EXTOL – “Extol”
(Indie Recordings) Allucinato. Sconvolto. Contorto. Imprevedibile. Pieno di rabbia, di furia, ma anche di una luce, la luce generata dalla profonda fede (cristiana) che si rivela nei testi. Musicalmente siamo di fronte ad una opera maestosa, un death metal ultra tecnico, che in un certo senso ricorda Cynic e Carcass, ma che vanta (altro…)
(P2) Perdonate la sciocca ironia, ma una band che si chiama Extinction Protocol e che viene pubblicata da un’etichetta chiamata P2 è il massimo: deve essere un piano della nota Loggia Massonica! Stupidaggini a parte, questo quartetto della Pennsylvania è mostruosamente legato al brutal death metal da un sottile legame
(Non Stop Music) Strano destino, quello degli Excelsis: svizzeri come gli Eluveitie, suonano lo stesso genere degli Eluveitie e sono anche nati diversi anni prima di loro (nel ’96), ma non hanno conseguito il successo ormai planetario dei loro compagni nel folk/power/death metal. Certo, questa situazione è giustificata
(Svart Records) Viaggio nello spazio. Come dice il titolo, autostrada verso lo spazio. Qui non c’è metal. Niente riff poderosi, o chitarre laceranti. “Kometenbahn” è un’esperienza digitale. Concetti futuristici legati a sonorità computerizzate ma anche retrò. Sintetizzatori, strumenti analogici. Ritmi pulsanti. Effetti. Ambientazioni remote,
(Black Widow Records) Sound ricco di passione, di groove, di energia. Gli Electric Swan, al secondo album, offrono una proposta calda, piena di dinamismo e diversa dal solito. Il genere di base è rock anni ’70, con tutti quei suoni analogici, quei suoni che sembrano creati per essere incisi su un nero e sensualissimo vinile.
(SPV/Audioglobe) Dopo circa tre anni di silenzio, dovuti – pare – a gravi problemi familiari e personali del leader Lanvall, ecco un nuovo disco, l’ottavo, degli austriaci Edenbridge, fra i campioni di quel female fronted symphonic metal che andava per la maggiore nella seconda metà degli anni 2000, ma forse oggi sta cominciando ad esaurire la propria spinta creativa. Con il sostegno di un’orchestra viennese, “The Bonding” suona ancora più boombastico e potente dei suoi predecessori, ma naturalmente
(Scarlet/Audioglobe) Che bello quando questo mercato sovraffollato e dozzinale riesce ancora a darti qualche sorpresa: come gli emiliani Empyrios, che pubblicano il loro terzo disco con la sempre attenta Scarlet Records. I nostri suonano quel genere che qualcuno chiama extreme progressive metal: una potentissima miscela di suoni prog alla Symphony X, vocals molto aggressive, ritmiche proprie del death (se non del black) e improvvise aperture melodiche di
(Earache Records) Semplicemente thrash metal. Poca originalità, ma è sicuramente nell’intenzione della band. Meno velocità rispetto ai primi lavori, e forse più mid tempo e groove. Il risultato è decisamente godibile, ricco di energia, suonato in maniera perfetta, e composto con una certa varietà di tempi e cambi di tempo che rendono il tutto dinamico, altalenante, mai noioso. Sono proprio gli stacchi, i cambi, gli assoli che emergono come sangue da una ferita la forza di questa
(My Graveyard Prod.) Guardate quella copertina. Leggete quel nome, notatene i caratteri. Leggete i titoli dei pezzi (“Path of No Return”, “Psychosis”, “Ignorance Grows Strong”). Osservate le foto dei musicisti: jeans, scarpe sportive, t-shirt di Onslaught, Megadeth, Wehrmacht, Voivod. Si, esatto, sonano thrash
(Artificial Sun) Nelle ex Repubbliche Sovietiche si sta muovendo una piccola ondata di alternative-industrial/electro metal. Derivazioni tedesche, americane, forse nulla di autoctono a parte il cantato che spesso è in lingua madre, la quale a mio avviso sembra essere adatta per il metal.
