Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DIMICANDUM – “The Legacy of Gaia”
(Total Metal Records) Ricordo ancora il comunicato stampa dell’etichetta che annunciava l’album degli ucraini Dimicandum (significa “deve lottare”) e in esso avvertiva che i testi (non in mio possesso) affrontavano tematiche degli antichi miti e filosofici e delle ultime scoperte scientifiche. Argomenti profondi e complessi, per musica che mette sullo stesso piano nu metal, melodic death metal e gothic. (altro…)
(Eisenwald) Tim è australiano e ha frequentazioni con Austere, Grey Waters, e in passato con Woods of Desolation e Nazxul; nel 2003 crea Germ per poter fondere con l’atmospheric black metal elementi post (metal e rock) e una buona dose di elettronica. Il progetto non ha uno sviluppo continuo, in quanto per il musicista e compositore è uno tra i tanti.
(Nuclear Blast/Audioglobe) Due mesi dopo l’ep apripista, arriva negli stores il nuovo disco di Doro Pesch, il primo ad essere edito per la Nuclear Blast; ma il cambio di etichetta non ha mutato di una virgola lo stile e le caratteristiche del sound. Come sempre il disco è composto da molti brani, ben 13, tutti brevi, immediati e subito fruibili. Di alcuni, fra cui la titletrack, abbiamo già parlato nella recensione dell’ep, alla quale
(Nuclear Blast) Musica complessa per menti evolute. Polimorfismo sonoro per un ecosistema acustico alieno, superiore, maestoso. Esperienza sonora quasi paranormale. Una continua sorpresa, secondo dopo secondo, un continuo cammino melodico che cresce, divaga, va verso l’infinito, ritorna, muta, evolve. Quasi settanta minuti di esperienza ultraterrena, ultra sensoriale, spinta ai limiti della ragione, della pazzia, dell’utopia.
(Napalm Records) Una chitarra, un basso e una batteria, affiancati in modo pulito da una produzione che li dispone sullo stesso livello. I suoni sono quelli di un selavaggio psycho doom/stoner in stile jam session. Pezzi lunghi e la quasi assenza del cantato e quando c’è è il chitarrista al microfono. Il suo nome è Johan Jacob ed è anche l’autore della copertina, oltre ad esserlo per quelle di altri, come i Karma To Burn ad esempio.
(Napalm Records) Beh, qualcosa al metalcore serviva altrimenti si rischia proprio di perderlo. Io ovviamente andrò volentieri al suo funerale! Tocca comunque a me scrivere di metalcore in questo spazio web e per via di equilibri redazionali e, spero, anche per onestà di vedute. Il metalcore nella sua forma più rude e decisamente metal è interessante anche per via dei richiami all’hardcore. Tuttavia sono in molti a reputare l’uso continuo dei brakdown e di quelle chitarre come un trattore che è in salita una vera noia.
(AFM Records) Non mi fa impazzire la band di Christian Machado ma riconosco che siano tra i più noti nel panorama nu metal. Ill Niño con “Epidemia” suonano atmosfere che sembrano ribollire di un qualcosa che sta per saltare fuori: di sicuro rabbia, aggressività, sofferenza. Aspetti emozionali, latini (loro però sono americani d’adozione), sottolineati da percussioni vivaci e ben inserite nei brani.
(AFM/Audioglobe) Che bravi i Mob Rules! I tedeschi non hanno mai davvero sfondato e nonostante una carriera iniziata nel ’94 sono ancora poco noti in Italia, eppure ognuno dei loro dischi ha sempre una marcia in più rispetto a tante uscite del mercato. Il segreto sta probabilmente nella solidità e nella lucidità, oserei dire, del loro power/prog, sempre bello al secondo sguardo perché richiede diversi passaggi per essere assimilato.
