perverso, nube nera piena di orrore, demoni, sofferenza. E decadenza. Spiriti delle tenebre, creature degli inferi. I God Seed si materializzano. E come dice il titolo dell’album, iniziano. Primo passo verso una nuova dimensione del male, percorso diretto verso la dannazione delle anime. Gaahl e King.
(Autorpoduzione) Non li ho mai sentiti nominare questi tizi di Minneapolis, ma credo sia normale visto che pur essendo nati nel 1998 questo lavoro è il debut album. Nel foglio promozionale di “The Global Elite” figurano alcuni estratti di recensioni statunitensi, e mi ha colpito quel “Ministry with parts Pitchshifter and White Zombie pushed to 11.5”.
(Autoproduzione) San Antonio nel Texas è un luogo da cui spesso si sente arrivare qualcosa di estremo. E’ proprio il Texas ad avere qualcosa di selvaggio ed irruento e questo non lo si avverte solo nella musica. Voglio dire che il Texas non è solo Pantera o Absu, ma anche Tobe Hooper (regista di “Non Aprite Quella Porta”) oppure lo scrittore John Lansdale e fermiamoci qui. Terra selvaggia, quella del vecchio West
(SG Records) Provengono da Macerata gli OsseltioN e soprattutto dall’idea di Ulag (No Lost, Slaves,KaosEngine, Scala Mercalli, Feasting, Hoxxis), chitarra voce e synth. Col tempo si sono poi affiancati all’artista il bassista Grak (KaosEngine, Scala Mercalli ) e il batterista Reglud. Un trio dedito al death metal vecchio stampo di novantiana memoria.
(Scarlet Records) Una trave d’acciaio che improvvisamente vi viene scaraventata sui denti, lacerando, devastando, rompendo. Sangue che scorre, dolore micidiale, devastazione dei sensi, perdita del controllo, esplosione. Negli anni 80 e 90 bands come Anthrax, Dark Angel, Defiance ed Exodus erano capaci di scatenare sensazioni simili con la loro musica. Con ogni maledetto disco, e con ogni fottuta canzone.
(My Graveyard/Masterpiece) Nel 1987 usciva l’esordio dei Dark Quarterer: stampato in sole 500 copie da una piccola etichetta toscana, mostrava al mondo le incredibili potenzialità del trio Nepi-Ninci-Serena e del loro epic/progressive metal, qualcosa di assolutamente inconcepibile per il mercato dell’epoca e ancora oggi praticamente senza eguali.
(Headxplode Records) Nome suggestivo per questa band deathcore russa formatasi nel 2008 e che sta pian piano sommando diverse esperienze professionali: un secondo Ep, un debut album, “Zodiac” del 2001, ed esibizioni live con Norma Jean, Caliban, Napalm Death, Arsonists Get All The Girls, Sonic Syndicate ed altre. “Time of Solution” propone solo tre pezzi fatti di metal pesantissimo e melodie da manicomio.
(TilziT Records) I Deformity provengono da Kaliningrad, Russia, e sono autori di un thrash metal old style molto vicino ai Metallica (soprattutto) e gli Slayer. Le due band dominano il riffing dei Deformity. In particolare i Metallica compaiono anche grazie al fatto che il cantante è un figlio diretto, vocalmente, di James Hetfield. Ascoltare “Alone” significa avere la sensazione che il brano sia un refuso dei ‘Tallica.
(My Graveyard/Masterpiece) Fra le tante formazioni che si vantano di professare il genuino verbo dei Manowar, i sardi Icy Steel sono sempre stati, a mio giudizio, i più ortodossi e capaci: e questo non tanto sotto il mero profilo del sound e dei testi (il che, data la situazione attuale dei Kings of Metal, è sicuramente un bene!), ma per quella atmosfera epica e senza tempo che molte delle loro composizioni riescono a creare.
(Atomic Stuff/Andromeda Dischi) Solo per dare un quadro di chi e cosa siano i Sin’ Sound occorre un po’ di spazio. La band italiana è il risultato di una fusione di altre due e forse questo spiega come mai la formazione sia costituita da ben sette elementi: cantante, basso, batteria, chitarra solista e ritmica, tromba e sax. Niente male, altro che band è una mini-orchestra.
(Pure Rock Records) Geniale. Un artista che eleva a livello industriale la creazione musicale. Un artista la cui attività principale è produrre musica, suonare musica come session performer, cantare musica per album di altri… basta guardare in giro per il suo sito web e vedere la vasta gamma di servizi che offre. Si guadagna da vivere onestamente facendo ciò che gli piace fare e mettendo a disposizione la sua esperienza agli altri.
(AFM/Audioglobe) In procinto di andare in tour con Luca Turilli, i tedeschi Orden Ogan danno alle stampe per AFM il proprio terzo full “length”: rispetto a “Easten Hope”, del 2010, assistiamo a una ulteriore piccola maturazione nel songwriting, ma le coordinate sonore restano sostanzialmente le stesse. La titletrack si sviluppa fra velocità e trame intricate tipiche del power prog; “The Things we believe in”, invece, propone le strutture folk
(DysFunction Records) Il Ciementificio è in azione, le ciminiere fumano, qualcosa sta per accadere. “Marcia Marcia” nuovo lavoro dei pazzi abruzzesi. Nuovo lavoro per una band che è stata indicata con diversi aggettivi, ma altro non sono dei narratori, spietati e cinici, del mondo che circonda tutti noi. Sopra le righe per quello che dicono (ma sono sinceri e non diversi da molti di noi) e per come lo fanno
(D-Thrash Records) Che il Dio del Metal possa perdonare questo peccatore. Io non conoscevo Schizoid! Canadese, di Toronto e prodotto della locale scena hardcore nel 1998. Strettamente connesso alla D-Trash Records, etichetta canadese la quale annovera nel roster gente come Drugzilla, MataMachete, Secret Life Of Teenage Girls e altri ancora. Ha realizzato diversi album e questo è il primo dopo ben sette anni 
(Steamhammer/Audioglobe) Secondo disco per il supergruppo svedese di heavy metal rock che raccoglie ex-elementi di Hammerfall, Malmsteen e Dream Evil, “Next Level” non è un capolavoro, ma sicuramente un platter che si fa ascoltare con piacere! I 13 brani in scaletta sono mediamente brevi (soltanto in due casi si va oltre i cinque minuti) e di fruizione immediata.
