Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
DEMOS, Xander – “Guitararcadia”
(Rock N Growl Records) Xander Demos è un virtuoso della chitarra che ha suonato al fianco di Johnson, Steve Vai, Vinnie Moore, Jason Becker, Neal Schon, Michael Romeo e John Sykes. Ha già inciso un Ep, “Road To Guitarcadia. Ha chiamato con se, per questo full length Adam Heusey, tastiere sequencers, I batteristi Chris Batton per “Right Angles”, “Boys of Summer” e “Lady in Red” oltre a Mike Stover per la batteria su “Right Angles” e Dean Minerva per “Boys Of Summer”, Matt Williams al basso e I cantanti Kevin Rasel per “Under a Darkened Sky” e Mike Sciullo per “Boys Of Summer”. (altro…)
(Crucial Blast) Ricardo Donoso, John Garcia e Ryan McGuire fondono in questa nuova e terza prova, un avant-death/doom oscuro, plasmato nelle ombre e concepito con l’assistenza di due membri aggiuntivi, ovvero Greg Kelley (Heathen Shame) e Forbes Graham (Kayo Dot), alle trombe. “Old Earth” è dunque una depressa e macchinosa espressione di metal sperimentale ed estremo, con aggiunta di tratti jazz. I brani totali sono quattro e vanno dai 5’ di “Old Earth III” agli oltre 13’ di “Old Earth I”.
(Pure Legend/Audioglobe) La classica e scontata heavy/power band tedesca? Stavolta no. I veterani The Mystery (con questo arrivano al quinto album) hanno anzitutto un’ottima singer, Iris Boanta, discretamente famosa in Germania per essere stata la cantante di una tribute band tutta al femminile degli AC/DC; e poi nei solchi ottici di questo “Apocalypse 666” dimostrano sicuramente di avere un estro compositivo non comune. Quando si tratta di heavy metal classico, la differenza fra un buon brano e uno pessimo non sta nell’innovazione, ma nella cura degli arrangiament
(7 Hard) I tedeschi Hopelezz si inseriscono nel debordante pentolone del melodic death metal. I loro riff sono decisamente svedesi, in particolare In Flames. Per carità, hanno energia e dinamismo, ma a conti fatti questo “Black Souls Arrive” è decisamente un altro album di melodic death come tanti. Si, c’è una produzione attenta, ma i contenuti delle canzoni sono ormai schemi ampiamente noti. A dirla tutta c’è un senso di piattezza che gira in queste note. Canzoni aggressive, cangianti, ampi squarci melodici, qualche breakdown di troppo in giro, come nella title track, e alla fine si giunge alla conclusiva
(Autoproduzione) Registrato in casa, con uno scheda audio di 100 euro, e qualche microfono, i Beyond The Gates presentano dunque undici pezzi dalle sonorità caotiche. La resa audio lascia purtroppo a desiderare, ma andiamo oltre e concentriamoci strettamente sulla musica. I Beyond The Gates, band italiana, suonano un death metal, in parte melodico, che spesso è scosso da innesti metalcore o thrashcore. Vuoi per la qualità audio o per una identità ancora in incubazione, i Beyond The Gates dimostrano una certa approssimazione e confusione compositiva.
(Mordgrimm) Complesso. Un album decisamente complesso. L’ho ascoltato per una settimana intera, ignorando qualsiasi altra musica. Trovavo il lavoro vagamente banale, troppo contorto, eccessivamente ridondante, lungo e dispersivo. Questo fino a quando mi sono lasciato catturare dalla loro atmosfera opaca, cupa, fumosa. Un’opera misteriosa, mistica. Patti infernali, forze universali, regno dei morti tra gli argomenti che rendono questo solenne album di doom occulto un’autentico viaggio nei meandri più oscuri della mente e dei culti umani.
(Horror Pain Death Gore Productions) Per parlare degli Shadows In The Crypt bisogna soffermarsi sulla figura di Lawrence Wallace, ovvero di colui che ha generato la band. Wallace realizzò verso la fine del 2009 le basi per alcune canzoni, le quali divennero poi parte del primo album, “Beyond the Grave”. In quella release del 2011 oltre a Wallace a curare la parte musicale, compariva anche Christian Simms alla voce. Da allora ci sono state poi esperienze live, due demo usciti proprio quest’anno ed ora il secondo album in studio.
(Pulverised Records) Devo essere sincero, adoro la Pulverised Records. Perchè il suo discorso di dare alle stampe album di death metal old school, non è eccentrico, nostalgico, ma solo una fede incrollabile verso un sound che ha caratterizzato il metal. I Bombs Of Hades sono svedesi, hanno uno stile che attinge dalla tradizione death metal del proprio paese. La band nasce grazie a memebri di The Crown, God Macabre, Abhoth, Utumno e l’album è stato registrato al Welfare Sounds Studio (RAM, Bombus e altri).
