ACRANIA – “An Uncertain Collision”
(Autoproduzione) Davvero bravi questi ragazzi messicani. Autori di un thrash che assume tinte crossover e dalle movenze frizzanti, anche grazie all’inserimento di percussioni e strumenti a fiato (tromba e sassofono). Ritmi latini e non, escursioni jazz, atteggiamenti progressive, tirate tribali ed etniche spuntano in ogni angolo del tessuto metal. Il risultato è quello di tenere lontane (altro…)
(Pure Legend Records) Ecco un’altra interessante proposta di metal tedesco dal gruppo Pure Steel: gli esordienti We are Legend, che hanno alle spalle solo un ep ma non sono certo dei novellini, dato che hanno in line up membri di Stormwitch e Abraxas, ci offrono un debut che mi ha fatto a tratti pensare ai Savatage migliori! “Hungry Mirrors” è un inizio
(AFM/Audioglobe) Finalmente, il nuovo album dei Rhapsody of Fire è nei negozi. Avevo già annunciato di aspettarlo con ansia recensendo l’ultimo live (
(Jolly Roger Records) I veneti Sacrilege sono fra i gruppi più misteriosi e misconosciuti dei nostri anni ’80: dopo la pubblicazione di un solo demo, nel 1987, sparirono nel nulla, e solo due dei membri originali rimasero nel circuito musicale fondando gli Epitaph (si tratta del drummer Mauro Tollini e del chitarrista Nicola Murari). Oggi, grazie all’interessamento della Jolly Roger
(Ektor/Sige) Questo non è uno split. Questa è una nuova esistenza. Un progresso culturale e sonoro unico. Due grandi attori. Da una parte gli americani Mamiffer, progetto di Aaron Turner degli Isis con l’ottima Faith Coloccia (musicista, fotografa, artista, nonché moglie di Aaron). Dall’altra gli emblematici (e prolifici) Circle, geniale progetto di avant-rock dell’underground Finlandese.
(Kolony Records) Se non conoscevate ancora i Tragodia, cosa gravissima, ora che hanno pubblicato questo “Mythmaker” non avete più scuse! Personalmente ho imparato ad amare la band bresciana con il precedente “Theomachy”, uscito l’anno scorso per la My Graveyard Productions, e questo nuovo “Mythmaker” spinge questi ragazzi verso un ulteriore livello di professionalità, competenza
(Svart Records) Estremo confine tra suono e rumore. Emissioni acustiche che trovano origine in uno spazio siderale, che trovano nuova vita nell’impatto con l’atmosfera terrestre, nella quale si trasformano, evolvono, si intensificano. I finlandesi Domovoyd catturano questi indefinibili astri e li convertono in uno sludge/drone, capace di ipnotizzare, annebbiare, spingere in un viaggio
(Steamhammer / SPV) E’ ancora il tempo dei Pro-Pain? Gary Meskil (basso e voce) è l’unico rimasto dalla fondazione della band; Dan Richardson (batterista e co-fondatore) lasciò poco prima dei 2000 e il bravo Tom Klimchuck non molto tempo fa. La band ha mutato la sua identità, ma il quattrodicesimo album dei Newyorkesi è hardcore/metal allo stato puro, cioè fatto con cadenze
(Videoradio) Autore di uno stile fusion e dalle tematiche sonore docili, delicate, Walter Catania con la sua chitarra propone un album dalla bellezza soave. Personalmente ho sentito le melodie un pochino malinconiche, tuttavia mai manchevoli di bellezza. Il Siciliano ha iniziato la propria formazione presso la celebre accademia “Lizard”, ha fatto un suo percorso di collaborazioni e partecipazioni
(Autoproduzione) Impasto, ancora cerbo, di metalcore, thrash, nu-metal e hardcore. Debutto sfumato e vario per gli One Hour Before, realizzato dopo pochi mesi dalla formazione della band di Termoli. Il sound ha una dominante metalcore, ma l’insieme è quanto meno variegato, quasi difficile definirne una esatta collocazione, ma ovviamente questo aspetto è secondario. La musica dei One Hour Before
(Inverse Records) A volte mi chiedo quando finirà l’ondata di band metal provenienti dalla Finlandia. Come fanno, da un paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, a venire fuori tante formazioni? Il metal da quelle parti è sicuramente un genere mainstream, ma la produzione di così tanti dischi porta necessariamente sul mercato europeo anche le ‘seconde leve’… e credo sia il caso
(Secret Entertaiment) Generalmente sono maldisposto nei confronti delle band che cantano in finlandese, lingua parlata da circa sei milioni di persone (meno di quante parlino il veneto o il napoletano!) che però, per una scelta nazionalistica, viene sempre più scelta dalle formazioni della Terra dei mille laghi. E mi irrito perché non posso comprendere in nessun modo il messaggio e quindi
