EDEN’S CURSE – “Symphony of Sin”
(AFM/Audioglobe) Fra le nuove leve dell’hard rock più arcigno, quello al confine con il power, gli Eden’s Curse sono sicuramente un esponente significativo. Fra il 2011 e il 2013 la band ha attraversato un lungo periodo di assestamento: prima l’abbandono del cantante Michael Eden (dal quale peraltro la formazione prendeva il nome!), poi un brevissimo ‘interregno’ con l’italiano Marco Sandron (ne resta come testimonianza il singolo “Time to breathe”, distribuito in digitale all’inizio dello scorso anno), e ora il ritorno (altro…)
(Zero Budget Productions) Musicalmente l’Europa metal è ormai un unico, grande mercato, e ad anni di distanza dall’ultima occasione, fra le mie mani torna un disco proveniente dalla Repubblica Ceca. Si tratta del terzo album degli Edain, band progressive technical metal che include fra le proprie file membri dell’ensemble death Absurd Conflict. “Of those who worship Fire”, questo il titolo, ha solo un difetto: è troppo breve (non arriva alla mezzora) ed ha quindi una lunghezza da EP che non rende giustizia
(code666) Provo a scavare nella memoria e nel mio database, ma non ricordo o trovo nulla di questa band. Eppure il nome mi dice qualcosa. L’ultimo album degli Ecnephias, “Inferno”, è del 2011 ha una copertina familiare, l’ho già vista, eppure questo sound non mi ricorda niente. Beh, a me saranno ignoti ma si da il caso che gli Ecnephias sono al quarto album con “Necrogod”, non proprio una band di novizi, visto che le loro prime cronache sono datate anni ’90. Gli Ecnephias sono della Basilicata, regione di fianco
(Prosthetic Records ) Questa band è impressionante, ha un’aggressività musicale senza pari. Italiani, di Roma, musicisti con esperienze non di secondo piano, come Malfeitor, Black Therapy, Hour of Penance ed altre band, e con alle spalle un album ed altre pubblicazioni. Un nome che gira nell’ambiente già da tempo, un accordo con l’etichetta Prosthetic Records (Beneath The Massacre, Septicflesh, Hour of Penance, Gojira) e un nuovo cantante, Giuseppe Di Giorgio. Fatte queste premesse “Drones of the Awakening”
(Code666) Assurdamente geniali. Una nuova frontiera del metal estremo, del black sinfonico, del metal stesso. Gli inglesi Eibon La Furies vogliono -e ci riescono- portare l’intera dimensione della loro musica su nuovi fronti, su un nuovo livello sfacciatamente sperimentale e provocante. E’ molto difficile definire il loro genere, in quanto ci sono massicci elementi di avant-garde black metal, imponenti componenti cinematografiche,
(Napalm Records) L’era pulita, ariosa, rock ‘n roll degli End Of Green prosegue, si intensifica. “The Painstream” è l’essenza di canzoni battute in 4/4, strofe in rima e melodia ovunque. Canzoni dirette, ma non per questo mal costruite, anzi a mio avviso rispetto a “High Hopes in Low Places” il sound risulta più pulito e il songwriting maggiormente limato, inserendo anche sonorità particolari, come uno sguardo
(Svart Records) Interessante reissue dell’unica pubblicazione dei finlandesi Exitus. Questa band che suonava doom/thrash ebbe vita breve (circa due anni) e si sciolse nel 1990 (i membri fondatori continuarono suonando space rock con il moniker Dark Sun). All’epoca gli Exitus fecero diversi spettacoli ed erano abbastanza noti nell’underground, e questo loro demo fu registrato in edizione limitata (300 copie)
(Ripple Music) I doomster di Chicago Earthen Grave, che vantano fra le proprie file l’ex bassista dei Trouble Ron Holzner, hanno pubblicato il loro cd d’esordio alla fine del 2012; la Ripple Music ha quindi deciso di ristamparlo in un lussuoso doppio vinile completo di bonustracks. La traccia autotitolata, che apre le danze (se così si può dire…) è un doom a tratti morboso dalle chiare caratteristiche seventies; la marcia in più è costituita dal suono del violino, spesso veloce e incalzante.
