Le nostre recensioni di novità o album già in circolazione, le impressioni, le sensazioni, le analisi e dei nostri ascolti su tutta la musica della scena metal & rock.
A LIQUID LANDSCAPE – “Nightingale Express”
(Glassiville Records) Gli A Liquid Landscape in Olanda, loro terra di provenienza, hanno già una certa reputazione, grazie ad una serie intensa di concerti (tra i quali alcuni ad aprire per Anathema e Riverside) e premi nazionali. “Nightingale Express” è il primo album della band, curato da Forrester Savell (Karnivool ed Helmet) (altro…)
(AFM/Audioglobe) Dopo qualche pubblicazione underground i tedeschi Lyriel sono stati notati dalla AFM, che prima ha ristampato il loro terzo disco “Paranoid Circus” e ora propone il quarto, “Leverage”. La band, lo dico con ironia, ha tutte le carte in regola per infastidire buona parte del pubblico dei puristi!
(FDA Rekotz) Scenario apocalittico ed infernale. Morte nel cielo, morte nella terra. Panorama di estinzione. Un fiume azzurro le cui acque tempestose ed elettrostatiche illuminano una cattedreale defunta, patetico tempio per un atroce culto inneggiante a un dio ormai putrefatto. Pura evocazione della morte.
(Napalm/Audioglobe) L’ondata storico-realista che ha investito il pagan metal mettendo da parte le atmosfere e i temi fantastici ha coinvolto del tutto anche gli Heidevolk, che per i loro quarto album ci narrano dei Batavi, popolazione germanica anticamente stanziata nei Paesi Bassi, una delle prime che osò ribellarsi all’impero romano. Seguo la band dagli inizi, ancora prima che la Napalm ristampasse lo splendido “De Strijdlust Is Geboren”,
(MySelf music) Ancora una volta il prog italiano riesce a trasmettere emozioni uniche. Questo progetto nasce nel 1984, e dopo diversi cambi di line up, il trio torna oggi con un anticipo, un assaggio, un sorso di tecnica e creatività. Mi piace la mossa dell’anticipo, l’idea di questo EP che contiene quattro pezzi del repertorio registrati nuovamente con i musicisti e le tecnologie odierne. Le vibrazioni positive iniziano dalla bellissima copertina
(Chaos Records) Il tipico old swedish death sound proposto dagli olandesi Funeral Whore, attraverso la sempre attiva etichetta messicana Chaos. Non c’è solo il sound degli Unlleashed o i Grave in questi riff maledetti, ma si percepisce qualcosa anche dei Bolt Thrower. I Funeral Whore lo suonano con fluidità questo death metal, del resto la band in pochi anni e prima di questo debutto ha tirato fuori diverse pubblicazioni di portata minore.
(Century Media Records) Gli Asphyx fanno parte di quel pugno di band per le quali chi scrive si precipita a comprare a scatola chiusa. “Deathhammer” è l’ottavo album per Martin van Drunen e dei suoi colleghi. “Deathhammer” è aperto da “Into the Timewastes”, tipica partenza in velocità con rallentamento successivo, poi segue la title track tenuta su ritmi sostenuti. “Minefield” è il primo dei pezzi in down-mid tempo, tipico dei deathers olandesi,
(Peaceville Records) Album capolavoro. Meglio scriverlo dall’inizio e chiarire che questo sound non ha rivali. I Barren Earth non sono dei tipi qualunque e il precedente “Curse of the Red River” lo aveva già detto. “The Devil’s Resolve” è un lavoro ti stampo finlandese (melodie epiche ma fluide e progressive scorrevole),
(Cyclone Empire) Sto guidando, notte d’inverno, nevica. Il viaggio è ancora lungo. Accendo lo stereo, e decido di ascoltare questi Darkness By Oath, svogliatamente, tanto per farmene un’idea, in fin dei conti li devo pur recensire. Non li conosco, anche se sono in giro da una decina d’anni e sono al terzo album.
(Dunkelheit Producktionen) Split tedesco (per l’etichetta) che propone suoni dallo Sri Lanka (per le band). “Astral Mantras of Dyslexia” contiene i Funeral In Heaven, band che sfrutta in modo incerto lo spazio di questa release. De segnalare in formazione un batterista che è anche violinista e un percussionista.
(DysFUNCTION records) I Disclose (queli di Carpi e non quelli giapponesi!) sono una realtà dal 2004 e discograficamente sono arrivati al secondo album. Quando “Survive?” parte le casse d’ascolto si arroventano, l’energia della musica si diffonde e il rapimento è compiuto. “Survive” è un’apertura magnifica, dove la batteria sostiene con vivace forza le chitarre dallo stile Metallica e il ritornello del bravissimo singer
(Candlelight Records) E’ sempre un bene trovare in giro delle band che vivono una sorta di maturazione e cambiamento continui. Gli ungheresi Sear Bliss sono tra questi e “Eternal Recurrence” pompa linfa nuova al loro black metal sperimentale. Con tutta sincerità il termine black metal da questo momento in poi andrà stretto ai Sear Bliss. Il loro passato è nato comunque dal black metal, ma la nuova release addolcisce gli animi,
(Cyclone Empire) Vaste lande invernali, con laghi ghiacciati, fredde foreste, poi ancora laghi, ancora pianura innevata. Il freddo, il crepuscolo. Voi siete degli spiriti che vagano senza sosta in questo deserto di ghiaccio. La vostra sofferenza, la vostra pena, il vostro lato oscuro, il vostro segreto oscuro che vi tortura. Siete condannati a vagare in questa terra senza fine, in questo inverno dove il sole muore, in questo regno dell’oscurità.