(Ahdistuksen Aihio Productions) La drammatica svolta stilistica dei black metallers finlandesi Jumalhämärä è qualcosa di sconvolgente. Non ero preparato a questo e all’ascolto di queste quattro tracce che riempiono questo limitato LP. Musica minimalistica armoniosa. Questa è la definizione. La realtà è in questa linea di pensiero, e rappresenta un concetto che prende la definizione
Forgiano emozioni. Sensazioni. La loro musica è difficile da descrivere e lascia solamente con l’unica cosa che conta: sensazioni. Sensazioni che vengono dipinte con colori oscuri. Concetti gotici, tradizione, folklore, magia e spiriti. Queste sono le sensazioni che si ottengono, saggiamente esposte in una atmosfera tetra, mentre una nebbia munita di anima ti circonda. Musica così difficile da spiegare in parole che non abbiamo resistito alla tentazione di fare delle domande alla band, chiedere loro di rivelare quei segreti magici che sono capaci di trasformare in suono. Joshua (chitarra, basso, banjo, voce) e Kathryn (autoharp, percussioni, voce) si sono dimostrati gentili, cordiali, passionali… con una desiderio immenso di spiegare al mondo cosa sono i Lux Interna.
(Dead Beat Media / Slaughterhouse Records) Per me arrivano dal nulla i Warmaster, ma a quanto pare gli Olandesi sono già autori di un album, “First War” e di uno split con gli Humiliation. Il death metal espresso è degnamente di marca olandese, passaggi alla Asphyx non mancano, ma nella sostanza c’è un debito verso i Bolt Thrower non indifferente. Del resto già il nome della band
(Memorial Records) Nel 2007 forse il metalcore era in un momento di splendore, oggi invece certe sonorità appaiono già passate e strasentite. I Remains In A View nascono proprio in quell’anno ed oggi offrono proprio il suddetto sound, cioè un metalcore intriso di melodie ma incalzante, serrato, terzinato, con un cantato che è a metà tra metal ed hardcore.
(Ektro) Immaginate la voce di Rozz Williams più dura, roca e disponibile a stravolgersi, metteteci sotto del punk squadrato e suonato a volumi forti, magari con derivazioni garage, MC5, Stooges. Un pastone? No, i Slussenanalys, coloro che si sono autoproclamati la “most Swedish noise rock band in Finland”. Esko Lönnberg (il singolare cantante di cui si è scritto in apertura) e soci
Un debutto esplosivo quello degli Italiani Dogmate, i quali con l’album di esordio “Hate” propongono un sound letale, che non offre una seconda opportunità, un sound massacrante, incazzato, assolutamente lontano dalla definizione di “amichevole”. Musica ricca di energia, di ispirazioni sapientemente mescolate, di offensiva schiettezza. Non potevamo non contattarli… e con SK (chitarra) e Mad (voce) abbiamo condiviso un po’ di odio… e di insulti!!
(Sons of a Dream) Il 13 Novembre, la Alone Records ripubblica su vinile limitato a 1500 copie il nuovo album dei Warlord, “The holy Empire”: un’ottima occasione per parlare di questo disco, uscito su cd a Marzo, ma che praticamente non ha avuto alcun tipo di promozione. E pensare che dei MetalHeads lì fuori possano non conoscerlo e quindi non possederlo è una cosa che non
(Ferrrum.com) Ad un anno dall’ottimo “Age of Oblivion” tornano i cinque Ucraini impegnati in un programma di devastazione sotto la bandiera riportante il logo HELL:ON. Tornano giurando fedeltà al sound che li caratterizza e che li ha sempre contraddistinti: base death, iniettata di una furiosa ispirazione thrash, sempre ricca di groove, brutalità e tecnica.
(Code666) Sublime fusione di black metal e musica elettronica. Elettro-metal che incontra un genere estremo come il black metal, con una ispirazione alla variante sinfonica. Il trio Parigino arriva al terzo album, dopo cinque anni di silenzio e si rivela più maturo, più coinvolgente, proponendo un sound letale con una sconvolgente mescola di sonorità estreme e musica
(Videradio) MetalHead ha già incrociato la propria strada con gli Heretic’s Dream, band per buona parte italiana ma accasata in Inghilterra: il nostro presidentissimo Alberto Vitale ebbe per “The Unexpected Move” parole di elogio ma anche critiche ben argomentate (
I power/gothic metallers sono appena rientrati dal tour europeo con Tarja Turunen: ne approfittiamo per placcare il bassista Nicola “Fox” Falsone e chiedergli ragguagli su quest’esperienza e sul nuovo ep. Buona lettura!