(Doomentia Records) Lo sentono nell’animo il doom i polacchi Evangelist. Sono figli di quello scenario ossianico, tenebroso, decadente. Figli minori dei Candlemass, soprattutto per l’impianto vocale scatenato dal cantante, un tessitore di melodie supreme e supportate da chitarre che restano rispettosamente dietro
(Massacre Records) Album complesso. Album contorto. Album difficile da criticare. Nonostante un progressivo addolcimento nel corso degli anni, e la grande diffusione del genere gothic/death, gli Eternal Tears Of Sorrow mantengono la loro identità, la loro grande capacità compositiva, l’abilità di creare atmosfere
(Fuel Records/Self) Volenti o nolenti bisogna riconoscere che gli Extrema sono una delle band più rappresentative del panorama Hard ‘n’ Heavy italiano; a partire dal loro debutto “Tension at the Seems” fino ad arrivare a questo nuovo lavoro hanno infatti segnato diverse tacche sul calcio del loro fucile
(logic(il)logic Records) Fantastico. Semplicemente fantastico. Decisamente un capolavoro. Una storia. Una storia coinvolgente che sostiene un concept sublime. Un racconto chiaro, marcato, deciso. Uno di quei racconti che sanno incantare, trasportare, rapire. Gli Italiani Echotime danno origine ad una opera completa,
(ToT Sweden) Si muore, c’è il trapasso dalle spoglie mortali, destinate a marcire nell’oblio, e il resto che c’è o si presume di avere andrà oltre. “Sky Burial” una colonna sonora di questo, pensata e suonata da Echtra, musicista di Olympia, dalle parti di Washington, una città che negli anni ’90 significava Bikini Kill e Riot Girrrls.
(Maple Metal Records) Ho dovuto ascoltare più volte l’esordio degli Eclipse Prophecy per farmi un’idea su come giudicarlo. Il problema era che, affrontandolo come di consuetudine senza lasciarmi influenzare dalle info promozionali, non riuscivo ad inquadrare la direzione del sound e soprattutto la nazionalità.
(Eastworld) Se Arthur Paul “Art” Alexakis alla veneranda età di 51 anni suona e canta un genere che si rifà al punk rock da classifica (quindi anche con tendenze pop rock) e con testi spensierati e giovanili, come la stessa musica che suona, un motivo deve pur esistere.
(Asylum Ruins Records) Il discorso portato avanti da Eclectika credo sia ambizioso e allo stesso tempo genuino. Il nuovo album “Lure of Ephemeral Beauty” segue il solco della sperimentazione, ottenuta attraverso la fusione e contaminazione di alcuni stili.
(Massacre Records) Gli Envinya in patria, la Germania, stanno riscuotendo un buon gradimento anche grazie ai notevoli sforzi dell’etichetta, loro conterranea, che crede fermamente in questi bavaresi. Envinya è una female fronted band dedita ad un gothic/melodic metal
(Dust On The Tracks) I bavaresi Eisenherz sono una realtà più o meno recente della cosiddetta Neue Deustche Härte, inoltre questo secondo album esce ben dopo sette anni dal primo. L’anno scorso la band ha suonato al Wacken e in questi mesi è in giro nelle terre di lingua tedesca
(Total Metal Records) Uscito in Russia il 20 dicembre 2012, un giorno prima della ‘temuta’ data della profezia Maya, ma diffuso nel resto d’Europa soltanto in questi giorni, “2012” è il debut della progressive metal band Edvian, nata attorno all’interesse dei due fratelli Plitkinyh.
(Seventh Rule) Sono di una zona rurale del Texas i tre Eight Bells. Chris Van Huffel è un batterista dallo stile selvatico e comunque sufficientemente tecnico, ma libero di colpire in sequenze proprie e stilisticamente molto anni ’70, cosa ovvio visto il contesto da jam session
(Comatose Music) Brutal death metal, nella sua forma più canonica ed espresso attraverso una produzione di gran livello, quasi patinata, ma non tale da sminuire il macello che gli Expurgate di Denver, nel Colorado, mettono su con questo esordio. Jaymes Grundmann si esprime con un growling
(Grom Records) Ci sono sonorità che nonostante la loro “grezzura” nascondono sempre un certo fascino, parliamo quindi di tutto quel filone estremo che per convenzione e necessità cronologica di catalogazione definiamo “old school”. In questo disco dei nostrani Extirpation c’è questo: un black metal tagliente, scarno
(Altered End) Gli Erdh sono francesi e quando ho letto che si dichiarano una band (in realtà è un duo) nel cinematic metal, ho da subito pensato che avrei affrontato sonorità profonde, magari anche introspettive, sicuramente sperimentali ma di una certa scorrevolezza.