(Alterhead Prod./Self) I NoMoreSpeech hanno fatto il primo passo davvero importante, ovvero un il primo album e scritto autonomamente. Cosa succederà nel loro futuro? La speranza primaria, di chi scrive, è che questo sia radioso e soddisfacente perché il rock-metal dei milanesi è mordace, formato da melodie corrosive e suoni densi e potenti. Alteria è la voce che mette in piedi una prestazione tutta sua e che etichettare come
(Listenable Records) Nell’anno 945 Igor re di Kiev viene ucciso dalla tribù slava degli Derevljani che si rifiutava di pagare i tributi. Pessima idea. La vedova del re, Olga, non digerì la cosa. Anzi. Divenne una furia scatenata, cieca, immonda. Tutti gli ambasciatori ed i nobili della tribù furono violentemente sterminati. I villaggi e la capitale Iskorosten furono annientate, bruciate, rase al suolo. Ora immaginatevi questa storia in chiave death metal, 
(Nuclear Blast/Audioglobe) Ventuno album in circa ventisette anni di carriera sono un traguardo che pochissime band heavy metal posso vantare. I Rage sono fra queste: nonostante non siano mai entrati, per qualche logica mai del tutto chiarita, nella parte più alta dell’Olimpo metallico (come secondo molti avrebbero meritato), la loro musica è sempre stata degna della loro fama. “21” non aggiunge né toglie nulla alla loro storia,
(High Roller Records) Intro di una battaglia di tempi andati, poi le ostilità si interrompono e le chitarre diluviano assassine, con un drumming doppiato dal basso che tiranneggiano il campo di morte con tuoni infernali. Su tutto si erge la risata malsana di Sataniac. I Desaster aprono in questo modo “The Arts of Destruction”. I tedeschi erano cinque anni che non ne pubblicavano un album. Questo nuovo album
(Century Media Records) I Napalm Death pubblicano il loro quattordicesimo album (conteggio forse arbitrario!), ovvero una nuova lezione di estremismo musicale da impartire. Il loro sound è sempre una derivazione del death metal, del grindcore, dell’hardcore, dell’industrial. Potremmo dire che
(Bagana Records) I Rats non sono nati ieri e gli appassionati del rock italiano resteranno increduli nel sapere che sono ritornati. I Rats hanno dovuto aspettare circa 17 anni per incidere di nuovo qualcosa; loro che hanno suonato insieme a CCCP, Litfiba, Vasco Rossi, Jeff Beck e altri ancora. “Metafisico Equivoco” propone 5 pezzi, dei quali il brano che da il nome alla pubblicazione è riproposto anche nella versione “radio”.
(Napalm/Audioglobe) Si rifanno vivi gli Xandria, che ormai diversi anni fa misero a segno un ottimo colpo nella scena gothic con “Ravenheart”. Dopo circa cinque anni di silenzio la band si presenta decisamente rinnovata e con un sound più potente e “powerizzato”, ma senza apparire come il solito clone dei Nightwish. “A Prophecy of Worlds to fall” parte in modo ultraepico e si destreggia con maestria fra i clichè del genere;
(Prophecy Productions) Se avete un nemico dentro (di voi) o lo affrontate oppure tentate di non dargli le spalle, di stragli sopra o distanti. Qualcosa del genere fa Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau è un progetto solista) con questo nuovo album. Il titolo parla appunto di un nemico, ma la musica, pur comunicando emozioni decise, suona con note melodiose, viaggianti, atmosferiche. E’ un lavoro intimista, nel senso che nell’ascolto ti induce ad ascoltarti dentro.
(Heretic Visions Productions) La band tedesca di cui si parla in queste righe è autrice di un sound che, nel tempo, si è sviluppato attraverso forti influenze death metal e grindcore. Questo significa che i Mortal Agony sono autori di musica corpulenta, potente, brutale. Proprio l’aspetto della brutalità, della compatta violenza manifestata da “No Place To Hide” è quello che si pone in risalto più di ogni altra cosa.
(Steamhammer/SPV) Quando le icone del rock decidono di incidere qualcosa si deve sempre prestare attenzione al risultato. Ci vuole rispetto e attenzione per queste divinità, soprattutto se sono avanti negli anni. I rischi che i risultati siano deludenti sono possibili, questo però vale per ogni nuovo lavoro di ogni band, ma l’attenzione di cui si diceva è d’obbligo, vista la possibilità di riassaporare energie, stili, sensazioni dei quali costoro ne sono i custodi.