(Noiseheadrecords) Piatta e scontata manifestazione di uno spinto melodic blackened metal. Ciò è “I Am Risen”. Dispiace essere così sfacciatamente diretto, ma le cose stanno così. Tuttavia abbiate ben chiaro, voi che leggete, che io non condanno i carinziani Irdorath, anzi loro sono degli ottimi esecutori, sono dei musicisti ben capaci. E allora, mi domando, perché “I Am Risen” scorre tutto liscio
(Spinefarm Records) Lasciate che inizi lamentandomi: chi definisce i Protest the Hero come una band progressive metal non capisce assolutamente niente di musica. I canadesi, che ci propongono oggi il loro quarto album, suonano un mathcore spesso intricato con evidenti elementi metalcore: e lo fanno anche molto bene, devo dire, anche se a questo “Volition” manca quella scintilla
(Soulseller Records) Atmosfera fumosa. Opprimente, decadente, con una luce naturale morente. Il trio norvegese appesantisce l’impostazione e materializza quarantacinque minuti di stoner/doom che non lascia speranza, non offre opportunità, uccide l’ottimismo. Sembra che le oscure foreste Norvegesi che hanno dato origine ad altri generi votati alle tenebre, abbiano influenzato
(Avantgarde Music) Un nuovo progetto, di origine italiana, inglese ed ungherese. Convincente, potente, letale come il funeral doom che divaga dalla casse durante l’ascolto di questo debutto che genera decadenza, tristezza, eterna putrefazione dello spirito. Quattro pezzi per una liturgia che dura quasi quaranta minuti concepiti da membri di Pantheist, Gallow God, Leecher Urna e Dea Marica,
(Mausoleum Records) Nonostante le origini thrash e death, la band tedesca mantiene l’indirizzo power/prog che con il tempo ha assunto, ed anche questa volta non tradisce le aspettative grazie ad un disco complesso, elaborato, con una durata importante (oltre l’ora) e livello di cura elevato. Concept album creato nel tradizionale stile che offre una band solida con vari cantati ospiti,
(Metal Scrap Records) Massacro e groove su groove. Blast beat che battono e picchiano su blast beat. Breakdown e sospensioni melodiche di tagli nu-metal. La cornice è un sunto di Pantera, Sepultura, melodic death metal arcigno e vaghe reminiscenze industrial. Ascoltare questo lavoro della band ucraina Ungrace significa assistere ad un incontro di pugilato o comunque a qualcosa di molto
(Candlelight) Il ritorno, l’ennesimo, della storica band olandese probabilmente aprirà i consueti dibattiti virtuali e che tanto buoni sono per farsi due risate, sul feedback che si genera tra chi scrive la recensione e chi la commenta. Si da il caso che le ultime prove dei Pestilence – la band si sciolse nel 1994 e solo nel 2008 riprese formalmente a funzionare- hanno fatto il pieno di giudizi
(Pure Prog Records) Dopo la riedizione di “Behind”, recensita
(Soulseller Records) La mia mente si è letteralmente abbandonata all’ascolto di questo album. Un album che cattura, rapisce, possiede. Un rock magnificamente occulto. Un metal che sfiora diversi territori, partendo da ottime basi doom in stile Hour Of 13. Ma queste sono forse descrizioni da cartella stampa, create tanto per piazzare il CD in un determinato reparto del negozio; la realtà
(Twin Peak Records) Ritrovo i tedeschi Symbolic con “Scarvest” che ho già recensito all’epoca dell’uscita di questo lavoro, era il 2011. Allora l’etichetta era la Twilight, che pare sia finita in disgrazia, e adesso è la Twin Peak a reinserire nel circuito distributivo “Scarvest”. Questo secondo lavoro dei tedeschi è l’espressione di un melodic death metal tenace, vispo e che in misura molto piccola
(Argonauta Records) Per una volta mi dedico a sonorità abbastanza lontane da quelle dell’heavy metal classico, e lo faccio con grande piacere: perché il post metal strumentale, spaziale e venato di sludge, dei From Oceans to Autumn scorre via che è un piacere! Fra split, EP e full-length la band, attiva dal 2006, ha già una discografia importante, e i 56 minuti di quest’”Alba perfetta”