(Shadow Kingdom Records) Oscurità. Sensazioni depresse. Doom Metal allo stato puro. I Pale Divine arrivano al quarto capitolo, a oltre un decennio dalla prima release ufficiale. Lo fanno con un album imponente, completo, poderoso. Oltre un’ora di musica di qualità, estremamente ben suonata, molto ben registrata. Un album che conduce verso la giusta atmosfera con “Nocturne Dementia” una opener strumentale di ben sei minuti e mezzo,
(Autoproduzione) Nick Reyes è un marine che ha combattuto in Iraq e con all’attivo già due album e una serie di demo e un EP. “Aborted by the Sun” è il secndo EP e venne concepito molti anni fa con il nome di “Farewell My Angel”. I master e il missaggio di quel progetto erano su un hard disk che si ritrovò nel bel mezzo di un incendio. Reyes per molto tempo era convinto di aver perso tutto
(PRC/Hostile Media) “Sepulchral Torment” è sotto tutti gli aspetti un biglietto di presentazione, per la band nordirlandese di recente formazione. Un EP di cinque pezzi più intro, del più seminale blackened death metal. Riff di taglio classico, accelerazioni violente e diverse atmosfere gelide e nere. Il sound riporta alla mente gli Autopsy e le prime offese sonore dei Morbid Angel.
(Autoproduzione) EP di debutto per questi rockers Udinesi. Rock sincero, puro, suonato, non troppo creato. Storie raccontate, cantate, urlate. Anima blues, faccia rock. Voce rauca. Chitarre cristalline, che si abbandonano ad una sequenza di accordi, che si intrecciano, si inseguono, vivono, respirano. Un sound che spazia dal rock più moderno, fino in fondo alle radici del blues.
(Napalm/Audioglobe) Gli speed metallers canadesi Striker, qui al secondo disco, sono sicuramente simpatici (e le loro foto fra smorfie e boccali di birra lo testimoniano pienamente): ma “Armed to the Teeth” ha un problema che si evidenzia fin dalla prima traccia. “Forever”, infatti, ha sicuramente potenza e un bel refrain, ma la produzione è troppo moderna per gli amanti del metallo old style, che si nutrono ogni giorno di prodotti MyGraveyard
(Napalm Records) Trovo un certo piacere nel dover recensire quegli album e artisti che mi costringono a ricerche e approfondimenti, anche se extra musicali. Non conosco i My Sleeping Karma e a quanto pare devo riparare a questa mancanza. I tedeschi sono al quarto album e “Soma” indica una bevanda indiana che pare fosse in grado di inebriare le divinità, tuttavia la parola “soma” indica anche il corpo dei neuroni e non solo quello.
(Autoproduzione) Un velo di malinconia che rende più tristi queste giornate d’autunno. Occhi tristi che guardano verso un panorama grigio, freddo, morente. Il piacere della ricerca interiore, il gusto della scoperta dei sentimenti più remoti, proibiti ed oscuri della persona. Un percorso musicale atmosferico, romantico. Gli spagnoli Universal Theory arrivano al debutto con questo mini album, fantastico,
(Massacre) Thrash metal di pura marca tedesca. Scornage, band con poco più di dieci anni sulle spalle, ma con un sound ben chiaro e violento e scolpito, in questo caso, dal tocco di Andy Classen (Legion of the Damned, Belphegor, Krisiun, Tankard, Holy Moses ed altri) dietro la consolle. Gli Scornage con questo nuovo album sfoderano una serie di riff che si accalcano uno dietro l’altro
(Architects Of Melody) Si legge nel comunicato stampa che affianca questa uscita dei Viza che <<“Amo il nuovo disco; Carnivalia è straordinario” così si è espresso Serj Tankian a proposito del nuovo lavoro dei Viza>>. La band è in tour qui in Europa con Tankian e sembra avere qualcosa dell’anima polimorfa dell’artista di origini armene. Il sound è un insieme di cose e di modi di essere
(R.W.A. Music Company/Atomic Stuff) E’ completamente fuori dalle regole. Assurdamente incompatibile con i luoghi comuni. Mosca. Russia. Terra fredda, glaciale. Dominio musicale dipinto di nero. Black. Death estremo. Ma gli stereotipi vanno smantellati, le regole vanno violate. Distrutte. Hard Rock. Anni 80. Sleaze. Street. Accordi potenti, spensieratezza, teoria del tutto, veloce e subito.
