Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.

DESERT SIN – “Destination Paradise”

(Pure Steel-Audioglobe) Questo è il secondo album degli austriaci Desert Sin, anche se i nostri hanno una lunga carriera con un altro monicker (il brutto “Sick-U-R”) che rimonta fino all’inizio del decennio scorso. Dieci i brani in questo “Destination Paradise”, un dignitoso prodotto di heavy/power metal (naturalmente alla tedesca!) mai troppo scontato o banale, che privilegia sempre le soluzioni meno dirette ed elementari. (altro…)

Di |2012-01-07T23:31:09+01:0007 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

STAHLMANN – “Quecksilber”

(AFM Records) Tempo fa un amico disse “Questi tedeschi che suonano roba electro/industrial metal o rock che sia, hanno tutti la stessa faccia e cantano tutti in modo uguale”. Io aggiungerei anche che il sound degli album è tutto uguale. Preciso da subito che “Quecksilber”, secondo album dei Stahlmann, non è un pessimo lavoro, ma non è nemmeno un capolavoro ed è comunque incastonato nel discorso fatto in apertura. (altro…)

Di |2021-12-05T15:26:33+01:0007 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

RÊVERIE – “Wandel”

(Napalm Records) Se avete un cuore e un orecchio sensibile alle melodie tenere, sognanti e placide e magari decorosamente melense, questo album d’esordio dei Rêverie è perfetto per voi. Per chi non è propriamente vicino a queste cose, rischia di stancarsi nell’ascoltare “Wandel”. La voce di Max Leonhardt riceverà consensi (ma anche il suo aspetto, tra la ragazze), ma il tedesco usato per cantare, potrebbe limitare parzialmente un possibile mercato internazionale. (altro…)

Di |2012-01-07T14:41:28+01:0007 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

REINXEED – “1912”

(RivelRecords) Il ragazzo prodigio del christian metal, Tommy Johannson, torna con il quarto album in quattro anni: stavolta lo troviamo a cantare, con il suo powerboombastico, la tragedia del Titanic. Ho seguito dagli inizi, e con molta simpatia, la carriera del corpulento polistrumentista svedese, ma già nel precedente “Majestic” avevo notato una certa stanchezza compositiva: la sensazione di deja-vu è decisamente aumentata in questo “1912”, troppo simile ai tre dischi precedenti per non generare qualche perplessità relativa alla staticità del sound e del songwriting. (altro…)

Di |2012-01-07T15:22:46+01:0006 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

TRAMORTIRIA – “Wrath Among the Dead”

(SG Records) Il thrash ha ormai esaurito i suoi argomenti, è fisiologico. Tuttavia quando le cose si fanno con criterio, qualcosa d’inaspettato salta sempre fuori. I Tramortiria di Pogno (NO) si cimentano in qualcosa di personale, passando in rassegna il thrash metal, con pochi spunti speed metal e provando, più volte, soluzioni che mettano la melodia in primo piano anziché le strutture. (altro…)

Di |2012-01-07T15:42:00+01:0006 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

LUNOCODE – “Celestial Harmonies”

(Spider Rock Prom.) Questo album è il primo per i Lunocode, ma alle spalle hanno un EP, cioè “Last Day of the Earth”. Lo stile dei perugini affonda parzialmente nel rock progressive degli anni ’70, oltre alle sonorita melodic metal moderne. Lo si evince da “The Origin of Matter and Mind”, un composizione di quasi 30′ e suddivisa in più parti. Una suite, proprio come facevano un tempo alcune divinità del rock. Rock complicato dunque? (altro…)

Di |2012-01-07T15:42:34+01:0005 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

ROSAE CRUCIS – “Venarium”

(Jolly Roger Records) Esiste un oggetto più cult di un vinile stampato in sole 100 copie, contenente sette brani di una delle più gloriose formazioni heavy metal italiane, e distribuito in una fodera bianca autografata da tutti i suoi componenti? L’EP “Venarium”, già esaurito poche settimane dopo la pubblicazione, ci presenta alcune imperdibili rarità dei romani Rosae Crucis. Il lato A accoglie le versioni in inglese (quindi dalla “Overlord Edition” di “Fede Potere Vendetta”) (altro…)

Di |2012-01-07T15:46:33+01:0005 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

LEGIONS OF CROWS – “Stab Me”

