ENFORCER – “Death By Fire”
(Nuclear Blast Records) Questo è semplice, puro, diretto e maledettissimo heavy metal. Quello vero. Quello libero da qualsiasi inquinamento moderno. Non si tratta di old-school, i quattro svedesi odiano questa definizione in quanto dichiarano, a ragione, che il metal è eterno, senza tempo. (altro…)
(Pulverised Records) Totale astio verso religione e culti. Odio. Nichilismo estremo. Un’aura oscura che emerge da ogni singola maledetta nota di questo terzo full length dei greci Enshadowed. Un album che scatena ansia, sofferenza, paura. Una maledizione articolata su nove pezzi estremamente tetri, pesanti.
(Autorpoduzione) A volte un artista decide di cambiare direzione. Il chitarrista Eric Castiglia, abbandonati i romagnoli Sedna, con i quali aveva aperto anche per bands di grosso calibro come Taake e Shining, fonda la sua “one man band”, e crea questo bellissimo album, dall’emblematico titolo “The End of Our Days”.
(Limb/Masterpiece) Che finalmente gli Eyefear abbiano fatto il botto? Forse ancora no, ma il quinto album dei power/progsters australiani supera di certo (e di molte lunghezze) il precedente “The Unseen”. Dopo il fallimento della Dockyard1 si erano un po’ perse le tracce di questa formazione interessante e sottovalutata, che si ripresenta oggi dopo essere stata accolta dalla Limb. Il sound si è fatto decisamente altisonante e direi che le capacità dei singoli strumentisti si avvertono chiaramente.
(Pure Steel/Audioglobe) Il ritorno degli Exxplorer, l’anno scorso con “Vengeance rides an angry Horse”, ha fatto tremare le vene e i polsi di tutti gli appassionati del metallo a stelle e strisce; è del tutto naturale, quindi, che la Pure Steel cavalchi quest’onda proponendo, nel solito limitatissimo vinile, la seconda prova della formazione americana, originariamente datata 1994. Us metal di classe cristallina fin dalla positiva “Rockin’ bound”. Con “Life’s Seduction” abbiamo subito la power ballad,
(Street Symphonies Records/Andromeda Dischi) Ci sono stili di vita che non muoiono mai. Certo, le mode possono esaltarne il concetto, portarlo alla ribalta, ma le mode sono volatili e passeggere, le mode si susseguono, mentre le vite continuano a scorrere. Alcune a rilento. Alcune normali. Alcune rapidamente, troppo rapidamente. Una corsa a velocità folle dove non si chiede permesso, non si chiede scusa, non ci si pente. La velocità è semplicemente troppo alta. Non si ama, si fa sesso. Non si corteggia, si prende.
(Agonia Records) Gli Endezzma sono una band fondata da Morten Shax (Sorgar), ovvero il fondatore della zine Nordic Arian Elite e dell’etichetta Flesh For Beast Records. Dopo una serie di pezzi scritti quando la band aveva un altro nome e forse anche identità, arrivò un EP nel 2007 ed ora stabilizzato il fronte dei musicisti arriva il debut album, creato attraverso una serie di canzoni black metal in stile Venom e ultimi Darkthrone oppure di tipo più classico.
(My Kingdom Music) La nota promozionale che accompagna “Tears on the Face of God”, la seconda fatica dei siciliani Eversin, dice che si tratta di un disco di epic/thrash metal: sempre che questo genere esista, l’etichetta è del tutto fuorviante per questa band (un tempo nota come Fuoco Fatuo), che di epic non ha praticamente nulla e anzi magari ha qualche spunto progressive, tipo Iced Earth ad esempio. “For the Glory of Men”, con la quale si iniziano le danze, è un brano strumentale spigoloso, aperto da rumori di guerra e dalla innocente ricerca da parte di una bambina della propria madre;
(Iron On Iron) Dopo due demo e cinque anni di attività, è giunto il momento per il debutto dei greci Erratic Escape: se ne occupa la Iron on Iron Records, finora particolarmente attenta nel segnalare le realtà elleniche più significative nelle varie sfumature del metallo classico (Validor, Dark Nightmare e soprattutto Dexter Ward). Stavolta, però, possiamo dire che la label è stata meno accorta: i nostri confezionano un minestrone melodic metal dove nessun elemento risalta in particolare.