(Kaotoxin Records) Presentati dalla Kaotoxin come un trio di elementi provenienti da Defecal of Gerbe e Brennkelt, cioè dei “quasi nessuno”, i primi però compaiono in due split con altre band e autori di un primitivo e brutale death metal con testi in francesi, i Savage Annihilation fanno ben capire di cosa vogliono parlare (cannibalismo, eresie e brutalità varie).
(Autoproduzione) Sono di Kansas City i Torn The Fuck Apart e il secondo album è uno sviluppo di death metal dai tratti brutal e non senza qualche sano breakdown e inserti solisti delle sei corde anche accattivanti o finalizzati a istrionici sweep. Un qualcosa che li avvicinerebbe agli Origin, ma onestamente la proposta dei TTFA non raggiunge quei livelli. “…the Dissection of the Christ” presenta dieci pezzi,
(Vanity Music Group) Per un nuovo album i Silencer hanno pensato di trovare una storia, una sorta di concept sul quale sviluppare testi e ovviamente la musica più adatta. La materia musicale tratta della lotta tra URSS e USA negli anni ’50 e ’60 per la supremazia nello spazio o almeno per arrivarci. La musica propone una band dal sound speed/thrash metal anche se il loro passato power metal si intuisce da alcune plettrate più docili
(Primitive Reaction) Roba dura. Roba estrema. Se cercate del death metal moderno, prodotto con un suono moderno, avete sbagliato recensione, sbagliato band. Se invece cercate qualcosa di maledettamente demoniaco, con una produzione oscura, opaca, che ricorda i bei tempi di “In the Sign of Evil” dei Sodom, allora questo è pane marcio per (i vostri) denti marci.
(Autoproduzione) Secondo una mia personale teoria, le band di metal estremo che hanno un nome che termina con la “y”, hanno (molto spesso) un sound mostruoso, ruvido e rozzo. Cioè band con gente che bada al sodo, senza compromessi. Chicago è la terra che ha dato i natali a questi quattro brutal death metaller, ancora acerbi e scossi da cambi di line up, ma con un full length alle spalle (“Mind Deterioration” del 2012)
(Autoproduzione) Non posso dire molto su chi siano gli Inset. Sicuramente polacchi, di Żory, quasi alle porte della Cechia. La band nasce nel 2011 con il chitarrista Pawel Adamowicz e il bassista Dariusz Kaczorowski. A loro si sono aggiunti un altro chitarrista, un batterista e un cantante. Contemporaneamente all’attività live nel proprio paese, gli Inset realizzano anche questo EP
(Pure Rock Records) Warrant. No, non quelli americani, quelli tedeschi. Speed Metal. Roba dura. E’ da questo passato che salta fuori Jörg Juraschek, voce e basso dei Warrant, voce e basso dei Punchline. U.D.O., mitica band tedesca. Altra roba dura, un pezzo di storia. E’ da questa storia che salta fuori Thomas Franke, batterista originale degli U.D.O., batterista dei Punchline.
(Tanto di Cappello Records/Grindpromotion) Una band di Cuneo che ha suonato live con Wormrot, Maruta, Jesus Ain’t In Poland, Tools of the Trade cosa può suonare se non il grindcore? Anzi, in teoria vengono presentati come powerviolence e cioè qualcosa che si mette in mezzo all’hardcore/thrash metal e il grindcore. Momenti passaggi dal riffing più tipicamente hardcore, vengono accompagnati da un drumming decisamente grindcore;
(PRC / Malevolence) Se qualcuno di voi ha presente la deriva crossover dei D.R.I., le tirate tra il thrash e l’hardcore dei Nuclear Assault, le mazzate irriverenti dei S.O.D. e altre cose del genere allora deve assolutamente dare un’opportunità a questo album d’esordio dei Thrash Core Fanatics. I TCF suonano qualcosa che si rifà ad almeno venticinque anni fa.