(Funeral Rain) Duo inglese che debutta con un album fatto di atmosfere gotiche, metal necrotico, dark polveroso e doom malinconico. L’apice creativo di Herod e Attila – il primo chitarrista e bassista, il secondo voce, tastiere e drum machine- offrono il loro zenith creativo attraverso “Provident Hymn/Malediction”. La prima parte è una intro, munita di corale e organo che fa molto elegia pastorale inglese, salvo poi cedere il passo al brano vero e proprio (altro…)

Di |2012-01-07T15:47:08+01:0005 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

PROGRESS OF INHUMANITY – “Escalating Decay”

(The Spew Records)  Trio greco del quale il solo Nick Prapas, batterista, sembra avere un minimo di curriculum (Mencea e Straightghthate) e pubblicato attraverso l’italiana The Spew. Il tutto avviene nei territori del grindcore, ma con l’innata aggressività del genere, incanalata in pezzi dove il riffing è fluido (tipo i Napalm Death del post “Scum”) ed espresso attraverso una gamma stilistica solida e legata al passato. L’uso del blastbeat viene ridotto, ma fortunatamente non emarginato, questo (altro…)

Di |2012-01-07T15:47:47+01:0003 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

DEXTER WARD – “Neon Lights”

(Iron on Iron) Si è mai sentito di una band di purissimo us metal anni ’80 che provenga dalla Grecia e incida il proprio debut album nel 2011? Fino a che “Neon Lights” non ha iniziato a girare nel mio stereo non ci credevo neanche io! I Dexter Ward, nome di Lovecraftiana memoria, nascono dopo che Manolis Karazeris e Mark Dexter (al secolo Marco Concoreggi) lasciano i BattleroaR e decidono di dedicarsi ad un progetto più consono alla propria dimensione musicale. (altro…)

Di |2012-01-07T15:40:52+01:0002 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

WOTAN – “Bridge to Asgard”

(My Graveyard/Masterpiece) In attesa del prossimo full-“length”, dedicato nientemeno che alla Saga dei Nibelunghi, i Wotan ci deliziano con questo ep preparatorio di sei pezzi. “The lone Wolf”, che apre la scaletta, è esattamente quello che ci aspetta dalla band di Vanni Ceni: un brano dall’incedere marziale (dovuto essenzialmente alla sezione ritmica secca e precisa), con il sopracitato singer che si esibisce nel suo tipico canto “vibrato”, e Mario Degiovanni con il suo stile alla Ross the Boss. (altro…)

Di |2012-01-07T15:29:08+01:0001 Gennaio 2012|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

TODAY FOREVER – “Relationshipwrecks”

(Bastardized Recordings) L’hardcore band tedesca Today Forever sforna un nuovo album, ovviamente indirizzato alle sonorità più moderne del genere, tanto da farne un lavoro quasi post-punk/post-hardcore. “Relationshipwrecks” arriva a quasi 30′, con dodici pezzi, attraverso ritmi cadenzati e una certa lentezza generale, rispetto a cose più brillanti. Altra caratteristica, tipica dei tedeschi, è quella di offrire pezzi più strutturati rispetto ad altri spontanei. (altro…)

Di |2012-01-07T15:31:17+01:0031 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

OUTCAST – “Awaken the Reason”

(Listenable Records) Quanti figli hanno prodotto i Messhuggah? Tanti e forse troppi! Questa però è una situazione che esiste in tutte le “buone famiglie”. Gli Outcast sono anche loro figli della band svedese, capostipite di quella famiglia chiamata djent metal (vedi anche i loro connazionali Gojira), ovvero riff serrati e costruiti su palm muting a tutta birra, con la batteria che li doppia a ruota e tanto groove che inonda ogni cosa. (altro…)

Di |2012-01-07T15:49:36+01:0031 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, Q|Tag: |

CONCETTO ETICO – “J’Astemme”