(Peaceville) Nuovo capitolo che esplora ancora i territori di ‘Night Is the New Day’ e prosegue nell’ambiziosa esperienza avanguardistica, decrescente forse in termini di sorpresa ma non per qualità, suggestione sonora e nobiltà d’intenti. Suoni malinconici per un risultato che sarà anche poco metal, secondo alcuni, ma che scalpita sotto la superficie e vive di frammenti, colori e risvolti inaspettati, evoluzioni che partono dal passato ma che in quest’album si muovono ancora più libere.
(Pure Steel/Audioglobe) Composti per tre quarti da ex membri dei Lizzy Borden, i Knight Fury hanno pubblicato su cd il proprio esordio l’anno passato; la Pure Steel ha quindi acquisito i diritti per una riedizione su vinile limitata a 525 copie. Ci troviamo di fronte a un bel disco fra rock ed heavy che ha qualcosa in comune con il sound della band madre, ma pesca naturalmente a piene mani dal mare degli anni ’80. Melodica e invitante l’opener “Nothing left”, gran lavoro chitarristico in “Attack”; epico e indovinato il ritornello di “Battle for the Castle”
(This Is Core Music) Secondo lavoro, dopo un primo album omonimo e autoprodotto nel 2008, l’ anno dopo essersi formati. Con l’inglese Casket/Copro Records hanno poi inciso un EP ed ora con la This Is Core Music esce il secondo full Length. Nel mentre c’è stato anche un tour tra Italia e Inghilterra. Gli umbri Shinebox hanno rivelato un buon potenziale e si sono dati da fare per manifestarlo. “Into the Great Void” è un lavoro a metà tra il metalcore e l’hardcore o comunque una sua derivazione.
(AFM/Audioglobe) Ho seguito la carriera degli Elvenking fin dal primo demo, e ritengo senza dubbio che la band friuliana vada annoverata fra le più interessanti formazioni di power metal italiane. I primi tre dischi sono sicuramente dei classici della scena più orientata verso il folk: come molti defenders vecchio stampo ho apprezzato di meno il corso iniziato con “The Scythe” e i suoi potenti influssi death, e proseguito con i suoni moderni di “Red silent Tides”.
(Massacre/Audioglobe) Dopo una pausa di ben sei anni, si riaffacciano sul mercato i gothic metallers finlandesi To/Die/For, che nella prima metà dei 2000, quando spopolavano queste sonorità, ottennero un ottimo successo e pubblicarono in breve tempo ben cinque album. Li ritroviamo oggi con la Massacre Records, che ha deciso di distribuire in Europa il proprio sesto full-length, completamente autoprodotto e già diffuso da altri rivenditori in Asia e America.
(Comatose Music) Gli Engorgement devono aver inciso questo lavoro di debutto con l’intento di apparire marci e corrotti nelle menti. Lo stesso titolo, “Excruciating Intestinal Lacerations”, sembra volerlo dichiarare, ma una volta che l’ascolto parte, l’impressione diventa certezza. La voce di James Murphy è pari a quella di un maiale che viene sgozzato. Una bestia immonda che gorgoglia fuori parole incomprensibili.
(Nuclear Blast/Audioglobe) La carriera dei Threshold è lunga e ricca di soddisfazioni: i nostri superano indenni anche la morte del dotato singer Andrew “Mac” McDermott e si ripresentano sul mercato con un altro masterpiece. Dietro al microfono troviamo adesso Damian Wilson, che aveva già cantato per la band su due dischi di metà anni novanta (“Wounded Land”, il debut del ’93, e “Extinct Instinct” del ’97)
(SoulFood Music) Eldur (il suo nome è Einar Thorberg) ha concepito i Fortid e ha poi deciso di sviluppare una discografia imperniata su Völuspá, un poema della mitologia norrena. E’ nata una trilogia iniziata con il primo album nel 2003 e conclusasi poi nel 2010. “Pagan Prophecies” è dunque il quarto album e già dal titolo e copertina, nella quale campeggia una runa stilizzata, si capisce come l’elemento mitologico sia la base del concetto musicale dei Fortid. Il sound è caratterizzato dal black metal, spesso sottolineato da blast beat feroci e di precisione impressionante
(Autoproduzione) I giovanissimi greci BanDemonic danno alle stampre il loro primo ep di classico heavy metal ottantiano appena venato di thrash; il disco si compone di sei brani medio-lunghi composti forse con poca esperienza ma non per questo malriusciti. “The Seeker” è la classica cavalcata: probabilmente dei cori più incisivi avrebbero giovato alla strofa.