(Heimathome) Cinque tizi di Ginevra si incontrano ad un concerto degli ZZ Top. Fanno un casino bestiale, e capiscono che, alla fine, è il divertimento che conta. Prendono gli strumenti, li accordano uno o due toni sotto, ed iniziano a strimpellare. Evidentemente strimpellano bene in quanto incidono un EP, un disco ed infine con la produzione di Laos Etxemendi (Goijra) escono con questo “XI IX XI”. Gli Helmut suonano blues.
(Karthago Records) Con il loro sound fra power e melodic metal, gli svizzeri Rizon editano per la Karhtago il proprio terzo album. La band ha in realtà una storia abbastanza lunga, che rimanda addirittura al 1997 (il primo album è però del 2005); il punto di forza dell’attuale formazione è sicuramente l’alternanza fra le due belle voci di Mathias Götz e di Seraina Telli. “High Flyer” ha un andamento decisamente power (ascoltate ad esempio la batteria)
(Nuclear Blast) Cinque album alle spalle, questo compreso, più un live. Numeri interessanti. Sotto contratto con la Nuclear Blast. Non possono essere male. Hanno suonato in America, Europa, Australia, Nuova Zelanda… ma anche in Indonesia, Cina e Mongolia. Ma chi diavolo suona in Mongolia? Eppure hanno condiviso lo stage con gente del calibro di Nile, Cannibal Corpse, Deicide e Behemoth. Una death metal band americana? Un’altra band tedesca? No.
(Siege of Amida) Questa band dell’Essex è formata da tre musicisti, i quali per impatto incidono per quanto ne farebbero sei. I Dyscarnate sono potenza e lo esprimono attraverso un death metal infernale. “And So It Came To Pass” è stato registrato da Chris Fielding al Foel Studio, Galles, e poi missato e masterizzato da Jacob Hansen (Aborted, Xerath) in Danimarca. Sono questi due passaggi i responsabili dell’ottima resa audio dell’album
(Black Mamba Rec.) I marchigiani T Odio è dal 1992 che stanno definendo il proprio percorso professionale. “Biomechanical Future Engine” è un album nel quale la band ha focalizzato tutta la propria attenzione e capacità, pur non riuscendo completamente a scolpire della musica dai tratti delicati. I T Odio suonano sfumando il proprio sound in più stili: l’heavy metal dai tagli sinfonici, elementi rock, gothic, progressive. I 10 brani realizzano un intrico di soluzioni
(Witching Hour) Ormai la Polonia ne partorisce di figli imbestialiti di death metal e i Voidhanger ne sono l’ennesima conferma. Nati dalle costole di altre band (Enclave e Infernal War), il trio esordisce con “Wrathparayers”, esempio di death/thrash metal e con qualche occhiataccia al black metal. Quindi nulla di nuovo, come la conferma di una produzione perfetta e granitica, d’abitudine in queste produzioni, e lo smodato desiderio di andare avanti a testa bassa
(Steamhammer/SPV) Henny Wolter, chitarrista dei Thunderhead e per un periodo nei Primal Fear e Sinner, Klaus Sperling, batterista con Freedom Call e Primal Fear, hanno reclutato Oimel Larcher per il basso e la sua tonalità vocale per mettere in piedi questo trio, plasmato attraverso qualche quintalata di tritolo. Se avete presente i Motörhead, gli AC/DC e del sano rock ‘n roll selvaggio, da giubotti di pelle, motociclette e alchol a vagonate,
(Deathgasm) Dopo una intro dal titolo lovecraftiano, “Summon Shub-Niggurath Ye Black”, parte una vagonata di pezzi che macellano ogni forma di vita possibile. Gli autori di questo abominio sono i colombiani King e “Forged by Satan’s Doctrine” è il primo album che i quattro indiavolati riescono a realizzare, grazie ad un sound che sembra un incrocio tra Deicide e Morbid Angel. Dei primi hanno la serrata velocità esecutiva,
(GoodDamn Records) Costellazione thrash, la stella Lost World Order riprende a brillare per la terza volta, ma di luce riflessa. Non c’è molto di proprio in questo nuovo album. E’ un thrash dal taglio classico, che nell’iniziale “Before the Light” riporta alla mente un qualcosa degli Exodus e continuando in scaletta c’è l’anthraxiana “Shadows at the Graveyard” oppure le influenze Vio-Lence di “Coma. Non c’è solo il thrash della Bay Area in “Parasites”,
(Cruz del Sur-Audioglobe) A breve distanza dall’ep “Ten Years”, il Faraone di Philadelphia torna ad esprimersi attraverso la potente voce di Tim Aymar: “Bury the Light” è il quarto album della band americana, la cui musica è sempre facilmente riconoscibile grazie a un sound davvero personale e direi unico (almeno fra le formazioni in attività), sempre ostico al primo ascolto ma capace di radicarsi profondamente nell’ascoltatore