(Autoprodotto) Veterani della scena rock napoletana, i Concetto Etico ci hanno messo ben 13 anni per pubblicare il loro primo ep: dal nutrito insieme di composizioni originali, da anni proposte in giro per la Campania, i nostri scelgono sei brani molto rappresentativi del loro sound, da qualche parte fra Afterhours e Litfiba ma con un tocco malinconico e disincantato in più. Ed è facile pensare che il valore aggiunto alla già gradevole musica della band siano i testi del cantante Sergio, sempre sospesi fra poesia e disperazione e in più punti così veri da risultare quasi disturbanti. L’amara ironia di “La vita perfetta” sta appunto nel fatto che quella descritta nell’opener è tutto tranne che perfetta: certo, non c’è errore, ma non c’è neanche amore perché ‘chi ama sbaglia’… e allora meglio essere ‘troppo marci’, come recita il chorus finale, che splendidamente vuoti. Il mito dell’emigrante meridionale è il soggetto di “Lampioni di sole a Milano”, l’unico pezzo in cui forse le liriche mostrano qualche incertezza di metrica e musicalità; liriche che in ogni caso sanno di una ironia distaccata, di speranze deluse in cui forse già dall’inizio non si sperava troppo… “Così fragile” è forse la canzone più à la Litfiba dell’ep: molto bello il basso in continua evidenza, molto bello l’assolo finale, e stavolta il cantato e le parole di Sergio sono più poetici e sfuggenti. Il rock più grintoso è nella titletrack, corrosiva e assai critica nei confronti della nostra classe politica; se nel disco ci fosse una ballad sarebbe “Notturno”, sognante ma sempre disincantata. A suo modo solare – e non poteva essere altrimenti – la conclusiva “Mediterraneo”, anche se il testo ha sempre accenti caustici quanto di fine intelligenza. I Concetto Etico sono realmente in grado di scuotere l’ascoltatore: in mezzo a tanti prodotti di routine, qualcosa che si fa finalmente notare, con una produzione pulita e tante belle idee messe in musica.

(Renato de Filippis) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-30T19:15:15+01:0030 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

MYON – “Call of the Senses”

(autoprodotto) I finlandesi Myon aprono il 2012 con un singolo, corredato da relativo video. “Call of the Senses” è un brano di puro AOR/rock, nel quale la band infonde tutta la propria identità. Melodia perfetta, capace di (altro…)

Di |2018-01-17T16:52:49+01:0030 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|Tag: |

LVCIFYRE – “The Calling Depths”

(Pulverised Records) Malefico e dannato debutto per gli inglesi Lvcifyre, band nata dall’impulso di T. Kaos degli Adorior, poi raggiunto e successivamente abbandonato dal collega T. Slutsodomizer. “The Calling Depths” è stato registrato in Polonia, ottenendo una sound molto cupo e tenebroso. I brani puzzano di catacombe, la voce di (altro…)

Di |2014-02-01T18:59:02+01:0028 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

DEADLY TIDE – “8th Deadly Sin”

(BRC Rec./Self  Distr.) Una delle prime cose da curare per una band, soprattutto se dedita allo street/sleazy rock, è l’immagine. Una copertina d’impatto, la quale anticipa anche l’elevato tasso femminile esposto nel layout interno, una grafica accattivante e simpatica, il tutto sovrapposto ad un contenuto musicale realizzato con attenzione, il quale però pesca anche da materiale già edito. Questo è quanto hanno fatto i toscani Deadly Tide, con il secondo album, i quali non sono musicisti dell’ultima ora. “8th Deadly Sin” offre una serie di pezzi di gran fattura: “My Starlet Blue”, lento con orchestrazione emozionante, “Dandy Rhapsody” inesorabilmente street rock, “In My Downtown” e la semi-ballad, già edita, “I Hope for a Better DayI”. Eccole dunque le punte di massima espressione di “8th Deadly Sin”, ma strappano sorrisi, e consensi, le già note “I’m the King of the World” e “Sexy Disco Sexy (So Hot and Nasty)”, oltre al puro sleazy rock di “Time for Cigarette”. E’ un disco estremamente fruibile, il quale non mancherà di soddisfare gli amanti dell’hard rock, con pochi cali espressivi nelle dodici canzoni proposte e che rivernicia gli stilemi del genere.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-28T08:27:51+01:0028 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, D|Tag: |

RED ROSE “Live the Life You’ve Imagined”

(Backerteam Records) Interessante esordio della hard rock band israeliana Red Rose: un disco in generale gradevole, forse un po’ troppo breve dato che si sviluppa per poco più di 35 minuti. La presenza delle keys e del piano è fondamentale per la buona riuscita dell’opener “Turn back the Time”, un brano solare e allo stesso compatto. Più aggressiva, ma comunque ipermelodica, “Name on the Stone”; “The last Drop” emoziona (bello l’inserto di flauto) ma sa inevitabilmente di già sentito. Un po’ di varietà con la più cupa e serrata “Gone with the Sunrise”. “Dreamer” è l’altra ballad – per essere precisi una power ballad – e il risultato è un po’ più convincente, ma siamo sempre nel pieno rispetto dei canoni di genere. L’hard rock puro e spumeggiante di “Tough to Love” e la freschezza acustica di “When the Sun goes down” chiudono un disco dove a non funzionare sono solo le parti più ‘sentimentali’. Nel suo genere una possibile alternativa ai soliti nomi in affanno.