(Cyclone Empire) Dietro questa meravigliosa copertina si nasconde il quarto album degli svedesi Ereb Altor: per fortuna, oserei dire, gli svedesi hanno fatto marcia indietro rispetto a quanto ascoltato su “Gastrike” (le mie lamentele
(Indie Recordings) Allucinato. Sconvolto. Contorto. Imprevedibile. Pieno di rabbia, di furia, ma anche di una luce, la luce generata dalla profonda fede (cristiana) che si rivela nei testi. Musicalmente siamo di fronte ad una opera maestosa, un death metal ultra tecnico, che in un certo senso ricorda Cynic e Carcass, ma che vanta
(P2) Perdonate la sciocca ironia, ma una band che si chiama Extinction Protocol e che viene pubblicata da un’etichetta chiamata P2 è il massimo: deve essere un piano della nota Loggia Massonica! Stupidaggini a parte, questo quartetto della Pennsylvania è mostruosamente legato al brutal death metal da un sottile legame
(Non Stop Music) Strano destino, quello degli Excelsis: svizzeri come gli Eluveitie, suonano lo stesso genere degli Eluveitie e sono anche nati diversi anni prima di loro (nel ’96), ma non hanno conseguito il successo ormai planetario dei loro compagni nel folk/power/death metal. Certo, questa situazione è giustificata
(Svart Records) Viaggio nello spazio. Come dice il titolo, autostrada verso lo spazio. Qui non c’è metal. Niente riff poderosi, o chitarre laceranti. “Kometenbahn” è un’esperienza digitale. Concetti futuristici legati a sonorità computerizzate ma anche retrò. Sintetizzatori, strumenti analogici. Ritmi pulsanti. Effetti. Ambientazioni remote,
(Black Widow Records) Sound ricco di passione, di groove, di energia. Gli Electric Swan, al secondo album, offrono una proposta calda, piena di dinamismo e diversa dal solito. Il genere di base è rock anni ’70, con tutti quei suoni analogici, quei suoni che sembrano creati per essere incisi su un nero e sensualissimo vinile.
(SPV/Audioglobe) Dopo circa tre anni di silenzio, dovuti – pare – a gravi problemi familiari e personali del leader Lanvall, ecco un nuovo disco, l’ottavo, degli austriaci Edenbridge, fra i campioni di quel female fronted symphonic metal che andava per la maggiore nella seconda metà degli anni 2000, ma forse oggi sta cominciando ad esaurire la propria spinta creativa. Con il sostegno di un’orchestra viennese, “The Bonding” suona ancora più boombastico e potente dei suoi predecessori, ma naturalmente
(Scarlet/Audioglobe) Che bello quando questo mercato sovraffollato e dozzinale riesce ancora a darti qualche sorpresa: come gli emiliani Empyrios, che pubblicano il loro terzo disco con la sempre attenta Scarlet Records. I nostri suonano quel genere che qualcuno chiama extreme progressive metal: una potentissima miscela di suoni prog alla Symphony X, vocals molto aggressive, ritmiche proprie del death (se non del black) e improvvise aperture melodiche di
(Earache Records) Semplicemente thrash metal. Poca originalità, ma è sicuramente nell’intenzione della band. Meno velocità rispetto ai primi lavori, e forse più mid tempo e groove. Il risultato è decisamente godibile, ricco di energia, suonato in maniera perfetta, e composto con una certa varietà di tempi e cambi di tempo che rendono il tutto dinamico, altalenante, mai noioso. Sono proprio gli stacchi, i cambi, gli assoli che emergono come sangue da una ferita la forza di questa
(My Graveyard Prod.) Guardate quella copertina. Leggete quel nome, notatene i caratteri. Leggete i titoli dei pezzi (“Path of No Return”, “Psychosis”, “Ignorance Grows Strong”). Osservate le foto dei musicisti: jeans, scarpe sportive, t-shirt di Onslaught, Megadeth, Wehrmacht, Voivod. Si, esatto, sonano thrash
(Artificial Sun) Nelle ex Repubbliche Sovietiche si sta muovendo una piccola ondata di alternative-industrial/electro metal. Derivazioni tedesche, americane, forse nulla di autoctono a parte il cantato che spesso è in lingua madre, la quale a mio avviso sembra essere adatta per il metal.