(Massacre) L’anno scorso la copertina di “Rostrot” mi ha colpito e affascinato più della musica che conteneva ed ora riecco gli Eisregen, con una compilation composta da due CD. Nel primo ci sono canzoni del periodo 1998-2004, nel secondo sette nuove o mai pubblicate. La band teutonica è tra le più note nel campo del dark metal di fattura germanica, con quelle sonorità notturne partorite dalle tenebre e con i soliti bei riff pesanti o subdolamente distorti. I pezzi già noti non hanno bisogno di molti commenti.
(Despise The Sun Records) Spaventoso ritorno dal passato. Un’entità che si manifesta in questo anno fatto di profezie Maya, amplificatori a transistor e tablet! Di cosa scrivo? Semplice, sono fuori di testa. Ho ascoltato la versione audio del Necronomicon e ora il mio sistema nervoso paga pegno! Sono sballottato da questa compilation (ne seguirà poi una seconda, come si evince dal titolo) fatta di demo del 1987, ’88 e un 7″ del ’92
(Abyss Records) In questo album vi è un death metal che mette insieme i Grave e qualcosa degli Autopsy in alcuni brani (per esempio la title track e “Dark Mistress”), oppure dei Bolt Thrower (per esempio “Born of Hate”). Un sound comunque rozzo, fatto da un drumming pesante ed equalizzato in modo grossolano e chitarre sempre tenebrose,
(Art Gates Records) Il thrash metal è il fulcro di questo lavoro e della band che lo ha inciso. Exodia, di Valencia, Spagna, agguerriti thrasher dalle reminiscenze Bay Area e da qualche tocco più moderno, tipo alla Hatesphere. Le capacità dei valenciani sono indiscutibili, la sostanza c’è. Quello che manca è l’assenza di qualche brano che si elevi dal resto, ma ormai al giorno d’oggi di questa mancanza ne soffrono tutti gli esordienti.
(Moonlight Records) C’è qualcosa di magico in questa band e lo si avverte già dal nome e ovviamente anche la copertina ha il suo fascino astrale ed esoterico. I suoni poi sono una possibile ed acerba colonna sonora di rituali dionisiaci: chitarre cariche di fuzz e wah-wah, basso denso e una batteria con suono pieno, netto, genuino e senza eccessi di trigger che smontano i suoni.
(Soulseller) Come molti esordienti che nascono e fanno tutta una trafila di pubblicazioni minori, come 7″ e demo, la band olandese Entrapment giunge al sospirato debut album, il quale è un manifesto di old style death metal da inserire nelle costellazioni luminose degli Entombed, primi due album, Dismember (dai quli il logo sembra ispirato) e Autopsy, età di mezzo.
(Chaos Records) Non conoscevo prima di questo EP i messicani Evil Entourage, i quali sono già autori di due album, nel 2007 e nel 2010. Questo EP ripropone la band attraverso un death metal estremamente furioso e che per scuola avvicinerei a quella polacca. Quindi un sound sempre teso al suo massimo. Una tempesta continua. Sei pezzi dei quali uno è un intermezzo sinfonico, assestati tra gli oltre due minuti e i quattro. 
(Massacre/Audioglobe) Sono passati ben sette anni fra il primo ep e il debut d’esordio dei portoghesi Enchantya: la band sfrutta con mestiere e senza troppe pretese un filone stra-abusato come il power/gothic, offrendo agli appassionati oltre un’ora piena, nel bene e nel male, di tutti i cliché del genere. “No Stars in the Sky” è un inizio incredibilmente Nightwish,
(Nuclear Blast) Musica complessa per menti evolute. Polimorfismo sonoro per un ecosistema acustico alieno, superiore, maestoso. Esperienza sonora quasi paranormale. Una continua sorpresa, secondo dopo secondo, un continuo cammino melodico che cresce, divaga, va verso l’infinito, ritorna, muta, evolve. Quasi settanta minuti di esperienza ultraterrena, ultra sensoriale, spinta ai limiti della ragione, della pazzia, dell’utopia.
