NECROMASS – “Calix. Utero. Babalon.”
(Funeral Industries) Mi sbaglio o i Necromass erano una sorta di black metal band dalle atmosfere cupe, occulte e spiritate? Passano poco meno di una ventina di anni dall’ultimo album e il ritorno della celebre formazione fiorentina mi lascia parzialmente basito. “Calix. Utero. Babalon.” non ha quella gelida atmosfera (altro…)
(Unspeakable Axe) In giro da circa dieci anni, ma con un solo demo e questo album del 2010 che oggi viene ristampato da Unspeakable Axe Records, i canadesi Besieged tentano di rimettersi in mostra, tra l’altro vivendo un’omonima con altre vicine band statunitensi. Il sound dei tre musicisti è un assalto
(Autoproduzione) Cosa possono combinare insieme un basso e una batteria? Non lo immaginereste, ma i Black Faida possono istruirvi in tal senso. Suonano in due e creano pezzi totalmente strumentali che sembrano qualcosa a metà tra il metal e il rock, ma affrontandoli con il piglio del jazz. Il basso che si arrampica su melodie
(Fuel Records) Per anni, i Marshall sono stati una delle formazioni più in vista della scena italiana, nonché i principali animatori di quella napoletana; oggi, attraverso qualche decisivo aggiustamento di line-up e un certo allontanamento dall’originario sound progressive, assumono il nome Heavenshine e pubblicano
(Infernal Fields Studio) Gli Aruna Azura sono una progressive death metal band proveniente dalla Russia e “A Story of a World’s Betrayal” è il loro ultimo lavoro. Il potenziale e la creatività del gruppo sono alti ma la produzione smorza molto il risultato finale: i suoni sono decisamente troppo leggeri, il basso, che si muove
(Iron Shield Records) E chi l’avrebbe mai detto che, dietro uno dei monicker più strani che mi sia mai capitato di sentire, avrei trovato una band capace e così deliziosamente vintage? Gli svedesi Thungsten Axe (…), dopo una cassetta (…) di quattro brani pubblicata nel 2011, danno alle stampe con il loro debut una manciata
(Indelirium Records) Chi segue il filone hardcore italiano (il quale propone sempre pochi sussulti) ricorderà i romagnoli X-State Ride. Nel 2003 l’EP “Morning Glory”, il successivo debut album “The Great Rebirth” e “Against Me” sono la discografia che oggi viene completata con il terzo album omonimo. Forse un tributo
(Purodium Rek) Split nato dalle tenebre dell’underground e venuto a noi attraverso il formato cassetta, in sole 100 copie. I Womb sono portoghesi e pare siano in attività da poco tempo. Suonano un black metal dozzinale, sicuramente direttamente influenzato da Venom e Hellhammer. Dunque quel genere di situazioni
(Revalve) La bandiera sudista sullo sfondo del teschio contrasta con il logo della band. Il nome Morganha ha qualcosa che rimanda ai Sepultura e al thrash anni ’90. La bandiera non ha a che fare con il sound, al massimo con i temi guerrafondai dei testi, e i Sepultura un po’ si sentono nella band di Gubbio, ma alla lontana
(Indelirium Records) “Tomorrow Will Become Today” inizia con “Still Here” e quasi sembra avere a che fare con una versione riveduta, corretta e annacquata degli Agnostic Front! Nel proseguire poi odo reminiscenze NOFX e forse anche Sick Of it All. La band abruzzese (sono di L’Aquila) nella sostanza si rivolge
(Pesanta Urfolk) Emozioni. Ci sono solo emozioni. Non ho idea di come descrivere questo album. Forse è impossibile. Forse le emozioni che provo sono troppo forti, e mi bloccano la mente, me la imprigionano in una dimensione strana, dove regna la calma, la pace, un’atmosfera quasi divina. La musica sembra scolpita,
(Nordvis) Black metal pieno di malinconia. È questa l’essenza di questo duo svedese. Il loro sound è pesante, ossessivo e ripetitivo. Con queste quattro tracce sono capaci di diffondere una sensazione di desolazione che cattura l’attenzione con la violenza psicologica delle tematiche orientate verso l’insignificante esistenza umana
(Pesanta Urfolk) Riedizione di “Cold Of Ages”, uscito l’anno scorso su Profound Lore, ora riproposto in vinile da 200 e 160 grammi. Album che stravolge il precedente (che era il debutto). Vengono abbandonate le teorie noise, le atmosfere, i concetti oscuri per dar spazio a molta più musica suonata. Rimaniamo su pezzi lunghissimi
(Autoproduzione) I The Beyond di Trento hanno dentro al sangue e nei neuroni il death metal, quello degli anni ’90. Old style in piena regola (la copertina poi ne è un buon segnale) basato su chitarre dai suoni cupi, ruvidi e da incubo e linee melodiche allucinate e macchiate di sangue e decadenza. Circa 15’ da obitorio, arredato da
(Sociopathic Sound Records) Zozzi e marci. Sporchi e irriverenti. ironici e fottuti! Grinders di Birmingham che per 17’ in questo EP senza titolo spaccano i timpani con grindcore annacquato da brutal death metal e bordate crust. Alcuni brani introdotti da scherzi telefonici, con a tema la parola “pig”, tanto per rendere
(This Is Core Music) Band nata da poco, questi Hydra, ma a quanto sembra l’affinità tra i vari musicisti si è già definita. Un melodic death metal energico, muscolare, con innesti groove/thrash metal e metalcore. Gli Hydra sono l’onesta e ovvia derivazione della scuola melodic death metal svedese e di come questa dopo tanti anni