(Itchy Metal Entertainment) Non so quante band al mondo si chiamino Maelstrom, questi vengono dagli USA, Long Island, e hanno avuto una vita breve tra gli anni ’80-’90. A quanto sembra l’avvento del grunge ha contribuito a spegnere il fuoco dell’esistenza di questa band thrash metal. Il grunge è morto, portandosi nella tomba un buon 90% di quello che ha fatto, ma i thrasher non lo sono mai, morti, e ritornano sempre.
(Apostasy Records) Mi chiedo come possa una band ripetersi di canzone in canzone. Pensateci bene: scrivono i pezzi, li provano, registrano i singoli strumenti, poi li sommano tra loro e ascoltano la canzone finita. Possibile che in tutti questi passaggi non ci sia uno della band che dica agli altri “hey, ma questa sembra uguale alla numero…ed alla numero…”? Bah, forse è la mia avversità al genere, un gothic-doom molto malinconico
(Hungry Ghosts Productions/Finisterian Dead End Records) Bravi Bagheera, davvero bravi! Voto alto e giudizio positivo perché il vostro connubio di thrash metal, hardcore, alternative e groove metal, grunge e tutto il resto è davvero coinvolgente. Vi mancano pezzi memorabili, quelli che ascolti e impari subito, ma se mettete insieme tutta quella roba lì non si potrà certo chiedervi di essere immediati come i Beatles.
(High Roller Records) Bulldozer e Schizo sono due band italiane ben conosciute all’estero e lo sa anche la tedesca High Roller che deve aver pensato a loro quando ha incrociato i siciliani Bunker 66. Perfino Fenriz (Darkthrone) ne ha elogiato le qualità nel suo “Band of the Week” per un loro EP. “Infernö Interceptörs” è il primo full length il quale mette in risalto un thrash ‘n roll crudo e selvaggio.
(Autoproduzione) Chissà, forse le Azorre sono un paradiso, ma l’arcipelago portoghese ha comunque qualcosa che non va per gli StampKase. La band proveniente dalle isole dell’atlantico mette in questo album una tirata di metal totalmente moderno, ma rabbioso, muscolare e con le melodie stipate solo nei ritornelli o comunque principalmente lì.
(This Is Core/Ammonia Records) Con “Good Luck” gli abruzzesi Startoday ribadiscono la propria personalità nella scena hardcore italiana. Non sono gli unici e supremi, ci mancherebbe anzi…per quanto se ne possa dire non reputo il loro hardcore puro, è più melodico e il punk è molto più in evidenza. Queste però sono solo disquisizioni stilistiche, utili a chi non li conosce, e note a qualche fanatico del genere già conoscitore della band.
(Horror Pain Gore Death Productions/Dysphoria) Quella copertina hai dei tratti di penna niente male, certo è splatter e forse anche scontata. Di sicuro illustra il contenuto: due canzoni della band di Baltimora, detta Marrow, che suona un death metal cruento e dai suoni brutal, ma dalla struttura musicale chiara.
(Peaceville Records) Demoni che hanno scritto la loro propria bibbia. Demoni diversi, di un inferno diverso. Inferno fuori dal comune, fuori dagli schemi, mai ovvio. Un inferno tutto loro, fatto di poesia oscura, sangue, erotismo, perversione. I demoni hanno una loro religione, ed ora la profezia si è avverata: è arrivato il decimo comandamento. Mostri. Paure. Chimere. Demoni interiori. La Manticora, nella sua perversa bellezza
(My Graveyard/Masterpiece) Dopo la pacifica e consensuale separazione da Rick Anderson, tornato peraltro in forza ai Warlord, i Martiria si sono trovati di fronte alla sfida più stimolante della loro carriera: e nell’ambiente dell’epic e dell’heavy metal classico molti si chiedevano se il quinto album della formazione capitolina, un concept sulla storia antica della loro città, sarebbe stato all’altezza delle aspettative.
(Magic Circle/Audioglobe) Ecco qua, ancora peggio di quanto pensassi: come annunciavo nella recensione dell’edizione digitale (
(Perris Records/Eagle Booking) Gli anni 80 continuano a tornare. E’ impressionante il numero di acts odierni che ricalcano un genere dato per defunto con l’arrivo del grunge. Ma volete la verità? E’ forse grunge ad essere cadavere, sepolto sotto metri di terra e di ripetitività, mentre il mitico hard rock sembra eterno. Immortale. Ed ecco i Beverly Killz. Vengono dall’Italia, ma potrebbero essere stati una delle hair metal band
(Autoproduzione) I quattro Chains & Visions sono italiani e hanno un retroterra formativo di tutto rispetto, studiando e perfezionandosi attraverso gente di quotata bravura ed esperienza, come Marco Pasquariello (voce), Stefano Pellegatta (batterista), Carmine Savoia (chitarra) ed altri. Il sound che è nato dall’infusione delle loro creatività