(Avantgarde Music) Credo che fare sperimentazione, avantgarde, psichedelia, fusioni di stile e cose del genere occorra innanzitutto del buon gusto, altrimenti si scade nella banalità o in forme sonore inconsistenti e vuote. Gli Echoes Of Yul posseggono un sound fatto da post doom e drone/avantgarde,
(Nuclear Blast Records) Questo è semplice, puro, diretto e maledettissimo heavy metal. Quello vero. Quello libero da qualsiasi inquinamento moderno. Non si tratta di old-school, i quattro svedesi odiano questa definizione in quanto dichiarano, a ragione, che il metal è eterno, senza tempo.
(Pulverised Records) Totale astio verso religione e culti. Odio. Nichilismo estremo. Un’aura oscura che emerge da ogni singola maledetta nota di questo terzo full length dei greci Enshadowed. Un album che scatena ansia, sofferenza, paura. Una maledizione articolata su nove pezzi estremamente tetri, pesanti.
(Autorpoduzione) A volte un artista decide di cambiare direzione. Il chitarrista Eric Castiglia, abbandonati i romagnoli Sedna, con i quali aveva aperto anche per bands di grosso calibro come Taake e Shining, fonda la sua “one man band”, e crea questo bellissimo album, dall’emblematico titolo “The End of Our Days”.
(Limb/Masterpiece) Che finalmente gli Eyefear abbiano fatto il botto? Forse ancora no, ma il quinto album dei power/progsters australiani supera di certo (e di molte lunghezze) il precedente “The Unseen”. Dopo il fallimento della Dockyard1 si erano un po’ perse le tracce di questa formazione interessante e sottovalutata, che si ripresenta oggi dopo essere stata accolta dalla Limb. Il sound si è fatto decisamente altisonante e direi che le capacità dei singoli strumentisti si avvertono chiaramente.
(Pure Steel/Audioglobe) Il ritorno degli Exxplorer, l’anno scorso con “Vengeance rides an angry Horse”, ha fatto tremare le vene e i polsi di tutti gli appassionati del metallo a stelle e strisce; è del tutto naturale, quindi, che la Pure Steel cavalchi quest’onda proponendo, nel solito limitatissimo vinile, la seconda prova della formazione americana, originariamente datata 1994. Us metal di classe cristallina fin dalla positiva “Rockin’ bound”. Con “Life’s Seduction” abbiamo subito la power ballad,
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Ci sono stili di vita che non muoiono mai. Certo, le mode possono esaltarne il concetto, portarlo alla ribalta, ma le mode sono volatili e passeggere, le mode si susseguono, mentre le vite continuano a scorrere. Alcune a rilento. Alcune normali. Alcune rapidamente, troppo rapidamente. Una corsa a velocità folle dove non si chiede permesso, non si chiede scusa, non ci si pente. La velocità è semplicemente troppo alta. Non si ama, si fa sesso. Non si corteggia, si prende.
(Agonia Records) Gli Endezzma sono una band fondata da Morten Shax (Sorgar), ovvero il fondatore della zine Nordic Arian Elite e dell’etichetta Flesh For Beast Records. Dopo una serie di pezzi scritti quando la band aveva un altro nome e forse anche identità, arrivò un EP nel 2007 ed ora stabilizzato il fronte dei musicisti arriva il debut album, creato attraverso una serie di canzoni black metal in stile Venom e ultimi Darkthrone oppure di tipo più classico.
(My Kingdom Music) La nota promozionale che accompagna “Tears on the Face of God”, la seconda fatica dei siciliani Eversin, dice che si tratta di un disco di epic/thrash metal: sempre che questo genere esista, l’etichetta è del tutto fuorviante per questa band (un tempo nota come Fuoco Fatuo), che di epic non ha praticamente nulla e anzi magari ha qualche spunto progressive, tipo Iced Earth ad esempio. “For the Glory of Men”, con la quale si iniziano le danze, è un brano strumentale spigoloso, aperto da rumori di guerra e dalla innocente ricerca da parte di una bambina della propria madre;
(Iron On Iron) Dopo due demo e cinque anni di attività, è giunto il momento per il debutto dei greci Erratic Escape: se ne occupa la Iron on Iron Records, finora particolarmente attenta nel segnalare le realtà elleniche più significative nelle varie sfumature del metallo classico (Validor, Dark Nightmare e soprattutto Dexter Ward). Stavolta, però, possiamo dire che la label è stata meno accorta: i nostri confezionano un minestrone melodic metal dove nessun elemento risalta in particolare.