(Renato de Filippis) Voto: 6,5/10

Di |2011-12-27T08:36:01+01:0027 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

SWEET DANGER – “City Nights”

(This Is Core Music) Esordio in sei pezzi per gli Sweet Danger di Civitavecchia, nati nel novembre del 2010. E’ una bella soddisfazione arrivare ad una registrazione professionale e attraverso un’etichetta attenta alle band giovani, nel giro di un anno. Il contenuto di questa release presenta diverse cose: l’opener “I Need to know” pulsa con un basso distorto e un andamento indie rock, ricordando le cose più scatenate dei Bush, ma già  “Whatever You’ll Be” ha un’apertura che strizza l’occhio al grunge per almeno la metà della sua durata. “Everything That Leads Me in Sorrow” è un rock semplice, da sembrare frivolo, “Fleeting” invece prova a giocare sulle emozioni, sull’essenza pop e sulla voce che ritma le strofe, qualificandosi decisamente fruibile. “It’s All You Own” lascia pensare ad un rock più robusto con il suo ampio e fragoroso incipit, per non parlare dell’orchestrazione da parte delle tastiere abbinate alla chitarre, ma nella sostanza il brano fatica a tenersi saldo l’interesse dell’ascoltatore. “Runaway” è uno dei tre brani più interessanti: è una ballad, semplice, delicata e con una chitarra che attraversa i suoi momenti con una distorsione calda e un tocco interessante. I quattro con questo EP realizzano un manifesto programmatico del proprio sound. Faticheranno a farsi spazio in classifica, la concorrenza è tanta e c’è li da molto! Questo non vuol dire che non abbiano le proprie carte da giocarsi, in quanto “City Nights” presenta diversi momenti piacevoli. Quando miglioreranno nel songwriting faranno anche loro concorrenza.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-27T08:29:23+01:0027 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, S|Tag: |

NATRIUM – “Elegy for the Flesh”

(The Spew Records) Dio mio e che mazzata questi Natrium! “Elegy for the Flesh” è death metal brutale, massiccio, soffocante. E’ un sound che non disdegna qualche articolazione tecnica, come “Breastfed with Mendacity”, “Plastinated Rebirth”,”Allograft Harvesting” ma ci sono fantastici esempi in tutti brani; assoli espressivi e non i soliti dissonanti e cacofonici, furiose accelerazioni grindcore, come in “Memetic Infection” e “Sarin Benison” e tanto groove. Insomma questa brutalità è dinamica e ben veicolata. Inoltre il fatto che l’album duri soltanto 29′, lascia il sospetto che i ragazzi sardi abbiano concentrato e cesellato le proprie forze. Cura dei dettagli significa lavorare a 360°, registrando in uno studio di qualità (16th Cellar Studio) e sigillando il tutto con una copertina realizzata da Pär Olofsson, artista anche per Immortal, Annotations Of An Autopsy, Immoltation e altri. Ottima la batteria di E.De Muro, perché concede uno spettro stilistico e tecnico ampio, tra questa e il comparto delle chitarre di A.De Muro e Locci, suona maestoso il basso di Farci. La voce è di un orco assassino e bestiale, tale Lorenzo Orrù. Cosa dire se non acquistare un CD del genere, soprattutto chi segue le orde death metal del Florida. Questa è la Sardegna e non è da meno!