(AFM/Audioglobe) Che bravi i Mob Rules! I tedeschi non hanno mai davvero sfondato e nonostante una carriera iniziata nel ’94 sono ancora poco noti in Italia, eppure ognuno dei loro dischi ha sempre una marcia in più rispetto a tante uscite del mercato. Il segreto sta probabilmente nella solidità e nella lucidità, oserei dire, del loro power/prog, sempre bello al secondo sguardo perché richiede diversi passaggi per essere assimilato.
(Comatose Music) Gli Execration di queste righe non sono la band norvegese death metal, bensì americana, del Colorado. Anche loro suonano death metal, ma con tendenze brutal. Il sound degli Execretion è infatti rovinoso, catastrofico, nel senso che la produzione ha permesso un sound sporco, distorsioni cupe prive di frequenze nette e il riffing di conseguenza sembra una poltiglia ribollente.
(Spinefarm/Audioglobe) Sono passati ormai molti anni (se non sbaglio addirittura undici) da quando gli Ensiferum ‘esplosero’ (quasi in senso letterale!) sul mercato con quel debut autotitolato che ha sancito, almeno a parere di chi scrive, la nascita di un nuovo genere musicale, una letale miscela di folk, power e death che da più parti è stata definita ‘battle metal’.
(AFM Records) Dopo l’esperimento acustico, “The Acoustic”, il sound fatto di thrash-crossover degli ungheresi Ektomorf ritorna. Il punto è che questo sound sempre più articolato e sfumato nelle sue strutture pare non avere più una direzione precisa. Nell’ascoltare “Black Flag” si resta sfiancati già all’altezza di “The Cross”, la terza traccia, nel non riuscire a fissare qualcosa di veramente memorabile, tra la selva di breakdown, riff rovinosi, ritmi battenti, scorci vocali tra il rap e il growling.
(Bakerteam Records) La sempre meritoria Bakerteam ripropone su scala europea il debut dei romani Evershine, già uscito come autoprodotto lo scorso anno: nove le tracce in scaletta per un disco ben riuscito e del tutto apprezzabile nella sua immediatezza. La traccia auto titolata fa subito pensare ai Dragon Quest: suoni squillanti, positivi, molto orientati sulle tastiere, e un ritmo incalzante da happy power metal, con la cristallina voce di Marco Coppotelli che svetta su tutto. “Angel/Killer” trasmette anni ’80 da ogni singola nota, ma gli ascoltatori attenti noteranno in particolare influenza Europe e hard rock scandinavo.
(Crucial Blast) Ricardo Donoso, John Garcia e Ryan McGuire fondono in questa nuova e terza prova, un avant-death/doom oscuro, plasmato nelle ombre e concepito con l’assistenza di due membri aggiuntivi, ovvero Greg Kelley (Heathen Shame) e Forbes Graham (Kayo Dot), alle trombe. “Old Earth” è dunque una depressa e macchinosa espressione di metal sperimentale ed estremo, con aggiunta di tratti jazz. I brani totali sono quattro e vanno dai 5’ di “Old Earth III” agli oltre 13’ di “Old Earth I”.
(AFM/Audioglobe) Ho seguito la carriera degli Elvenking fin dal primo demo, e ritengo senza dubbio che la band friuliana vada annoverata fra le più interessanti formazioni di power metal italiane. I primi tre dischi sono sicuramente dei classici della scena più orientata verso il folk: come molti defenders vecchio stampo ho apprezzato di meno il corso iniziato con “The Scythe” e i suoi potenti influssi death, e proseguito con i suoni moderni di “Red silent Tides”.
(Comatose Music) Gli Engorgement devono aver inciso questo lavoro di debutto con l’intento di apparire marci e corrotti nelle menti. Lo stesso titolo, “Excruciating Intestinal Lacerations”, sembra volerlo dichiarare, ma una volta che l’ascolto parte, l’impressione diventa certezza. La voce di James Murphy è pari a quella di un maiale che viene sgozzato. Una bestia immonda che gorgoglia fuori parole incomprensibili.