(Sepulchral Productions) Nuovo fenomeno della sulfurea e gelida scena Quebecois black metal canadese, in vita da poco tempo ma tanto attivo dal punto di vista delle pubblicazioni underground. I Neige Éternelle si presentano finalmente con il debut album e il genere è ovviamente il black metal esercitato con suoni scarni
(Transubstans Records) La musica degli Space Mirrors va ben oltre la concezione canonica del termine; ciò che è contenuto in questo disco è un vero e proprio viaggio nella sfera onirica delle sette note. Fin dall’apertura del lavoro sono le atmosfere l’elemento principe del sound, i registri sonori si rifanno
(Autoproduzione) Fin dalle prime note questo debut ep degli Stormhold si presenta come un lavoro di melodic death metal che non tralascia anche spunti di black metal sinfonico. Ad essere sincero l’incipit di “Another Day” non fa ben sperare, un inizio a dir poco caotico, con la batteria e le chitarre soprattutto
(Svart Records) Viaggio nello spazio. Come dice il titolo, autostrada verso lo spazio. Qui non c’è metal. Niente riff poderosi, o chitarre laceranti. “Kometenbahn” è un’esperienza digitale. Concetti futuristici legati a sonorità computerizzate ma anche retrò. Sintetizzatori, strumenti analogici. Ritmi pulsanti. Effetti. Ambientazioni remote,
(Napalm/Audioglobe) Non posso negare (e la prova è
(13th Planet Records/AFM) Puzzano di Ministry a chilometri di distanza i Deth Rok o per lo meno ne danno sentore. Nonostante l’assenza di notizie biografiche allegate al promo, la casa discografica è quella di Al Jourgensen, anche la copertina ha quella folle allegoria tipica delle immagini della sua band.
(Heart Of Steel Records) Sublime, coinvolgente, passionale. La chitarra di Luca ha un sound unico. Integra le influenze che derivano dai suoi interessi e dalla sua vasta esperienza, ma il risultato è decisamente personale, riesce a far viaggiare la mente, scollegare dal mondo, portando i sensi verso un livello di percezione superiore.
(Punishment 18 Records) Thrash diretto, schietto, spietato. Tuonano dal Giappone, sono in quattro, e hanno alle spalle una longeva carriera che li vede sulla scena dal 1988. Dopo una pausa di un paio d’anni tornano con questo nuovo album, che comprende undici tracce di metallo veloce, grintoso, ispirato alla tradizione del thrash
(My Graveyard/Masterpiece) Secondo disco per i varesini Balrog, che – sempre accasati presso la My Graveyard Productions – pubblicano il seguito del loro debut “A dark Passage”. Devo ammettere che il primo album non mi aveva colpito in modo particolare, ma questo “Miserable Frame” è una mazzata coi controfiocchi, una scarica
(Mausoleum) La formazione belga Max Pie, reduce da una certa esperienza live con Jon Oliva, registra il proprio secondo album negli studi del nostro Simone Mularoni dei DGM, che appare anche come guest guitarist in due tracce. Gli otto brani in scaletta sono quasi tutti molto lunghi, e in due casi si attestano addirittura attorno
(Autoproduzione) Dalle parti del Kansas arrivano quattro giovanotti dall’aria assortita, come quattro individui diversi per indole, carattere e aspetto che si mettono insieme per formare un complesso musicale. Il risultato è quello di creare un sound che va dal rock al metal, attraverso una gamma dunque assortita.
(Autoproduzione) Incredibilmente bravi! Ushiro Mawashi di Reggio Calabria, band di post metal-rock psichedelico totalmente strumentale. A dire il vero l’etichetta da affibbiare è ardua in quanto c’è post rock, metal, elettronica e psichedelia che coabitano come l’ecosistema di universo sconosciuto. 
(AFM Records) Mat Sinner è il bassista dei Primal Fear. Nella sua carriera, oltre all’attività con varie band, tra le quali Sinner e Voodoo Circle, nel 1990 registrò un album solista che la AFM records ha appena ripubblicato, dopo un processo di remastering curato da Achim Köhler (Primal Fear, Brainstorm).
(My Graveyard/Masterpiece) Da buon defender of the faith conoscevo già i ferraresi Asgard: il loro debut “The Seal of Madness”, di due anni fa, aveva convincentemente impressionato l’ambiente old school, e mi chiedevo appunto se i nostri sarebbero stati capaci di confermare quanto ci avevano mostrato.
(Scarlet/Audioglobe) Adoro i Dark Moor: sono l’espressione più barocca e romantica del symphonic power metal, quel genere che nella seconda metà dei ’90 e nella prima metà dei 2000 andava per la maggiore, e che poi tutti hanno rinnegato, al punto che oggi le uscite di genere si contano sulle dita di una mano.
La divinità etrusca Voltumna impersonava il mutamento delle stagioni e sovraintendeva alla maturazione dei frutti. Curiosamente la radice semantica di questo nome è indoeuropea ed è la stessa del verbo latino “vertere”, cioè cambiare (fonte wikipedia, ndr). Voltumna è anche una blackened death metal band di Viterbo, la quale propone nelle tematiche e nell’immagine riferimenti diretti alla cultura etrusca. Una proposta in un certo senso totalmente italiana, dunque un messaggio per niente importato.
(Napalm Records) Dopo sette anni la nuova suprema colonna sonora dell’opera di Tolkien. Fantastica riproduzione musicale di una terra da sogno, creata con genialità, collocata nella fantasia. Tornano gli austriaci Summoning con un capolavoro estremo, oltre un’ora di immersione totale in dimensioni diverse,