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-24T08:09:38+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, N|

WOLD – “Badb”

(Crucial Blast) Questa release è una ristampa di demo dei Wold, originariamente circolante in versione musicassetta. I Wold sono un duo canadese che somma all’attitudine black metal un robusto e caotico noisecore. in sostanza prendete un pezzo tipico del più gelido raw black metal e sommategli le squinternate diavolerie dei Merzbow, o altre cose del genere. Cosa ne esce fuori? Il caos più dannato possibile! Siccome “Badb” è un demo, soffre sul piano della resa sonora, appiattendo a un unico blocco i pezzi. C’è ripetitività, in sostanza. Questa release però mostra il principio di un qualcosa, è la fotografia della fanciullezza di un sound che è poi cresciuto attraverso cinque album. Obey e Crookedjaw stratificano chitarre crepitanti con elettronica in cortocircuito, raccontando nei testi, rigorosamente in screaming, sulla Dea della guerra. Distorsioni si sommano a distorsioni per 29′, l’elettronica neutralizza tutto e questo passato riproposto è adatto anche a chi non conosce i Wold, però costoro è meglio che passino anche attraverso qualche loro album.

(Alberto vitale) voto: 6/10

Di |2011-12-24T07:57:08+01:0024 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, W|Tag: |

THE POTT – “To Those in the Eyes of God”

(Sinusite Records) Ammetto che all’inizio non è stato facile ascoltare questo album. E detto da uno che ne ascolta di cose strane o (apparentemente) difficili… “To Those in the Eyes of God” espone in sequenze proprie elettronica, noise, industrial, drum ‘n bass, alternative rock e altre cosacce del genere. Con questi torinesi The Pott (nati come duo da Emanuele Bertasso e Simone Seminatore, ora sono cinque) c’è poco da ragionare, il concetto di songwriting, di forma tipica della canzone va marginalmente a farsi benedire. Se proprio fosse necessario descrivere con un paragone le loro cose, verrebbe in mente le follie dei Nine Inch Nails di “The Downward Spiral” e anni precedenti. Sarebbe comunque una forzatura, le idee si susseguono a catena, l’elettronica sommerge tutto come una marea singhiozzante ed ecco che vengono in superficie batteria e chitarre vibranti. Nove tracce, trentanove minuti e si arriva alla fine, per poi tornare a capo e ripartire impegnarsi a capire cosa ci sia nella sostanza di questo esordio. I The PotT sono musicisti disinvolti, a loro agio nel ruolo di frullatori sonori e la materia con la quale intagliano le note produce musica ostica nella forma, bella nella sua sostanza. Signori, questo non è un debutto che passa inosservato!

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-23T09:10:43+01:0023 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |

IRON MASK “Black as Death”

(AFM Records/Audioglobe) Quarto centro consecutivo per gli Iron Mask del guitar hero belga Dushan Petrossi: ancora una volta i nostri danno alle stampe un album di power metal vario e potente, che svetta fra le uscite di genere per un songwriting convincente a 360°. In più, dietro (altro…)

Di |2020-12-03T23:28:07+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, I|Tag: |

PREY FOR NOTHING – “Against All Good and Evil”

(Massacre) Sono sempre entusiasta quando un’etichetta, soprattutto poi se è una major, va a pescare in paesi dove l’heavy metal non ha una scena forte e consolidata. Il caso è quello della tedesca Massacre che recluta gli israeliani Prey For Nothing, autori dell’album “Against All Good and Evil”. Costoro sono padroni di un death metal estremamente tecnico, (vagamente alla Darkane) con spunti thrash metal e con massiccia dose di melodia, il tutto è squadrato da una produzione perfetta (realizzata presso il noto studio polacco Hertz) e avvolto da una copertina interessante. Tutto perfetto? Insomma, nonostante tutti questi elementi positivi, in particolare melodia e tecnica, è sinceramente impossibile non dichiarare questo lavoro piatto! E’ un peccato scrivere questo, ma i Prey For Nothing non riescono a metterci anche qualcosa di sensazionale in quelle melodie che descrivono. Non riescono a stamparsi, perdendosi nel flusso di riff, assoli e ritmiche. Buona tecnica, ma resta solo questo.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-22T08:14:42+01:0022 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, P|Tag: |

ROUGH ANGEL “Hear the Angels Rock”

(Rock’n’Growl) Senza mezzi termini, dopo una lunghissima frequentazione con il genere e con le uscite degli ultimi anni, mi sento di affermare che il recupero del primo e unico demo dei Rough Angel, datato 1993 e finora inedito, era del tutto evitabile. 4 tracce fra us metal e rock che non aggiungono nulla alla scena, e che prendono un sei politico per la loro scarsa incisività.“Standing the Mirrors” ci mostra un rock sporco con notevoli, ma non decisive, influenze anni ’70: a dire il vero, un certo ruolo lo giocano anche le tendenze street alla Guns’n’Roses (si sente molto che la composizione risale ai primi anni ’90). “Defiance” invece sì, è figlia dei Black Sabbath più distorti e cattivi; “Let it burn” ha da parte sua un bel tiro Metal Church che ne fa uno schiacciasassi niente male. Si conclude con la titletrack, che mostra il lato più genuino del sound, nuovamente più vicino ai seventies e forse volto verso i Led Zeppelin. Disponibile solo per il download digitale.