(Autoproduzione) “Tra L’Ombra e L’Anima” e “E Poi Silenzio Pt.2″ sono i due EP, rispettivamente 2011 e 2012, che hanno preceduto “Origami”, primo album di Red Sky un progetto dietro al quale si cela un unico musicista (chitarrista, in particolare). Buona parte dei pezzi sono strumentali, altri hanno un parlato o recitato come di una poesia, in italiano. Partecipa anche una meravigliosa voce femminile, Aurora Rosa Savinelli, in alcune occasioni.
(Sonic Attack) Ma quanto è meraviglioso il secondo disco dei polacchi Pathfinder? Non riesco a renderne conto quanto vorrei. Un album così pomposo, barocco, ingenuo (un concept sul metal come quinto elemento che costituisce l’universo!), altisonante e torrenziale di symphonic power metal non si vedeva, a mio giudizio, dai tempi di “Legendary Tales” dei Rhapsody o “Angels Cry” degli Angra. Non vi spaventino i paragoni,
(EMI) Il mitico Steve Harris. Mente diabolica di quella creatura longeva, e forse immortale, chiamata Iron Maiden. Tranne la partecipazione sull’album della figlia del 2008, Steve è sempre stato impegnato solamente con gli Iron Maiden. Steve Harris è gli Iron Maiden. Legame inscindibile, patto di sangue. Icone del rock come lui sono l’anima della band che hanno creato. E nell’anno dell’ipotetica fine del mondo,
(Autoproduzione) Una copertina che sembra la degenerazione dell’arte di Botero. In cima campeggia in grigio opaco su un fondo nero il nome della band, The Fat Dukes of Fuck, e il titolo dell’album, cioè “Honey from the Lips of an Angel”. Il lay out interno presenta una placida e vittoriana chiesa in legno con accanto un fiammifero e con sotto la dicitura “Computers have no place in art”.
(Comatose Music) Gli Execration di queste righe non sono la band norvegese death metal, bensì americana, del Colorado. Anche loro suonano death metal, ma con tendenze brutal. Il sound degli Execretion è infatti rovinoso, catastrofico, nel senso che la produzione ha permesso un sound sporco, distorsioni cupe prive di frequenze nette e il riffing di conseguenza sembra una poltiglia ribollente.
(UDR/EMI) Enciclopedia del metallo, edizione 2012. Titolo: il mondo è nostro. Sottotitolo: Fuori di testa ovunque come in qualsiasi altro posto. Autori: Dottor Lemmy e compagni. Sommo testo, luminari del metallo sparato a volumi pazzeschi attraverso muri di amplificatori. Massimi esperti della vita on the road. Una serie interminabile di “workshop” con argomento il rock, la potenza, lo sballo, i dB.
(Division Records) Asidefromaday il fatto di unire sotto un’unica parola quel gruppo di cinque, credo renda bene l’idea semantica del sound di questi francesi. Un blocco coeso di post metal, dalla forte tensione emotiva che si percepisce nell’aria. I pezzi sono cupi, quasi tristi, ma di sicuro hanno disperazione e tormento. L’ascolto non è propriamente dei più sereni.
(Massacre) Con tutta sincerità negli ultimi mesi non ho ben capito le strategie di marketing della Massacre. Ammesso che ci siano, ma sicuramente si. Ci sono state delle uscite che mi hanno abbassato la stima verso l’etichetta tedesca, però sapevo che avrei dovuto concedere lodi alla lungimiranza della stessa nel tenere stretti a se gli Illdisposed. I danesi sono a quota undici album (senza contare l’EP “Return from Tomorrow” del 1994)