(Autoproduzione) I giovani metallari di Kansas City che rispondono al nome di Solace And Stable, incidono questo multiforme album, masterizzato dall’esperto Jamie King (the Buried and Me, Wretched). Gabe Fry (dei From The Shallows) è il chitarrista (insieme a David Muolo) e fondatore della band, la quale venne concepita da Fry come un progetto solista. In esso il chitarrista ha tentato di far confluire in egual misura melodia e un sound pesante.
(New Justice Records) “The Architectural of Truth” è un intrico di heavy metal moderno, quindi è la fusione tra melodic death metal, thrash e metalcore, oltre a una sequela di riff molto heavy e spesso intrisi di groove. La band australiana As Silence Breaks ha inciso l’album attraverso una trafila di livello: registrazioni nello studio di Tim Lambesis, frontman degli As I Lay Dying, presso Escondido in California, con Daniel Castleman (As I Lay Dying, Carnifex, Winds Of Plague, Sworn Enemy).
(Massacre) I debuttanti di Leeuwarden, Olanda, suonano un melodic death metal che è in bilico tra melodie intense, ricche di feeling, di quel senso dell’armonia ma ripetutamente controbilanciati da soluzioni di death metal veloce. Olandesi si, ma svedesi nella sostanza stilistica. Questo genere dura a morire e i suoi figli si moltiplicano nel tempo. Ben vengano però album come questo dei Disintegrate, il quale pur incastonato alla perfezione negli arcinoti schemi del genere, vuole esprimere buone capacità esecutive e compositive.
(AFM/Audioglobe) Trent’anni di attività (naturalmente senza contare gli almeno 10 di stop) sono un traguardo che ben poche heavy metal band possono vantare, ma gli Helstar sono sicuramente fra queste ultime. Per festeggiare al meglio una così lunga attività sul palcoscenico, i nostri danno alle stampe il primo dvd live che è anche il primo doppio cd live ‘ufficiale’: i texani ribadiscono ovunque, sul loro sito e sul materiale pubblicitario, che “Twas the Night of a Helish X-Mas” va considerato soltanto un bootleg.
(High Roller Records) Energia che si scatena dalla fredda Svezia. La nuova terra delle opportunità, dove moltissime bands sembrano trovare uno sbocco, per farsi conoscere, per farsi sentire. I Bad Poetry Band sono tra queste, suonano un rock di tipo
(Napalm/Audioglobe) L’uscita di un nuovo disco di una delle tue band preferite è sempre un momento di grande ansia: è divenuta ormai una triste legge che tutte le formazioni storiche dell’heavy metal sfornino un disco orrendo dopo l’altro, e “Home at last”, l’ep apripista per questo quindicesimo album dei Grave Digger, lasciava decisamente presagire il peggio. Per fortuna, però, le cose non vanno così male, e “Clash of the Gods” si rivela essere quantomeno un disco onesto, pieno di tutti i gradevoli cliches ai quali Boltendahl e soci ci hanno ormai abituato da una vita.
(Earache Records) Antico. Oscuro. Introverso. E’ la definizione del sound degli americani Hour Of 13, giunti al terzo full length. Ritorna Phil Swanson alla voce, e la band si riduce ad un duo, con Chad Davis che si occupa degli strumenti. Massicciamente
(Total Metal Records) Totale annientamento. Valanga di riff poderosi, che si susseguono, che si inseguono, per tre quarti d’ora di puro assalto in chiave thrash, con uno guardo al death e groove metal. Supportate da una base ritmica sempre intensa e
(Infektion Records) Alexandre Santos è il chitarrista ritmico e bassista dei portoghesi Scar For Life, ma è soprattutto il fondatore di questa band nata nel 2008. Per realizzare il terzo album e fare in modo che fosse il migliore inciso fino ad ora, Santos ha perfino chiamato, in qualità di ospiti, Anne Vitorino d’Almeida, violinista che si esibisce in “One More Day” e nella struggente “Old Man”, canzone realizzata con sovrapposizioni tra lo strumento classico, il piano, l’acustica
(Autoproduzione) Sono di recente formazione i Bloodtruth e questo promo presenta solo due brani assolutamente ben composti, eseguiti e registrati. Insomma, un biglietto da visita che si fisserà nella mente di tutti gli appassionati del brutal-gore death metal. Il sound è un massacro violento e frammisto di variazioni e digressioni che mettono in evidenza un discreto lato tecnico dei perugini. Il drumming è una tempesta indiavolata, mai paga di ritmi, rullate ed evoluzioni.