(Renato de Filippis) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:17:26+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, R|Tag: |

COLDWORKER – The Doomsayer’s Call

(Listenable Records) I Coldworker si sono già messi in mostra grazie ai due album precedenti. Il terzo, sia chiaro da subito, non offre grandi novità rispetto a quanto fatto fino ad ora. Parliamo di un combo svedese, nato dai Nasum, autore di un death metal che unisce una parte dei dettami stilistici della scuola americana con quella svedese più arcaica.  Il sound è fragoroso (in Svezia sanno sempre dare delle ottime distorsioni alle chitarre) ma nella struttura dei pezzi si ravvisano durezza e cattiveria in quantità discontinue. La produzione è dunque responsabile di un lavoro studiato nei dettagli (anche questo in Svezia sanno fare, ma troppe volte esagerano), ma incapace di coprire alcune mancanze nel songwriting. Ciò significa che sono le singole canzoni a distinguersi, non l’insieme. In particolare le buone accelerazioni pregne di groove di “Murderous” e In fatto di velocità vanno citate anche “The Reprobate” e “Violent Society”, uno spedito death metal con tinte hardcore che ricalcano gli Entombed. “Vacuum Fields” è il brano più articolato e intriso di una gelida oscurità , c’è da augurarsi che possa essere questa la vera direzione futura della band, come  anche “The Phantom Carriage”. Ci sono riff su attacchi grind, vedi “Monochrome Existence”, ma si rivelano essere delle piccole frazioni. I brani non citati (la scaletta è di tredici pezzi) sono, chi più e chi meno, autori di esecuzioni poderose, quadrate ma costruite con strutture assodate. Non sono assolutamente scadenti, ma i Coldworker devono concentrarsi su un grado compositivo che tiri fuori qualcosa di caratterizzante, altrimenti rischiano di fare album metà interessanti e metà piatti.

(Alberto Vitale) Voto: 6/10

Di |2011-12-21T08:06:27+01:0021 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, C|Tag: |

EISREGEN – “Rostrot”

(Massacre) Oscuri, tenebrosi, cattivi, spiritati, ma anche imprevedibili e inguaribilmente indisciplinati. Cosa altro ancora possano essere gli Eisregen è difficile dirlo. Oltre al canonico dark metal del quale sono da sempre (altro…)

Di |2018-11-06T21:25:03+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, E|Tag: |

BUCK SATAN & THE 666 SHOOTERS – “Bikers Welcome! Ladies drink free”

(13th Planet Records) C’è un motivo per cui la AFM ha messo a disposizione dei propri recensori in ambito metal un disco country (!!!) di un’altra etichetta: il mastermind di questa formazione altri non è che Al Jourgensen, leader dei Ministry. Ma ottempero semplicemente a un ‘dovere contrattuale’ nel dirvi che i Buck Satan & the 666 Shooters, che dall’enigmatico sito internet si rivelano essere squilibrati come pochi, non hanno assolutamente niente a che fare con i vostri ascolti abituali: non si tratta neanche di un heavy’n’roll con influenze southern, il che sarebbe stato magari assai divertente, ma soltanto di un purissimo disco di genere con sparuti elementi rock (l’assolo dell’iniziale “Quicker than Liquor”, l’accelerazione di “Drow the Drain”, i suoni di chitarra alla fine di “Ten long Years in Texas”). Se poi siete appassionati di questa musica e siete capitati per caso su un sito che si chiama Metalhead, o siete fan a tal punto dei Ministry da acquistare qualunque cosa c’entri anche vagamente con loro, allora fatelo pure vostro, ma io non ho gli strumenti e le competenze per giudicarlo.

(Renato de Filippis) Voto: S. V.