(Pure Steel/Audioglobe) True/heavy power metal dalla Svizzera: gli inossidabili Emerald tornano alla carica con il sesto disco, che è un soffio inferiore al magnifico “Re-forged” ma si difenderà comunque benissimo sul mercato. L’impressione è che i nostri non abbiano voluto rischiare troppo, e così non abbiamo in scaletta un altro ambizioso brano-fiume come “Mutiny” del full-“length” precedente; i nostri si ‘limitano’ a presentare nove brani old school animati da un songwriting grintoso e indovinato.
(Napalm/Audioglobe) Dopo il passaggio dalla Nuclear Blast alla Napalm Records, ecco riapparire gli Ex Deo di Maurizio Iacono: se il primo disco di questo progetto ‘romano’ del frontman dei Kataklysm era dedicato a “Romulus”, il secondo si ispira alla storia grondante sangue di “Caligula”, l’imperatore folle che – almeno a quanto raccontano gli storici dell’epoca, tutti a lui avversi – fece senatore il proprio cavallo. L’intro dell’opener “I, Caligula” è pomposa e barocca, poi parte il brano vero e proprio, serrato e ruvido, vicinissimo al battle metal più che a un classico death, scandito dall’incessante ripetizione delle parole del titolo.
(Abyss Records) Helcaraxë è una parola che proviene dall’epica di J.R.R.Tolkien e questa band irlandese ha deciso di appropriarsene per sottolineare la propria tendenza epica, pagana mitologica attraverso questo primo full length. Otto pezzi nei quali l’elemento melodico si snoda attraverso un flusso di riff che si intrecciano fra loro e declamano note che costruiscono trame sonore epiche. Si avverte la tipica essenza black metal, ma gli Eternal Helcarax pensano soprattutto a non sfociare in atteggiamenti estremi e ruvidi.
(Autoproduzione) Cinque anni dopo il buon debut album “Dissension”, gli Ethereal Architect tornano in studio e ci consegnano questo full-length composto da 9 brani ed una bonus track dove mantengono inalterate le loro qualità, sia sul piano tecnico che creativo, arricchendole con un sound ancora più potente e corposo. L’innovazione ed un buon gusto melodico si fondono con armonia, dando vita ad un progressive metal d’impatto che esplode di note e sorprende per la varietà di soluzioni e nel quale emerge una matrice epico-sinfonica.
(Napalm/Audioglobe) Cosa è successo agli Ereb Altor, la band che parecchi indicavano come unica e più degna erede di Bathory? Perché “Gastrike” sembra non avere molti punti di contatto con il resto della loro discografia! Vediamo in dettaglio. Solo sette, tutti attorno ai sei minuti, i brani in scaletta. L’iniziale “The Gathering of Witches” ci mostra che gli svedesi hanno preso una netta svolta black
(Kaotoxin Records) Daniel Neagoe è il cantante della brutal death metal band Unfathomble Ruination e membro della band depressive black metal Colossus e dell’altra dark ambient, cioè i The Departure; è stato anche a lavoro come compositore di colonne sonore per una compagnia cinematografica rumena. A Londra si mette in gioco attraverso i suddetti progetti musicali.
(Terrasound Records) Rabbia. Sentimento profondo di odio e furia. Sensazioni urlanti incatenate in un abisso senza fine. Grida di ribellione, migliaia di anime dannate che convergono contorte nella linfa vitale di questo act polacco. Un’implacabile sequenza di pezzi proposti con pesantezza, brutalità, potenza ed una intelligente fantasia tecnica che offre come risultato un suono pulito, definito, energetico, dinamico.
(Iron on Iron Records) Molti sanno che a sostenere l’heavy/epic metal underground sono soprattutto i greci: prima con una serie di band apparse quasi contemporaneamente all’inizio degli anni 2000 (Battlerorar, Sacred Blood, Airged L’Amh, Wrathblade, Athlos, Marauder e compagnia), e ora anche con etichette come la Eat Metal o la Iron on Iron. È appunto quest’ultima a dare alle stampe l’ep d’esordio dei finlandesi Evil Lyn