(Doomentia Records) Lo sentono nell’animo il doom i polacchi Evangelist. Sono figli di quello scenario ossianico, tenebroso, decadente. Figli minori dei Candlemass, soprattutto per l’impianto vocale scatenato dal cantante, un tessitore di melodie supreme e supportate da chitarre che restano rispettosamente dietro
(Massacre Records) Album complesso. Album contorto. Album difficile da criticare. Nonostante un progressivo addolcimento nel corso degli anni, e la grande diffusione del genere gothic/death, gli Eternal Tears Of Sorrow mantengono la loro identità, la loro grande capacità compositiva, l’abilità di creare atmosfere
(Fuel Records/Self) Volenti o nolenti bisogna riconoscere che gli Extrema sono una delle band più rappresentative del panorama Hard ‘n’ Heavy italiano; a partire dal loro debutto “Tension at the Seems” fino ad arrivare a questo nuovo lavoro hanno infatti segnato diverse tacche sul calcio del loro fucile
(logic(il)logic Records) Fantastico. Semplicemente fantastico. Decisamente un capolavoro. Una storia. Una storia coinvolgente che sostiene un concept sublime. Un racconto chiaro, marcato, deciso. Uno di quei racconti che sanno incantare, trasportare, rapire. Gli Italiani Echotime danno origine ad una opera completa,
(ToT Sweden) Si muore, c’è il trapasso dalle spoglie mortali, destinate a marcire nell’oblio, e il resto che c’è o si presume di avere andrà oltre. “Sky Burial” una colonna sonora di questo, pensata e suonata da Echtra, musicista di Olympia, dalle parti di Washington, una città che negli anni ’90 significava Bikini Kill e Riot Girrrls.
(Maple Metal Records) Ho dovuto ascoltare più volte l’esordio degli Eclipse Prophecy per farmi un’idea su come giudicarlo. Il problema era che, affrontandolo come di consuetudine senza lasciarmi influenzare dalle info promozionali, non riuscivo ad inquadrare la direzione del sound e soprattutto la nazionalità.
(Eastworld) Se Arthur Paul “Art” Alexakis alla veneranda età di 51 anni suona e canta un genere che si rifà al punk rock da classifica (quindi anche con tendenze pop rock) e con testi spensierati e giovanili, come la stessa musica che suona, un motivo deve pur esistere.
(Asylum Ruins Records) Il discorso portato avanti da Eclectika credo sia ambizioso e allo stesso tempo genuino. Il nuovo album “Lure of Ephemeral Beauty” segue il solco della sperimentazione, ottenuta attraverso la fusione e contaminazione di alcuni stili.
(Massacre Records) Gli Envinya in patria, la Germania, stanno riscuotendo un buon gradimento anche grazie ai notevoli sforzi dell’etichetta, loro conterranea, che crede fermamente in questi bavaresi. Envinya è una female fronted band dedita ad un gothic/melodic metal
(Dust On The Tracks) I bavaresi Eisenherz sono una realtà più o meno recente della cosiddetta Neue Deustche Härte, inoltre questo secondo album esce ben dopo sette anni dal primo. L’anno scorso la band ha suonato al Wacken e in questi mesi è in giro nelle terre di lingua tedesca
(Total Metal Records) Uscito in Russia il 20 dicembre 2012, un giorno prima della ‘temuta’ data della profezia Maya, ma diffuso nel resto d’Europa soltanto in questi giorni, “2012” è il debut della progressive metal band Edvian, nata attorno all’interesse dei due fratelli Plitkinyh.
(Seventh Rule) Sono di una zona rurale del Texas i tre Eight Bells. Chris Van Huffel è un batterista dallo stile selvatico e comunque sufficientemente tecnico, ma libero di colpire in sequenze proprie e stilisticamente molto anni ’70, cosa ovvio visto il contesto da jam session
(Comatose Music) Brutal death metal, nella sua forma più canonica ed espresso attraverso una produzione di gran livello, quasi patinata, ma non tale da sminuire il macello che gli Expurgate di Denver, nel Colorado, mettono su con questo esordio. Jaymes Grundmann si esprime con un growling
(Grom Records) Ci sono sonorità che nonostante la loro “grezzura” nascondono sempre un certo fascino, parliamo quindi di tutto quel filone estremo che per convenzione e necessità cronologica di catalogazione definiamo “old school”. In questo disco dei nostrani Extirpation c’è questo: un black metal tagliente, scarno
(Altered End) Gli Erdh sono francesi e quando ho letto che si dichiarano una band (in realtà è un duo) nel cinematic metal, ho da subito pensato che avrei affrontato sonorità profonde, magari anche introspettive, sicuramente sperimentali ma di una certa scorrevolezza.
(Avantgarde Music) Credo che fare sperimentazione, avantgarde, psichedelia, fusioni di stile e cose del genere occorra innanzitutto del buon gusto, altrimenti si scade nella banalità o in forme sonore inconsistenti e vuote. Gli Echoes Of Yul posseggono un sound fatto da post doom e drone/avantgarde,