Di |2011-12-20T07:44:32+01:0020 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, B|Tag: |

VIRGIN STEELE – “Age of Consent”

(SPV/Steamhammer-Audioglobe) Se frequentate abitualmente siti come il nostro Metalhead, conoscete sicuramente questa storia (e se non la conoscete o avete 13 anni o il metal non fa per voi): “Age of Consent” è l’album più sfortunato dei Virgin Steele. Distribuito nel 1988 senza promozione e con un ordine dei brani diverso da quello voluto dalla band, portò di fatto alla sospensione delle attività del gruppo per diversi anni. Con la rinascita di DeFeis e soci grazie alla saga di “The Marriage of Heaven and Hell”, questo disco ha finalmente conosciuto i successi e i riconoscimenti che meritava, contando così ben tre riedizioni: quella Noise del ’97, in cui già erano inclusi diversi nuovi pezzi fra cui la splendida “Perfect Mansions”; quella della Dockyard 1 del 2008 (dalla limitata circolazione a causa del fallimento dell’etichetta di Piet Sielck), che in fondo alla scaletta sistemava la discreta “The Curse” e la cover “Screaming for Vengeance”; e infine questa nuova, lussuosissima versione SPV. L’uscita di un altro package, stavolta doppio, è giustificato da due importanti novità: anzitutto presenta ulteriori inediti rispetto a quelli che già si aggiunsero alla scaletta originaria (mi riferisco alla già citata “Perfect Mansions”, a “Coils of the Serpent”, “Serpent’s Kiss” e “Stranger at the Gate”, nonché alle due cover “Stay on Top” e “Desert Plains”); inoltre è disponibile anche in un meraviglioso doppio vinile azzurro (che però, come ogni riedizione SPV, non presenta tutti i brani del cd). Trovo sia superfluo narrarvi le meraviglie di brani come “The Burning of Rome”, una delle prime incursioni dei Virgin Steele in temi mitologici, o di “Lion in Winter”, uno dei pezzi che a mio giudizio rappresentano al meglio la forza e la purezza del metal fine anni ’80; né mi soffermerò sull’epica maestosa di “We are eternal”, sulla potenza senza compromessi di “Let it roar” e sull’heavy metal rock della scandalosa “Seventeen” (che in origine si chiamava “Thirteen”… forse leggendo il titolo del disco capirete perché i discografici insistettero tanto con DeFeis perché modificasse l’età in cui si raggiunge “the consent”). E la faccio breve semplicemente perché l’originale “Age of Consent” è un disco che non può mancare in nessuna collezione, e la cosa è tanto ovvia che non c’è neanche bisogno di spiegare perché. Il secondo cd, quello di inediti, offre comunque dei motivi d’interesse. Da pelle d’oca la versione acustica di “Noble Savage”, che per l’occasione si chiama “A changeling Dawn”: i tempi sono incredibilmente dilatati e talvolta DeFeis si lascia scappare qualche acuto di troppo, ma che magia! “Another Nail in the Cross” ha il mood delle migliori composizioni dei “Marriage” (e proprio a quel periodo risale la sua composizone), mentre “Breach of Lease” (cover degli a me sconosciuti Bloodrock) e “Under the Graveyard Moon”, è necessario dirlo, suonano come le cose peggiori di “Visions of Eden”. “Down by the River” è, infine, completamente diversa: una power ballad con elementi rock molto ispirata e non legata a temi epico/mitologici, che sembra anch’essa ricollegarsi al sound di metà anni ’90. Il tutto è completato da note di DeFeis e da rare foto. Se non ce l’avete, correte a procurarvelo; se (come mi auguro!) è già vostro, probabilmente vi interesserà godervi il vinile.

(Renato de Filippis) Voto: 8,5/10

Di |2011-12-19T08:34:28+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

LOPEZ, LANCE – ” Handmade Music”