(Record Heaven-Transubstans Records) Progetto sorto in Russia ad opera della polistrumentista Alisa Coral, gli Space Mirrors propongono in questo quarto album una manciata di brani ispirati al mondo di Lovercraft, autore usatissimo nel mondo metallico. La gamma degli ospiti presenti è molto vasta e variegata: agli ex-Hawkwind Nik Turner e Alan Davey si affiancano anche i nostri Martyr Lucifer e Fabio Bartolini degli Hortus Animae.
(Pure Rock Records) Un delicato equilibrio tra l’hard rock e l’heavy metal. Un hard rock troppo cupo, potente per essere semplicemente hard rock, un heavy metal troppo melodico e pulsante per essere heavy metal. Una proposta geniale, semplice e mostruosamente efficace. Un cantante, Lothar, con una voce fantastica, che oso definire come l’incrocio trans genetico tra Udo Dirkschneider e Lemmy Kilmister, con in aggiunta una capacità di offrire un timbro vocale caldo e avvolgente quando la canzone si fa più profonda o misteriosa.
(Pure Steel/Audioglobe) True/heavy power metal dalla Svizzera: gli inossidabili Emerald tornano alla carica con il sesto disco, che è un soffio inferiore al magnifico “Re-forged” ma si difenderà comunque benissimo sul mercato. L’impressione è che i nostri non abbiano voluto rischiare troppo, e così non abbiamo in scaletta un altro ambizioso brano-fiume come “Mutiny” del full-“length” precedente; i nostri si ‘limitano’ a presentare nove brani old school animati da un songwriting grintoso e indovinato.
(Apostasy Records) Assurdo. Malato. Schizoide. E tuttavia estremamente compatto, con una direzione comune che sfocia in un sorprendente livello emozionale. Questo è il black metal proposto dai debuttanti tedeschi Maladie. Un black metal diverso, tecnico, avanguardia del genere, ma estremamente chiaro. La proposta non è ultra tecnica per soli palati estremamente raffinati, ma bensì l’intelligente semplificazione di un qualcosa molto più complesso. Le sette tracce sono efficaci, coinvolgenti nei loro sbalzi di umore sonoro, spesso evidenziati da diverse proposte vocali che spaziano dalla voce pulita ed epica, allo screaming più devastato e sofferto.
(Autoproduzione) Nati da poco tempo e attraverso le ceneri degli Ebola e con elementi di altre band, i romani Galera pubblicano il loro primo lavoro “Roma Isterica”, EP composto da cinque pezzi. Sono autori di un hardcore potente e con una forte caratterizzazione metal. Riff robusti, un basso denso e pulsante e un drumming ovviamente serrato e asciutto. Il tutto si addensa coagulandosi in note che diventano rocce roventi. Le melodie hanno un che di cupo, claustrofobico, ma tutto avviene attraverso sfuriate, sospensioni e ripartenze.
(High Roller Records) I Gaskin sono una delle numerose band apparse sulla scena all’inizio degli anni ’80 con la prima ondata NWOBHM, e poi più o meno rapidamente dimenticate; i nostri ci hanno riprovato, ancora una volta senza troppo successo, nel 2000, e solo adesso danno alle stampre il proprio quarto full-“length”. Il quale, almeno a parere di chi scrive, farà sicuramente scendere qualche lacrimuccia ai nostalgici, ma neanche in questo caso spalancherà alla band inglese le porte del successo. “Edge of Madness” è infatti un disco abbastanza scontato, oserei dire stanco, senza nulla di particolare che non possa trovarsi ovunque in quest’epoca di revival ottantiano.
(Candlelight) Si erano perse un po’ le tracce dei Rumpelstiltskin Grinder dopo “Living For Death, Destroying The Rest”. La band statunitense pare abbia addirittura tentato di cambiarsi il nome, ma le cose sono rimaste come erano. “Ghostmaker” è una fusione estrema tra il death metal e il thrash (a tratti si avvicina al black metal, anche per via dello screaming nel cantato), la quale genera un sound robusto ma dinamico, senza privarsi delle opportune melodie per diversificare i pezzi e rendere la musica maggiormente fruibile.
(Massacre Records) C’è Dan Swanö lo studio Unisound dietro a questo nuovo lavoro dei turchi Soul Sacrifice e questo significa una qualità e pulizia nel sound di tutto rispetto. Tra il meglio che c’è. A dire il vero però anche la qualità di questo melodic death metal dei Soul Sacrifice è davvero buona. C’è potenza, melodie e capacità di esecuzione da parte dei musicisti che è di tutto rispetto. Questo vale anche per il cantato buon Özgür Özkan. I tratti melodici contraddistinguono i pezzi e dalle iniziali battute l’attenzione nell’ascolto resta elevata, segno che il songwriting è di buona qualità.