(Sony/MIG) Lance Lopez è nato in Louisiana ed è poi cresciuto attraverso diversi stati del sud, a 14 anni era già un chitarrista professionista, esibendosi con Lucky Peterson, Johnnie Taylor, Buddy Miles e tanti altri. Il primo album “First Things First” è del 1998 ne sono poi seguiti altri. “Handmade Music” nasce attraverso le mani esperte di Jim Gaines, produttore per Santana (“Supernatural”), Steve Miller Band, Steve Ray Vaughan e il suo contributo nei suoni è nettamente udibile. Il merito del tutto però spetta alle abili mani di Lopez (oltre al bassista Chris Gipson e al batterista Jimmy Dereta), un chitarrista blues dall’energico tocco rock. Il primo pezzo, “Come Back Home” ricorda la carica di Steve Ray Vaughan e “Hard Time” ha un riffing portante di matrice zeppeliana. Più di “Let Go” è “Dream Away” ad avere pathos e un feeling trascinante e southern. Non mancano le sane e robuste raffiche blues, “Your Love”, “Black Cat Moan” (una cover di Don Nix) e “Travelling Riverside Blues” (ovviamente di Robert Johnson). Trai i brani ricchi di fascino si cita doverosamente anche la strumentale “Vaya Con Dios”. I pezzi di Lopez più inclini al rock, sono “Letters” e “Get Out and Walk”. Attenzione però, esiste una versione limitata dell’album, nella quale compaiono due ottime bonus track, in particolare lo slow blues di “Lowdown Ways”. Agli orfani di Steve Ray Vaughan, ai malinconici del blues di classe, a coloro che amano le radici del rock, ecco a chi guarda la travolgente Stratocaster del magnifico Lance Lopez.

(Alberto Vitale) Voto: 7,5/10

Di |2011-12-19T08:34:07+01:0019 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, L|Tag: |

VENDETTA – “Feed the Extermination”

(Massacre) Gli storici Vendetta ritornano con un nuovo album. “Feed the Extermination” è la seconda incisione, dopo la reunion nel 2002. L’iniziale titletrack apre efficacemente l’album e i successivi nove pezzi e da subito si capisce che il poco convincente “Hate”, lo è stato per chi scrive, è ampiamente superato come valore. “Tremendous Brutality” abbandona la velocità quando subentra l’ottimo ritornello di Mario Vogel che aumenta il pathos del pezzo. “Ovulation Bitch” ha un riffing portante che sembra del thrash and roll e “Dog in the Manger” propone più variazioni (un po’ come avrebbero fatto i Megadeth due decenni fa) e della buona melodia. Da segnalare il gran lavoro dinamico alla batteria di Lubber in “De-organ-izer” e l’ottimo brano (per composizione, atmosfera e cantato,) “Abuse”. Lo stile è di scuola teutone, senza trascurare richiami a quella di San Francisco, per esempio i Testament vecchia maniera, ma i Vendetta non sono eccessivamente in debito con altri: la propria individualità è integra! Sono pezzi articolati, non soffocanti e in grado di fornire linee melodiche d’interesse. Qualità importanti, se amate il thrash metal.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:47:44+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, V|Tag: |

THE NERD FOLLIA – “Logout”

(Autoproduzione/Mainstream) La scena elettro pop-rock dai connotati indie si sta evolvendo da diverso tempo, ma le novità giungevano sempre da lontano (a caso cito i Late Of The Pier). Con questo secondo album i milanesi The Nerd Follia propongono qualcosa che nasce, ovviamente, all’interno dei confini nazionali. “Logout” è l’elettronica a metà tra il pop e la disco che si incontrano con l’indierock; i suoni recuperano timbri non troppo moderni, dimostrandosi così specchi di un ampio bagaglio musicale dei cinque musicisti. Sarebbe troppo banale indicare come riferimento i Subsonica, perché ascoltando i pezzi di “Logout”, vengono in mente Alberto Camerini e la disco italiana che c’era decenni fa. Questi però sono soltanto esempi per mettere a fuoco, per intenderci di cosa si parla. Il lavoro dei The Nerd Follia è autonomo, con i synth prominenti, il basso che pulsa ad ogni giro e la chitarra che ricama contrappunti, mentre la batteria si veste di un sound sempre diverso per scansionare ogni melodia. “Le Cocktail” è docile, ma è una scatola cinese di idee: chitarra slide, batteria elettronica, basso ritmato, melodie sommesse. “Love, Sex, Postepay” mostra una ottima coesione ritmica tra batteria e basso, i quali sorreggono il brano che subisce i cospicui interventi dei synth. Per struttura gli è simile “Power”. Mentre “Logout” e “The Weekend” si concedono alla disco-pop, “Easy Money” è veloce e scatenata, senza cedere proprio ai richiami della disco, rimanendo in terreni indie/elettrorock. I The Nerd Follia sono bravi proprio quando si allontanano dalle dinamiche più strettamente commerciali, tuttavia anche i pezzi più easy non li mettono in condizione di sfigurare.

(Alberto Vitale) Voto: 7/10

Di |2011-12-18T15:48:12+01:0016 Dicembre 2011|Categorie: ALBUM, T|Tag: |
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